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08/10/2010 CINA
Il Premio Nobel a Liu Xiaobo, un dono per la Cina e per l’occidente
di Bernardo Cervellera
http://www.asianews.it/notizie-it/Il-Premio-Nobel-a-Liu-Xiaobo.html

Il premio è un conforto per tutti i firmatari di Carta 08. Rispettare i diritti umani e la libertà religiosa sono l’unico modo di salvare la Cina dalla catastrofe che è già visibile oggi. Un monito per Pechino, ma anche per l’occidente che vede il gigante cinese solo come un mezzo per risolvere i propri problemi economici.

Roma (AsiaNews) – La comunità degli attivisti democratici e dei dissidenti scoppia di gioia per l’assegnazione del Premio Nobel per la pace allo scrittore Liu Xiaobo. E anche se la polizia oscura le televisioni e imbavaglia la moglie di Liu, Liu Xia, il premio Nobel per la pace allo scrittore, sono un conforto per tutti coloro che con lui hanno avuto il coraggio di lottare e firmare il documento, Carta 08, che ha determinato la sua condanna a 11 anni di prigione per “sovversione contro il potere dello Stato”.

Zhang Zuhua, fra i firmatari di Carta 08 ha dichiarato che “Il premio onora gli oltre 10 mila cittadini cinesi che con coraggio hanno firmato a sostegno delle idee espresse in Carta 08 e di tutti i prigionieri di coscienza”.

Da parte sua, il presidente del Comitato per l’assegnazione del Premio, Thorbjoern Jagland ha affermato che Liu “è il simbolo più eminente dell’ampia lotta per i diritti umani in Cina”. Va detto che fra i firmatari di Carta 08 vi sono anche membri del Partito comunista e che le riforme politiche invocate dal documento, sono una stringente necessità da almeno 40 anni, da quando Deng ha proposto le “quattro modernizzazioni” (esercito, agricoltura, industria, tecnologia), ma non ha proposto “la quinta modernizzazione”, la democrazia.  Un altro elemento importante nel dare il premio Nobel a Liu sta nel fatto che la proposta di Carta 08 vede al cuore delle riforme la libertà religiosa. È sempre più chiaro che non si può difendere l’uomo (cinese o di qualunque altra cultura) senza guardarlo come un valore assoluto e perciò dentro una visione religiosa che vede l’uomo come proprietà di Dio e non dello Stato. Proprio per questo – e forse per la prima volta nella storia della dissidenza cinese – nel documento sui diritti umani si chiede la libertà religiosa, l’eliminazione delle differenze fra attività religiose “legali” e “illegali”, ufficiali e sotterranee. Questo passo - un fondamento religioso dei diritti umani – è frutto della sofferenza e del carcere di molti dissidenti, fra cui anche Liu, che sono venuti a contatto con il meglio della civiltà occidentale.  Il premio Nobel e la sottolineatura religiosa della proposta di Liu Xiaobo e di Carta 08 sono un monito anche all’occidente. Europa e Stati Uniti devono scegliere se continuare ad usare la Cina come un asino che ci tira fuori dalla crisi economica, senza considerare i diritti degli operai e quelli dell’ambiente, sfruttando la manodopera a basso costo e basta, oppure se potenziare non solo i rapporti di tipo materiale, ma anche i diritti umani e religiosi, essenziali allo sviluppo di un popolo.  Il monito di Liu e di Carta 08 è che se non si compie questo passo di rispetto per l’uomo e per la sua dimensione religiosa, la Cina (e il suo supersviluppo economico) è destinata al fallimento. E il suo, sarebbe anche quello dell’occidente.

 

 

 
 
ZI10100816 - 08/10/2010
Permalink: http://www.zenit.org/article-24024?l=italian

Nobel per la pace a Liu, l'attivista convertitosi al cristianesimo

ROMA, venerdì, 8 ottobre 2010 (ZENIT.org).- “L’assegnazione del Nobel per la pace all’attivista cinese Liu Xiaobo è una bellissima notizia”. È quanto ha affermato Gerolamo Fazzini, direttore editoriale della rivista Mondo e Missione, mensile del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere). 

Liu Xiaobo il Premio Nobel, uno dei veterani della protesta di piazza Tiananmen del 1989, sta scontando attualmente una condanna ad 11 anni di carcere per “istigazione alla sovversione”, con l'accusa di essere tra i promotori di Charta08, il documento firmato da oltre duemila cittadini cinesi col quale si propone l'instaurazione in Cina di un sistema politico democratico.

Tra le motivazioni per l'assegnazione del Nobel per la pace è scritto che Liu è stato scelto “per la sua lotta lunga e non violenta per i diritti umani fondamentali, in Cina”.

Per Fazzini la notizia è degna di rilievo “in primo luogo perché viene riconosciuta la statura morale di una figura che ha pagato di persona - con l’ostracismo più bieco e il carcere - un prezzo altissimo per i suoi ideali di democrazia, giustizia sociale e libertà”.

“In secondo luogo – ha proseguito – perché, premiando Liu, è finalmente caduto la 'grande muraglia' dell’omertà che l’Occidente ha mantenuto in questi anni nei confronti di una situazione gravissima quale quella dei diritti umani in Cina. Già nel 2008 era stata proposta la candidatura di Hu Jia (e quest’anno negli Usa è stata proposta quella di Cheng Guancheng), entrambi dissidenti cinesi molto noti all’estero, ma non se n’è mai fatto nulla, anche in ragione della pavidità delle cancellerie occidentali nei confronti di Pechino”.

Liu Xiaobo, ha aggiunto Fazzini, “non è un uomo isolato, ma la punta di diamante di un movimento di attivisti, intellettuali, ex funzionari di partito che stanno cercando di cambiare la Cina dal basso. Ma che, proprio per questo, sono osteggiati da Pechino, tant’è che fino dal febbraio scorso il portavoce del ministero cinese degli Esteri aveva definito una 'mossa sbagliata' l’eventuale assegnazione del Nobel per la pace a Liu”.

Inoltre, Liu Xiaobo, “insieme con altri noti dissidenti, quali Gao Zhisheng, Han Dongfang e Hu Jia, fa parte di un gruppo di persone che sono approdate al cristianesimo e che hanno scoperto la fede cristiana come la base del valore assoluto della persona e forza del loro impegno in difesa dei diritti umani”.