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Il monachesimo: una via per unire i popoli dell'Europa?
di Paolo
Tanduo
Giovedì 18
marzo 2010 si è svolto l'incontro con il
vicedirettore del TG5 Andrea Pamparana organizzato dal centro
Culturale cattolico san benedetto (www.cccsanbenedetto.it)
insieme al Comitato Soci Coop Baggio. A partire dalla sua trilogia
(Benedetto – Bernardo – Abelardo) sul Monachesimo abbiamo
discusso del tema “Il monachesimo: una via per unire i popoli
dell'Europa?”.
Mai
come oggi l’Occidente abbiamo bisogno di monaci, di veri
benedettini, di veri cistercensi e perché no di veri certosini
anche se ci paiono anacronistici perché non si occupano di
sociale, inizia cosi l’intervento di Andrea Pamaparana. San
BENEDETTO ha giocato un ruolo fondamentale nella storia
dell’Occidente, dell’Europa. Non fu solo un gigante
della Fede, il fondatore del monachesimo occidentale, ma anche
l’iniziatore di un colossale progetto culturale. Sotto la
sua Regola, migliaia di monaci sparsi per l’Europa salvarono
l’economia e i libri, il sapere degli antichi, la filosofia di
Platone e Aristotele. Essi
preservarono gli elementi fondamentali della civiltà
greco-romana. Da uomini colti seppero poi trasfondere nel
fiume della cultura antica anche le forze nuove di una
comprensione biblico-cristiana dell’essenza umana. I monaci
raccolgono quella eredità, la arricchiscono e la diffondono.
Questa fusione tra Gerusalemme, Atene e Roma è l’atto
culturale costitutivo di ciò che noi chiamiamo Europa.
Oggi
c’è una rinnovata sete di Dio e di autenticità. Io chiedo ai
miei amici della Chiesa dice Pamparana, di parlarmi di Dio perché
Dio è un mistero. C’è tanta gente che si interroga sulla
morte, sulla vita, sulla scienza e su Dio. Pamparana racconta
alcuni episodi della sua vita legati a Giovanni Paolo II e di come
abbia rappresentato, con la sua testimonianza in particolare nel
momento della sofferenza dovuta alla malattia, qualcosa di
straordinario che rimarrà nella storia non solo dei cristiani.
Come Giovanni Paolo II anche Benedetto, Bernardo, Abelardo
rappresentano qualcosa che vale non solo per i cristiani o per chi
crede in un Dio ma per l’uomo, per la persona, per la
collettività, sono patrimonio di tutti. Articolo 1 della
costituzione della regola benedettina è “Ascolta o figlio le
parole del Maestro”. Questa regola è fondamentale in una società
come la nostra dove la parola ascoltare è desueta.
L’atteggiamento di san Benedetto è qualcosa di profondamente
legato alla concezione che aveva della sua missione, Benedetto non
pensava adesso salvo il mondo occidentale in un periodo di ferocia
inaudita. I monaci benedettini hanno fatto la riforma di tutto il
sistema agrario, la bonifica dei campi, rilanciato l’economia
europea, il loro contributo spaziò in tutti i campi, basti
ricordare che fu un monaco a inventare la notazione della musica
col pentagramma nel monastero di Pomposa. Questa loro attività
non era finalizzata però a salvare l’umanità Benedetto
voleva solo cercare e servire Dio come ricordato Benedetto XVI nel
suo discorso al collegio dei bernardini a Parigi nel 2008: “a
causa della ricerca di Dio, diventano importanti le scienze
profane che ci indicano le vie verso la lingua. Poiché la
ricerca di Dio esigeva la cultura della parola, fa parte del
monastero la biblioteca che indica le vie verso la parola. Da
questa esigenza intrinseca del parlare con Dio e del cantarLo con
le parole donate da Lui stesso è nata la grande musica
occidentale.” Benedetto lo spiega ai suoi monaci, quando la
storia cambia? E’ con Gesù che cambia. Il concetto che abbiamo
di democrazia nasce da Atene ma non era per tutti, non era di
massa, era solo per pochi perché nel mondo antico c’erano gli
uomini, che non lavoravano, e c’erano gli schiavi. Gesù è la
novità a partire dalla quale gli uomini sono tutti uguali, sarà
Benedetto a portare a compimento ciò. Benedetto ci dimostra oggi
che l’uomo per stare in piedi e rimanervi ha bisogno di
due dimensioni : l’ora
et labora, l’azione e la contemplazione. E’ dalla
Regola che si espande quel sentimento e quel desiderio di servire
Dio che diventa il legame fondamentale con la cultura occidentale
e con la riscoperta della cultura greca cosi che oggi “Non
possiamo non dirci cristiani” perché riconosciamo in Atene e
Gerusalemme e Roma quella triangolazione che fa parte della nostra
cultura anche di quelli che pensano che cosi non sia. Regola,
senza le quali non avrebbe senso parlare di Benedetto.
Benedetto,
scrive Pamparana nel suo libro, conciliava in sé e significava
per i suoi discepoli le due strade del monachesimo, la prima
strada guarda verso l’interno dell’uomo essere monaco ovvero
raccogliere in sè tutte le facoltà in un’attenzione e
un’obbedienza esclusiva a Dio, l’altra essere monaco verso il
prossimo.
Bernardo
avrebbe voluto fare il monaco chiuso nel chiostro a pregare ma
poche persone hanno percorso tanti chilometri come
SAN BERNARDO.
I
Papi avevano sempre bisogno di lui per risolvere problemi anche di
natura politica, le sue lettere sono capolavori di strategia
politica. Quando Beranrdo venne a Roma, Papa Innocenzo, che era un
monaco, si alzò per andargli incontro, quasi a volersi lui
inchinare, i cardinali nella sala rimasero turbati, come era
possibile: il Papa va verso Bernardo e non il contrario. Viene
alla mente l’immagine di Giovanni Paolo II che diventato Papa
riceve i cardinali per il saluto e quando arriva il momento del
Cardinale Viscinsky gli impedisce di inginocchiarsi, perché lo
considerava come un padre a cui lui avrebbe dovuto rendere
omaggio. Lo stesso accadde tra Papa Innocenzo e Bernardo. Bernardo
era un gigante, avrebbe potuto essere Papa, re, imperatore dice
Pamparana. Era talmente stimato che il re di Francia lo chiamò
per amministrare le sue terre.
Bernardo
viene a Milano reduce da un viaggio in Germania dove era andato
per sedare e rimproverare duramente un monaco che aveva accusato
gli ebrei di deicidio scatenando un vero e proprio pogrom.
Bernardo considerava gli Ebrei come fratelli maggiori e per questo
viene da loro stimato. A Milano arriva forte di questa popolarità
conquistata anche in Germania e i milanesi gli chiedono di
diventare cardinale-arcivescovo. Ma a Bernardo non interessava,
lui aveva solo fretta di tornare al suo monastero e accudire i
suoi monaci, perchè per la maggior parte del suo tempo predicava
ai monaci. I suoi sermoni importantissimi, in particolari i
commenti al Cantico dei cantici, vennero raccolti dai suoi
monaci, come le sue numerose epistole il cui metodo di
catalogazione viene ancora oggi studiato dai sistemisti. I
milanesi regalarono a Bernardo un candelabro, capolavoro orafo
ancora oggi conservato nel Duomo di Milano, per convincerlo, ma
lui rifiutò.
Sì, il
chiostro e la strada, mai titolo fu più adatto per narrare la
storia di Bernardo. Una storia dove, appunto, il mistero della
vita nel chiostro non conduce all’oblio circa gli affanni
dell’esistenza, le contraddizioni della storia, ma al contrario
ti ci tuffa dentro.
In
occasione della morte di Gerardo, il suo fratello più caro. Gli
altri monaci lo vedono piangere e si chiedono: ma come ci hai
sempre insegnato che la morte è la liberazione che ci consente di
andare a Dio ed ora piangi? Rimangono sconvolti. Bernardo risponde
in modo geniale, Bernardo è un uomo e soffre per la morte del suo
amico, ma come fa a risolvere il problema educativo nei confronti
dei monaci, “io piango di gioia, di invidia, beato te che
finalmente sei col Padre nostro”. Bernardo nasconde una cosa che
è meravigliosa la debolezza degli uomini.
Da
un siffatto chiostro sei inesorabilmente trascinato sulle strade.
Il silenzio del Monastero si popola delle grida di angoscia, della
domanda di senso dell’uomo della strada. E capisci, non con
dotte argomentazioni, bensì mediante la testimonianza della vita
di Bernardo e dei suoi compagni, che l’Europa ha queste radici.
Ha radici nutrite alla linfa di grandi valori, grandi ideali, che
affondano nel terreno fecondo della rivelazione ebraico-cristiana.
In
Bernardo emerge la vivacità intelligente ed operosa della cultura
religiosa medioevale. Una cultura dove fede e vita
s’intrecciano, dove il santo era uomo più capace di umanità,
più acuto nel guardare al mondo e ai problemi della società.
Il movimento benedettino cresce, cresce, cresce e diventa
importantissimo anche sul piano economico e politico come mostra
il monastero di Cluny, i benedettini diventano potenti. Questa
ricchezza infastidisce e provoca sconcerto nei giovani che
cercavano l’essenzialità della regola benedettina. Nasce la
riforma Cistercense, Bernardo si unisce a loro, viene fatta la
carta della carità primo esempio di carta costituzionale di unità
europea, si costituisce una rete tra i monasteri, i monaci non
erano francesi, tedeschi, spagnoli, ma solo monaci. Ma come
facevano a comunicare, semplice avevano il latino. Bernardo
insieme ai suoi confratelli comincia a costruire monasteri in
tutta Europa. Anche i cistercensi cominciano ad accumulare grandi
ricchezze. Col rischio di perdere di vista il vero messaggio
cristiano che ha al centro la persona. In questo periodo il
movimento benedettino e cistercense incontrano il movimento
francescano che richiama alla povertà e alla vicinanza ai poveri.
Nascono nel movimento del monachesimo i Banchi di santo spirito e
i Monti di pietà, cioè la possibilità di aiutare il bisognoso
di dare al piccolo imprenditore ciò di cui ha bisogno: nasce
l’economia moderna.
Oggi la nostra cultura vuole negare le sue origini, con
conseguenze devastanti. L’altro è profondamente convinto delle
sue origini e disprezza che io non apprezzi le mie. La nostra
cultura ha radici profonde di uguaglianza tra tutti gli uomini,
uguaglianza tra donne e uomini, di lavoro che nobilita l’uomo,
di libertà. Pamaprana spiega tutto ciò citando un episodio
evangelico: Un giorno un gruppo di uomini condanna a morte una
donna fedigrafa, se fosse stato il contrario l’uomo fedigrafo
non sarebbe stato condannato. Ma arriva Gesù e dice “scagli la
prima pietra chi è senza peccato”. Gesù ristabilisce
l’uguaglianza tra tutti gli uomini e tra l’uomo e la donna. Ci
insegna ad amare il nostro prossimo. Questi elementi non ci sono
in altre culture. Sono presenti nella nostra.
Il carisma di Bernardo era tale che si racconta che le mogli
per evitare che i loro mariti lo seguissero li chiudevano in casa
quando passava.
La nostra cultura ha sicuramente tra i suoi protagonisti anche
ABELARDO
che dice dice hai suoi Giovani “per credere devi capire, devi
conoscere, devi sapere”. Con Abelardo cambia la storia
dell’educazione, cambia la storia dello studio, nasce
l’università secondo la moderna concezione. L’influenza di
Abelardo fu immensa. La fine del XII secolo - incautamente
definito come un’epoca oscura ma che rifulse invece di
formidabile luce - gli
deve il gusto del rigore tecnico e della straordinaria capacità
di spiegare e farsi capire. Migliaia di giovani lasciavano le
proprie case e da tutta Europa si riversavano, dopo lunghi e
perigliosi viaggi, nelle scuole di Parigi e di Francia in cui il
grande maestro insegnava. Come scrisse il grande filosofo francese
Etienne Gilson, “Abelardo ha imposto uno standard intellettuale
al di sotto del quale, ormai, non si accetterà più di
ridiscendere”. Spirito lucido e cuore generoso, uomo e maestro
dominato dalla passione.
Amò
e fu riamato da una donna, Eloisa, la cui vicenda personale di
intellettuale e poi di abbadessa si è intrecciata fino alla morte
col suo antico maestro, poi sposo e quindi fratello nella Chiesa.
Abelardo divenne monaco dopo l’incontro e la storia di passione
con Eloisa.
L’incontro
con l’altro grande uomo del suo tempo, Bernardo di Chiaravalle,
alimentò secoli di leggende e maldicenze. Erano due giganti, si
confrontarono e Bernardo sconfisse il maestro Palatino, ma
rappresentarono le due facce di una stessa medaglia rilucente di
luce, saggezza e santità. Bernardo aveva ragione come uomo di
Chiesa ma Abelardo aveva ragione che per credere bisogna prima
capire.
Abelardo e Bernardo hanno consentito alla cultura europea di
fare un salto enorme.
L’incontro è stato concluso dal Presidente del CCC
sanBendetto con la citazione di una catechesi di Papa Benedetto
XVI “mille anni fa, quando era in pieno svolgimento il processo
di formazione dell’identità europea, l’esperienza cluniacense,
diffusa in vaste regioni del continente europeo, ha apportato il
suo contributo importante e prezioso. Ha richiamato il primato dei
beni dello spirito; ha tenuto desta la tensione verso le cose di
Dio; ha ispirato e favorito iniziative e istituzioni per la
promozione dei valori umani; ha educato ad uno spirito di pace.
Cari fratelli e sorelle, preghiamo perché tutti coloro che hanno
a cuore un autentico umanesimo e il futuro dell’Europa sappiano
riscoprire, apprezzare e difendere il ricco patrimonio culturale e
religioso di questi secoli.”
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