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ZI10010811 - 08/01/2010
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Attaccate quattro chiese cristiane in Malaysia


Tre templi protestanti e uno cattolico
 

ROMA, venerdì, 8 gennaio 2010 (ZENIT.org).- Anche la Malaysia non è esente dagli attacchi ai templi cristiani. Questo giovedì notte, infatti, i fondamentalisti musulmani hanno attaccato tre chiese protestanti e una cattolica.

Padre Lawrence Andrew, direttore del settimanale cattolico Herald, ha riferito all'agenzia AsiaNews che “non vi è un pericolo immediato, ma la situazione è comunque preoccupante”.

Gli attacchi arrivano dopo che il 31 dicembre la Corte Suprema di Kuala Lumpur ha annullato l'ordinanza del Ministero dell'Interno che impediva alla Chiesa cattolica di pubblicare la parola “Allah” per riferirsi al Dio cristiano sull'Herald (cfr. ZENIT, 6 gennaio 2010).

Il sacerdote ha osservato che è in atto “una campagna di propaganda nazionale” della maggioranza musulmana, secondo cui “il nome Allah può essere usato solo per riferirsi al Dio dell’islam”.

La chiesa cattolica danneggiata nell'attentato è quella dell’Assunzione a Petaling Jaya. Gli assalitori hanno lanciato una bomba Molotov all’interno dell’edificio, senza provocare danni ingenti.

Padre Lawrence ha riferito che oltre ai luoghi di culto sono state attaccate alcune “auto di proprietà dei cattolici: carrozzerie danneggiate e vetri infranti, ma non vi sono feriti”.

In seguito alla decisione della Corte Suprema, nelle vie di Kuala Lumpur si è svolta questo venerdì una manifestazione di protesta promossa da 58 organizzazioni non governative (ONG) musulmane, alla quale hanno partecipato circa 300 persone.

“La protesta non ha fatto registrare incidenti – ha detto padre Lawrence ad AsiaNews – perché la polizia ha fatto un buon lavoro. Le forze di sicurezza sono impegnate a mantenere la calma, per prevenire un’escalation delle violenze”.

“Siamo preoccupati ma la situazione non è ancora di pericolo – ha aggiunto –. Abbiamo avviato una stretta collaborazione con il Governo, per contribuire a riportare la tranquillità del Paese”.

Per evitare ulteriori violenze, ha confessato, “non useremo la parola Allah nelle edizioni del nostro giornale finché la magistratura non avrà emesso la sentenza definitiva”.

“Oggi la tv ha trasmesso in tutto il Paese la preghiera del venerdì. Durante il sermone si è ripetuto più volte che Allah è il Dio dei musulmani e essi soli lo possono utilizzare – ha concluso –. È un tentativo di mettere sotto pressione i giudici, perché cancellino la sentenza della Corte suprema. Con un clima di questo genere, non sarà possibile svolgere un processo equo e giusto”.

 

 

09/01/2010 VIETNAM

Vescovi vietnamiti accusano la repressione del governo per la distruzione del crocefisso

http://www.asianews.it/notizie-it/Vescovi-vietnamiti-accusano-la-repressione-del-governo.html
Il brutale attacco contro il crocefisso del cimitero di Hanoi e la distruzione di simboli sacri “ingredienti della politica” del regime comunista nel risolvere le dispute. I prelati chiedono dialogo per la ricerca di una soluzione pacifica. I fedeli costruiscono una nuova croce in bambù; la polizia arresta cinque cattolici e blinda la zona.

Hanoi (AsiaNews) –  I vescovi del Nord Vietnam, in solidarietà con l'arcivescovo di Hanoi, esprimono sgomento per la distruzione di simboli sacri della fede e per il brutale attacco contro la comunità cattolica. Al termine di una riunione tenuta ieri nell’ufficio dell’arcidiocesi della capitale, i 10 prelati hanno dichiarato che la distruzione del crocefisso del cimitero della parrocchia di Dong Chiem, avvenuta il 6 gennaio scorso, e le violenze contro i fedeli sono “due ingredienti della politica governativa nel risolvere le dispute con le religioni”.

In un gesto di sfida verso il governo, i fedeli hanno edificato una nuova croce in bambù (nella foto), nello stesso luogo in cui era collocata la croce distrutta nei giorni scorsi. Essi intendono affermare il diritto di proprietà del terreno, che “appartiene da più di 100 anni alla parrocchia e non verrà abbandonato”.
 
In risposta, la polizia ha arrestato cinque cattolici e ha impedito l’accesso all’area. Al momento resta ignoto il luogo in cui sono stati condotti. Gli agenti non sono intervenuti per distruggere la nuova croce in bambù. I media di Stato, invece, hanno ripreso la campagna diffamatoria contro i cattolici, accusandoli di “fomentare l’odio” nel Paese.
 
All’indomani della visita del presidente vietnamita Nguyen Minh Triet in Vaticano e l’incontro con papa Benedetto XVI, sono emersi segnali di speranza perché i conflitti pendenti fra Chiesa e governo comunista potessero trovare “una soluzione pacifica attraverso il dialogo”.
 
Tuttavia, l’attacco contro i fedeli della parrocchia di Dong Chiem ricorda i metodi usati contro i fedeli a Tam Toa e Bau Sen (nella diocesi di Vinh) e a Loan Ly (arcidiocesi di Hue). Le due diocesi sono state teatro di violenze da parte di funzionari governativi e polizia, che hanno distrutto simboli della fede, picchiato e arrestato fedeli e sacerdoti, sequestrato le proprietà dei cattolici.