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MOSTRA
su Padre Matteo Ricci (Macerata1552 - Pechino1610)
“AL SERVIZIO DEL SIGNORE DEL
CIELO”
In
occasione dei 400 anni dalla morte di padre Matteo Ricci, il
Centro Culturale San Benedetto (www.cccsanbenedetto.it),
la Fondazione Vittorino Colombo e il Coordinamento regionale dei
Centri Culturali Cattolici della Lombardia hanno organizzato la
mostra su Padre Matteo Ricci (Macerata1552 - Pechino1610) “A
SERVIZIO DEL SIGNORE DEL CIELO” presso l’Istituto Leone XIII. Benedetto
XVI ricordando Matteo Ricci ha detto “il gesuita Matteo
Ricci, dotato di profonda fede e di straordinario ingegno
culturale e scientifico, dedicò lunghi anni della sua esistenza a
tessere un proficuo dialogo tra l’Occidente e l’Oriente,
conducendo contemporaneamente una incisiva azione di radicamento
del Vangelo nella cultura del grande Popolo della Cina. Il suo
esempio resta anche oggi come modello di proficuo incontro tra la
civiltà europea e quella cinese”.
All’inaugurazione,
dopo il saluto di Paolo Tanduo, Presidente del CCC-San Benedetto,
del Dott. Mori (Fondazione Vittorino Colombo) e del Consigliere
Regionale Sante Zuffada, Mons. Luciano Baronio ha moderato la
conferenza “Dall’Italia alla Cina, la figura di un grande
precursore P. Matteo Ricci”, conferenza di cui erano relatori:
la Prof.ssa Chiara Piccinini, che ha parlato del metodo
memotecnico di P. Matteo Ricci, e il Prof. Paolo De Troia, che ha
illustrato le conoscenze scientifiche e il metodo di
inculturazione di Ricci.
Va reso onore all’eccezionale
formazione che P. Matteo Ricci ebbe nel Collegio Romano dei
Gesuiti, ove non solo acquisì una tenacissima disciplina e
capacità di perseverare anche nelle privazioni, ma in linea con
lo spirito rinascimentale, il Collegio fornì a Ricci quanto v'era
di meglio sotto il profilo culturale: i classici greci e latini
appartenevano alla formazione morale e retorica degli allievi, fu
inoltre studente di Cristoforo Clavio dal quale apprese importanti
conoscenze scientifiche e le più avanzate scoperte della
matematica, e oltre questo poté mettere al servizio della sua
missione in Cina gli studi teologici e i metodi pastorali appresi
dai Gesuiti.
Padre Matteo Ricci fu il primo a
portare l’orologio, il mappamondo e i testi di Euclide in Cina,
oltre a scrivere il primo Catechismo in cinese.
Diversi studenti,
lavoratori, giovani e meno giovani si sono resi disponibili ad
accompagnare come guide la visita alla mostra, un servizio molto
apprezzato secondo i numerosi ringraziamenti pervenuti e lasciati,
ma che prima di tutto ha aiutato ciascuno di noi a conoscere
meglio al figura di Padre Matteo Ricci: LI MADOU, un uomo straordinario. Attraverso l’astronomia, la
cosmografia, la matematica, la cartografia, la geometria, gli
orologi e la letteratura classica ebbe modo ed occasione di
incontro aprendo il cuore del popolo cinese alla conoscenza del
Signore del Cielo. Matteo Ricci, pioniere nell’incontro tra
Oriente e Occidente, fu un uomo che per santità della vita, per
l’eminenza della lingua, per l’attenzione il rispetto e i
vincoli di amicizia ch’egli seppe mantenere, seppe aprire i
cinesi all’Occidente e alla fede cristiana, consegnando loro
anche quelle conoscenze scientifiche e la sapienza che scaturivano
dalla fede. Un messaggio ancor oggi molto attuale e che deve
ispirarci nel confronto con gli altri.
Nella mostra ci
sono immagini bellissime. Tra queste spicca sicuramente il
mappamondo cinese e i ritratti di Padre Matteo Ricci con il suo
amico Xu Guangqi, importante letterato di Shangai la cui famiglia
protesse sempre i cattolici della città e che donò il terreno
per la costruzione di quella che ancora oggi è la Cattedrale di
Shangai. Interessantissima la storia della sua tomba a Pechino:
prima come segno della profonda stima che l’imperatore e i
cinesi ebbero per lui, tanto da accordare questo privilegio per la
prima volta ad un occidentale; poi distrutta due volte, la prima
dalla setta nazionalista dei boxer e la seconda volta durante la
rivoluzione culturale di Mao (entrambi volte contro le missioni e
i cristiani), e infine ripristinata dal Senatore della Democrazia
Cristiana Vittorino Colombo, primo politico italiano a
riallacciare i rapporti con la Cina e a capirne l’importanza nel
dopoguerra.
Come dice un detto
cinese, riportato nel filmato che per tutto il periodo della
mostra è stato trasmesso, Ricci è stato un segno di unità nelle
diversità: nell’unione si conservano anche le proprie
differenze. Ricci scrive nella prefazione al mappamondo cinese del
1602: “Offro questa mia opera a tutti coloro che insieme con me
poggiano i piedi sulla stessa terra e respirano sotto lo stesso
cielo”, frase che
esprime la profonda convinzione nella sostanziale uguaglianza di
tutti gli uomini e dei valori morali universali dell’uomo e
dello spirito.
P. Matteo Ricci
partendo dalla cultura cinese, non tralasciando né la sua cultura
occidentale né quella cristiana, partendo dall’elite culturale
cinese del tempo, ha saputo trovare una strada per far conoscere
il Vangelo mantenendone una piena fedeltà attraverso modalità di
incontro nuove e rispettose del popolo cinese.
Il clima culturale in cui ci
troviamo oggi pretende di cancellare Dio dalla vita pubblica,
inducendo a ritenere la fede solo un fatto privato: "Ci
si accontenta di verità parziali e provvisorie, senza più
tentare di porre domande radicali sul senso e sul fondamento
ultimo della vita umana, personale e sociale" (Fides et
ratio, Giovanni Paolo II), per questo vogliamo creare occasioni di
approfondimento e discussione culturale accogliendo l’invito di
Benedetto XVI al Convegno di Verona: "dobbiamo rispondere a
tutto campo, sul piano del pensiero e dell'azione”. Ci auguriamo
che questa mostra possa essere stato una di queste occasioni per
gli studenti del Leone XIII, le loro famiglie e tutti coloro i
quali l’hanno visitata.
Filippo
Spanò, Paolo e Luca Tanduo
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Ratzinger
esorta a far conoscere la straordinaria opera culturale e
scientifica di Matteo Ricci
CITTA’ DEL
VATICANO Marzo 2010- Benedetto XVI esorta a "far conoscere la
straordinaria opera culturale e scientifica di padre Matteo Ricci,
nobile figlio delle Marche, come pure il suo profondo amore alla
Chiesa e lo zelo per l'evangelizzazione del popolo cinese".
L'incoraggiamento e' rivolto al vescovo di Macerata, Monsignor
Claudio Giuliodori, e ai partecipanti al convegno "Scienza,
ragione, fede. Il genio di padre Matteo Ricci", dedicato al
missionario gesuita evangelizzatore della Cina, che sara' "testimonial"
dell'Italia all'Expo' di Shangai 2010.
Soluzione della questione dei riti civili a Confucio e agli
Antenati, che Li Madou-Matteo Ricci aveva ritenuto compatibili con
la fede cattolica.
La soluzione viene ufficializzata da
Papa PIO XII appena eletto nel 1939 il quale solennemente proclama
: “Noi PIO XII, Vicario di Cristo sulla Cattedra di Petro in
Roma, nel ventesimo anniversario della promulgazione
dell’Enciclica “Maximum Illud” di Sua Santità Benedetto XV,
letti i documenti ufficiali trasmessici da S.E. Mons Celso
Costantini nostro delegato Apostolico in Cina e contenenti le
Deliberazioni del primo Concilio della Chiesa Cattolica Cinese
tenutosi a Shanghai nell’anno del Signore 1924, letti i pareri
consultivi che abbiamo richiesto ai sei Vescovi cinesi consacrati
il 28 ottobre 1926 dal nostro Predecessore PIO XI e che oggi
sentiamo spiritualmente presenti vicino al nostro soglio,
prendiamo atto che da sempre le Autorità Civili della Cina
millenaria manifestano con significato solo civile la memoria
storica al filosofo Confucio, nonché la liceità per le scuole
cattoliche di collocare l’immagine o la tavoletta di Confucio
nelle aule, consentendo agli alunni di prestare l’inchino
tradizionale. Proclamiamo infine la liceità degli inchini e di
ogni altra manifestazione di ossequio sulle tombe o dinnanzi alle
immagini degli Antenati di ciascuna famiglia”.
Città del Vaticano addì 8 dicembre 1939 Festa Immacolata Concezione,
PIO XII
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
A S.E. CLAUDIO GIULIODORI,
VESCOVO DI MACERATA,
PER IL IV CENTENARIO DELLA MORTE
DI P. MATTEO RICCI
Al Venerato Fratello
CLAUDIO GIULIODORI
Vescovo di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia
Ho appreso con gioia che in codesta
Diocesi sono programmate diverse iniziative per commemorare, in
ambito ecclesiale e civile, il IV Centenario della morte di P.
Matteo Ricci della Compagnia di Gesù, avvenuta a Pechino l’11
maggio del 1610. In occasione dell’apertura di questo speciale
anno giubilare, mi è gradito inviare a Lei e all’intera comunità
diocesana il mio cordiale saluto.
Nato a Macerata il 6 ottobre del
1552, il gesuita Matteo Ricci, dotato di profonda fede e di
straordinario ingegno culturale e scientifico, dedicò lunghi anni
della sua esistenza a tessere un proficuo dialogo tra
l’Occidente e l’Oriente, conducendo contemporaneamente una
incisiva azione di radicamento del Vangelo nella cultura del
grande Popolo della Cina. Il suo esempio resta anche oggi come
modello di proficuo incontro tra la civiltà europea e quella
cinese.
Mi associo pertanto volentieri a
quanti ricordano questo generoso figlio della vostra terra,
obbediente ministro della Chiesa e intrepido ed intelligente
messaggero del Vangelo di Cristo. Considerando la sua intensa
attività scientifica e spirituale, non si può non rimanere
favorevolmente colpiti dall’innovativa e peculiare capacità che
egli ebbe di accostare, con pieno rispetto, le tradizioni
culturali e spirituali cinesi nel loro insieme. E’ stato in
effetti tale atteggiamento a contraddistinguere la sua missione
tesa a ricercare la possibile armonia fra la nobile e millenaria
civiltà cinese e la novità cristiana, che è fermento di
liberazione e di autentico rinnovamento all’interno di ogni
società, essendo il Vangelo, universale messaggio di salvezza,
destinato a tutti gli uomini, a qualsiasi contesto culturale e
religioso appartengano.
Quel che inoltre ha reso originale
e, potremmo dire, profetico il suo apostolato, è stato
sicuramente la profonda simpatia che nutriva per i cinesi, per la
loro storia, per le loro culture e tradizioni religiose. Basti
ricordare il suo Trattato sull’amicizia (De amicitia
– Jiaoyoulun), che incontrò un vasto successo sin dalla
prima edizione a Nanchino nel 1595. Modello di dialogo e di
rispetto per le altrui credenze, questo vostro Conterraneo fece
dell’amicizia lo stile del suo apostolato durante i 28 anni di
permanenza in Cina. L’amicizia che egli offriva era ricambiata
dalle popolazioni locali grazie proprio al clima di rispetto e di
stima che egli cercava di coltivare, preoccupandosi di conoscere
sempre meglio le tradizioni della Cina di quel tempo. Nonostante
le difficoltà e le incomprensioni che incontrò, Padre Ricci,
volle mantenersi fedele, sino alla morte, a questo stile di
evangelizzazione, attuando, si potrebbe dire, una metodologia
scientifica e una strategia pastorale basate, da una parte, sul
rispetto delle sane usanze del luogo che i neofiti cinesi non
dovevano abbandonare quando abbracciavano la fede cristiana, e,
dall’altra, sulla consapevolezza che la Rivelazione poteva ancor
più valorizzarle e completarle. E fu proprio a partire da queste
convinzioni che egli, come già avevano fatto i Padri della Chiesa
nell’incontro del Vangelo con la cultura greco-romana, impostò
il suo lungimirante lavoro di inculturazione del Cristianesimo in
Cina, ricercando un’intesa costante con i dotti di quel Paese.
Auspico vivamente che le
manifestazioni giubilari in suo onore - incontri, pubblicazioni,
mostre, convegni ed altri eventi culturali in Italia e in Cina -
offrano l’opportunità di approfondire la conoscenza della sua
personalità e della sua attività. Seguendone l’esempio,
possano le nostre comunità, all’interno delle quali convivono
persone di diverse culture e religioni, crescere nello spirito di
accoglienza e di rispetto reciproco. Il ricordo di questo nobile
figlio di Macerata sia anche motivo per i fedeli di codesta
Comunità diocesana di rinsaldare alla sua scuola quell’anelito
missionario che deve animare la vita di ogni autentico discepolo
di Cristo.
Venerato Fratello, nel formulare
fervidi voti per una piena riuscita delle celebrazioni giubilari
previste a partire dall’11 maggio prossimo, assicuro il mio
ricordo nella preghiera e, mentre invoco la materna intercessione
di Maria, Regina della Cina, invio di cuore la mia Benedizione a
Lei ed a quanti sono affidati alle sue cure pastorali.
Dal Vaticano, 6 maggio 2009
BENEDETTO PP. XVI
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