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I testi per approfondire i nostri incontri

 SUCCESSI e INSUCCESSI nell'EDUCARE

Parrocchia Madonna della Divina Provvidenza 12 maggio 2010

Il 12 Maggio presso la Parrocchia della Divina Misericordia a Quinto Romano-Milano si è svolto Successi e Insuccessi nell'educare, sono intervenuti Padre Erminio Antonello responsabile del Nord Italia dei missionari Vincenziani e Cesari don Elio Delegato Ispettoriale per la Pastorale Giovanile dei Salesiani. Alla serata erano presenti circa 70 persone.

 

Partendo dalle parole di Benedetto XVI nella Caritas in Veritate nell’educare oggi «va sottolineato un aspetto problematico: per educare bisogna sapere chi è la persona umana, conoscerne la natura. L’affermarsi di una visione relativistica di tale natura pone seri problemi all’educazione, soprattutto all’educazione morale, pregiudicandone l’estensione a livello universale». Certo oggi i ragazzi sono stimolati da tantissimi interessi e oggi più che mai la distanza generazionale sembra più ampia anche per lo sviluppo delle nuove tecnologie in particolare quelle virtuali e una velocità di cambiamento della società molto veloce. Anche la Chiesa in un convegno a Roma si è occupata delle nuove relazioni che oggi non sono solo quelle reali ma anche quelle virtuali. Un aspetto da non stigmatizzare che offre opportunità ma che pone anche nuove problematiche. Inoltre vogliamo porci la domanda dell’incontro con ragazzi difficili, il cosiddetto fenomeno del bullismo, delle esperienze di gruppo e di amicizia che oggi sembrano così condizionanti per i ragazzi e per questo aspetto partiamo da una delle esperienze educative quella Salesiana negli oratori, ad Arese e nei vari ambiti educativi. C’è però in fondo un'altra domanda che anche il papa Benedetto XVI ha ripreso a Viterbo sulla riuscita dell’educare Ciò non potrà avvenire, però, senza l’opera paziente e qualificata di educatori credibili e autorevoli, capaci di "generare" in un contesto di fiducia, di libertà e di verità. Non ha torto chi sottolinea come l’attuale crisi educativa riguardi primariamente la generazione adulta” perchè a volte i ragazzi sono spiazzati da adulti che non sanno più educare e interagire con loro o che a loro volta sono in crisi.

Dopo questa introduzione di Luca Tanduo, Padre Antonello ha affrontato il tema dell’educazione proponendo una riflessione sui motivi per i quali oggi educare è difficile e la figura dell’educatore  ha perso di autorevolezza. C’è innanzitutto una ragione storica che si può ricondurre al pensiero illuminista che ha messo in crisi visione personalistica che nasce dalla visione cristiana dell’uomo. La domanda centrale è Chi è l'uomo? Per educare bisogna sapere chi è la persona umana, conoscerne la natura. Oggi invece la visione relativistica tende ad soggettivizzare anche il concetto di persona e lo scopo e il ruolo dell’educazione. Quali sono i desideri nel cuore dell'uomo. Come suscitare il desiderio della ricerca? La sfida educativa è e deve essere il coraggio di tornare a educare l'intelligenza e il desiderio verso il bene, il vero, il bello. L’elemento fondamentale è la credibilità dell’educatore sia che sia genitore sia che sia sacerdote sia che sia educatore. Quello di cui abbiamo bisogno è di educatori che sappiano vivere prima di tutto loro stessi  il bene. Decisivo è chiedere ai giovani e ai ragazzi impegno ma per qualcosa che sappiamo prima di tutto noi stessi che vale ed è vero per noi. Alcune mamme presenti hanno detto “Ci ha particolarmente colpito l’intervento di Padre Erminio Antonello. E’ stato esplicito ed esaustivo nell’esaltare il rapporto che unisce i genitori ed i loro figli, sottolineando come gli insegnamenti siano vani se non seguiti da azioni e comportamenti che avvallino gli stessi. L’“aria” che si respira nelle nostre mura domestiche, gli scambi di opinione, gli atteggiamenti, le emozioni sono ossigeno che noi trasmettiamo ai nostri figli e che contribuiscono a formare il loro modo di essere. Questo dovrebbe far riflettere la nostra generazione (siamo mamme di circa 40 anni), ad utilizzare i comportamenti dei nostri ragazzi come uno specchio per analizzare in profondità il nostro cuore e la nostra mente. Dovremmo selezionare con attenzione, quali sono le reali priorità, le cose importanti, per le quali vale la pena vivere ogni giorno. Spesso siamo proprio noi genitori, distratti dalla quotidianità a scegliere la via più veloce e meno faticosa per educare i ragazzi glissando i problemi. Deleghiamo ad altri (media, scuola, società sportive, ecc) compiti che invece sono nostri o giustifichiamo le nostre scelte con la solita banale scusa “perché tutti fanno così”. Purtroppo queste nostre azioni sono molto dannose per i giovani. Loro invece sono molto attenti ai nostri comportamenti e decodificano all’istante i nostri atteggiamenti frettolosi, poco coerenti e superficiali”.E’ stato anche evidenziato che i doveri e la fatica per ottenere quello che si desidera, sono necessari ed inoltre non è corretto proteggere sempre i nostri figli, perché in questo modo si trasmette un messaggio di debolezza e di insicurezza. E’ importante che gli adolescenti vivano con la coscienza della nostra fiducia e del nostro rispetto nei loro confronti, e con la certezza che saremo sempre al loro fianco anche quando il cammino sarà faticoso. Padre Antonello ha poi sottolineato come noi dobbiamo mettere al centro del nostro educare e proporre Gesù come maestro di Vita. Come aiutare i ragazzi e i giovani a diventare uomini? Partendo dalla sua esperienza Salesiana don Elio ha presentato il modello educativo di don bosco ancora vero e valido oggi  anche se i ragazzi vivono dinamiche diverse e con mezzi diversi, dalle nuove relazioni che oggi non rischiano di essere troppo virtuali. Il problema prioritario che le nostre società moderne devono affrontare è l’educazione. Questa fu l’intuizione di Don Bosco già nel diciannovesimo secolo. Ricordiamoci le parole che pronunciò a Parigi, durante il suo viaggio trionfale del 1883: «Non indugiate nell’occuparvi dei giovani, altrimenti loro non indugeranno ad occuparsi di voi!».  Esistono, in estrema sintesi, alcune caratteristiche necessarie per un’opera che sia realmente educativa secondo il cuore di don Bosco:

1.      Creatività di artista per coniugare l’impulso pastorale con l’intelligenza educativa, intimamente uniti tra loro dalla grazia di unità. Un po’ di “santa” pazzia e tanto equilibrio, insieme.

2.      Il giovane è soggetto attivo nella prassi educativa e deve sentirsi veramente coinvolto come protagonista nell’opera che si vuole realizzare. Senza la sua libera collaborazione non si costruisce nulla. Don Bosco coi suoi ragazzi non agiva conquistandoli educativamente, ma condividendo con essi le responsabilità.

3.      Con lo sguardo fisso sull’Uomo nuovo. Il fine che si prefigge l’educazione salesiana è la configurazione all’Uomo nuovo (Cristo) in ogni giovane. Evidentemente ciò non è preso in considerazione dall’educazione laicista.

4.      Prevenire è l’arte di educare in positivo, proponendo il bene in modo attraente; è l’arte di far sì che i giovani crescano dal di dentro, con libertà interiore superando formalismi esteriori; è l’arte di guadagnarsi il cuore affinché camminino con allegria facendo il bene, correggendo deviazioni, preparandosi per l’avvenire

5.      Lo “‘speciale metodo educativo’ di Don Bosco si presenta sempre con tre poli di valori: la ragione, la religione, l’amorevolezza

6.      Con un impegno creativo nei confronti del tempo libero del giovane: “la vita di gruppo è un elemento fondamentale della tradizione pedagogica salesiana”.

7.      Verso il realismo della vita. Una delle caratteristiche della pedagogia di Don Bosco è il suo aspetto pratico, il voler abilitare i giovani alla vita sociale ed ecclesiale; aiutarli a trovare il posto che loro corrisponde nella Chiesa e nella società (dimensione vocazionale).

 

Paolo Tanduo