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Comunismo e fratture ideologiche nel mondo
cattolico spiegano la leggenda nera su Pio XII
Intervista al direttore de "L'Osservatore Romano"
di Jesús Colina
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 14 giugno 2009 (ZENIT.org). - La
leggenda nera su Papa Pio XII (Eugenio Pacelli), che lo accusa di
vicinanza al nazismo, ha due cause, secondo il direttore de
"L'Osservatore Romano": la propaganda comunista e le
ricorrenti divisioni all'interno della Chiesa.
Giovanni Maria Vian le ha esposte in un'intervista concessa a
ZENIT in occasione della pubblicazione del libro che ha coordinato
dal titolo "In difesa di Pio XII. Le ragioni della
storia" (Venezia, Marsilio, 2009, pagine 168, euro 13),
presentato questo mercoledì dal cardinale segretario di Stato,
Tarcisio Bertone, dal presidente di Marsilio Editori, Cesare De
Michelis (università di Padova), e dagli storici Giorgio Israel
(università di Roma La Sapienza), Paolo Mieli (università di
Milano, per due volte direttore del "Corriere della
sera") e Roberto Pertici (università di Bergamo).
Il direttore del quotidiano vaticano e storico non esita a
riprendere l'espressione "leggenda nera", perché di
fatto Papa Pacelli, che alla sua morte nel 1958 ricevette elogi
unanimi per l'opera svolta durante la seconda guerra mondiale, è
stato poi davvero demonizzato.
Come è stato allora possibile un simile rovesciamento
d'immagine, verificatosi per di più nel giro di pochi anni, più
o meno a partire dal 1963?
Propaganda comunista
Vian attribuisce in primo luogo questa campagna contro il Papa
alla propaganda comunista intensificatasi al tempo della Guerra
Fredda. "La linea assunta negli anni del conflitto dal Papa e
dalla Santa Sede, avversa ai totalitarismi ma tradizionalmente
neut rale, nei fatti fu invece favorevole all'alleanza
antihitleriana e si caratterizzò per uno sforzo umanitario senza
precedenti, che salvò moltissime vite umane", osserva.
"Questa linea fu comunque anticomunista, e per questo, già
durante la guerra, il Papa cominciò a essere additato dalla
propaganda sovietica come complice del nazismo e dei suoi
orrori".
Lo storico ritiene che "anche se Eugenio Pacelli è sempre
stato anticomunista, non ha mai pensato che il nazismo potesse
essere utile per arrestare il comunismo, al contrario", e lo
prova con dati storici.
In primo luogo, "appoggiò tra l'autunno del 1939 e la
primavera del 1940, nei primi mesi del conflitto, il tentativo di
rovesciare il regime hitleriano da parte di alcuni circoli
militari tedeschi in contatto con i britannici".
In seconda istanza, Vian afferma che dopo l'attacco della
Germania all'Unione Sovietica a metà del 1941 Pio XII dapprima si
rifiutò di schierare la Santa Sede con quella che veniva
presentata come una crociata contro il comunismo e poi si adoperò
per smussare l'opposizione di moltissimi cattolici statunitensi
all'alleanza degli Stati Uniti con l'Unione Sovietica staliniana.
La propaganda sovietica, ricorda lo studioso, è stata ripresa
con efficacia nell'opera teatrale "Der Stellvertreter"
("Il vicario") di Rolf Hochhuth, rappresentata per la
prima volta a Berlino il 20 febbraio 1963, che presentava il
silenzio del Papa come indifferenza di fronte allo sterminio degli
ebrei.
Già allora, constata Vian, fu notato che questo dramma
rilancia molte argomentazioni sostenute da Mikhail Markovich
Scheinmann nel libro Der Vatican im Zweiten Weltkrieg
("Il Vaticano nella seconda guerra mondiale"),
pubblicato in precedenza in russo dall'Istituto Storico dell'Ac
cademia Sovietica delle Scienze, organo di propaganda
dell'ideologia comunista.
E una nuova prova dell'opposizione di Pio XII al nazismo è il
fatto che i capi del Terzo Reich considerassero il Papa un
autentico nemico, come dimostrano i documenti degli archivi
tedeschi non per caso mantenuti inaccessibili dalla Germania
comunista e solo di recente aperti e studiati, come ha
sottolineato un
articolo di Marco Ansaldo su "la Repubblica" del 29
marzo 2007.
Il libro curato da Vian raccoglie un testo del giornalista e
storico Paolo Mieli, uno scritto postumo di Saul Israel, biologo,
medico e scrittore ebreo, contributi di Andrea Riccardi, storico e
fondatore della Comunità di Sant'Egidio, degli Arcivescovi Rino
Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e
Gianfranco Ra vasi, presidente del Pontificio Consiglio per la
Cultura, del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e
infine l'omelia e i due discorsi tenuti da Benedetto XVI in
memoria del suo precedecessore.
Divisione ecclesiale
Il discredito di Pio XII ha avuto promotori anche all'interno
della Chiesa a causa della divisione tra progressisti e
conservatori che si accentuò durante e dopo il Concilio Vaticano
II, annunciato nel 1959 e conclusosi nel 1965, afferma il
direttore.
"Il suo successore, Giovanni XXIII, Angelo Giuseppe
Roncalli, prestissimo venne salutato come 'il Papa buono', e senza
sfumature sempre più contrapposto al predecessore: per il
carattere e lo stile radicalmente diversi, ma anche per la
decisione inattesa e clamorosa di convocare un concilio".
Le avversioni cattoliche su Papa Pacelli erano state precedute
già nel 1939 dagli interrogativi del filosofo cattolico francese
Emmanu el Mounier, che criticò il "silenzio" del Papa
di fronte all'aggressione italiana dell'Albania.
Pio XII venne criticato anche da "ambienti dei polacchi in
esilio", che gli rimproveravano il silenzio di fronte
all'occupazione tedesca.
In questo modo, in seguito, quando la Chiesa si polarizzò a
partire dagli anni Sessanta, quanti si opponevano ai conservatori
attaccavano Pio XII visto come un simbolo di questi ultimi,
alimentando o utilizzando argomentazioni della "leggenda
nera".
Giustizia storica
Il direttore de "L'Osservatore Romano" sottolinea che
questo libro non nasce da un intento di difesa aprioristica del
Papa, "perché Pio XII non ha bisogno di apologeti che non
aiutano a chiarire la questione storica".
Per quanto riguarda i silenzi di Pio XII, non solo sulla
persecuzione ebraica (denunciata senza clamore ma
inequivocabilmente nel messaggio natalizio del 1942 e nel discorso
ai Cardinali del 2 giugno 1943), ma anche di fronte ad altri
crimini nazisti, lo storico sottolinea che questa linea di
comportamento era finalizzata a non aggravare la situazione delle
vittime, mentre il Pontefice si mobilitava per aiutarle sul campo.
"Lo stesso Pacelli più volte s'interrogò sul suo
atteggiamento, che fu dunque una scelta consapevole e sofferta di
tentare la salvezza del maggior numero possibile di vite umane
piuttosto che denunciare continuamente il male con il rischio
reale di orrori ancora più grandi", spiega Vian.
Nel libro Paolo Mieli, di origine ebraica, afferma in questo
senso: "Prendere per buone le accuse a Pacelli equivale a
trascinare sul banco dei presunti rei, con gli stessi capi di
imputazione, Roosevelt e Churchill, accusandoli di non aver
pronunciato parole più chiare nei confronti delle persecuzioni
antisemite".
Ricordando che alcuni membri della sua famiglia morirono
nell'Olocausto, Mieli ha detto testualmente: "Io non ci sto a
mettere i miei morti sul conto di una persona che non ne ha
responsabilità".
Il testo pubblica anche uno scritto inedito di Saul Israel
scritto nel 1944, quando, con altri ebrei, aveva trovato rifugio
nel convento di Sant'Antonio in via Merulana, a Roma.
Il figlio, Giorgio Israel, che ha partecipato alla
presentazione del libro, ha aggiunto: "Non fu qualche
convento o il gesto di pietà di pochi e nessuno può pensare che
tutta questa solidarietà che offrirono le chiese e i conventi
avvenisse all'insaputa del Papa o addirittura senza il suo
consenso. Quella su Pio XII resta la leggenda più assurda che si
sia fatta circolare".
Al di là della leggenda nera
Vian spiega poi che il libro da lui curato non ha inteso
soffermarsi sulla questione d ella leggenda nera. Anzi, "a
mezzo secolo dalla morte di Pio XII (9 ottobre 1958) e a
settant'anni dalla sua elezione (2 marzo 1939) sembra formarsi un
nuovo consenso storiografico sulla rilevanza storica della figura
e del pontificato di Eugenio Pacelli".
L'intento del libro è soprattutto quello di contribuire a
restituire alla storia e alla memoria dei cattolici un Papa e un
pontificato di importanza capitale per moltissimi aspetti che
nell'opinione pubblica restano offuscati dalla polemica suscitata
dalla leggenda nera.
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ZI09031511 - 15/03/2009
Permalink: http://www.zenit.org/article-17539?l=italian
Presentati allo Yad Vashem nuovi documenti
favorevoli a Pio XII
Andrea Tornielli racconta un incontro a porte chiuse
svoltosi a Gerusalemme
di Antonio Gaspari
ROMA, domenica, 15 marzo 2009 (ZENIT.org).- Domenica 8 e
lunedì 9 marzo, nel corso di un convegno a porte chiuse
organizzato da Yad Vashem e dallo Studium Theologicum Salesianum
di Gerusalemme, un gruppo di studiosi si è ritrovato a
discutere su Pio XII e l'Olocausto per fare il punto sullo stato
della ricerca.
Andrea Tornielli, noto vaticanista nonché autore di diversi
libri su Pio XII, presente all'incontro in qualità di delegato,
ha raccontato in un articolo pubblicato da "il
Giornale" (14 marzo) che "gli esperti riuniti a porte
chiuse non hanno affrontato il problema della controversa
didascalia, che in un padiglione del nuovo museo della Shoah
presenta il Pontefice Pio XII in modo negativo, affermando che
non protestò in alcun modo per la carneficina in atto contro il
popolo d'Israele. Ma si è discusso liberamente, cercando di
affrontare, con tempi contingentati, tutti gli aspetti della
figura di Pio XII".
Per conoscere i nuovi documenti presentati nell'incontro e i
risultati raggiunti, ZENIT ha intervistato Andrea Tornielli.
Che cosa è successo nell'incontro a porte chiuse
organizzato da Yad Vashem e dallo Studium Theologicum Salesianum
di Gerusalemme?
Tornielli: Storici e studiosi che hanno scritto saggi e
compiuto ricerche su Pio XII si sono messi attorno a un tavolo
per discutere sullo stato della ricerca riguardo Papa Pacelli e
la Shoah
Qual era lo scopo dell'incontro?
Tornielli: Lo scopo era quello di fornire un quadro il più
possibile completo dello stato della ricerca. Non avevamo come
"missione" quella di parlare della didascalia che
presenta negativamente Pio XII nel museo di Yad Vashem. Ci siamo
incontrati e confrontati, producendo documenti.
Chi vi ha partecipato?
Tornielli: La delegazione di studiosi invitati dallo Studium
Theologicum Salesianum di Gerusalemme, su iniziativa del Nunzio
Apostolico Antonio Franco e di don Roberto Spataro SdB, era
rappresentata dai professori Thomas Brechenmacher, Jean
Dominique Durand, Grazia Loparco, Matteo Luigi Napolitano e dal
sottoscritto. Gli studiosi invitati da Yad Vashem erano Paul O'Shea,
Michael Phayer, Susan Zuccotti e Sergio Minerbi. Il primo giorno
è stata presente anche Dina Porat.
Quali tematiche sono state affrontate?
Tornielli: Abbiamo discusso di vari argomenti: l'esistenza o
meno di uno iato tra il Pacelli pubblico e quello privato; il
giudizio del Nunzio Pacelli nei confronti del nazismo, il
concordato con la Germania del 1933, la reazione alle
deportazioni e soprattutto alla razzia nel ghetto di Roma, il
numero degli ebrei salvati nei conventi della capitale; le
"ratlines" che hanno permesso la fuga dei
criminali di guerra.
Che cosa ha detto il Nunzio, monsignor Antonio Franco?
Tornielli: Il Nunzio ha introdotto i lavori, insieme al
direttore di Yad Vashem, ricordando che si trattava di un
incontro e non di uno scontro. Ha ricordato che il convegno
rappresenta la volontà di "un dialogo basato sulla
fiducia", perché tutti stiamo "cercando la verità".
L'Arcivescovo ha poi fatto notare come non esista un documento
scritto di Hitler che ordini la terribile "soluzione
finale" contro gli ebrei, anche se nessuno ovviamente
dubita che sia stato il Führer in persona a pianificare il
genocidio.
"Lo stesso criterio - ha detto il Nunzio - vorremmo
fosse applicato alla Chiesa cattolica e al Vaticano di fronte
alla mancanza di un ordine scritto del Papa in favore degli
ebrei. Non contano solo i documenti, conta anche la realtà dei
fatti". Infatti, coloro che sostengono la tesi del
"silenzio" e del disinteresse di Pio XII mostrano
talvolta di utilizzare una metodologia di ricerca della storia
bloccata nelle strettoie del positivismo, da tempo superato tra
gli storici di professione.
Quali sono stati i fatti presentati che dimostrerebbero il
grande lavoro svolto da Papa Pacelli in favore degli ebrei?
Tornielli: Si va dai documenti che provano come egli avesse
agito in favore degli ebrei prima da Nunzio (nel novembre 1917,
documenti degli archivi sionisti pubblicati negli anni Sessanta
da Pinchas Lapide e recentemente rilanciati dalla Fondazione Pave
the Way), poi da Segretario di Stato (ad esempio il
documento che ho ritrovato nell'archivio del cardinale Tisserant
che attesta un interessamento in favore degli ebrei discriminati
in Polonia e relativo a una legge sulla macellazione rituale).
Quindi sono stati prodotti i dati relativi ai conventi e agli
istituti religiosi che accolsero ebrei a Roma: quasi trecento su
settecento. Davvero difficile immaginare che tutto ciò potesse
avvenire senza la benedizione del Papa.
Quali sono invece le accuse?
Tornielli: Devo dire sinceramente che le accuse non erano
assolutamente nuove. Si è detto che il Papa non ha alzato la
voce contro Hitler perché era anticomunista, si è detto che
l'aiuto agli ebrei era frutto di iniziative spontanee, si è
insistito sul fatto che non esiste traccia di una volontà
papale in questo senso. Noi abbiamo prodotto una pagina del
diario delle consulte di Civiltà Cattolica, nella quale il
direttore padre Giacomo Martegani, il 1° novembre 1943,
all'uscita dall'udienza con il Papa annota: "Il Santo Padre
s'è interessato al bene degli ebrei". Devo dire che
l'accusa più pesante e davvero irreale è quella che ha
avanzato - come sua ipotesi - Sergio Minerbi, il quale ha detto
che il Papa avrebbe dato un via libera ai nazisti per fare la
razzia del ghetto, purché facessero in fretta!
Quali conclusioni sono state raggiunte?
Tornielli: Non ci sono state conclusioni vere e proprie, ma -
a quanto sembra - saranno pubblicati gli atti e soprattutto i
documenti che sono stati discussi. E questo è già un gran
risultato.
Come valuta l'incontro e quali, a suo giudizio, i passi
futuri?
Tornielli: Lo giudico assolutamente positivo. E' il primo di
una serie di passi e di incontri, che manifesta una volontà di
discutere, di ascoltare, di comprendere le ragioni degli altri.
Il clima è stato cordiale.
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ZI09061508 - 15/06/2009
Permalink: http://www.zenit.org/article-18627?l=italian
“Papa Pio XII è stato un vero eroe della II
Guerra Mondiale”
La Fondazione Pave the Way scopre 2.300 pagine di nuovi
documenti
NEW YORK, lunedì, 15 giugno 2009 (ZENIT.org).- La Fondazione
Pave the Way (PTWF), con base a New York, ha annunciato la
scoperta di più di 2.300 pagine di documenti originali
risalenti agli anni compresi tra il 1940 e il 1945.
I testi sono stati rinvenuti nel corso degli studi sul
pontificato di Pio XII e da una loro prima analisi emergono
ulteriori prove sull'intervento di Papa Pacelli nel salvataggio
di numerosi ebrei dall'Olocausto.
Il presidente della Fondazione, Gary Krupp, ha affermato in
un comunicato inviato a ZENIT che “per sostenere la nostra
missione di identificare ed eliminare gli ostacoli tra le
religioni, la PTWF si è impegnata in un progetto di ricerca
privata pluriennale per diffondere le azioni del Vaticano
durante la II Guerra Mondiale”.
“Con oltre 1.000 libri scritti sul tema – ha aggiunto –
, è diventato dolorosamente ovvio che questa controversia non
verrà mai risolta, anche dopo l'apertura degli Archivi Segreti
Vaticani fino al 1958”.
La scoperta dei nuovi documenti è avvenuta in un monastero
di Avellino. E' possibile e anche probabile che molti altri
documenti fondamentali possano trovarsi in diocesi maggiori.
Il rappresentante tedesco della PTWF Michael Hesemann ha
analizzato alcuni documenti dell'Archivio Segreto Vaticano,
attualmente aperto fino al 1939, e in essi ha ritrovato molti
esempi “delle azioni dirette e del ministero pastorale di
Eugenio Pacelli (Pio XII) per salvare gli ebrei dalla tirannia
nazista”.
Ugualmente, ci sono “prove documentate” della “diretta
intercessione di Pacelli per difendere gli ebrei della Palestina
dai Turchi ottomani nel 1917 e del suo incoraggiamento a
istituire una patria ebraica in Palestina nel 1925”.
“Poiché la storia presunta è stata la giustificazione per
odio, vendette e guerre, gli storici non hanno la responsabilità
morale fondamentale di ristabilire la verità?”, chiede Gary
Krupp.
Il presidente della Fondazione Pave the Way si è detto
“deluso” dall'influenza di molti sedicenti storici che
“hanno fallito nel ricercare le prove relative a questo
periodo e sono rimasti in silenzio quando i fanatici hanno
manipolato la verità”.
“Se la PTWF, come ricercatrice amatoriale, può scoprire
tante informazioni, com'è possibile che dei cosiddetti storici
e delle istituzioni accademiche abbiano permesso che la
valutazione di Pio XII, che dura da 46 anni, non sia stata
sfidata, influenzando le opinioni di più di un miliardo di
persone?”.
In generale, la risposta accademica su questo vuoto storico,
ricorda la Fondazione, afferma che ci si “riserva il giudizio
di Pacelli fino a che il Vaticano non aprirà la sezione che
abbraccia pienamente il pontificato di Pio XII”.
Gli onori e la gratitudine nei confronti di Papa Pio XII si
sono radicalmente trasformati nel 1963 dopo la rappresentazione
dell'opera teatrale “The Deputy” di Rolf Hochhuth.
“Attraverso delle testimonianze confermate – ricorda la PTWF
–, abbiamo scoperto che quest'opera era parte di un piano del
KGB che mirava a distruggere la reputazione della Chiesa
cattolica”.
“Secondo le nostre ricerche imparziali, e sulla base delle
moltissime prove che abbiamo scoperto, la conclusione innegabile
è che Papa Pio XII è stato un vero eroe della II Guerra
Mondiale”, afferma Gary Krupp.
“Probabilmente ha salvato più ebrei di tutti i leader
politici e religiosi del mondo insieme. Nel vero spirito
dell'eroismo, inoltre, ha fatto tutto ciò con la diretta
minaccia dei fucili tedeschi puntati ad appena 200 metri dalle
sue finestre”, ha concluso.
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