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NATALE

Rito Ambrosiano

Messa del Giorno

1. Is.9,1-3.5-6

9,1 II popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce. Una luce rifulse su coloro che abitavano nella terra tenebrosa.
2 Hai reso abbondante 'il giubilo', hai fatto grande la gioia. Si gioisce davanti a te come per la gioia del raccolto, come si giubila spartendo il bottino.
3 Poiché il suo grave giogo e 'il legno' delle sue spalle, il bastone del suo aguzzino tu hai spezzato come nel giorno di Madian.
5 Poiché un bambino è nato per noi, un figlio ci è stato dato, e il dominio è venuto sulle sue spalle. E si gridava il suo nome: "Consigliere prodigioso, Eroe divino, Padre di bottino, Principe di pace!".
6 Grande è il dominio e senza fine la pace sul trono di Davide e nel suo regno, poiché egli lo consolida e lo fonda sul diritto e sulla giustizia da ora e per l'eternità. - Lo zelo di Jahweh Sabaot farà questo!


9,1. Come il viandante saluta con gioia l'alba dopo una notte lunga e piena di paura, così il popolo accoglierà la salvezza donatagli da Jahweh. La luce che gli appare è la presenza stessa di Dio, riflessa nelle sue azioni. Chi cammina nelle tenebre non vede nulla, prova paura e terrore e si trova già in potere degli inferi e della morte. Chi è nella luce può far uso di ciò che il mondo gli offre. L'uomo in quanto essere che realizza se stesso nell'azione, così facendo prova gioia.
2. Per la celebrazione di ringraziamento il popolo liberato si radunerà dinanzi a Dio nel tempio. Il paragone con la gioia per il raccolto mostra quanto sarà grande l'esultanza.
9,3-4. Solo se i nemici sono distrutti, un popolo che fino a quel momento era schiavo può dedicarsi all'insediamento di un proprio re. L'evento della salvezza è paragonato a quanto era accaduto al tempo di Madian. Gedeone, alla testa di una ristretta schiera di uomini, con un attacco a sorpresa notturno e con l'aiuto di Jahweh aveva inflitto una rovinosa sconfitta all'esercito madianita numericamente superiore. La sconfitta dei nemici sarà distruttiva: ogni calzatura di soldato, tutti i mantelli, saranno dati alle fiamme.
9,5. Il regno di Davide è rinato. Il discorso sulla nascita del re è collegato all'adozione, alla legittimazione del re come figlio di Jahweh nel giorno della sua ascesa al trono.
Quattro titoli. Il primo nome contraddistingue il sovrano in quanto uomo che, come Dio, sa prendere decisioni inusuali ed è in grado di portarle a termine. Illuminato da Jahweh stesso. Il secondo nome sottolinea la pienezza del suo potere: nessuno è in grado di contrastarlo. Il quarto nome evidenzia il compito che lo aspetta in futuro. Deve garantire al popolo la pace, il diritto e giustizia, ideali senza i quali non può esservi salvezza sulla terra.
6. La sovranità è legittimata dalla capacità di dirimere i conflitti, di sanare le ingiustizie passate e d'impedirne di nuove. I gruppi che qui si esprimono sapevano che là dove vi è una convivenza umana sono necessari anche un ordinamento statale e un'autorità in grado di risolvere i conflitti dei singoli e dei popoli.
Politicamente impotente e ridotto in schiavitù, Israele può sperare nella liberazione e nella salvezza unicamente in virtù dell'onnipotenza del suo Dio, che nell'ora decisiva susciterà colui che diverrà suo strumento. È in gioco l'attesa di una salvezza portata da Dio stesso.
(Estratto da O. Kaiser ISAIA Paideia Brescia 1998 pp.267-287)

2. Sal 95 (96)

1 Cantate a Jahweh un cantico nuovo,
   cantate a Jahweh da tutta la terra,
2 cantate a Jahweh, benedite il suo nome,
   annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.
3 Narrate tra le nazioni la sua gloria,
   tra tutti i popoli i suoi prodigi!
11Gioiscano i cieli, esulti la terra,
    rombi il mare e quanto racchiude,
12 si rallegri la campagna e quanto contiene,
    sì, esplodano di gioia tutti gli alberi della foresta
13 Esultino davanti a Jahweh che viene,
    che viene a giudicare la terra.
    Giudicherà il mondo con giustizia,
    i popoli con la sua fedeltà.


vv. 1-3. Il "cantico nuovo" che sale a Dio da tutto l'orizzonte terrestre, è una possente litania cosmica che ha per contenuto una "buona notizia", sembra preparare quello di Lc.2,10-11: "Ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato, nella città di Davide, un salvatore che è il Cristo Signore". Questa confessione della gloria divina si irradia in tutti i popoli, persino tra i nemici.
vv. 11-13. Si inizia con la gioia pura, si continua con l'esultanza, si giunge al "rombo" del mare, si entra nell'allegria rumorosa quasi bellica della vittoria e si arriva all'esplosione gioiosa in una danza cosmica; protagonisti i cieli, la terra, il mare, la campagna coltivata e le foreste impenetrabili e selvagge.
La lode cosmica ha un destinatario, il Signore "che viene": "Maranà thà! Vieni, o Signore" (1Cor 16,22). Il solenne ingresso storico di Dio ha la funzione di ricostituire un nuovo cielo e una nuova terra. Un mondo in cui l'alleanza tra Dio e l'umanità tutta sia perfetta perché perfetta è la giustizia.
(Estratto da G. Ravasi IL LIBRO DEI SALMI Vol.2° pp.993-1008)

3. Tt 2,11-14

11 Si è manifestata, infatti, la grazia del nostro Dio, apportatrice di salvezza a tutti gli uomini, 12 educandoci a rinnegare l'empietà e i desideri mondani, e a vivere in sobrietà, in rettitudine e in pietà in questo mondo, 13 nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Cristo Gesù, 14 il quale si è donato per noi, per riscattarci da ogni ingiustizia e per prepararsi puro un popolo suo proprio, ripieno di zelo per le opere buone. 15 1n questo modo parla ed esorta e correggi con tutta la tua autorità. Nessuno ti prenda alla leggera!

11 L'espressione è come un'esplosione di gioia per il lieto messaggio che essa annunzia. È destinata a portare la salute a tutti gli uomini, senza distinzione di condizione e di razza. La vecchia vita non conosceva e 12 non serviva l'unico vero Dio, era guidata dalla volontà umana. L'Incarnazione introduce una nuova forma di vita, in cui l'uomo si sottomette alla legge divina e serve il vero Dio, che si rivela in Cristo, prestandogli l'obbedienza nell'intimo e il culto all'esterno.
13 Il cristiano attende la futura pienezza della salute, oggetto beato della sua speranza. Il giorno in cui Cristo torna a manifestarsi dal cielo nello splendore della sua maestà, della sua "gloria".
14 Le parole "donarsi per l'umanità" nella lingua di S. Paolo si riferiscono sempre alla morte sacrificale di Cristo. Cristo ci ha riscattati da una prigionia che inquinava la fisionomia morale dell'uomo. Questo diviene sua proprietà.
Ricorrono espressioni tolte da alcuni passi dell'A. T. in cui si afferma il diritto di proprietà che Dio ha sul popolo dell'alleanza e la purificazione di questo popolo, perché sia degno della vocazione e dell'amore di Dio. Così liberati, i cristiani devono dedicarsi con amore a ciò che è buono, nobile e santo. Tito deve inculcare questi principi in tutte le sue prediche.
(Estratto da J. Freundorfer LETTERA A TITO pp 406-409



 

4. Lc.2,1-14

2,1 Ora avvenne in quei giorni: uscì da Cesare Augusto un decreto, di iscivere tutta l'ecumene.
2 Quell'iscrizione prima avvenne governando la Siria Quirino. 3 E andavano tutti per iscriversi, ciascuno verso la propria città.
4 Ora salì anche Giuseppe dalla Galilea, dalla città di Nazaret, verso la Giudea, verso una città di Davide la quale è chiamata Betlem, essendo lui della casa e della famiglia di Davide, 5 per essere iscritto con Maria, la sua promessa sposa, che era incinta.
6 Ora avvenne, essendo essi là: si compirono i giorni del suo  partorire, 7 e partorì il figlio suo il primogenito e lo fasciò e lo sdraiò in una mangiatoia, poiché non c'era posto per loro nel deposito.


vv. 1-3: Primo. La salvezza non è un'idea fuori dello spazio e del tempo: è una storia con fatti ben precisi e databili. Secondo. Il censimento è l'atto che consacra l'occupazione militare, l'autoesaltazione del potere dell'uomo sull'uomo. Quarto. Il messia entra in questa storia di potere e di male come colui che serve. Per guidare i nostri passi nella via della pace, alla ricchezza sostituì la povertà, al potere il servizio, alla superbia l'umiltà. Quinto. Dio in questa storia di male appare nel momento stesso in cui essa raggiunge il suo apice.
Sesto. La storia non è sfuggita dalle mani di Dio, e tutto ciò che avviene serve per compiere ciò che la sua mano e la sua volontà avevano preordinato che avvenisse.
Quanto sono piccoli i più grandi avvenimenti umani, davanti al più piccolo dettaglio del disegno di Dio! Certamente Dio non vuole questa storia di male. Ma avendoci fatti liberi, non può impedircelo.
vv. 4-5: Nell'obbedienza ai capricci del potere si compie il disegno di amore di Dio. Il cristiano vive in questo mondo di male e obbedisce alle sue leggi con libertà, dove non viene contraddetto lo Spirito di Gesù. Solo qui si pone l'aut-aut del martirio, perché è meglio obbedire a Dio che agli uomini (At 4,19).
v. 7: Il fine dell'uomo è raggiungere Dio. Essendo questo diventato impossibile per il peccato, Dio non ha rinunciato: nel suo amore ha pensato di raggiungere lui stesso l'uomo. Maria è figura di tutta l'umanità, che nella fede accoglie la parola di Dio, la custodisce nel cuore e la dà alla luce per tutto il mondo. Il mistero dell'amore di Dio, che nulla teme, si espone ad ogni piccolezza e umiliazione per raggiungere l'amato dove si trova.     
"e lo sdraiò". Si sdraia non a un tavolo ma nel posto di ciò che è mangiato, nella mangiatoia. Il pane degli angeli è deposto nel luogo dove mangiano le bestie.
Dio, che è amore e accoglienza, è bisognoso di amore e di ospitalità, troverà ospitalità nel nostro peccato e nel nostro bisogno.

8 E pastori c'erano in quella regione, che bivaccavano e vegliavano le veglie della notte sul gregge loro.
9 E un angelo del Signore stette su loro, e la gloria del Signore lampeggiò intorno a loro, e temettero un timore grande.
10 E disse loro l'angelo: Non temete! Ecco infatti: evangelizzo a voi una grande gioia, la quale sarà per tutto  il popolo, 11 che fu partorito per voi oggi un salvatore, che è il Cristo Signore, nella città di Davide. 12 E questo per voi il segno: troverete un bambino fasciato, sdraiato in una mangiatoia.
13 E all'improvviso fu con l'angelo una moltitudine dell'esercito del cielo, che lodava Dio dicendo: 14 Gloria negli altissimi a Dio, e sulla terra pace agli uomini di benevolenza.

v. 8: I pastori appartengono a un'infima categoria sociale religiosa.
v. 9: Angelo significa appunto: "Colui che annuncia". Attraverso la parola dell'annuncio ci viene data la buona notizia del Dio che si è donato a noi.
Ai gentili Dio si rivela con  un segno naturale, la stella, simbolo della luce della ragione.
v. 10: La grande gioia messianica, è data a pochi, e, mediante questi, a tutto il popolo, in modo che sia di tutti e continui nel tempo fino all'eternità.
v. 11: È l'enigma di Luca: come può nascere "oggi" colui che non può nascere, perché eterno, senza principio e senza fine?
Il nocciolo del racconto è questo annuncio. Chi l'accoglie viene condotto a vedere: che "oggi" è nato per lui il salvatore.
L'annuncio è efficace solo per chi lo ascolta e cambia direzione.
L'annuncio non riguarda un'idea astratta dell'uomo, bensì un salvatore, cioè una persona concreta, che è Dio stesso.
v. 12: Dio dà dei segni per far riconoscere la sua azione: segni perché si abbia fede.
Chiedere segni per mancanza di fede è diabolico: chiederemmo segni che sono dettati dalla nostra paura e non sono conformi a quelli che Dio dona. Noi chiediamo segni di ricchezza, di potenza e di grandezza; Dio dà segni di povertà, di debolezza.
Si solleva il lembo del manto di Dio. Questo presepe è la gloria stessa di Dio.
(Estratto da LA COMUNITA' LEGGE IL VANGELO DI LUCA EDB Vol.I° pp. 63-74)