image004.jpg (34527 byte)

Potete trovare qui di seguito due nostre lettere pubblicate su avvenire in merito al tema del fine vita e del caso Eluana e in merito alle dichiarazioni del Card Bagnasco.

Ve la proponiamo come contributo alla discussione.

 
Venerdi 3 Ottobre 2008

LEGGE SUL FINE VITA / 2 «NON DIVIDIAMOCI» Caro Direttore, si è sviluppato un ampio di­battito nel mondo cattolico in seguito all’intervento presso la Cei del cardinale Bagnasco, che giu­stamente ha preso atto del nuovo con­testo dopo la sentenza su Eluana. Pe­raltro non sorprende il suo intervento, visti anche i precedenti di mons. Sgrec­cia e mons. Fisichella. È necessario in­fatti intervenire se non si vuole aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altre tipologie di malati. La sentenza della Cassazione mostra come una par­te della magistratura scavalchi diritto, norme costituzionali e codice di deon­tologia medica, posti a difesa dell’in­violabilità e indisponibilità della vita u­mana. Bagnasco riafferma l’importan­za del rapporto fiduciario tra malato e medico, il dovere di curare, l’impossi­bilità di dare il proprio assenso a ri­chieste con finalità eutanasiche come l’interruzione dell’alimentazione e del­l’idratazione. Nella legge si esclude­ranno richieste in contraddizione con le norme di buona pratica clinica o che pretendano di imporre attivamente al medico pratiche per lui inaccettabili in scienza e coscienza. La richiesta di i­nequivocabilità tutela il malato contro l’arbitrarietà di tutori e giudici, oltre ri­chiedere la verifica che le dichiarazio­ni espresse siano attuali ed efficaci. Og­gi la sentenza di Eluana si basa su di­chiarazioni verbali. Bagnasco non usa il termine 'testamento', che mal si ad­dice alla vita umana. La legge attesa è una legge che fermi spinte a favore del­l’eutanasia. La Chiesa ha saputo leg­gere la situazione e adoperarsi per il bene dell’uomo senza mettere in dub­bio i valori non negoziabili. Scrivere la legge oggi, più che autorizzare, impe­disce eccessi. Allora per vincere la bat­taglia bisogna seguire la tattica vincente senza dividere le forze.
 Paolo e Luca Tanduo

 

Sabato 12 Luglio 2008

iL CASO DI ELUANA /  LA DIGNITÀ DELLA PERSONA
 Caro Direttore, Eluana Englaro vive in uno stato ve­getativo, è in uno stato di incoscien­za anche se tutte le sue funzioni vi­tali continuano a funzionare. La sua non è una malattia terminale, ne­cessita di quello che tutti noi abbia­mo bisogno acqua, cibo, calore u­mano: di essere curata. Viene ali­mentata artificialmente perché non può farlo da sola ma questo non si può ritenere accanimento terapeu­tico perché mangiare non è una te­rapia. Anche il comitato nazionale di bioetica nel 2003 e 2005 si è espres­so in tal senso. Lo stato vegetativo permanente potreb­be definirsi come u­na situazione di di­sabilità estrema­mente grave. Se si legge la situazione di Eluana partendo da queste considera­zioni ragionevoli si può forse meglio in­tuire la gravità della decisione del giudi­ce di concedere la sospensione dell’ali­mentazione, si viola un principio di u­guaglianza e si intro­duce un elemento gravemente discri­minatorio basato su un concetto del tut­to arbitrario di qua­lità della vita, un cri­terio di valutazione della persona in sen­so utilitaristico. La persona ha dignità indipendentemente dalle sue facoltà. Quello che è stato concesso si prefigura come un vero e proprio atto di eutanasia. La mor­te per Eluana sarebbe procurata e di­sumana. Il giudice va oltre la legge anzi cerca di forzare ad introdurre qualcosa che è espressamente vieta­to, Come era successo anche sulla diagnosi preimpianto della legge 40. Oggi ci sembra che spesso, specie nel campo bioetico, la magistratura vo­glia assumere un ruolo legislativo, che in un paese democratico è attri­buito al solo Parlamento.
 Paolo e Luca Tanduo

 

Giovedì, piazza Duomo (Milano), ore 18 e 30. Tanta acqua per Eluana

Acqua per Eluana, giovedì al Duomo. Bagnasco da Sydney: “Non possiamo tacere”

Da Sydney il cardinale Bagnasco dice che "il caso di Eluana deve far preoccupare e riflettere".

Roma. In attesa dell’appuntamento di giovedì pomeriggio alle 18.30 in piazza del Duomo a Milano, dove assieme a Tempi Giuliano Ferrara lascerà la sua bottiglia d’acqua per Eluana, anche il Movimento per la vita ambrosiano ha fatto sapere che “porterà simbolicamente una bottiglia d’acqua sul sagrato, in segno di protesta contro la sentenza del tribunale di Milano” e invita a ripetere il gesto lunedì 21 luglio alle 20.30 di fronte alla clinica di Lecco dove Eluana è ricoverata. Ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha parlato da Sydney, dove si trova per la Giornata mondiale della gioventù, dicendo che “togliere idratazione e nutrimento a Eluana è come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno. Non possiamo tacere la nostra preoccupazione se si dovesse procedere a una consumazione di una vita per una sentenza”.

 

ZI08071009 - 10/07/2008
Permalink: http://www.zenit.org/article-14955?l=italian

Caso Englaro: medici di Milano contro la decisione dei giudici


Unanime la denuncia delle associazioni cristiane


di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 10 luglio 2008 (ZENIT.org).- In merito alla sentenza della Corte di Appello di Milano che ha deciso di far morire di fame e di sete Eluana Englaro, l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano (OMCeOMi) ha sottolineato che “le leggi servono per normare dei principi, non per trasformali in qualcosa d’altro, in una spirale che la storia ha già dimostrato essere estremamente pericolosa”.

In un commento recapitato alla redazione di ZENIT, l’OMCeOMi ha da subito espresso solidarietà nei confronti di quanto vissuto dalla famiglia Englaro in questi 16 anni di coma di Eluana, pur avvertendo sull’eventuale utilizzo del dramma umano “per mettere in discussione principi fondanti la nostra società”.

Secondo l’OMCeOMi, è fuorviante contrapporre il principio della sacralità della vita al concetto di qualità di vita.

Un utilizzo radicale dell’idea di qualità di vita, anche dal punto di vista giuridico, “trasforma il bene vita in un qualcosa di proprietà dell’individuo o del suo tutore”.

Una tale concezione rischia di travolgere “la stessa idea di società umana, il cui riferimento si sposterebbe dalla relazione tra le persone alle singole persone con le proprie egoistiche necessità”.

Inoltre l’OMCeOMi ritiene che “non si può continuare a delegare al pensiero giuridico aspetti che competono ad altre categorie di pensiero che sicuramente vengono prima”.

In conclusione l’OMCeOMi si è detta “molto preoccupata anche per il riflesso che questa sentenza avrà nel contesto del mondo medico, mettendo l’accento, da qualunque prospettiva lo si voglia vedere, su di una sempre maggiore divergenza tra norme giuridiche e norme deontologiche”.

Molto critico anche Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita (MpV), il quale ha detto a ZENIT che “nonostante la forte carica emotiva del caso, non bisogna perdere la bussola, altrimenti si rischia di cadere in strumentalizzazioni pericolose”.

“Per non perderci nella terra di nessuno tra eutanasia ed accanimento terapeutico abbiamo bisogno di una bussola che ci orienti – ha spiegato –. Una bussola né fideistica né ideologica ma fatta di ragione e di comune sentire”.

Casini ha sottolineato che “questa bussola ci dice in primo luogo, utilizzando le parole della modernità laica, che la dignità umana non è una qualità che si aggiunge all’esistenza umana ma è ad essa inerente. Quindi non si perde la dignità umana per il solo fatto di essere malati o in coma”.

“La bussola ci dice anche – ha continuato l’ex magistrato – che il concetto di uguaglianza viene tradito se l’uguaglianza non è legata al semplice fatto di essere individui viventi appartenenti alla specie umana”.

Casini ha poi precisato che “anche la indisponibilità della vita è chiaramente indicata dalla nostra bussola: perché altrimenti l’atto di chi impedisce il suicidio di un giovane sano che ha deciso di terminare la propria vita deve essere considerato meritorio se poi un padre ed una madre possono essere liberi di lasciar morire di fame la figlia?”.

Il Presidente del MpV ha ribadito che “il cibo e le bevande sono gli elementi essenziali e non dei mezzi occasionali e sproporzionati per consentire la vita”, ed ha concluso sottolineando che “la moderna dottrina dei diritti umani riconosce nel diritto la forza per difendere i deboli non la forza per togliere loro la vita”.

Nel dibattito è intervenuto anche Franco Previte, Presidente dell’Associazione Cristiani per Servire, il quale ha detto a ZENIT che “da tempo in Italia si registrano tentativi di legalizzare l’eutanasia, trascurando i problemi di assistenza a malati gravi”.

“Purtroppo – ha aggiunto – c’è chi vorrebbe spingere la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri, attraverso una, anche se impropria, ‘licenza di uccidere’, in contrasto con gli insegnamenti di Ippocrate, il padre della medicina che adottava il principio ‘non darò a nessuno alcun farmaco mortale neppure se richiestone, né mai proporrò un tale consiglio'”.

Per Previte, “la medicina e il dovere del medico sono di proteggere la salute, guarire le malattie, alleviare le sofferenze, confortare nel rispetto della libertà la dignità della persona: un impegno a favore della vita contro la morte”.

“Mentre – ha sottolineato – così come è stata presentata la ‘discussione’ sul caso Englaro si corre il rischio di considerare la cosiddetta pietà per le sofferenze insopportabili, come uno strumento che porta all’eliminazione della vita che non avrebbe più valore”.

Il Presidente di Cristiani per Servire ha concluso spiegando che “si tratta di considerazioni molto pericolose perché potrebbero coinvolgere malati di Alzheimer, malati psichici, handicappati con gravi patologie, bambini anormali o, come in Gran Bretagna che è stato chiesto alla Suprema Corte il suicidio assistito per i depressi”.

Dello stesso parere, il Movimento per la Vita Ambrosiano, secondo cui “la sospensione dell’alimentazione per Eluana è un atto di eutanasia”.

Paolo Sorbi, Presidente del Movimento per la Vita Ambrosiano, ha detto a ZENIT che “la notizia dell'autorizzazione alla sospensione dell'alimentazione di Eluana Englaro da parte dei giudici di Milano è gravissima”.

“Si viola un principio di uguaglianza (tutte le persone hanno eguale diritto ad essere curate) e si introduce un elemento gravemente discriminatorio basato su un concetto del tutto arbitrario di qualità della vita, un criterio di valutazione della persona in senso utilitaristico”, ha aggiunto.

“Quello che è stato concesso si prefigura come un vero e proprio atto di eutanasia – ha sottolineato Sorbi –. La morte per Eluana sarebbe procurata”.

“Questa sentenza – ha continuato il Presidente del MpV Ambrosiano – tende a svilire il significato della persona ed ad assoggettarlo all'arbitrio del volere di altri. Ci si appella ad una presunta volontà del malato che qui è solo riportata e quindi si conferisce potere di vita e di morte ad un tutore”.

Sorbi ha concluso affermando che in questo modo “si insinua il riconoscimento di volontà anticipate come elemento vincolante per il medico quando anche il Comitato Nazionale di Bioetica si è sempre espresso in modo negativo in merito a questo vincolo”.