Benedetto XVI ai vescovi americani: «La Chiesa non può tacere»
di Massimo Introvigne
Ricordando il suo viaggio apostolico del 2008, il
Pontefice ha detto che «uno
degli aspetti più memorabili
della mia visita pastorale negli
Stati Uniti è stata
l’opportunità che mi ha offerto
di riflettere sull’esperienza
storica americana della libertà
religiosa, e specificamente
sulla relazione tra religione e
cultura». Nel 2008, inserendosi
in un dibattito storiografico
sulla natura delle carte di
fondazione della nazione
americana - per alcune
massoniche e sostanzialmente
atee, per altri cristiane -
Benedetto XVI aveva affermato
che questi documenti non
s’ispirano ad alcuna specifica
confessione cristiana ma
riconoscono sia un diritto
naturale, sia che la garanzia
ultima di questo diritto è Dio,
autore della natura.
«Al cuore di ogni
cultura, che lo si percepisca o
no - ribadisce oggi il Pontefice
- c’è un consenso sulla
natura della realtà e sul bene
morale, e quindi sulle
condizioni perché l’umano possa
fiorire. In America questo
consenso, come si è tradotto nei
documenti di fondazione della
vostra nazione, si è fondato su
una visione del mondo modellata
non solo dalla fede ma
dall’impegno verso certi
principi etici derivati dalla
natura e da Dio, autore della
natura». Questo consenso, però,
è oggi in pericolo. «Oggi questo
consenso è stato eroso
significativamente per l’azione
di potenti nuove correnti
culturali che sono non solo
direttamente opposte agli
insegnamenti morali fondamentali
della tradizione
ebraico-cristiana ma sempre più
ostili al cristianesimo in
quanto tale».
La Chiesa non deve
ritrarsi di fronte a queste
correnti. Non solo deve
«a tempo opportuno e non
opportuno proclamare un Vangelo
che propone verità morali che
non cambiano», ma - e qui emerge
il diretto rilievo politico -
deve anche ricordare che queste
verità sono «la chiave per la
felicità umana e la prosperità
sociale». La lotta contro «le
correnti culturali odierne che
contengono elementi che
ostacolano la proclamazione di
queste verità, o riducendole nei
limiti di una razionalità
meramente scientifica o
sopprimendole nel nome del
potere politico di una
maggioranza» non è solo una
questione che riguarda la
Chiesa, ma qualche cosa che
concerne tutti i cittadini.
Infatti, queste correnti
«rappresentano una minaccia non
solo alla fede cristiana, ma
alla stessa umanità». L’intera
società americana, cedendo a
queste correnti, rischia una
deriva totalitaria. «Quando una
cultura cerca di sopprimere la
dimensione del mistero ultimo e
di chiudere le porte alla verità
trascendente, inevitabilmente
s’impoverisce e cade preda, come
Papa Giovanni Paolo II
[1920-2005] aveva visto così
chiaramente, di letture
riduzioniste e totalitarie della
persona umana e della natura
della società».
La Chiesa, dunque,
non può tacere. Deve scendere in
campo contro chi «promuove
nozioni della libertà
separata dalla verità morale». E
la Chiesa parla a tutti, perché
non parla «a partire da una fede
cieca ma da una prospettiva
razionale che collega il nostro
impegno a costruire una società
davvero giusta, umana e prospera
alla nostra certezza ultima che
l’universo possiede una logica
interna accessibile alla ragione
umana». A tutti, dunque, la
Chiesa propone il diritto
naturale, come il Papa aveva
ricordato nel 2011 nel viaggio
in Germania. «La difesa da parte
della Chiesa di un ragionamento
morale fondato sulla legge
naturale parte dalla sua
convinzione che questa legge non
è una minaccia alla libertà
umana, ma piuttosto un
“linguaggio” che ci permette di
capire noi stessi e la verità
del nostro essere, e così di
costruire un mondo più giusto e
più umano. La Chiesa propone il
suo insegnamento morale come un
messaggio non di costrizione ma
di liberazione, e come base per
costruire un futuro sicuro».
Non si gridi
all’ingerenza della Chiesa in
questioni politiche.
«La testimonianza della Chiesa è
per sua natura pubblica; essa
cerca di convincere proponendo
argomenti razionali nella piazza
pubblica. La legittima
separazione tra Chiesa e Stato
non può essere interpretata nel
senso che la Chiesa dovrebbe
tacere su certi temi, né che lo
Stato dovrebbe astenersi dal
confronto con la voce dei
credenti quando sceglie quali
valori daranno forma al futuro
della nazione»
Dunque, per i cattolici
americani, non è il momento di
cedere alle tentazioni di
ritirarsi dalla piazza pubblica
o dal dibattito politico. Al
contrario, «è obbligatorio che
tutta la comunità cattolica
degli Stati Uniti si renda conto
del grave rischio per la
testimonianza morale della
Chiesa presentato da un
secolarismo radicale che trova
sempre maggiori espressioni
nelle sfere politica e
culturale. La gravità di questa
minaccia dev’essere chiaramente
compresa a tutti i livelli della
vita ecclesiale». Facendo eco a
un
documento dei vescovi americani
del 29 settembre 2011, di
cui a suo tempo La Bussola
Quotidiana ha dato conto,
il Papa aggiunge che «destano
particolare preoccupazione certi
tentativi in corso di limitare
la libertà più cara agli
Americani, la libertà religiosa.
Molti di voi hanno sottolineato
che sono in corso sforzi
organizzati per negare il
diritto all’obiezione di
coscienza a individui e
istituzioni cattoliche che
rifiutano di cooperare a
pratiche intrinsecamente
malvagie. Altri mi hanno parlato
di una minacciosa tendenza a
ridurre la libertà religiosa
alla semplice libertà di culto»,
un tema che sta particolarmente
a cuore a Benedetto XVI. La vera
libertà religiosa non si limita
a garantire la libertà di
pregare, ma garantisce alla
Chiesa la possibilità di essere
presente sulla piazza pubblica e
di dire la sua sul futuro delle
nazioni.
I vescovi degli Stati
Uniti, in verità, hanno parlato.
Ora tocca ai laici. È
necessario, secondo il
Pontefice, che si manifesti «un
laicato cattolico impegnato,
colto e ben formato dotato di un
forte senso critico rispetto
alla cultura dominante e del
coraggio di reagire a un
secolarismo riduzionista che
tenta di delegittimare la
partecipazione della Chiesa al
dibattito pubblico sui problemi
che stanno determinando il
futuro della società americana».
La preparazione di una classe
dirigente, afferma il Papa, è
«una componente essenziale della
nuova evangelizzazione».
Per chi ancora non avesse
capito, il Papa invita i vescovi
a «mantenere i contatti con i
cattolici impegnati nella vita
politica e ad aiutarli a
comprendere la loro
responsabilità personale di dare
pubblica testimonianza della
loro fede, specialmente sui
grandi problemi morali del
nostro tempo: rispetto per la
vita come dono di Dio,
protezione della dignità umana,
promozione degli autentici
diritti umani». Capire bene il
messaggio del Concilio Ecumenico
Vaticano II, ha aggiunto il
Pontefice, significa affermare
che «la giusta autonomia della
sfera secolare deve anche tenere
in considerazione la verità che
non esiste un regno degli affari
terreni che potrebbe essere
sottratto al Creatore e alla sua
sovranità».
L’America si trova di
fronte a scelte decisive.
Benedetto XVI si è
augurato che si comprenda «la
necessità di preservare un
ordine civile con chiare radici
nella tradizione
ebraico-cristiana». La sfida è
lanciata. La parola passa ora ai
politici.
