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Caritas
in Veritate
Martedì 1 Dicembre presso AUDITORIUM GRANDE del CTS Q.re OLMI si
è svolta la presentazione del testo “CARITAS in VERITATE” di
BENEDETTO XVI, sono intervenuti Simona
Beretta Professore Ordinario Università Cattolica del
Sacro Cuore - Facoltà di Scienze Politiche e Alta Scuola di
Economia e Relazioni Internazionali e Paolo
Pugni Amministratore delegato di Adwice (Società di
consulenza direzionale), autore dei libri
“lavoro&responsabilità” e “leader con l’anima”.
Nell’Enciclica CV sono trattati molti temi, la fame nel mondo,
la giustizia sociale, la difesa della vita, l’etica, la finanza,
la sussidiarietà, la solidarietà, la globalizzazione,
l’ambiente, il profitto, il rapporto stato-mercato e lo
sviluppo. Ma come emerge dal nome il tema centrale è il legame
tra carità e verità. “Nell'attuale contesto sociale e
culturale, in cui è diffusa la tendenza a relativizzare il vero,
vivere la carità nella verità porta a comprendere che l'adesione
ai valori del Cristianesimo è elemento non solo utile, ma
indispensabile per la costruzione di una buona società e di un
vero sviluppo umano integrale”. “Senza verità, senza
fiducia e amore per il vero, non c'è coscienza e responsabilità
sociale, e l'agire sociale cade in balia di privati interessi e di
logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto
più in una società in via di globalizzazione, in momenti
difficili come quelli attuali” (CV, 4). Centrali sono
la questione antropologica e culturale e o sviluppo umano
integrale. Da questo punto parte la riflessione di Simona Beretta.
Lo sviluppo non è
l’esito di un programma ma è un cammino, lo sviluppo umano
integrale si persegue adoperandosi per il bene comune, non sulle
piccole cose, non sui calcoli di potere ma fondato sulla carità e
verità. L’enciclica ci chiama a spalancare la ragione, ci dice
perché non è moralistica. Questione centrale è il posto di Dio
nella società (CV, 4). Dio è indispensabile per qualunque
piccola opera buona. Cos’è
lo sviluppo, qual è la via, la strada? Carita e Verità è una
Persona che ci è venuto incontro. Si cammina spediti quando si sa
dove andare. Nell’incontro reale con la Persona di Gesù anche i
fatti e le cose quotidiane ci interpellano, ci sorprendono, ci
aprono al “di più”.
“La carità
nella verità pone l'uomo davanti alla stupefacente esperienza del
dono.. per sua natura oltrepassa il merito, la sua regola è l'eccedenza.”(CV,
34)
Esiste una struttura logica: c’è una precedenza nella
carità. La gratuità è per prima cosa un dono che riceviamo.
Lo sviluppo umano integrale è la nostra vocazione. La
carità è il principio anche delle macro-relazioni: rapporti
sociali, economici, politici (CV, 2)
Elemento di
fondamentale importanza nelle relazioni umane, anche pubbliche; ma
senza la verità l’amore diventa un “guscio vuoto” (CV, 3)
la solidarietà, una menzogna! “La verità libera la carità
… dall’emotivismo e dal fideismo” (CV, 3). La solidarietà
se non è nella verità rischia di essere volontaristica, anche
ideologica.
Non c’è
umanesimo vero senza umanesimo cristiano. Le vicende della storia
hanno sempre bisogno di cristiani che camminano. Se non c’è
verità siamo schiavi delle logiche di potere o di privati
interessi.
Al centro
dell’agire c’è il bene comune, cioè “il bene di quel
“noi-tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi
che si uniscono in comunità sociale”. Si può allora
valutare l’opportunità di alcune scelte se riferite a quel
noi-tutti che richiama il Papa. Adoperarsi per esso “è
esigenza di giustizia e di carità”(CV,7) . Ogni cristiano
è chiamato ad esercitare la sua responsabilità, le istituzioni
da sole non bastano, “le strutture e le istituzioni sono
strumenti della libertà umana” (CV, 17).
L’enciclica
sottolinea la Beretta non elude un confronto con l’oggi e a
partire da un analisi sul mercato, la politica e il ruolo dello
stato indica alcune strade privilegiate per affrontare le nuove
sfide. Oggi il mondo è caratterizzato da un policentrismo
caratterizzato innanzitutto dalla velocità dell’informazione
che ci rende tutti più vicini, in un mondo policentrico il papa
indica e sottolinea l’importanza della sussidiarietà! “La
sussidiarietà è prima di tutto un aiuto alla persona, attraverso
l'autonomia dei corpi intermedi. [..] favorisce la libertà e la
partecipazione in quanto assunzione di responsabilità.” (CV,
57) In questa visione gli aiuti devono essere indirizzati
all’emancipazione e non all’assistenzialismo. Bisogna credere
nella persona e nella sua libertà, bisogna creare spazi di
partecipazione e in questo la sussidiarietà è il criterio guida
che deve essere la chiave per governare la nuova globalizzazione
articolata su più livelli e su piani diversi, che collaborino
reciprocamente.
“Il principio
di sussidiarietà va mantenuto strettamente connesso con il
principio di solidarietà” (CV, 58). Simona Beretta sottolinea come
ogni intervento sussidiario, attivando la libertà personale,
rende la persona bisognosa protagonista responsabile del proprio
sviluppo. “Non c'è l'intelligenza e poi l'amore: ci sono
l'amore ricco di intelligenza e l'intelligenza piena di amore”.
(CV, 30)
L’intervento di Paolo Pugni viene introdotto da Paolo Tanduo che
cita il passo dell’enciclica “Uno degli aspetti più
evidenti dello sviluppo odierno è l'importanza del tema del
rispetto per la vita, che non può in alcun modo essere disgiunto
dalle questioni relative allo sviluppo dei popoli[..]L'apertura
alla vita è al centro del vero sviluppo. Quando una società
s'avvia verso la negazione e la soppressione della vita, finisce
per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per
adoperarsi a servizio del vero bene dell'uomo. Se si perde la
sensibilità personale e sociale verso l'accoglienza di una nuova
vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si
inaridiscono. (CV, 28)
Dalla centralità
della persona e dell’uomo parte allora l’intervento di Pugni.
Per comprendere chi è l’uomo bisogna guardare a Dio. L’uomo
è indivisibile, non può pensare di vivere per il bene comune
senza difendere la vita, avvenelerebbe sé stesso. Non posso
operare socialmente bene e poi combattere la vita sottolinea
Pugni. L’etica sociale non si può separare all’etica della
vita (CV, 15). Ma cos’è l’etica? E’ la scienza che studia
ciò che è bene e ciò che è male.
Anche
nell’economia deve tornare al centro l’etica. La crisi
finanziaria è figlia di una crisi legata all’avarizia
dell’uomo. Se l’etica riguarda il mio essere e il mio agire
non mi posso fermare alle piccolezze. Dee anche guidarmi nella
cura della polis, in questo sono chiamato come persona ad andare
in profondità per capire come posso crescere.
L’uomo è
innanzitutto creatura. Ci sono valori universali che quindi sono
al di sopra del soggettivismo. L’unico modo per essere fratelli
è avere un Padre in comune, se non fosse così il bene comune
diventerebbe una ricerca del miglior modo per far condividere gli
stessi vantaggi a chi ha i miei stessi interessi. Non può esserci
bene comune senza Dio. L’enciclica ricorda Paolo Pugni ci dice
chi è l’uomo (CV, 68), se si cede al relativismo si diventa
tutti più poveri. Scegliere da sé cosa è bene e cosa è male
porta all’egoismo. L’uomo per essere felice deve farlo insieme
agli altri, non solo materialmente ma spendendosi
nell’educazione per la crescita spirituale dell’uomo. Non
basta dare, faccio un versamento e sono a posto, si punterebbe così
solo sull’emotività del momento. Solo aiutando la persona a
crescere aiutiamo la società a crescere. Ognuno di noi deve
diventare attore e protagonista. Possiamo incominciare prendendoci
cura delle persone che ci stanno intorno, anche nel mondo del
lavoro.
“Senza Dio
l'uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi
egli sia. [..] La disponibilità verso Dio apre alla disponibilità
verso i fratelli e verso una vita intesa come compito solidale e
gioioso.[..] L'amore di Dio ci chiama ad uscire da ciò che è
limitato e non definitivo, ci dà il coraggio di operare e di
proseguire nella ricerca del bene di tutti,” (CV, 78)
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