VATICANO - CINA
Libertà
religiosa per il futuro della Cina
di Bernardo Cervellera
http://www.asianews.it/notizie-it/Libertà-religiosa-per-il-futuro-della-Cina-23284.html
Roma (AsiaNews) - Ancora oggi ci giungono notizie di
arresti di monaci tibetani, dopo le terribili immagini di
giovani monaci e monache che si danno fuoco per la libertà.
Le violenze contro le comunità del Tibet sono solo un
aspetto della macchina che in Cina domina le religioni e
cerca di distruggerle. Agli arresti di monaci e monache
tibetani fa da pendant l’arresto di sacerdoti della Chiesa
sotterranea (almeno una decina secondo fonti di AsiaNews),
condannati ai laogai, i lavori forzati o “la riforma
attraverso il lavoro”, solo per aver tenuto un ritiro
spirituale per i giovani universitari, o concesso l’estrema
unzione a una vecchia in ospedale.
Al sequestro di Gedhun Choekyi Nyima, 21 anni, il Panchen
Lama scelto dal Dalai Lama – il più giovane prigioniero di
coscienza al mondo – corrisponde il sequestro dagli anni ’90
di due vescovi cattolici, mons. Giacomo Su Zhimin di Baoding,
80 anni, e mons. Cosma Shi Enxiang di Yixian, 88 anni, forse
i più anziani prigionieri di coscienza, isolati in un luogo
sconosciuto per non aver mai voluto rinnegare il loro legame
con il papa.
Lo stesso si può dire dei controlli su monasteri e fedeli
tibetani, in parallelo con il controllo delle messe e dei
raduni dei cattolici; il freno a pubblicazioni religione,
alla libera diffusione del credo, all’incontro fra fedeli
locali e stranieri e all’invito a professori e maestri
dall’estero: su tutti vige il controllo delle associazioni
patriottiche e il sospetto che ogni raduno religioso sia di
per sé un complotto contro la nazione: il papa e il Dalai
Lama sono visti entrambi come due poteri stranieri che
minano all’unità del Paese.
Di per sé, fra cattolici e tibetani vi è una grande
differenza: l’irredentismo tibetano presenta anche una
rivendicazione territoriale, di indipendenza o di autonomia.
I cattolici non hanno alcuna pretesa territoriale e vivono
in ogni parte della Cina, scegliendola come la propria casa.
Un altro aspetto differente è che i cattolici non si sono
mai resi responsabili di atti di violenza contro il governo
di Pechino, mentre in questi decenni di occupazione del
Tibet vi sono stati attacchi, scontri, morti, spesso
provocati dall’esercito o dalla polizia cinese.
Pur con queste differenze - anzi proprio a causa di queste
differenze - è ancora più incomprensibile il freno alla
libertà religiosa, i controlli e il modo sprezzante che
Pechino ha nei riguardi del papa e della fede cattolica.
Solo pochi mesi fa – in giugno e luglio – vi sono state due
ordinazioni episcopali a Leshan (Sichuan) e a Shantou (Guangdong),
preparate contro il volere della Santa Sede, con vescovi
sequestrati apposta per farli partecipare a un gesto
contrario alla loro fede e al legame di comunione col papa.
Il punto è che un regime dittatoriale non può permettersi il
lusso di lasciare il minimo spazio fuori del suo controllo.
Per questo, anche il rapporto con Dio, quello con il papa,
la preghiera al Dalai Lama, l’esibizione della sua foto sono
considerati elementi sovversivi. La Cina sa che la libertà
religiosa è il piccolo sentiero da cui passa il rispetto
della persona e tutti i diritti umani. Per questo,
liberalizzare la religione significa decidersi a fare le
riforme politiche dentro e fuori il partito, riforme sempre
promesse, ma mai mantenute; sostenere uno stato di diritto
invece della corruzione, dell’anarchia e del sopruso.
Da tempo la Cina è su questo bivio – riforme o no – e si
tira indietro rispolverando i canti di Mao e la repressione
stile Rivoluzione culturale. Ma ormai deve fare presto:
centinaia di milioni di persone in Cina, delusi dalle
ingiustizie del partito e dal materialismo soffocante, si
rivolgono alle religioni. E molti dissidenti scoprono che la
fede cristiana – il Dio che ama l’uomo - è la base sicura
dei diritti umani. Se la leadership non si decide al passo,
ne sarà costretta dall’implosione verso cui si sta dirigendo
la società. Allora, solo le religioni, con il loro potere di
riconciliazione, potranno fermare la distruzione e la
violenza.
