14/01/2010 HAITI
Haiti, più di
100mila vittime
La Croce rossa parla di 3 milioni di persone fra morti, feriti e
senzatetto. I sopravvissuti scavano a mani nude fra le macerie alla
ricerca di parenti e amici. Mancano medici e medicine, la gente intona
canti tradizionali e preghiere. Fonti di AsiaNews: situazione
drammatica, impossibile sapere il numero delle vittime.
Port-au-Prince (AsiaNews) – Sono decine di migliaia, forse
100mila le vittime del devastante terremoto di magnitudo 7 che ha
colpito Haiti lo scorso 12 gennaio, alle 16.53 ora locale (le 22.53 in
Italia). Decine le scosse di assestamento, anche di forte intensità,
che sono seguite. La macchina degli aiuti si è messa in moto per
portare i primi soccorsi, ma la situazione appare drammatica. Fonti di
AsiaNews a Port-au-Prince confermano che mancano “medici e medicine”
e il numero esatto delle vittime “non si saprà mai”. I
morti, secondo alcune voci, potrebbero addirittura superare la
tragedia dello tsunami, che nel dicembre 2004 ha causato più di
230mila vittime in tutta l’Asia. Jean Max Bellerive, premier di
Haiti, dubita che i morti “siano inferiori a 100mila”. In
precedenza il presidente René Préval, il cui palazzo ha subito seri
danni, aveva parlato di “migliaia” di decessi. “Il parlamento è
crollato – conferma il presidente haitiano – alcuni ospedali sono
crollati. Molte scuole sono piene di cadaveri”. La Croce rossa
parla di 3 milioni di persone morte, ferite o senza casa. Non vi sono
segnali di operazione coordinate di soccorso, per le persone
intrappolate sotto le macerie degli edifici sbriciolati dal sisma. I
sopravvissuti sono sconvolti e non vogliono tornare nelle proprie
abitazioni, per il timore di nuove scosse, e restano all’aperto in
ripari di emergenza. La gente per strada intona canti tradizionali e
prega per le vittime. “Cantano perché chiedono a Dio di fare
qualcosa. Vogliono che Dio li aiuti. Tutti noi lo vogliamo” afferma
Dermene Duma, dipendente dell’hotel Villa Creole, che ha perso
quattro familiari. Il presidente Usa Barack Obama ha parlato con
il segretario generale Onu Ban Ki-moon e i presidente di Brasile,
Canada, Messico e Cile per avviare una azione di aiuti ad Haiti. Stati
Uniti, Cina, Taiwan e Unione europea hanno allestito squadre di
soccorso; organizzazioni non governative hanno offerto tende, acqua
potabile e altri generi di prima necessità. Fonti cattoliche di
AsiaNews nella capitale riferiscono di persone “che scavano a mani
nude fra le macerie alla ricerca di familiari”. Dalle case e dagli
edifici pubblici crollati “giungono ancora lamenti e richieste di
aiuto”. Ad aggravare il bilancio della tragedia vi è l’abusivismo
edilizio e il mancato rispetto degli standard minimi di sicurezza. “Haiti
è un Paese poverissimo – spiegano – e il 90% delle abitazioni è
costruita malissimo”. Al momento l’unico ospedale operativo
è quello dei soldati Onu argentini, ma “non ha più posti
disponibili. Mancano medici e medicine, la realtà è drammatica”.
Il quartier generale delle Nazioni Unite, un edificio di cinque piani,
è stato raso al suolo dal sisma, il più potente nella repubblica
caraibica in oltre un secolo. “È impossibile una stima esatta
dei morti” conclude la fonte. In una baraccopoli della capitale,
ufficialmente, vi sarebbero “circa 70mila abitanti. Da un censimento
che abbiamo condotto in passato, il numero delle persone superava le
120mila e avevamo controllato solo la metà delle famiglie. Il numero
dei morti non si saprà mai”.
ZI10011312 - 13/01/2010
Permalink: http://www.zenit.org/article-20989?l=italian
L'Arcivescovo di Port-au-Prince muore nel terremoto
I missionari ad Haiti si mobilitano
ROMA, mercoledì, 13 gennaio 2010 (ZENIT.org).- L'Arcivescovo di
Port-au-Prince, monsignor Joseph Serge-Miot, è morto nel violento
terremoto che ha devastato questo martedì la capitale di Haiti. Il
suo corpo è stato rinvenuto tra le macerie dell'Arcivescovado,
secondo quanto hanno confermato a Roma fonti missionarie.
Il vicario generale dell'Arcidiocesi, monsignor Benoît
Seguiranno, al momento della chiusura di questa edizione risultava
disperso, ha aggiunto l'agenzia Missionary International Service
News Agency (MISNA) citando i missionari della Società di San
Giacomo, presenti ad Haiti da 40 anni.
Monsignor Serge-Miot, 63 anni, era Arcivescovo da due ed era
stato coadiutore dell'Arcidiocesi per più di dieci. Era stato
consacrato Vescovo nel 1997 da monsignor Christophe Pierre, allora
Nunzio Apostolico ad Haiti e attualmente rappresentante papale in
Messico.
“Siamo a terra”, ha spiegato in un messaggio di posta
elettronica padre Andre Siohan, dei missionari di San Giacomo, a
MISNA.
“Sono stato in centro città stamani per visitare le comunità
religiose amiche: la zona è totalmente devastata e ci sono migliaia
di vittime. E' terribile. Tutti noi stiamo bene, ma siamo senza
notizie di alcuni nostri seminaristi. Qualcuno è ferito, forse
qualcuno è morto. Pregate per noi”, scrive ancora il missionario,
che riesce a comunicare soltanto grazie a un sistema satellitare.
Per telefono, ha continuato il racconto a MISNA un confratello di
Siohan, padre Pierre Le Beller, tornato in Francia dopo circa
trent'anni di lavoro a Haiti.
“Sotto le tende allestite nel giardino della nostra casa
danneggiata dal terremoto si trovano in questo momento i nostri
confratelli, alcuni seminaristi, amici e vicini del quartiere di
Pacot. Temiamo un numero altissimo di feriti: la vera emergenza sarà
quella di curarli”, ha detto Le Beller, sottolineando che già in
tempi normali i servizi ospedalieri sono carenti. Haiti è il Paese
più povero della zona caraibica.
“I racconti sono raccapriccianti, si sentono le urla e i pianti
di gente ferita, ci chiediamo quanti sono intrappolati sotto le
macerie. Ci dicono che la cattedrale è crollata, così come il
Palazzo nazionale e quello dell'ONU, un edificio a cinque piani,
sulla strada che porta verso il quartiere residenziale di
Petionville”.
Per padre Le Beller è molto difficile andare avanti nel riferire
le notizie, soprattutto quelle della distruzione del Centro Caritas
nel quartiere centrale di Saint Antoine, una struttura di aiuto,
accoglienza e reinserimento dei ragazzi di strada che lui stesso
aveva creato e al quale aveva dedicato anima e corpo. Per fortuna,
per ora, sembra che tutti i giovani del centro siano vivi.
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ZI10011405 - 14/01/2010
Permalink: http://www.zenit.org/article-20997?l=italian
Caritas Haiti: “il peggior disastro” vissuto dal Paese
Parla il responsabile per le emergenze
ROMA, giovedì, 14 gennaio 2010 (ZENIT.org).- “Questo è il
peggior disastro che ha vissuto Haiti”, afferma Joseph Jonides
Villarson, responsabile per le emergenze di Caritas Haiti,
descrivendo la situazione che vive il Paese dopo il devastante
terremoto del 12 gennaio.
“A Port-au-Prince sono morte molte persone. I loro cadaveri
giacciono ovunque nelle vie della capitale. Molta gente è ancora
intrappolata sotto le macerie. Gli ospedali sono stracolmi di morti
e feriti. Il rischio di epidemie è altissimo”, spiega in un
comunicato inviato alla rete internazionale Caritas attraverso la
posta elettronica, l'unica via di comunicazione attualmente
possibile nell'isola.
“Le vie e le piazze della città – prosegue il messaggio del
responsabile per le emergenze della Caritas haitiana – sono piene
di gente che non sa dove andare. Temiamo che inizino a verificarsi
episodi di violenza se questa situazione si prolungherà, visto che
la presenza della polizia è appena visibile”.
“Il presidente di Caritas Haiti, il Vescovo Pierre André
Dumas, ha rivolto via radio un appello alla calma e alla solidarietà
– rivela il testo –. Le necessità più urgenti sono tende da
campo, coperte, vestiti, acqua potabile, cibo, prodotti di base,
lampade e batterie, oltre al sostegno psicologico alle vittime”.
Secondo quanto confermano i brevi rapporti di Caritas Haiti, la
situazione di caos che si vive in tutto il Paese è assoluta,
soprattutto per il collasso delle comunicazioni telefoniche e della
maggior parte delle vie terrestri.
Come ha spiegato il direttore della Caritas diocesana di Cayes,
Jean Hervé Francois, in un altro messaggio elettronico, “la rete
Caritas ad Haiti è totalmente collassata. Ci passiamo l'un l'altro
le notizie per questa via”.
Questo mercoledì, il personale locale di Caritas Haiti ha
proceduto alla distribuzione di tende e prodotti di prima necessità
in vari ospedali e cliniche della capitale.
Caritas Haiti dispone di varie scorte di aiuti umanitari e di
un'importante équipe di volontari che si stanno incaricando
di aiutare le vittime del sisma. Nelle prossime ore, a tutto questo
personale volontario si unirà una squadra di esperti in emergenze
di Caritas Internationalis, che sosterranno sul luogo il piano
d'emergenza.
Appello alla mobilitazione
Il presidente di Caritas Internationalis, il Cardinale Óscar
Rodríguez Maradiaga, ha rivolto un appello alla comunità
internazionale perché “unisca tutti i suoi sforzi per aiutare”
Haiti.
“E' un Paese molto povero che ha bisogno di tutto il nostro
sostegno”, ha segnalato il porporato, che ha anche ricordato come
“avvertiamo da tempo della mancanza di sviluppo ad Haiti, della
sua estrema povertà e di come la precarietà delle infrastrutture
rendeva il Paese più vulnerabile di fronte ai disastri naturali”.
Il Cardinale Rodríguez Maradiaga afferma che “ora che uno dei
Paesi più poveri del mondo si trasformerà nel centro di attenzione
dei mezzi di comunicazione e nella priorità dell'azione umanitaria
come risultato di questa catastrofe naturale, è possibile che
nascano finalmente le soluzioni e gli impegni necessari per
alleviare la miseria degli haitiani e la povertà strutturale di
questa Nazione”.
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