| La Passione nell’arte
Giovedì 21 febbraio si è
svolto l'incontro organizzato dal centro culturale cattolico San Benedetto e dalla
Parrocchia. Il tema della serata "La Passione nell'Arte" è stato sviluppato da
Cesare Cavalleri, direttore del mensile "Studi Cattolici", con la lettura del
suggestivo poema "Il libro della Passione" del cileno José Miguel Ibanez
Langlois e dal critico d'arte Domenico Montalto che ha presentato un excursus di come la
Passione di Cristo sia stata rappresentata nella pittura nel corso dei secoli (opere di
Giotto, Mantegna, Grunewald, Manzo, Gauguin, Guttuso, Ghibaudo).
Significativa e toccante la
selezione di brani letti da Cesare Cavalleri: in un alternarsi di brani più delicati ed
altri più forti, perfino crudi in alcuni casi, e con accenni ai grandi drammi
dell'umanità (guerre, l'olocausto, il continuo disprezzo della dignità dell'uomo,
l'aborto...), abbiamo incontrato le figure della passione, da Erode a Giuda, dalla
Veronica ai discepoli; figure contraddittorie, drammatiche, violente ma proprio per questo
molto umane e contemporanee. E abbiamo accostato il Gesù che cammina verso il calvario,
schiacciato dal peso del male e del peccato dell'umanità. Significative le scelte dei
brani con al centro il discorso eucaristico del pane spezzato e la conclusione affidata
alle immagini di Emmaus e dell'apparizione in Galilea, immagini della Chiesa che vive
tutti i giorni la sequela e la Passione di Gesù.
Montalto ha invece aperto la
sua relazione con un'interessante nota iniziale: di tutte le religioni il Cristianesimo è
l'unica ad avere una rappresentazione grafica di Dio, l'unica che può dare un volto a Dio
perché Dio stesso si è fatto vedere, incarnandosi in Gesù. Dal Gesù del "Cristo
morto" di Mantegna con l'ardito realismo dei
piedi trafitti in primo piano a quello del "Compianto" di Giotto, morto tra le
braccia di sua madre: quadri innovativi dal punto di vista della prospettiva che, come ha
spiegato Montalto, volevano rendere il più possibile popolare e vicina alla gente la
rappresentazione della passione; e c'è il Gesù delle rappresentazioni moderne, nelle
quali emergono invece con più evidenza i sentimenti dell'artista: è il caso del
"Cristo giallo" di Gaugin nel quale è l'autore stesso a raffigurarsi sulla
croce o della "Crocifissione" di Guttuso: il titolo è già indicativo
"Crocifissione" e non "La Crocifissione" per dire che questo dramma è
di tutta l'umanità in ogni tempo.
Possiamo dire che il filo
conduttore di entrambi gli interventi sia stato il mostrare come la Passione non sia un
episodio circoscritto alla vita di Gesù ma sia attuale in ogni tempo: la passione di Dio
per l'uomo si ripete nella storia davanti alle ferite dell'umanità. Il cuore di Dio batte
ancora oggi per l'uomo con "pathos", con emozione, e ancora oggi porta su di sé
il peso del male, della violenza che l'uomo coltiva. È l'idea espressa dalla
"Calpestabile" di Ghibuado: un planisfero in silicone
composto da migliaia di piccoli crocifissi bianchi (quelli del rosario), colorati di rosso
nelle zone del mondo dove si vivono situazioni di guerra, sul quale è possibile camminare
per sentire sotto i propri piedi tutte le ferite dell'umanità.
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Manuela Stelluti Scala
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