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In questo periodo viviamo una crisi
finanziaria prima ed economica poi molto preoccupante e ci si pone
la domanda se è
davvero il capitalismo ad essere responsabile dei nostri problemi
odierni?
Con questa domanda
inizia l’introduzione di Luca
Tanduo alle relazioni di Simona
Beretta
Professore Ordinario Università Cattolica del Sacro Cuore - Facoltà di
Scienze Politiche e Alta Scuola di Economia e Relazioni
Internazionali e di Paolo
Pugni Amministratore delegato di Adwice (Società di consulenza direzionale),
autore dei libri “lavoro&responsabilità”
e “leader con l’anima”.
Già nell’Enciclica Centesimus Annus, pubblicata da
Giovanni Paolo II nel 1991 si aveva come risposta, ancora di
straordinaria attualità e che dimostra la grande capacità
anticipatrice della dottrina sociale: “Se
con «capitalismo» si indica un sistema economico che riconosce
il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della
proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi
di produzione, della libera creatività umana nel settore
dell'economia”, la risposta alla domanda iniziale è
certamente negativa. Infatti non si può scindere l’economia
dall’etica e dalla libertà dell’uomo come ha detto anche in
un intervista al Corriere della sera Il presidente Bpm Mazzotta:
«Non esiste un’economia libera senza un’etica. Quando
l’etica non c’è, l’economia cessa di essere libera e
probabilmente cessa pure d’essere un’economia….Se nella
ricerca delle cause ci fermiamo ai dettagli tecnici dimentichiamo
la cosa più importante: l’economia
è nelle mani dell’uomo e della sua autonomia». Secondo il Papa, “la
recente crisi dimostra come l'attività finanziaria sia a volte
guidata da logiche puramente autoreferenziali e prive della
considerazione, a lungo termine, del bene comune”.
Simona Beretta ci
ha spiegato come la finanza funzioni come un contratto e che
“Nel mondo della finanza si possono anche prendere scorciatoie,
prestando e prendendo a prestito dentro relazioni anonime, ‘di
mercato’, appiattite sul presente, con controparti che si
intende abbandonare velocemente quando il vento cambia direzione.
La tentazione della scorciatoia è forte perché sembra permettere
di fare i propri affari in tutta libertà, senza creare legami
stabili con nessuno: una finanza ‘liquida’ per una società
liquida’”. Al contrario,, ricorda Beretta citando il recente
discorso del Papa al Collège des Bernardins, durante il suo
viaggio apostolico in Francia, “sarebbe fatale, se la cultura di
oggi potesse comprendere la libertà ormai solo come la mancanza
totale di legami”. “Almeno nel mercato finanziario – è la
sua tesi - abbiamo la prova provata che la ‘libertà’ di
comprare e vendere rischi finanziari su un mercato anonimo che non
chiede l'impegno dei legami, alla lunga, si è davvero rivelata
fatale.” I facili guadagni,
che l'anarchia del mercato apre a tutti, allettano moltissimi allo
scambio e alla vendita, con la promessa e con l’ansia di fare
guadagni pronti e con minima fatica, la sfrenata speculazione
fanno salire e abbassare i prezzi secondo il capriccio e l'avidità,
con tanta frequenza, che mandano fallite tutte le sagge previsioni
dei produttori. Ossia precisa Beretta: “quando si offusca negli
operatori la consapevolezza della natura e del significato del
fare finanza, la finanza smette di perseguire il suo scopo, essere
il ponte fra risparmi e investimenti, e si autocondanna al
fallimento nel medio e lungo periodo.” Le innovazioni giuridiche
più "intelligenti", ordinate al miglior funzionamento
del mercato, possono ritorcersi contro il mercato stesso. Oggi
potremmo riferirci all'utilizzo dei contratti derivati, elemento
dominante della finanza globale, che consentono a taluno di
assicurarsi contro il rischio ma si prestano a costruire ardite
piramidi finanziarie virtuali. Il rischio sottolinea Beretta è una
scienza economica separata dalla legge morale; e per conseguenza
alle passioni umane si lasciò libero il freno. Quindi avvenne che
in molto maggior numero di prima furono quelli che non si diedero
più pensiero di altro che di accrescere a ogni costo la loro
fortuna. A conclusione del suo intervento, dopo aver sottolineato anche le
conseguenze dell’attuale crisi economica e delle precedenti
speculazioni sui prezzi delle
materie prime
(generi alimentari e petrolio in particolare) sui paesi in via di
sviluppo, Beretta pone la domanda: Cosa
può voler dire nell'attuale crisi finanziaria, che è certamente
la crisi di un sistema di potere economico, politico e culturale,
la centralità dell'integrale sviluppo della persona, del lavoro
umano nel suo pieno significato? La sua risposta rimanda al lavoro
di chi fa intermediazione finanziaria, nella sua forma più
semplice richiamandone cosi il vero significato e le potenzialità:
raccoglie risparmi che devono essere prontamente disponibili ai
depositanti che li ritirino, da un lato; dall'altro, individua
impieghi del risparmio stesso "scommettendo" sulla
capacità dell'imprenditore di realizzare la sua opera, crescere,
restituire. Quando si "scommette" ciascuno confida
nell'abilità dell'altro. Questa è una finanza
"generativa": sostiene imprese, opere, occasioni di
lavoro; fa anche profitti, forse non mirabolanti, ma non virtuali.
Anche l’intervento di Paolo Pugni non può
che partire da un riferimento alla crisi in atto. Dopo i recenti scandali del
capitalismo americano e nostrano un fantasma si aggira infatti nel
mondo del business e riempie di sé siti Internet e mission
aziendali: l’etica. Virtù come “onestà, lealtà, sacrificio,
magnanimità, umiltà” ritornano insistentemente nel frasario
delle aziende, suscitando non pochi interrogativi. Sempre
più di frequente le aziende parlano di etica, di codice di
condotta, di valori. Perché ne hanno bisogno: da un lato per
riconquistare la fiducia di mercati ed investitori, dopo gli
scandali di inizio millennio, dall’altro perché si sono rese
conto che la dimensione che oggi conta per fare affari è quella
relazionale, umana, diretta. E per stabilire relazioni schiette e
profonde con i clienti c’è bisogno di persone ricche di umanità.
Il mondo del lavoro sta dando indicazioni e mostrando un modello
che è anni luce lontano da quello dell’uomo che non deve
chiedere mai. Paolo Pugni si spiega con un esempio:”una delle prime regole del marketing è “non dare mai ad un
prodotto un nome che possa apparire ripugnante ai clienti”. Ora,
ci sono stati anni recenti dove profumi di marca si chiamavano
“Egoiste” e “Arrogance”. Evidentemente perché egoismo e
arroganza erano percepiti come valori. Oggi vedo comparire, nei
principi e nei valori di molte aziende, la parola umiltà: un bel
cambiamento, no?.”
Paolo Pugni ha
sottolineato la centralità della persona, la risorsa umana come
valore determinante è appunto una recente riscoperta del mondo
economico: “Essere veramente buoni rende”, aumenta la fiducia
necessaria al buon andamento dell’economia. L’esigenza
è di “ripartire dalla persona”. Infatti, se non so chi è
l’uomo, tutto l’impegno etico della nuova economia è come
privo di fondamenta.
Investire sulla
persona, sulle sue capacità, sulla sua creatività e rimettere al
centro l’etica e la via per rispondere alla crisi.
Affidiamo la
conclusione alle parole di Benedetto XVI nell’omelia del primo
gennaio 2009 indicando l’esempio di Maria: “Dio
si era fatto povero per noi, per arricchirci della sua povertà
piena d’amore, per esortarci a frenare l’ingordigia
insaziabile che suscita lotte e divisioni, per invitarci a
moderare la smania di possedere e ad essere così disponibili alla
condivisione e all’accoglienza reciproca”.
Paolo
e Luca Tanduo
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