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Il
centro culturale “Alle grazie” dei padri domenicani, il centro
culturale "San Benedetto", la Fondazione Vittorino
Colombo, il Coordinamento regionale dei Centri Culturali Cattolici
in occasione della Mostra organizzata presso la Sagrestia mdel
Bramante a Santa Maria delle Grazie hanno organizzato un ciclo di
tre serate, la prima delle quali si è svolta il 26 Marzo sul tema
“San Paolo, un uomo nuovo”. Sono intervenuti S.E. Mons.
Brambilla che ha portato un saluto della Diocesi, Padre Paolo
Venturelli che ha nome dei Domenicani ha ringraziato tutti quanti
hanno contribuito a realizzare il progetto su San Paolo e la
mostra e poi Mons. Antonio Pitta, ordinario del Nuovo Testamento e
Eugenio Dal Pane, direttore editoriale di Itaca. Ha introdotto la
serrata e il ciclo degli incontri Mons Luciano Baronio
responsabile del progetto culturale della CEI per le Diocesi delal
Lombardia.
I prossimi incontri saranno venerdì 3 aprile, ore 21 “La
legge e la libertà” presso la Parrocchia Sant’Apollinare, via
Cabella 18 Baggio BUS 58,67 con Padre Paolo Garuti, biblista
domenicano, docente presso l'Ecole Biblique di Gerusalemme e S.E.
Mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia - giovedì
16 aprile, ore 21 “Lettera ai Romani: il Vangelo della
metropoli” presso la Basilica di Santa Maria delle Grazie con
Maria Grazia Mara, biblista e S.E. Mons. Vincenzo Paglia, vescovo
di Terni.
Il
prof. monsignor Antonio Pitta ha spiegato i punti di novità
introdotti dalla teologia paolina.
S.Paolo
distingue fra popolo
di Dio, che rimane Israele e sul quale si innesta la fede dei
gentili e il corpo di Cristo che è l’insieme dei credenti,
ebrei e pagani. Ha poi continuato sottolineando come nella
visione dell’apostolo l’essere uno in Cristo viene prima di
ogni molteplicità e distinzione carismatica e ministeriale: ogni
credente è parte del corpo di Cristo che è la Chiesa, sempre
dentro di essa, rendendo impossibile la dicotomia contemporanea
che fa parlare di adesione a Cristo e non alla Chiesa;
Le membra sono parte di un corpo. I cristiani
coi loro diversi carismi formano un corpo solo in Gesù Cristo.
L'analogia del corpo mette in rilievo soprattutto l'unità
della vita: le membra della Chiesa sono unite tra di loro in base
al principio della unità nella identica vita che proviene
da Cristo. «Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?
» (1Cor 6,15). Si tratta della vita spirituale, e anzi della vita
nello Spirito Santo.
La Chiesa corpo di Cristo dove ogni carisma
è importante e l’autorità si fonda sui carismi.
Esiste un "corpo" ecclesiale,
coincidenza delle membra col corpo di Cristo.
S. Paolo non ha inventato affatto il
cristianesimo, ma ha approfondito la rivelazione di Cristo.
Una delle novità di San Paolo sta nella giustificazione che non
deve però essere interpretata nel senso di predestinazione, oggi
anche tra mondo luterano e cattolico si è giunti ad una comune
lettura: prima di tutto c’è la fede in Cristo.
San Paolo dice, non è la legge che salva ma
la fede in Gesù. Per diventare cristiani non servono la
circoncisione o le opere ma l’adesione a Gesù Cristo che con la
morte in croce ci salva. Gesù ci rende uomini nuovi proprio come
ha fatto con San Paolo, chiamato direttamente da Gesù e per
questo vero apostolo.
La salvezza è iniziativa di Dio e dono della
sua misericordia, e non una conquista umana di cui l’uomo possa
vantarsi davanti a lui. L’osservanza della Legge non fondava
dunque la giustificazione, ma costituiva il requisito necessario
per rimanere nel patto con Dio non per entrarci.
Paolo scrive per dire come la circoncisione
era negativa non in se stessa, bensì in relazione al Vangelo: a
che cosa sarebbe servito più il Cristo, se la salvezza derivava
dalla circoncisione e dalla Legge?
Paolo rivendica il titolo di apostolo con
insolita insistenza e precisione, specificando che l’origine del
suo apostolato non è umana, ma divina.
La morale paolina: l’amore come dono
La dimensione etica della vita cristiana
scaturisce dalla persona,
divenuta «nuova creatura». Per questo spesso Paolo unisce
strettamente la narrazione dell’evento Cristo e l’esortazione
a viverlo quotidianamente nella fedeltà alle norme, quali segni
del cambiamento interiore. Fondamento della nuova etica è il
mistero pasquale partecipato all’uomo nel sacramento del
battesimo che rende figli di Dio e il dono dello Spirito
propulsore dell’agire morale fino al compimento della storia. «Tutti
siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché
quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di
Cristo […] tutti quelli che sono guidati dallo spirito di Dio,
questi sono figli di Dio» (Gal 3,27-28; Rm 8,14). «Senza il
legame con il kerigma, l’etica cristiana rischia di livellarsi a
semplice moralismo situazionale e senza l’etica, il kerygma del
vangelo corre il pericolo di essere mutato in una forma di gnosi
disincarnata: tra lo Scilla del moralismo e il Cariddi del
agnosticismo transita l’attualità dell’etica paolina». Il
passaggio necessario è dalla legge/ortoprassi alla grazia
dell'amore salvifico del Cristo.
Altro aspetto sottolineato da Pitta è che
l’antico testamento non è abbandonato ma si rilegge e si
capisce a partire da Gesù. Gesù permette di leggere l’Antico
Testamento in modo nuovo. Non c’è e non deve esserci quindi una
contrapposizione tra antico e nuovo testamento. Ciò che cambia è
il punto di partenza, non il libro o la legge ma Gesù Cristo. Non
sono le Scritture che rivelano Cristo, ma al contrario è Cristo
che rivela le Scritture.
La serata si è conclusa, dopo la
possibilità di alcune domande a mons Pitta, con la presentazione
del significato della mostra da parte del dott Eugenio Dal Pane e
una veloce visita alla mostra.
Paolo
e Luca Tanduo
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