18/08/2008 11:55 GEORGIA – RUSSIA Georgia, l’aiuto dei
cattolici per far fronte all’emergenza umanitaria Mons.
Giuseppe Pasotto ringrazia Benedetto XVI per l’appello
lanciato a favore della popolazione georgiana nell’Angelus di
ieri e sottolinea lo sforzo della Chiesa e della Caritas a
favore dei profughi. Nella sola Tbilisi vi sono oltre 70mila
rifugiati, per i quali sono stati attivati 200 centri di
accoglienza.
Tbilisi (AsiaNews) – “Gratitudine al Papa” per l’appello
lanciato ieri durante l’Angelus a favore della popolazione
georgiana e “preoccupazione” per la situazione attraversata
dal Paese, che deve far fronte a una vera e propria “emergenza
umanitaria” per affrontare la quale si è subito mossa la
Caritas Internazionale con i primi aiuti. È quanto afferma ad
AsiaNews mons. Giuseppe Pasotto, Amministratore apostolico del
Caucaso dei Latini, secondo il quale ancora oggi “la
situazione è molto precaria”.
Oggi a mezzogiorno l’esercito russo dovrebbe iniziare
l'abbandono dai territori georgiani, come ha assicurato il
presidente Dmitry Medvedev durante il colloquio telefonico
intercorso ieri con l’omologo francese Nicolas Sarkozy, il
quale ha minacciato “pesanti ripercussioni” sulle relazioni
russo-europee nel caso in cui Mosca non rispetti il cessate il
fuoco. La cancelliera tedesca Angela Merkel è a Tbilisi per un
vertice con il presidente Mikhail Saakashvili e apre all’ingresso
della Georgia nella Nato, sottolineando che “se il Paese lo
vorrà” non vi saranno ostacoli, mentre il ministro degli
Esteri italiano Franco Frattini è in contatto con Mosca per
definire i dettagli della missione degli osservatori
internazionali nella zona di guerra.
Nonostante le promesse del Cremlino, l’esercito russo
continua a presidiare le strade attorno a Gori con check-point e
sbarramenti oltre i quali non è possibile passare senza una
autorizzazione. Una complicazione ulteriore per i volontari e i
soccorritori impegnati a prestare i primi aiuti alla popolazione
segnata da un conflitto che ha causato, ad oggi, almeno 100mila
profughi. Si fa sempre più difficile dunque la situazione nel
Caucaso e non alimenta l’ottimismo la notizia pubblicata dal
sito internet del New York Times, secondo il quale Mosca ha
predisposto lo schieramento nel sud dell’Ossezia di basi di
lancio per missili a corto raggio SS-21, in grado di colpire
diverse aree sensibili della Georgia fra cui la stessa capitale
Tbilisi.
Sul fronte umanitario, invece, si aggrava la situazione degli
sfollati, come testimonia mons. Pasotto: “La Caritas
internazionale ha ricevuto la richiesta da parte del Patriarcato
locale e del Governo di attivare tutti i mezzi e le risorse a
disposizione per far fronte all’emergenza. Sono state aperte
un paio di mense e oltre 200 punti di accoglienza nella capitale
per ospitare i rifugiati. Nella sola Tbilisi ve ne sono oltre
70mila, ma secondo le prime stime in tutto il Paese vi sono
oltre 100mila sfollati. La situazione è molto precaria”. L’Amministratore
apostolico del Caucaso dei Latini sottolinea “l’assistenza e
la solidarietà” mostrate dai cittadini georgiani e denuncia l’ingresso
di truppe paramilitari – fra cui Kazaki e ceceni – che
depredano le case abbandonate nella città di Gori sotto lo
sguardo incurante dei soldati russi. “Gori è ancora isolata
– ribadisce mons. Pasotto – mentre il Paese è diviso in due
a causa delle operazioni militari russe che hanno distrutto
ponti e ferrovie, interrompendo i collegamenti”. Egli auspica
che a breve venga ripristinata la piena libertà di spostamento
per “portare aiuto ad una popolazione” che vive “nel
terrore”, e chiede che i profughi “possano fare ritorno
nelle proprie case”. Fra gli sfollati vi sono anche diversi
cristiani di Gori, alcuni dei quali hanno trovato rifugio nelle
famiglie della capitale che hanno aperto le porte delle proprie
case.
-