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CINA/ 25 Novembre 2009

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=16962&size=A

Il card. Zen pubblica una guida per capire la Lettera del papa ai cattolici cinesi

Il card. Joseph Zen di Hong Kong ha pubblicato una guida per i cattolici cinesi per spiegare meglio la Lettera che Benedetto XVI ha scritto ai cattolici cinesi nel 2007.

Il porporato affronta di petto alcune questione molto dibattute all’interno delle comunità cristiane dopo la Lettera papale:

1)      anzitutto se un vescovo sotterraneo deve farsi riconoscere dal governo, come richiesto dal ministero degli affari religiosi. Insieme al papa, il card. Zen precisa, con il papa che questo è possibile, “a condizione che esso [il riconoscimento] non comporti la negazione di principi irrinunciabili della fede e della comunione ecclesiastica”. Il cardinale – correggendo alcune interpretazioni in voga – spiega che ciò va fatto non a tutti i costi, ma con “grande cautela”, “sentito il suo [del vescovo] presbiterio”, e comunque senza contravvenire ai “principi irrinunciabili”. Tali spiegazioni sembrano calzare con la situazione emersa nelle scorse settimane nella diocesi di Baoding, dove il vescovo coadiutore Francesco An Shuxin è emerso dalla clandestinità, celebrando con un vescovo illegittimo, e aderendo all’Ap. Il fatto ha generato forte divisione e dolore fra i fedeli e i sacerdoti della diocesi (Cfr. AsiaNews.it, 29/10/2009  Vescovo clandestino dell’Hebei diventa membro dell’Associazione patriottica).

2)      Se l’esperienza della comunità sotterranea è ormai superata. Il card. Zen spiega che “Prendendo appiglio dall’inciso “la clandestinità non rientra nella normalità della vita della Chiesa” (Lettera del Papa, n. 8), qualcuno sostiene che, dopo la Lettera del Papa non c’e’ più ragione per i fedeli di rimanere nella clandestinità. Questo e’ evidentemente un esempio di interpretazione fuori del contesto. La clandestinità e’ certamente anormale, ma e’ forzata da una situazione anormale, e finché la situazione anormale permane c’e’ ragione per rimanere in tale clandestinità. Fare altrimenti sarebbe “accettare ingerenze di organismi statali in ciò che tocca l’intimo della vita della Chiesa”. L’interpretazione errata spingerebbe le comunità clandestina ad arrendersi alle indebite ingerenze del regime, mentre la Lettera del Santo Padre incoraggia le comunità aperte a liberarsi da esse”.

3)      I vescovi ufficiali riconosciuti dalla Santa Sede devono porre sempre più “gesti inequivocabili di piena comunione con il Successore di Pietro” (Lettera del papa, n. 8). Il card. Zen spiega che la situazione dei vescovi ufficiali è ambigua perché essi pur essendo riconosciuti dal Vaticano, si trovano iscritti all’Ap. Essi si trovano in una situazione di “ compromesso, perché la struttura in cui sono coinvolti e’ una struttura (oggettivamente) inaccettabile, ma essi nel loro cuore (soggettivamente) non intendono accettarla e la tollerano provvisoriamente nella speranza e nello sforzo di cambiarla appena possibile”. Proprio per questo, però, il porporato sottolinea che questi vescovi devono essere “coerenti” e non farsi strumentalizzare nel pubblicizzare gli ideali dell’Ap: “Come può considerarsi in comunione con la Sede Apostolica uno che tutti i momenti grida in supporto di una Chiesa indipendente?”. Alcuni mesi fa il card. Zen ha criticato alcuni vescovi ufficiali, fra cui quello di Pechino, che hanno preso parte alle celebrazioni per i 50 anni dalle prime elezioni episcopali indipendenti (Cfr AsiaNews.it, 3/1/2009 Il card. Zen chiede più coraggio ai vescovi cinesi). (BC)