ph_benedettoxvi.jpg (13245 byte)

 

 

 

 

 

 

image004.jpg (34527 byte)
 

Eluana: Cassazione decide stop ad alimentazione

'Un fatto gravissimo': cosi' mons. Rino Fisichella, Presidente della Pontificia Accademia della Vita, ha commentato la sentenza su Eluana. Quella della Cassazione, spiega, 'e' una decisione grave dal punto di vista etico e morale. Potranno trovare delle giustificazioni nei cavilli procedurali, ma rimane un fatto estraneo alla cultura del popolo italiano'. Fisichella ha auspicato che si arrivi al piu' presto a 'formulare una legge perche' venga evitata qualsiasi esperienza di eutanasia'.

ZI08111313 - 13/11/2008 Permalink: http://www.zenit.org/article-16129?l=italian

Eluana condannata a morire di sete e di fame

di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 13 novembre 2008 (ZENIT.org).- Indignazione e sconcerto ha suscitato la sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione in riferimento al caso di Eluana Englaro, e resa nota nel tardo pomeriggio di questo giovedì.

L’associazione Scienza & Vita ha diffuso un comunicato in cui afferma che “si tratta di una vera e propria condanna a morte in età repubblicana”.

In maniera provocatoria ha poi chiesto che “come accade nei Paesi che prevedono la pena di morte per i propri cittadini” sia consentito di assistere all’esecuzione pubblica e di registrare tutto in video.

Scienza & Vita ha spiegato che in questo modo “i nostri figli e i nostri nipoti potranno scoprire come un cittadino italiano possa essere condannato da un giudice di uno Stato civile e democratico a morire di fame e di sete”.

“La decisione della Suprema Corte – ha rilevato l’associazione – di fatto autorizza la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione che restano secondo noi, e anche per una larghissima parte dell’opinione pubblica italiana, semplici sostegni vitali e non terapie”.

Secondo Scienza & Vita, “da questa scelta consegue un’interpretazione riduttiva della vita, quale non degna di essere vissuta. E soprattutto l’idea che la vita umana sia disponibile. Ovvero, che ciascuno di noi possa esercitare addirittura un diritto di morire con il corrispettivo dovere di uccidere (perché qualcuno deve pure eseguire la sentenza)”.

“Diritto di morire che non è contemplato nella Costituzione e che sfida il criterio umanistico del favor vitae a cui essa si ispira”, si precisa nella nota.

Unanime lo sgomento anche nel Movimento per la Vita (Mpv). Il Presidente Carlo Casini ha rilevato che “nascondersi dietro schermi formali non serve a mascherare la realtà” perché “é una sentenza che ha come presupposto ed effetto quello di discriminare tra vite umane più o meno degne di vivere”.

Il Presidente del MpV ha sottolineato che “questa decisione mette in pericolo le altre migliaia di Eluane accudite amorosamente dai congiunti, le migliaia e migliaia di vite di persone gravemente handicappate che dipendono dalla capacità di accoglienza da parte dell’intera società. In definitiva mette in pericolo tutti noi quando diventiamo marginali ed inutili”.

In merito alle misure da prendere per impedire un’atroce condanna a morte, Casini ha detto che “allo stato attuale è ancora possibile un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che però non ha effetto sospensivo”.

“Per cui – ha concluso il Presidente del MpV – sarà necessario impegnarsi subito con grande vigore per l’approvazione di una legge la quale, restituendo verità all’articolo 32 della Costituzione, impedisca che si verifichino ancora altri drammatici abbandoni di persone in stato di grave disabilità come Eluana”.


ZI08111714 - 17/11/2008
Permalink: http://www.zenit.org/article-16180?l=italian

Dietro il caso Englaro, il rischio di fare dell’uomo un oggetto

Le dichiarazioni del Cardinale Camillo Ruini, ospite di “A Sua Immagine”

ROMA, lunedì, 17 novembre 2008 (ZENIT.org).- Dietro il caso di Eluana Englaro, la donna originaria di Lecco in stato vegetativo da quasi 17 anni, si cela il rischio di considerare l’uomo come un oggetto.

Ad affermarlo è stato il Cardinale Camillo Ruini, Presidente del Comitato per il Progetto culturale dal Consiglio Episcopale permanente della CEI, intervenendo domenica alla trasmissione “A Sua Immagine”.

Il Cardinale ha da subito confessato di aver appreso “con grande tristezza e anche con un certo smarrimento”,  il recente pronunciamento della Cassazione che ha dichiarato inammissibile, per difetto di legittimazione, il ricorso della Procura generale di Milano sulla vicenda di Eluana, che di fatto ne ha autorizzato la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione.

“Non pensavo che a distanza di pochi anni, si potesse ripetere in Italia quello che è accaduto negli Stati Uniti con Terry Schiavo”, ha aggiunto il porporato affermando di sentirsi molto vicino alle Suore Misericordine che per 14 anni hanno accudito Eluana.

“Questa sentenza è profondamente, tragicamente, sbagliata, certamente per la sorte concreta di Eluana, e potenzialmente per la sorte di tante altre persone che in Italia sono nelle sue stesse condizioni”, ha commentato.

“Ma c’è qualcosa che ancora molto più generale, che riguarda tutti noi – ha precisato  –.  C’è il rischio che decisioni come questa spingano a considerare l’uomo non come un vero soggetto, ma come un oggetto, che può essere trattato come tutti gli altri oggetti”.

“Alla base di tutto c’è, secondo me, un grande equivoco, quello di considerare oggi Eluana alla luce di quello che era ieri, prima che avesse l’incidente”, ha spiegato.

“L’Eluana di ieri conduceva una vita completamente diversa, aveva esigenze diverse; l’Eluana di oggi ha esigenze modeste, ha bisogno di un po’ di cibo e di acqua e negarle questo è veramente un errore tragico”, ha quindi affermato.

“Io vengo da Reggio Emilia – ha raccontato il porporato – dove da molti anni c’è una Congregazione di suore che ha costruito delle case della carità dove vengono accolte tante persone che magari non sono nello stato vegetativo di Eluana, però non hanno assolutamente l’uso della ragione […] e tutte queste persone vengono assistite e io che ho visitato spesso queste case, so che, a loro modo, queste persone sono contente”.  

Per questo, ha proseguito, “la Chiesa non rinuncerà mai […] a pregare per queste persone”, come “non potrà rinunciare al suo impegno culturale e pubblico, perché la gente capisca tutto questo e perché la cultura e le leggi ne tengano conto”.

“Non potrà rinunciare a far sì che l’uomo capisca di essere persona, di essere soggetto e non soltanto oggetto”, ha concluso.