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Pubblichiamo ampi stralci dell’omelia che
l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale
Angelo Bagnasco, ha pronunciato ieri mattina al Santuario
della Madonna della Guardia.
C arissimi fratelli e sorelle (...) continuiamo a
guardare il Bambino Gesù sulle braccia della Madonna e in
quel piccolo volto scorgiamo il volto di ogni uomo così
come in ogni uomo vediamo il volto stesso di Cristo: questa
è la nostra fede poiché Dio, Creatore e Padre, ha impresso
in ciascuno la sua immagine, facendone così una realtà
sacra. Per questo la sua dignità è inviolabile sempre e
comunque, a maggiore ragione quando la sua vita è più
debole e indifesa: concepita, malata, terminale, senza casa,
lavoro, patria. Quando i morsi della insicurezza,
dell’oppressione politica e culturale, della persecuzione
religiosa, dell’assoluta incertezza del futuro, si fanno
più laceranti e insopportabili. Non è forse questo ciò
che normalmente spinge tanti nostri fratelli e sorelle a
tentare imprese impossibili pur di trovare speranza? Imprese
che, come spesso è avvenuto, sono segnate da tragedie che
interpellano la coscienza di tutti.
Com’è noto, la sicurezza e la solidarietà non
sono due opzioni contrapposte, ma un’unica e inscindibile
strada, perché si radicano entrambe nell’unità della
persona, della natura umana. Sono valori oggettivi e
universali che testimoniano l’esistenza di un diritto
naturale valido sempre e ovunque, anche se a volte si sostiene
che non esistono verità e principi in grado di vincolare la
libertà di tutti. La sicurezza e la solidarietà
universalmente volute, sono diritti da rivendicare giustamente
e sono dei doveri da onorare onestamente, nel quadro delle
situazioni concrete della vita dei singoli, delle società,
delle Nazioni.
Se non si può pretendere l’impossibile, si deve
però assicurare tutto il possibile perché l’uomo è
sacro sia per la fede che per la ragione, fuori e oltre le
categorie dell’efficienza, dell’autosufficienza, e
persino dell’autocoscienza: la vita umana ha una dignità
intrinseca che precede tutto questo. Ed è su questa
dignità previa, senza bisogno di specificazioni, che si
fondano le Carte dei Diritti umani.
È del tutto evidente, inoltre, che le difficili sfide
della globalizzazione esigono risposte globali e
organiche, chiedono ormai sempre più la collaborazione
dei diversi Paesi coinvolti dai complessi e gravi fenomeni
in atto a livello mondiale.
P arlando di valori oggettivi, viene da chiedersi
se esistano veramente principi veri e certi, oppure – come
a volte si sente dire – è tutto risultato di modelli
culturali. (...) L’unico riferimento sentito come valido e
interessante sarebbe l’individuo con le sue convinzioni
ideali e morali, con i suoi interessi e le sue esclusive
vedute. In questo contesto quale società sarebbe
possibile? In un clima di nichilismo valoriale, non si
cadrebbe inevitabilmente in uno Stato etico? Che pretende
di decidere l’ordine morale fondamentale, anziché
riconoscere i valori costitutivi della persona, quelli che
scaturiscono non dai desideri dei singoli ma dalla natura
umana di tutti, come l’inviolabilità della vita umana,
un lavoro decente, l’onorabilità, la cultura, la libertà,
la casa, la sicurezza, la solidarietà...? Che l’uomo sia
fatto così com’è, anima e corpo (...) precede qualunque
nostra decisione e vincola il dover essere morale dei singoli
e della collettività: vincola qualsiasi autorità.
Si dice che la ragione è l’unico punto
d’incontro tra gli uomini e le culture, l’unico
fondamento della morale e del diritto. Ma dobbiamo
chiederci innanzitutto se la ragione crei la realtà delle
cose o se sia piuttosto un mezzo indispensabile per
indagare, scoprire e approfondire una realtà che la precede
e di cui essa stessa – la ragione – è parte nobile.
Tutta la tradizione del pensiero umano – con
accentazioni, percorsi e svolte diverse – riconosce alla
ragione questo compito. E ciò che attiene all’uomo
parte da ciò che è, non da ciò che vorremmo o che pensiamo
che egli sia.
S i dirà forse che il mio dire è una forma di «
ingerenza » in ambiti che non sono di mia competenza. Perché,
invece, non pensare ad un contributo che la Chiesa in
moltissime forme – religiose e pastorali, culturali e sociali
– offre alla riflessione di tutti e per il bene comune?
Tutto ciò che riguarda l’uomo è salvato da Cristo, e la
Chiesa continua la missione del suo Signore e Maestro.
Che la Madonna della Guardia benedica Genova e
tutti noi: ci renda cattolici seri e coerenti sempre,
coraggiosi testimoni e annunciatori di Cristo ovunque.
cardinale Angelo Bagnasco arcivescovo di Genova
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