21/01/2010
Terremoto ad Haiti: un
missionario, violenze e fame peggiorano la situazione
|
![]() |
|
|
Leggi HAITI devastata dal terremoto
e La Chiesa si mobilita
21/01/2010
“Port-au-Prince è un caos invivibile, vi sono scene di
distruzione, bande armate si aggirano per la capitale con pistole
e machete, compiendo razzie e saccheggi”. Così p. Crescenzio
Mazzella, superiore delle comunità Camilliane, racconta ad AsiaNews
il dramma di Haiti colpita dal devastante terremoto, mentre la
comunità internazionale fatica a consegnare gli aiuti e a
distribuirli sul territorio. I soccorritori scavano ancora fra le
macerie alla ricerca di sopravvissuti, ma il numero delle vittime
cresce di ora in ora: secondo le ultime stime sarebbero quasi
200mila i morti, centinaia di migliaia i feriti e circa 1,5
milioni i senzatetto.
Raggiunto al telefono da AsiaNews p. Mazzella, missionario
Camilliano, racconta il lavoro di sacerdoti, suore e volontari in
aiuto alla popolazione locale, colpita dal terremoto di magnitudo
7 che il 12 gennaio alle 16.53 ora locale (le 22.53 in Italia) ha
devastato Haiti. “È difficile riuscire a comunicare – spiega
– fra noi missionari e con i volontari, per coordinare l’opera
di aiuto alla popolazione. Le parrocchie sono mobilitate per
affrontare l’emergenza, cerchiamo di mantenere operativi gli
ospedali e soccorrere i feriti”.
Nella capitale vi sono enormi difficoltà nella consegna degli
aiuti e nella distribuzione delle derrate alimentari. Tutti i
negozi sono chiusi ed è quasi impossibile l’approvvigionamento
di cibo e gasolio; la mancanza di energia elettrica non permette
il funzionamento delle pompe per l’acqua potabile. I militari
statunitensi hanno iniziato a paracadutare le scorte dagli aerei,
perché la congestione dell’aeroporto della capitale ostacola i
decolli e le partenze. Il porto è andato distrutto ed è
impossibile l’attracco di navi e mercantili.
“Molta gente vive per strada – continua p. Mazzella –
all’aperto, perché ha paura a rientrare nelle case. È
impossibile sapere se gli edifici sono ancora agibili, le scosse
continuano e si temono nuovi crolli”. Le strade della capitale
sono percorse da bande armate o criminali isolati che compiono
razzie, violenze, saccheggi. “La situazione sta peggiorando –
conferma il sacerdote – non ci sentiamo protetti, i muri sono
crollati e mancano i ripari”.
Il religioso spiega che il centro dove sono ospitati i malati non
ha subito attacchi “perché i criminali vedono i feriti,
capiscono che cerchiamo di curarli e se ne vanno”. Tuttavia,
aggiunge, la città è in preda al caos, e si moltiplicano
“scene di devastazione: a Port-au-Prince regna l’illegalità,
le strade sono battute da delinquenti che attaccano con pistole e
machete”.
|
ZI10012002 - 20/01/2010 Permalink: http://www.zenit.org/article-21072?l=italian Catastrofe ad Haiti, "un'opportunità per mettere al primo posto la persona"Afferma il presidente di Caritas Haiti, monsignor Pierre Dumas PORT-AU-PRINCE, mercoledì, 20 gennaio 2010 (ZENIT.org).- La catastrofe di Haiti può rappresentare "un'opportunità per esprimere solidarietà e perché le persone si aiutino a vicenda". "Credo che ci sia stata data l'opportunità di ricostruire insieme il nostro Paese in un altro modo, per comprendere i legami che ci uniscono" e per costruire "una Nazione haitiana migliore". Lo afferma in un'intervista diffusa da Caritas Internationalis monsignor Pierre-André Dumas, Vescovo di Anse-à-Veau e Miragoâne e presidente di Caritas Haiti. Il presule, che era a Port-au-Prince al momento del sisma, ha perso una nipote e un cognato nella catastrofe. Nell'intervista, monsignor Dumas riferisce che il giorno prima del terremoto stava visitando parte della sua Diocesi, suffraganea di Port-au-Prince, e già allora la terra dava segni di movimento. Mentre attraversava un fiume ha osservato con quanti lo accompagnavano che "l'acqua era quasi 'effervescente' e c'erano delle onde. Abbiamo deciso di rimanere a dormire lì la notte, nel centro diocesano per la formazione di Matean, che è lungo la costa. Nella notte le onde hanno iniziato a colpire l'edificio e ho pensato 'E' uno tsunami!'", ha spiegato. Il giorno dopo, pochi minuti dopo essere arrivato a Port-au-Prince, c'è stato il terremoto. "C'è stato un enorme boato e ho visto saltare la casa. Non ho avuto neanche il tempo di uscire dalla porta prima che tutto tornasse alla calma". In quei momenti drammatici, ha ricordato il Vescovo, "tutti sono usciti per strada. Una delle prime cose che ho fatto è stato cercare di mettermi in contatto con i membri del mio personale, per tranquillizzarli. Ho detto loro di non avere paura e che quella era un'opportunità per esprimere solidarietà e perché le persone si aiutassero a vicenda". Lamentando la morte dei propri cari, monsignor Dumas ha aggiunto che "per noi che siamo rimasti ora c'è solo il dolore. E' una prova per tutti noi. Non durerà per sempre, ma dobbiamo superare questa prova con la fede, per poterne uscire rafforzati". Il presule ha quindi rivolto un appello al popolo haitiano perché approfitti di questa crisi per una crescita personale e sociale, per "ricostruire, senza pregiudizi né discriminazioni". "Credo che la nostra carità e il modo di vivere questa crisi ci aiuteranno a rafforzare la nostra umanità - ha confessato -. Ci aiuteranno ad essere più generosi, aperti e disponibili gli uni con gli altri, perché sono state distrutte le forme simboliche del nostro vivere insieme. Tutti i simboli fisici che ci univano - la Cattedrale, il palazzo presidenziale, i ministeri, le scuole, le comunità religiose e molti altri luoghi - sono ridotti a un cumulo di macerie". "Dobbiamo far fronte ad alcune questioni. Al momento tutto ruota intorno all'emergenza, ma arriverà il giorno della ricostruzione. E ciò non significa ricostruire le cose com'erano prima, perché avremo l'occasione di costruire una Nazione haitiana migliore, in cui la persona venga anteposta a tutto il resto", ha concluso. |
|