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GALILEO. MITO e
REALTà
Il Centro Culturale Cattolico San Benedetto,
all'interno delle iniziative della Sagra di Baggio in Milano, ha
allestito presso la Chiesa Vecchia la mostra: "Galileo mito e
realtà". La mostra ha offerto un approfondimento di tipo
storico e culturale oltre che l'occasione di per riflettere sul
rapporto tra fede e scienza e conoscere meglio una vicenda storica
molto dibattuta e una vicenda umana singolare: quella di Galileo
Galilei. La mostra è stata inaugurata Martedì 14 Ottobre ore 21
con l'intervento dell'ing. Mario Gargantini autore della mostra e
Giornalista Scientifico e del Presidente del CdZ7 Pietro Accame.
La mostra è stata aperta da martedì 14 a domenica 19 ottobre
2008, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19, domenica con orario
continuato, presso la Chiesa Vecchia in via Cerini, un contesto
meraviglioso. L'apertura infrasettimanale e specialmente durante
la mattina ha permesso a diverse classi delle scuole medie di
Baggio di visitare la mostra, particolarmente apprezzata è stata
la possibilità di eseguire gli esperimenti che mostravano le
teorie di Galileo (il piano inclinato, la caduta dei corpi). Una
classe di liceali dopo aver visitato la mostra ha sentitamente
ringraziato per la possibilità di visitare la mostra con l'aiuto
di ottime guide. Un ringraziamento particolare va a tutti i
volontari del CCC San Benedetto che dopo essersi preparati hanno
garantito la possibilità di avere per tutto il periodo delle
visite guidate. Durante il fine settimana la mostra è stata
visitata da migliaia di persone, dai bambini agli adulti, molte
delle quali hanno lasciato testimonianza del loro apprezzamento
sul libro delle visite e ringraziando le guide. La mostra ha
offerto non soltanto una lettura storiografica della vicenda
galileana, ma ha anche fatto emergere l'esperienza di Galileo in
tutte le sue dimensioni mettendo in particolare rilievo
l'importanza del metodo scientifico da lui introdotto:
osservazione, ipotesi, teorema matematico, esperimento. Ha
presentato un'immagine di scienza non riduttiva, ha mostrato che
all'interno di un'esperienza di fede anche la scienza trova la sua
giusta collocazione, ristabilendo alcune verità storiche. La
modalità espositiva ha ricreato l'ambiente storico, sociale,
culturale e religioso dell'epoca, che corrisponde alla nascita
della modernità, mostrandone i fermenti, i contrasti e la
straordinaria creatività nell'Italia del fine 1500 inizi 1600. La
mostra, infine, ha riletto l'intera vicenda e le sue conseguenze
storiche, alla luce della scienza odierna e delle sue più
profonde esigenze. L'itinerario espositivo comprendeva quattro
"stanze": 'I maestri di Galileo', 'Galileo e la
conoscenza', 'Il processo', 'Il dopo-Galileo'.' Nella mostra viene
ripercorso il processo i cui capi d'imputazione furono: sostegno
alla tesi di Copernico, insegnamento della stessa a molti
discepoli. Inoltre, Galileo è ritenuto colpevole di aver
ignorato, nella sostanza, l'ammonimento del 1616 del cardinal
Bellarmino. Galileo viene giudicato colpevole quindi innanzitutto
per la sua disobbedienza. La condanna comprende anzitutto l'abiura
e consiste nel recitare per tre anni una volta alla settimana i
sette salmi penitenziali, affinché Galileo non resti del tutto
impunito. Per riflettere quale fu il modo di porsi della Chiesa
significativa è la dichiarazione autografa del Cardinale
Bellarmino "…quando ci fusse vera demostratione che il sole
stia nel centro del mondo e la terra nel terzo cielo, e che il
sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole, allora
bisognaria andar con molta circospezione in esplicare le Scritture
che paiono contrarie e più tosto dire che non l'intendiamo, che
dire che sia falso quello che si dimostra". Galileo non aveva
questa dimostrazione che fu possibile solo 200 anni dopo con la
misura dell'angolo di parallasse. Giovanni Paolo II. Un anno dopo
la sua elezione, coglie tutti di sorpresa invitando teologi,
scienziati e storici, con spirito di sincera collaborazione, ad
"approfondire l'esame del caso Galileo, riconoscendo
lealmente i torti, da qualunque parte essi vengano". Giovanni
Paolo II in un certo senso chiude il caso, parlando di "una
tragica reciproca incomprensione" che, anche in forza dei
recenti studi, "appartiene ormai al passato". Giovanni
Paolo II a scienziati e studenti a Colonia (15/11/1980) anche la
scienza è una strada verso il vero; poiché in essa si sviluppa
il dono di Dio nella ragione, che secondo la sua natura è
destinata non all'errore, ma alla verità della conoscenza. Oggi
è la Chiesa che prende le difese: - della ragione e della
scienza, della libertà della scienza, del progresso a servizio di
una umanità, che ne abbisogna per la sicurezza della sua vita e
della sua dignità. In merito alla vicenda Galileo e al rapporto
scienza-fede significative sono anche le dichiarazioni di
Benedetto XVI ha pronunciato il 6 GIUGNO 2006 incontrando i
giovani in Piazza S. Pietro "Il grande Galileo ha detto che
Dio ha scritto il libro della natura nella forma del linguaggio
matematico. Lui era convinto che Dio ci ha donato due libri:
quello della Sacra Scrittura e quello della natura. E il
linguaggio della natura - questa era la sua convinzione - è la
matematica, quindi essa è un linguaggio di Dio, del
Creatore". "Adesso ci sono anche teorie del caos, ma
sono limitate, perché se il caos avesse il sopravvento, tutta la
tecnica diventerebbe impossibile. Solo perché la nostra
matematica è affidabile, la tecnica è affidabile. "Appare
il disegno della Creazione"…..a questo punto…….
"ci sono solo due opzioni": "Dio o c'è o non
c'è": "Se guardiamo alle grandi opzioni, l'opzione
cristiana è anche oggi quella più razionale e quella più umana.
Per questo possiamo elaborare con fiducia una filosofia, una
visione del mondo che sia basata su questa priorità della
ragione, su questa fiducia che la Ragione creatrice è amore, e
che questo amore è Dio". "diventa anche di nuovo
possibile allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla
alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la
teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro
metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella
consapevolezza dell'intrinseca unità che le tiene insieme."
Discorso di Benedetto XVI al 4° Convegno Ecclesiale Nazionale di
Verona 2006
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