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L’opera di Stark è divisa in due parti. Il punto di partenza è: la religione non è un fenomeno
secondario che deve essere spiegato attraverso cause economiche e sociali, ma è al
contrario la realtà che spiega – non da sola – un gran numero di fenomeni sociali,
politici ed economici. Né si tratta solo della religione considerata a sua volta come un
fenomeno sociale: l’idea di Dio che ciascuna religione propone ha conseguenze decisive
per la vita associata. Il Dio cristiano ha questo di particolare: ha creato il mondo
secondo ragione, il che implica che le leggi dell’universo possano essere – sia pure
mai completamente – scoperte e comprese dalla ragione umana.
Le più significative innovazioni intellettuali, politiche,
scientifiche ed economiche introdotte nello scorso millennio sono riconducibili al
cristianesimo e alle istituzioni a esso collegate. E’ alla teologia cristiana che
dobbiamo attribuire la vera origine della ragione. Mentre infatti le altre grandi
religioni hanno posto l’accento sul mistero, sull’obbedienza e sulla meditazione, il
cristianesimo ha abbracciato la logica e il pensiero deduttivo aprendo la strada alla
libertà e al progresso.
Il cristianesimo inventa anche la nozione di persona umana, dotata di
libertà e responsabilità; dotata di diritti e di doveri. Questi diritti implicano anche
la libertà politica e la tutela della proprietà privata, benché quest’ultimo diritto
non sia concepito come assoluto ma subordinato alle esigenze del bene comune, secondo una
casistica che raggiungerà il suo apice con la Scolastica del Medioevo. Scienza, libertà
della persona e proprietà privata sono le tre basi dell’economia «moderna», che in
realtà non è affatto moderna ma è medievale. Nel Medioevo, senza saperlo, l’Europa
cristiana sorpassa il resto del mondo nei settori della scienza, dell’organizzazione
politica e dell’economia: «l’idea secondo cui nel Medioevo l’Europa sprofonda
nell’oscurità è una mistificazione creata ad arte dagli intellettuali irreligiosi e
violentemente anti-cattolici del secolo XVIII (…)»
La
seconda parte del testo entra nel dettaglio della storia europea. L'affresco che Stark
traccia è quello dello sviluppo del "capitalismo" anzitutto in Italia, dove sono inventate la banca
moderna e il sistema assicurativo, con un primato europeo incontrastato che dura fino al
XVI secolo e che fa sì che l’Italia, pure politicamente e militarmente debole, domini
economicamente il continente. Queste imprese italiane non operano nonostante ma grazie
alla religione cattolica, i cui insegnamenti morali sono parte integrante della formazione
del personale, cui del resto sono date istruzioni perché in tutta Europa una parte dei
profitti sia destinata alla carità e al culto. Solo molto lentamente, profittando di
situazioni geografiche favorevoli e d'innovazioni tecnologiche nel settore tessile e
minerario, il "capitalismo" italiano trova concorrenti a Nord: dapprima nelle
Fiandre (cattoliche), da cui il modello capitalista passa solo più tardi nell'Olanda
(protestante); quindi nell'Inghilterra (anglicana). Il declino del primato italiano nel
Seicento è collegato alla perdita di uno dei tre elementi necessari secondo il modello di
Stark perché il «capitalismo» fiorisca: la libertà politica, confiscata da signorie
dispotiche e soprattutto dal dominio francese e spagnolo. Al termine dell'opera, Stark si
chiede: se è vero che «il cristianesimo ha creato la civiltà occidentale», questa è
ora in grado di camminare senza la religione? Secondo il sociologo americano ci sarebbero
in teoria motivi per sostenere l'ipotesi secondo cui la fiducia in un mondo che funziona
secondo leggi razionali, che la ragione può scoprire, è penetrata così profondamente
nell'immaginario collettivo occidentale da potere sopravvivere per generazioni anche
separata dalla sua origine storica, che deriva dalla nozione cristiana di Dio e della
creazione. Ma ci sono due elementi che mettono in dubbio questa ipotesi. Il primo è lo
stesso tema di questo mio libro: il declino dell'Europa, Il secondo è il successo del
cristianesimo in tutti i Paesi non europei che intraprendono il cammino della
modernizzazione scientifica, della libertà politica e dell'economia moderna. |