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Family day: alcune riflessioni

Abbiamo partecipato col Movimento per la Vita Ambrosiamo al Family Day. Vorremmo fare alcune riflessioni poste da questa giornata caratterizzata per il clima di gioia e di entusiasmo. L’immagine che rimarrà in noi è quella dei tantissimi bambini presenti, anche piccoli e tutti bravissimi anche dopo tante ore sotto il sole. Eravamo tantissimi e questo è stato importantissimo. Ma chi c’era in piazza San Giovanni: soprattutto persone e famiglie  appartenenti ai movimenti cattolici, dalle Acli a Comunione e Liberazione , al Forum delle associazioni familiari , tantissimi del Movimento neocatecomunale, del Movimento per la vita e tanti altri perchè nonostante tutte le polemiche quasi tutti i movimenti cattolici si sono riconosciuti in questa manifestazione e nel manifesto “Più famiglia” per la difesa della famiglia fondata sul matrimonio e per il suo sostegno da parte dello Stato. Il mondo cattolico è più unito di com’è descritto dai mass-media. Anche chi non faceva parte dei movimenti è arrivato a Roma comunque con questi, perché la maggior parte delle parrocchie non solo non ha organizzato il viaggio a Roma ma non lo ha neanche pubblicizzato o organizzato incontri sul tema. Certo questo è un elemento che deve porre delle domande e dovrà far riflettere. I cattolici ma non solo loro, si sono mobilitati affrontando anche un lungo e faticoso viaggio soprattutto con i bambini, cogliendo l’importanza del tema, capendo che in gioco, come ha detto anche Pezzotta, c’è il modello di società che vogliamo costruire, c’è la centralità della persona e delle sue relazioni. I più timorosi a dar seguito alle parole del papa e della CEI, quelli che dubitano sul modo di agire e di porsi di fronte alle sfide della nostra società sembrano essere i parroci. Dobbiamo forse ritenere che solo i movimenti siano riusciti a raccogliere un sentimento diffuso tra i fedeli catalizzandone la partecipazione e ponendosi come interlocutori? Questo per noi che da sempre siamo legati alla parrocchia, che non proveniamo dall’esperienza dei movimenti, ci interroga e preoccupa. Infatti non si può certo minimizzare la portata e il successo in termini numerici ma non solo dell’iniziativa del Family Day.

Politicamente non si può e non si deve permettere che il Family day venga strumentalizzato perché alla manifestazione hanno aderito persone che hanno votato schieramenti diversi, perchè in ogni caso non è stato organizzato da partiti e perché nessun politico ha avuto voce nella manifestazione. Certo la manifestazione è nata da un no ai DICO ma certamente le “sigle” che hanno aderito comprendono orientamenti ben diversi uno rispetto all’altro sul piano partitico. Quindi ancora di più non si capisce perché si è avuta paura di questa manifestazione. I cattolici sono cittadini come gli altri e hanno il diritto e dovere di esprimere le loro opinioni. Non si capisce perché i cattolici non devono essere autorizzati a proporre un loro modello di società, mentre le altri parti, quella radicale, socialista, comunista, liberale, liberista ne hanno diritto, anche se non rappresentano la totalità della società italiana; noi pensiamo che come cattolici non dobbiamo accontentarci di essere una subcultura, questo contraddirebbe innanzitutto il nostro essere cattolici, universali.

Non ci soffermiamo sulle motivazioni della manifestazione ma sulle sue conseguenze. Innanzitutto sulla constatazione che la maggior parte degli italiani amano e vogliono difendere la famiglia, che non è vero che tutte le famiglie sono in crisi. Che i diritti dei bambini devono venire prima di quelli dei grandi, che c’è voglia di parlare e testimoniare la vita di famiglie felici ed unite. “Perché Signori questa è la realtà. I bambini devono avere una mamma e un papà” e una famiglia stabile, come ha  detto con fare poetico il cantante Povia. La sua partecipazione e la rinuncia della cantante Ruggeri potrebbero suggerire un intero aricolo per parlare delle pressioni dei mass media e di certi ambienti contro questa giornata. Povia ha richiamato un altro punto importante, la necessità di favorire l’adozione alle coppie eterosessuali che sono in attesa che gli venga affidato un bambino da anni e anni di dure lotte. Altri richiami e conseguenze per la nostra società si possono ricavare dagli interventi di Eugenia Rocella e di Savino Pezzotta, ovviamente noti integralisti cattolici.

Della prima ci ha colpito il suo sincero grazie alle mamme: “grazie all’amore, alla passione, alla generosità che le donne mettono nello sforzo di costruire e mantenere in piedi le famiglie. Grazie alle mamme, spesso sole nella loro volontà di fare figli, tanto che ormai esiste un grave divario tra il desiderio di maternità e la sua realizzazione” e ai papà “perché noi vogliamo che la paternità resti un modello importante per gli uomini, perché vogliamo responsabilità genitoriali condivise, e non madri sole, come accade nei paesi del Nord Europa che ci vengono sempre proposti come modello di civiltà”. Ecco allora un richiamo al ruolo per l’Italia in Europa in linea con quanto detto da papa Benedetto XVI a Verona “L’Italia costituisce un terreno assai favorevole per la testimonianza cristiana. La Chiesa, infatti, qui è una realtà molto viva [..] Il nostro atteggiamento non dovrà mai essere, quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo [..] Tocca a noi infatti – non con le nostre povere risorse, ma con la forza che viene dallo Spirito Santo – dare risposte positive e convincenti alle attese e agli interrogativi della nostra gente: se sapremo farlo, la Chiesa in Italia renderà un grande servizio non solo a questa Nazione, ma anche all’Europa e al mondo”.

Le parole chiare e nette dell’intervento di Pezzotta, hanno delineato un progetto e richiamato alla necessità della difesa dei valori a partire da quello della vita: “Molte delle persone che qui sono convenute sono da sempre impegnate, per la libertà, la giustizia sociale, la salvaguardia del creato e per la pace contro la guerra, così come sono impegnate per la vita contro tutto quello che la mortifica: dall’aborto, alla fame, dagli incidenti mortali sul lavoro, all’eutanasia [..]Non possiamo essere applauditi quando ci schieriamo contro la guerra, quando ci battiamo contro la fame nel mondo, contro la pena di morte, quando ci impegniamo per l’economia civile e per la giustizia sociale e essere considerati oscurantisti quando vogliamo valorizzare la famiglia. Affermiamo la necessità che il nostro Paese si doti finalmente di normative organiche per la famiglia che affrontino il tema della protezione del diritto alla vita d’ogni essere umano: dal concepimento alla morte naturale; [..]che la promuovano fin dal suo sorgere e che accompagnino il processo di generatività dal concepimento alla nascita e alla crescita dei bambini, degli adolescenti, dei giovani, del lavoro dei coniugi con l’introduzione di flessibilità per la cura famigliare, dell’istruzione dei figli, attraverso il sostegno al reddito, con politiche fiscali, tariffarie e degli affitti ispirate all’equità, e dell’accompagnamento in tutte le azioni di cura parentale (handicappati, non autosufficienti, malattia, malattie terminali) che le famiglie sono chiamate a svolgere.” 

Sinceramente riesce difficile capire come un cattolico non si possa ritrovare in questo discorso, anche nella libertà personale di ognuno di esprimere la propria opinione, ci sembra che sia lecito dire che alcune posizioni rispecchiano le convinzioni cristiane mentre altre le contraddicono; senza per questo etichettare o giudicare nessuno. Questa giornata dovrà aprire una riflessione in ciascuno di noi.

Benedetto XVI ha recentemente ricordato in un’Udienza Generale commentando il testo e la figura dell'apostolo Giuda Taddeo che "La via dell'indulgenza e del dialogo, che il Concilio Vaticano II ha felicemente intrapreso va sicuramente proseguita con ferma costanza. Essa tuttavia non deve far dimenticare il dovere di ripensare e di evidenziare sempre con altrettanta forza le linee maestre e irrinunciabili della nostra identità cristiana [..], non bisogna mancare di dire con molta chiarezza sia ciò che rimane distintivo del cristianesimo, sia ciò che è incompatibile con esso". Paolo VI nel 1977, confidò a Jean Guitton: «Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico e può avvenire che questo pensiero non-cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa».

Paolo e Luca Tanduo

 

Family day: perchè esserci
 

Il prossimo 12 Maggio si svolgerà a Roma la manifestazione “Più Famiglia” promossa da 21 organizzazioni cattoliche, testimonianza della compattezza e dell’unità del mondo cattolico. Non è riuscito il tentativo di mostrarlo diviso, di cercare a tutti i costi “opinioni dissenzienti” rispetto alla linea del Papa, e della Cei: la Famiglia, come la vita, è un valore non negoziabile.

In ogni caso non bisogna cadere nell’inganno di credere che la difesa della famiglia fondata sul matrimonio sia un problema tra cattolici e “laici”. La famiglia è un bene comune indispensabile e nucleo fondamentale della società e dello Stato (Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo Art. 16, Dichiarazione ).

Il diritto romano difendeva e tutelava la famiglia fondata sul matrimonio: mater mumus richiama la dimensione del dono e la difesa della madre. Già Aristotele spiegava come la famiglia è la vera origine dello stato e ne costituisce la parte fondamentale. Proprio per questo la famiglia è stata vista dall’ideologia marxista come primo segno dell’oppressione dello Stato (L’'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato scritta da Friedrich Engels nel 1884). Una strategia culturale che parte da lontano (anni ’60) e che teorizza la distruzione della famiglia ci ha portato a credere che sia normale poter essere eterosessuale o omosessuali, qualcuno teorizza addirittura che la nostra natura sia bisessuale.

Sembra paradossale ma oggi siamo noi che abbiamo l’onere di provare che la famiglia è costituita da un uomo e una donna. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell'umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società (Congregazione per la dottrina della fede 2003). Ogni persona, prima di ogni altra esperienza è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna. La famiglia fondata sul matrimonio garantisce quella stabilità e certezza del rapporto e corrispettività dei diritti e dei doveri (Corte Costituzionale 310/1989, 491/2000), che sono le condizioni ideali per la crescita e l’educazione dei figli; un bene comune da difendere. E’ l’elemento che garantisce la continuità della vita e la sua difesa, abbiamo purtroppo già constatato ampiamente quanti problemi e disagi sociali comporti la debolezza o la mancanza della famiglia. Qualcuno potrebbe chiedersi se è necessaria una mobilitazione di questo tipo, ma la vera domanda è perché in Italia la politica ha sempre fatto così poco per la famiglia e perché soprattutto negli ultimi mesi si è accentuata una propaganda culturale che vuole disgregarla puntando verso un modello individualista che pone al centro solo i desideri che devono essere elevati a diritti e non il bene comune. Oggi la parola libertà non si coniuga più con responsabilità e doveri.

L’urgenza oggi è tutelare e promuovere la famiglia fondata sul matrimonio, non esiste l’urgenza di tradurre in forme giuridiche unioni di tipo diverso e questo lo dicono sia i dati sulle convivenze sia il fatto che chi convive sceglie liberamente di farlo.

Potremmo citare tanti articoli di legge che già riconoscono molti dei diritti individuali reclamati dai conviventi, potremmo dissertare a lungo da un punto di vista perfettamente laico per difendere la famiglia. E’ certo però che apparirebbe contraddittorio che dei cristiani non ne riconoscessero l’importanza. Quest’anno la nostra diocesi sottolinea giustamente l’importanza della famiglia nell’insegnamento della fede e nella trasmissione di valori e modelli da una generazione all’altra. L'uomo, immagine di Dio, è stato creato «  maschio e femmina » (Gn 1, 27), la famiglia è segno dell’amore di Dio (Ef 5, 32) è il primo ambito dove sperimentiamo un amore donato, gratuito.

Oggi a noi è chiesto di mobilitarci per difenderla e ai politici cattolici è chiesto di dare "pubblica testimonianza della propria fede. Politici e legislatori cattolici consapevoli della loro grave responsabilità sociale non devono votare leggi che vanno contro la natura umana". (Benedetto XVI). Inoltre, ha aggiunto il Papa, i Vescovi sono «tenuti a richiamare costantemente» i valori non negoziabili dato che «ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato». Recentemente la CEI ha emesso una nota in merito alle iniziative legislative in materia di unioni di fatto dove riafferma come siano “inaccettabili sul piano di principio, pericolose sul piano sociale ed educativo”. Questa nota è rivolta “specialmente ai cattolici che operano in ambito politico”. Non si può affermare che sia una indebita ingerenza, chi si riconosce nella Chiesa deve riconoscerle anche la sua funzione magisteriale, “non può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società”. “E’ per questo che i cristiani sono chiamati a impegnarsi in politica”. Chi si presenta alle elezioni chiedendo i voti dei cattolici in quanto cattolico e poi nei momenti in cui si è richiamati all’insegnamento della Chiesa vuole fare dei distinguo certo è libero di farlo, ma la chiarezza di questa nota permette di riconoscere la sua incoerenza.  Tutti i fedeli cristiani sono tenuti a formare la propria coscienza confrontandosi seriamente con l’insegnamento della Chiesa e dei Vescovi, come cittadini, cristiani e  comunità siamo invitati a mobilitarci e a dare una pubblica testimonianza e allora a Roma noi ci saremo per dire un grande SI alla famiglia.

Paolo e Luca Tanduo