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Le bugie degli ambientalisti

Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it

Tranquilli. L'Uomo non morirà di fame. Né di freddo. Né resterà senz'acqua. Le risorse non si esauriranno e in ogni caso non sarà la crescita demografica a sancire la fine delle energie che muovono il nostro pianeta.

L'Uomo non affollerà la Terra stremandola, ma sarà il perno per lo sfruttamento di nuove risorse e lo stimolo per la ricerca. Ma nonostante sia la Storia a dirlo, oltre che i dati, persiste nell'ideologia ambientalista il pregiudizio contro l'incremento demografico e lo sviluppo condotto dal genere umano. Gli ambientalisti estremisti, con le loro tesi catastrofiste, sono ormai il centro di una filosofia secondo la quale ci sono troppe persone sulla Terra, e che queste sfruttano troppe risorse inquinando sempre più l'aria, i mari e la terra. «I padroni del pianeta» (Piemme, pag.208) è il titolo della nuova inchiesta di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari. I due, già autori di due libri su «Le bugie degli ambientalisti» (a riguardo hanno pubblicato anche il libro «Che tempo farà»), smontano pezzo dopo pezzo le tesi che annunciano i «distrastri verdi» che staremmo provocando. Cibo, energia, acqua. Ma prima di tutto popolazione. I calcoli degli ambientalisti sembrano errati. Paul Ehrlich, ad esempio, ha dato vita a una delle più importanti teorie sulla presunta tragedia demografia con il suo «The population bomb». Ehrlich ha spiegato che nel 1850 la popolazione ha raggiunto un miliardo di persone, raddoppiando in duecento anni. Poi in appena ottanta anni è ancora raddoppiata: c'è una forte riduzione dei tempi di raddoppio della popolazione. Oggi gli anni necessari per raddoppiare la popolazione sono 35: in novecento anni si avrebbero sessanta milioni di miliardi di persone, ha spiegato Ehrlich riscuotendo successo e influenzano associazioni e governi. Cascioli e Gaspari hanno spezzato questa teoria, facendo subito notare che se veramente il raddoppio avvenisse in 35 anni la Terra dovrebbe raggiungere gli otto miliardi di abitanti quest'anno, nel 2009, ma in realtà oggi non raggiungiamo i sette miliardi. Proprio l'Onu ha fatto notare che si arriverà a otto miliardi solo nel 2050, e toccati i 9,1 miliardi il trend si invertirà e la popolazione inizierà a calare. Insomma, tranquilli, non ci ammasseremo. Non c'è bisogno di promuovere politiche a sfavore delle nascite. Ma soprattutto non finiremo per questo le nostre risorse. Perché l'uomo stesso è risorsa e sa come aumentarne la quantità secondo il momento storico. A meno che non decida di aggredire se stesso e per difendere l'ambiente, che ha sicuramente bisogno di continue e capillari attenzioni, o non decida di combattere delle battaglie, errate nei calcoli, con un uso eccessivo della «forza». Come quella contro l'uso degli Ogm. Il 28 novembre 2006, nella Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, il presidente Marco Lion (Verdi), e altri esponenti di sinistra, decisero di innalzare il livello di fumonisine nel mais. Le fumonisine sono delle tossine nocive per l'uomo e gli animali. Possono provocare effetti neurotossici e citotossici. I Verdi ne hanno innalzato il livello solo per una cieca opposizione alle piante Ogm: ma evitandone l'uso hanno messo in pericolo la vita dell'uomo. Cascioli e Gaspari spiegano come le risorse non possano finire. Come in realtà l'acqua non finirà per l'Uomo. Le teorie sui «limiti dello sviluppo» sono in realtà piene di buchi. E lo dimostrano quelle sviluppate in anni passati e che oggi non trovano riscontri effettivi. Il Club di Roma, per esempio, prevedeva negli anni Sessanta che il petrolio sarebbe finito nel 1992, l'oro nel 1981, l'argento e il mercurio nel 1985, lo zinco nel 1990. La teoria degli autori de «I padroni del pianeta» è che le risorse non sono limitate. Si può parlare di sistemi monopolistici e cattiva distribuzione dei beni. Di movimenti ideologici che condizionano scelte mondiali, dall'Onu in giù. Di ambientalisti estremismi che invocano la catastrofe della Terra. Ma non della deriva dell'Uomo. Né delle risorse. Tranquilli.

"Risorse finite? L'uomo le moltiplica"

di <http://www.ilgiornale.it/la_aut.pic1?ID=6042> Matteo Sacchi

Noi umani siamo sempre di più mentre le risorse sono sempre di meno. Questo è il refrain di buona parte della letteratura ecologista e di molti guru dell'antiglobalizzazione, come Serge Latouche, che vorrebbero indirizzarci verso un'economia che abbandoni lo sviluppo e punti verso una decrescita, più o meno serena. E oltre a Latouche si potrebbero elencare moltissimi altri nomi, noti e meno noti, che hanno costruito una fortuna sul «bio allarme»: Al Gore, Naomi Klein, Jeremy Rifkin, Nicholas Georgescu-Roegen, Vandana Shiva, l'italiano Maurizio Pallante... Molto meno numerosi gli autori che si sono apertamente schierati contro questa concezione neomalthusiana della realtà. E che scommettono sulla capacità dell'uomo di non provocare nessuna catastrofe ambientale. Tra questi vanno segnalati due italiani, Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari. Dopo due volumi sulle bugie degli ambientalisti ora sono in libreria con un nuovo saggio - I padroni del pianeta (Piemme, pagg. 206, euro 13,50) - che presenta una tesi che farà venire i capelli dritti a qualunque allarmista o fan del «si stava meglio quando si stava peggio»: le risorse disponibili sono in drastico aumento. E più aumenta la popolazione mondiale e l'industrializzazione, più aumenteranno le risorse. Stupiti? Ecco come Antonio Gaspari, coordinatore scientifico del Master in scienze ambientali dell'Università Europea di Roma, ci spiega le conclusioni a cui è giunto assieme a Cascioli. Le risorse aumentano? La stampa mondiale non ci dice da anni il contrario? «Non solo i giornali, anche un pezzo della comunità economico-scientifica ha l'abitudine di descrivere il mondo come se fosse una torta finita, la società come se fosse fissa. Quindi guardando le cose in quest'ottica ogni aumento dei consumi non può far altro che assottigliare le risorse... ». E invece? «Invece le risorse crescono molto più della popolazione. La prova è proprio la crisi attuale, una crisi da sovrapproduzione... Produciamo più di quanto possiamo consumare. Chi ritiene le risorse come un dato fisso pensa l'uomo solo come consumatore. Invece l'uomo crea, ridefinisce, sviluppa... Quindi il concetto di risorsa cambia continuamente. L'unica vera risorsa da cui non si deve mai prescindere è il valore del capitale umano e sociale». Faccia un esempio... «Lo sviluppo tecnologico dei computer ha trasformato il silicio in un processore, mentre prima era poco più che sabbia... L'uomo non consuma. È piuttosto il motore che crea e moltiplica le risorse. Abbiamo più riserve di petrolio oggi che negli anni Cinquanta. E ai tempi di Marco Polo il petrolio era solo un liquido puzzolente». Quindi se abbiamo problemi economici non è per colpa della produzione o del livello delle riserve energetiche? «Il problema maggiore sono proprio le crisi speculative. Siamo più attenti ai titoli e alla carta che alla produzione reale. Basta pensare alla speculazione sul petrolio, i cui prezzi sono saliti in modo esponenziale e in maniera assolutamente scollegata. E l'altro grande rischio è la politica di riduzione delle nascite. È folle: le persone, i giovani, i cervelli sono la medicina, non la malattia». Faccio l'avvocato del diavolo. Non esistono limiti strutturali allo sviluppo del pianeta?

«I limiti sono relativi, non fissi. È il capitale umano che moltiplica le risorse. Se parliamo di risorse naturali l'Africa batte tutti per ricchezza. Nella realtà è povera a causa dello scarso capitale umano a disposizione per farle fruttare, e in più noi tutti continuiamo a dire agli africani che non devono usare le tecnologie che abbiamo usato noi, colti da non si sa bene quale ecoterrore. E intanto noi diventiamo sempre più vecchi. Senza contare che le risorse di 3/4 del pianeta, quelle marine, non sono state ancora intaccate. Sa qual è la sola cosa folle? Il sottosviluppo, è il sottosviluppo a essere insostenibile». Eppure in molti postulano il ritorno a un'economia meno globale. A partire dall'agricoltura biologica... «Gli effetti dell'economia della decrescita sono già belli che dimostrati... Mi ricordo un agricoltore del Mali che ho incontrato a Roma mentre si stava recando a Bruxelles per parlare di Ogm. Mi ha detto: "Io gli europei non li capisco. Noi in Africa l'abbiamo l'agricoltura biologica e ci fa morire di fame e depaupera i terreni. Dove arriva la tecnologia invece i livelli di produzione diventano subito migliori e la gente inizia a star meglio. A meno che il biologico non sia solo un modo per tenere i prezzi alti... "». E la questione dell'acqua come risorsa in via di esaurimento? «Nessuno qui, sia chiaro, sta facendo inni agli sprechi... Ma l'acqua si risparmia proprio con l'agricoltura ad alta tecnologia. Guardi l'esempio di Israele che ha fatto fiorire un deserto. L'agricoltura assorbe il 70 per cento delle risorse idriche: le campagne sull'"usate la doccia e non la vasca" sono ridicole... Sono agricoltura e rete idrica che vanno modernizzate. Scatenare il terrore della scarsità è una bestemmia». Insomma le campagne anti tecnologiche e di «terrorismo» sulla fine delle risorse non avrebbero motivi logici. Ma allora da dove vengono? «Ci sono degli "idoli", dei miti duri a morire che influenzano il nostro modo di pensare. Tra questi l'idea del buon selvaggio che deriva da Rousseau e l'idea folle che la natura starebbe meglio senza l'uomo. Per fare un esempio terra terra: la vicenda di quel ragazzo scappato in Alaska e raccontata nel film Into the wild». E sono miti sbagliati? «Se fossimo rimasti dei cacciatori raccoglitori, allora sì che non ci sarebbe bastato il pianeta... E, quanto al buon selvaggio, chiunque abbia vissuto in una foresta sa quanto quell'ambiente sia terribile. Quanto alla Terra senza l'uomo e alla sua incontaminata bellezza... a che serve se nessuno la guarda?».