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07/05/2010
VIETNAM

Arrestati 59 cattolici di Con Dau: accompagnavano un funerale

http://www.asianews.it/notizie-it/Arrestati-59-cattolici-di-Con-Dau:-accompagnavano-un-funerale-18344.html

Da Nang (AsiaNews) – I partecipanti a un funerale sono stati attaccati dalla polizia e 59 di loro sono stati arrestati. La denuncia viene dal vescovo di Da Nang, nella parte centrale del Vietnam, mons. Joseph Chau Ngoc Tri, che in una lettera pastorale condanna l’accaduto e chiede a fedeli e autorità di controlllarsi per evitare ulteriori violenze.
 
Nel documento, che porta la data del 6 maggio, il vescovo riferisce che il 4 maggio, nella parrocchia di Con Dau, durante la processione per il funerale di Maria Tan, 82 anni, la polizia è intervenuta per impedire la sepoltura nel cimitero. Per quasi un’ora ci sono stati scontri tra i 500 fedeli e gli agenti hanno arrestato 59 persone. “La polizia è andata a caccia di altri fedeli”, scrive il vescovo.
 
Ieri, il governo vietnamita aveva negato che ci fossero stati cattolici arrestati o feriti. Secondo la portavoce del Ministero degli esteri, Nguyen Phuong Nga, “questa informazione è falsa e mira solo a calunniare il Vietnam”. “La verità – aveva affermato – è che questa vicenda non ha a che fare con la religione”. La Nga aveva smentito che si fosse impedito il seppellimento, ma aveva aggiunto che è cosa nota che il cimitero si trova in un’area destinata a una nuova zona residenziale e non può essere usato.
 
Fatto sta che il vescovo chiede invece il rilascio immediato degli arrestati. E che il cimitero, nel quale sono stati seppelliti molti cattolici, è una di quelle aree divenute appetibili per la crescita del valore dei terreni e che le autorità locali, a quanto sembra, stanno pensando di realizzarvi un resort turistico.
07/05/2010
IRAK
Universitari cristiani chiedono giustizia e sicurezza ai leader religiosi irakeni

http://www.asianews.it/notizie-it/Universitari-cristiani-chiedono-giustizia-e-sicurezza-ai-leader-religiosi-irakeni-18351.html

Mosul (AsiaNews) – Una inchiesta sulla strage del 2 maggio scorso e la possibilità di svolgere gli esami di fine anno accademico in un luogo sicuro. Sono le richieste avanzate dagli studenti cristiani della zona di Mosul, durante l’incontro di ieri a Karakosh del Consiglio dei capi religiosi irakeni. Intanto hanno raggiunto tre diversi ospedali di Ankara, in Turchia, un gruppo di 24 universitari vittime il 2 maggio scorso di un doppio attentato vicino a Mosul. Si è trattato di un attacco mirato contro due autobus che trasportavano studenti della città di Hamdaniya, 40 km a est della capitale della provincia di Ninive, nel nord dell’Iraq. Il bilancio è di due morti e 188 feriti, una parte dei quali si trova ora in Turchia.
 
Nel giardino antistante l’edificio che ha ospitato il Consiglio dei capi religiosi erano radunati centinaia di studenti. Fra questi, anche un piccolo gruppo di universitari feriti nell’attentato del 2 maggio. Essi hanno presentato alcune richieste ai leader cristiani, sottolineando che “è compito dei vescovi difendere i fedeli” e lavorare per “assicurare il loro avvenire”. In particolare, gli studenti cristiani domandano al governo di “svolgere in un ambiente sicuro gli esami accademici di fine anno” e la creazione di “una commissione di inchiesta” che indaghi su autori e mandanti dell’attacco agli autobus. Oltre a cure mediche per i feriti, gli studenti auspicano anche l’apertura di una università a Karakosh, dove vivono 1300 universitari, e negoziare col governo del Kurdistan “l’accoglienza degli studenti per un periodo di uno o due anni”, in attesa che venga costruita la nuova struttura.
 
I vescovi irakeni hanno promesso di sostenere le richieste degli universitari davanti al governo. Al termine dell’incontro, i prelati hanno rilasciato una dichiarazione comune in cui esprimono “profondo dolore per la strage di domenica, che ha causato due morti e 188 feriti”. “L’attacco a studenti cristiani innocenti – proseguono i vescovi – che nulla hanno a che vedere con la politica è un atto abominevole”. I leader cristiani si appellano al governo perché “prenda sul serio” questi attacchi e metta in campo misure “atte a proteggerli”. Essi auspicano al tempo stesso la formazione “il più presto possibile” del nuovo governo, che sia di “unità nazionale capace di lavorare per la pace e la riconciliazione”, perché ogni ulteriore ritardo avrà conseguenze sulla vita civile dell’Iraq. L’appello al dialogo vale anche per “i responsabili di Ninive e Mosul, specialmente gli arabi e i curdi” che devono lavorare insieme “per il bene della provincia e dei suoi abitanti”.
 
Infine i prelati esprimono il loro ringraziamento a quanti “hanno mostrato la loro solidarietà e hanno aiutato i feriti, i donatori di sangue o chi ha contribuito al loro trasferimento negli ospedali”, con una menzione “speciale” per “l’aereo messo a disposizione per il trasporto da Mosul ad Ankara di un gruppo di 24 studenti” ricoverati ora in tre ospedali turchi.
 
07/05/2010
PAKISTAN
Lahore: cristiani accusati di blasfemia, costretti ad abbandonare le loro case
http://www.asianews.it/notizie-it/Lahore:-cristiani-accusati-di-blasfemia,-costretti-ad-abbandonare-le-loro-case-18345.html

Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) – La polizia malaysiana ha arrestato otto giovani, sospettati di essere i responsabili dell’incendio di una chiesa nella capitale, la prima in una serie di attacchi contro luoghi di culto cristiano.  Bakri Zinin, capo degli investigatori della polizia federale ha dichiarato che i giovani, da 21 a 26 anni, “sono sospettati di essere implicato nell’incendio criminale della chiesa Metro Tabernacle”. L’edifico, della comunità dell'Assemblea di Dio, si trova nella periferia di Kuala Lumpur. L’8 gennaio alcune persone hanno lanciato oggetti incendiari e pietre creando gravi danni. Bakri Zinin ha anche dichiarato che l’inchiesta determinerà se gli stessi giovani sono legati anche agli altri attacchi. Nelle scorse settimane, dopo quello alla Metro Tabernacle, vi sono stati altri 10 attacchi contro chiese e luoghi di culto nella Malaysia. La serie di violenze sembra essersi scatenata dopo la decisione dell’Alta Corte di autorizzare i non musulmani ad usare la parola “Allah” per definire “Dio”, lo scorso 31 dicembre. Ciò ha provocato la collera di gruppi islamici locali che difendono un uso esclusivo della parola per l’islam, accusando le altre religioni (in particolare i cristiani) di voler fare sottile proselitismo. In realtà la parola “Allah” è usata comunemente dai cristiani in tutto il Medio oriente e in Indonesia. In Malaysia vi sono prove dell’uso cristiano di questo termine fin dal 17° secolo. Il governo appoggia i gruppi islamici e ha dichiarato di voler appellarsi contro la decisione della corte. Secondo analisti, l’appoggio del governo ai gruppi integralisti ha scopi elettorali. Schierandosi con loro, il partito di maggioranza, l’Umno, spera di avere maggior appoggio elettorale. Il partito islamico di opposizione, il Pas, difende l’uso della parola anche per cristiani ed ebrei. Paese multietnico, la Malaysia ha circa 25 milioni di abitanti. La maggioranza è malay e musulmana (il 60%). Vi sono poi cinesi (25%) e indiani (8%). I cristiani sono il 10%; i cattolici il 3,17%.

07/05/2010 INDIA

Nonostante la persecuzione anticristiana, portiamo a tutti l’amore e la carità di Cristo
http://www.asianews.it/notizie-it/Nonostante-la-persecuzione-anticristiana,-portiamo-a-tutti-l’amore-e-la-carità-di-Cristo-18348.html

Bhubaneswar (AsiaNews) - La Chiesa dell’Orissa prosegue la sua attività missionaria e sociale con carità e amore, rivolta alle persone di qualsiasi religione, nonostante le violenze anticristiane perpetrate nel 2009 da gruppi radicali  indù. Mons. Thomas Thiruthalil, vescovo di Balasore e presidente del Consiglio regionale dei vescovi cattolici dell’Orissa , parla ad AsiaNews della situazione attuale e delle attività dei fedeli.

“Le violenze sporadiche del 2009 in Kandhamal e in Orissa – dice mons. Thiruthalil - non hanno raffreddato lo spirito di servizio, l’amore e la carità della Chiesa. Non siamo intimiditi dalla violenza, anche se non la approviamo, ma la Chiesa continua a rivolgersi nella sua opera missionaria a indù e cristiani come Popolo di Dio. Gesù è insieme a noi per compiere la sua opera missionaria qui in terra”.

Sacerdoti, suore e laici hanno ristabilito buoni rapporti con la popolazione, anche grazie alla loro opera nei campi dell’istruzione, della sanità e della tutela sociale. Nel Kandhamal ci sono state le maggiori violenze anticristiane del 2008. Fonti della Chiesa dicono che ci sono stati oltre 90 morti (quasi tutti cristiani) e circa 50mila profughi, per le violenze scatenate da fanatici indù ma anche sostenute da interessi politici che sono stati poi denunciati da istituzioni nazionali ed estere, compresi gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Ma ora sacerdoti e catechisti cristiani si recano nei villaggi e nelle zone rurali per incontrare la gente e ripristinare un clima di fiducia e confidenza tra tutti, anche con chi ha assaltato chiese e istituti, attaccato i cristiani e cercato di ucciderli.

“Noi – riprende il prelato - dobbiamo far rimarginare le ferite della violenza anticristiana e aiutare la gente a vivere in pace e in armonia, piuttosto che nella discordia e nell’ira che sono fomentate da alcuni gruppi di indù fanatici”. “Quando entriamo in contatto con i nostri avversari, vogliamo poterli aiutare a comprenderci e loro possono provare vergogna per le loro aggressioni. Possiamo vincere usando il linguaggio dell’amore, carità e spirito di servizio. Gesù ci insegna di amare i nemici. Noi siamo sorretti dai principi cristiani. La novità dell’opera e dell’amore della Chiesa può aiutare la gente a creare una società nuova”.

“Alcuni radicali indù hanno tratto vantaggi dalla divisione tra la gente e dal caos creato, ma gli indù non sono malvagi. La nostra società umana è ancora imperfetta, ma Dio è con noi, noi dobbiamo lavorare con impegno per creare la pace sociale”. “Molti indù apprezzano il contributo della Chiesa per l’istruzione, la sanità e le opere di carità. Noi continuiamo a farle, qualsiasi cosa accada. E’ bello vedere i nostri fratelli indù riconoscere il contributo della Chiesa”.

Lo scorso dicembre mons. Thiruthalil ha tenuto un incontro natalizio con circa 100 indù di Balasore, nella diocesi dell’Orissa, per stabilire e rinsaldare i buoni rapporti reciproci. Per il prossimo dicembre la Chiesa vuole organizzare incontri su larga scale con gli indù di ogni livello sociale.

“La nostra speranza – conclude - è che possiamo creare luoghi di vita migliore per tutte le persone, proprio come prima [delle violenze]. Non abbiamo paura di portare a tutti la missione di Cristo”.