http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=15872&geo=6&size=A
24/07/2009 11:07
CINA
Contrordine: ora
le autorità cinesi chiedono alle famiglie di fare più figli
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Per la prima volta da decenni, un dirigente della Commissione per la pianificazione familiare incita le coppie a fare più figli. L’invito è rivolto solo alle coppie autorizzate a fare il secondo figlio, ma è indicativo del sostanziale fallimento della politica del figlio unico. Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La popolazione di Shanghai invecchia con troppa rapidità. Così le autorità lanciano una campagna di “sensibilizzazione” diretta alle coppie autorizzate a fare il secondo figlio. Xie Lingli, capo della Commissione di Shanghai per la popolazione e la pianificazione familiare, spiega al semiufficiale China Daily che si vuole così “ridurre la percentuale della popolazione anziana e alleviare la scarsità di forza lavoro nel futuro”. Shanghai, maggiore città cinese, ha 3 milioni di residenti registrati sopra i 60 anni, circa il 22% della popolazione, e si prevede che siano il 34% entro il 2020. Per il 2050 il Centro Usa per gli studi strategici e internazionali prevede oltre 438 milioni di cinesi oltre i 60 anni e 100 milioni oltre gli 80. Ora ci sono 1,6 persone in età lavorativa ogni anziano oltre i 60 anni, mentre la proporzione nel 1975 era di 7,7. In Cina dagli anni ’70 ogni coppia può avere solo un figlio, a pena di gravi sanzioni. Possono averne due i residenti rurali che hanno avuto una bambina e le minoranze etniche, ma anche le coppie che siano entrambi figli unici. La campagna di sensibilizzazione si rivolge a queste ultime e prevede anche un sostegno statale psicologico e finanziario. La politica del figlio-unico è sempre stata molto criticata per le conseguenze sociali e psicologiche. Ora Xie ammette che “il crescente numero di anziani creerà pressioni sulle giovani generazioni e sulla società. Dobbiamo risolvere il problema, anche se questo non significa che sarà riveduta la politica di pianificazione familiare”. All’inizio del 2009 un dirigente della Commissione ha ammesso che oltre i due terzi della donne preferirebbe avere due figli o più. Analisti commentano che, nonostante l’apparente rigore della legge, è spesso successo che coppie facoltose e dirigenti del Partito comunista abbiano avuto più di un figlio. In questi casi le punizioni sono state anche esemplari, ma episodiche. Cina, gli «orrori» nella politica del figlio unico Un libro denuncia il lato più terribile della pianificazione in atto dagli anni ’70, dagli aborti forzati ai bimbi gettati via La “politica del figlio unico” in vigore dalla fine degli anni ’70 come uno dei lati oscuri della Cina. Un libro ne svela i lati più concertanti: «Strage di innocenti. La politica del figlio unico in Cina», scritto da Harry Wu e curato da Toni Brandi e Francesca Romana Poleggi, è stato pubblicato il 23 luglio scorso dell’Editrice Angelo Guerini. Harry Wu, oggi direttore esecutivo della Laogai Research Foundation, è sopravvissuto all’esperienza dei “Laogai”, i lager cinesi, in tutto simili a quelli nazisti. I metodi con cui il regime di Pechino persegue il controllo delle nascite non sono meno violenti. Non solo vige l’obbligo del figlio unico (tranne che in pochi casi): anche per il primo figlio occorre il permesso di una “cellula del controllo della popolazione”, in base ai numeri rigidamente pianificati dal governo centrale per ogni zona del Paese. «Meglio dieci tombe che una nascita fuori piano», «Una sterilizzazione fa onore a tutta la famiglia», «Meno bambini, più maialini da fattoria»: questi sono gli slogan con cui il regime cerca di inculcare nella popolazione l’idea del figlio unico obbligatorio. Per chi sgarra c’è l’aborto forzato, talvolta al 7° o 9° mese, o anche l’infanticidio: almeno mezzo milione di funzionari girano per il Paese arrestando le donne rimaste incinte senza permesso, o i loro familiari per indurle a costituirsi. Alcune testimonianze sono agghiaccianti; donne fatte abortire con metodi atroci, bambini appena nati buttati nella spazzatura, ancora vivi, o uccisi barbaramente davanti agli occhi della madre. Il regime si vanta di avere così evitato circa 400 milioni di nascite. Gli effetti di questa politica, a quanto denuncia Wu, sono il rapido invecchiamento della popolazione; un forte squilibrio fra i sessi, tant’è che milioni di cinesi non possono sposarsi per mancanza di donne e diventa sempre più frequente il rapimento o il commercio di donne vietnamite. Non solo: sono in aumento i suicidi di donne che hanno subito la violenza dell’aborto forzato. Mentre sono tantissimi i bimbi non registrati all’anagrafe, quindi privi di ogni diritto. A tutto questo si aggiunge la repressione contro che denuncia queste violenze o cerca di difendere le vittime: l’arresto e la tortura sono all’ordine del giorno. |
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