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26/08/2008
vaTICANO - INDIA
Vaticano: solidarietà alle vittime
dell’Orissa. Vescovo indiano: Una vergogna per lo Stato
di Nirmala Carvalho
La Santa Sede chiede anche di
ricostruire un clima di dialogo e di riconciliazione. Il card.
Gracias, presidente dei vescovi indiani, accusa il governo di
lentezze e la polizia di inefficacia. Dolore per la morte del
fondamentalista indù Swami Laxamananda. “Diaboliche” le
violenze contro suore e missionarie, che donano la vita per lo
sviluppo sociale della popolazione. Sr Nirmala Joshi, succeduta a
Madre Teresa: Non si può essere discepoli di Cristo senza pagarne
il prezzo, che è la Croce.
Mumbai (AsiaNews) – Il Vaticano ha espresso
“solidarietà alle Chiese e congregazioni religiose”
dell’India, fatti oggetto di “violenze” e chiede a tutti di
ricostruire “un clima di dialogo e rispetto vicendevole”.
L’appello alla riconciliazione viene accolto anche dalla Chiesa
indiana e dalle suore di Madre Teresa, mentre nell’Orissa
crescono le azioni di distruzione e incendi contro case, chiese e
istituzioni cristiane.
La sala stampa della Santa Sede ha diramato oggi un comunicato
in cui si riprovano “queste azioni che ledono la dignità e la
libertà delle persone e compromettono la pacifica convivenza
civile”.
Da Mumbai, il presidente della Conferenza episcopale
dell’India, card. Oswald Gracias, con “dolore e tristezza”
segue gli eventi dell’Orissa, ma punta anche il dito contro il
governo: “Come è possibile – dice ad AsiaNews - che
esso non abbia previsto in tempo la situazione e preso tutte le
misure per fermare questo caos ricorrente?”. Il porporato
ricorda che anche nel dicembre scorso sono accaduti fatti simili
nella regione, con villaggi assediati, chiese bruciate e uccisi.
Per il presidente dei vescovi indiani, questi episodi sono “una
vergogna per la nostra patria, una macchia sull’immagine
dell’India. La comunità internazionale rischia di vederci come
un Paese dove il governo tarda ad intervenire e dove la polizia è
inefficace”.
Il card. Gracias afferma di essere “triste” anche per la
morte di Swami Laxamananda, la cui uccisione ha scatenato le
violenze dei fondamentalisti indù, che affermano essere i
cristiani i mandanti dell’assassinio. “La Chiesa indiana -
continua - ha immediatamente condannato l’uccisione del Guruji.
Ma la Chiesa non ha mai preso parte ad alcuna violenza. Queste
vendette contro i cristiani sono pura follia”.
Il prelato definisce “barbari e perversi” gli atti che
hanno portato alla morte una laica missionaria bruciata viva in un
orfanotrofio e allo stupro di una suora. “Il personale religioso
femminile – spiega - ha donato tutta la vita per promuovere lo
sviluppo di quelle persone che le hanno assalite; le nostre suore
hanno dato dignità a queste persone con i loro servizi sociali e
sono state brutalizzate. Tutto ciò è davvero diabolico”.
Orissa: suora bruciata viva da
estremisti indù; un'altra stuprata
Bubaneshwar (AsiaNews) - Una suora cattolica è stata bruciata
viva da gruppi di fondamentalisti indù nel distretto di Bargarh
(Orissa), che hanno assalito l'orfanotrofio di cui era
responsabile. Lo ha confermato il sovrintendente della polizia
Ashok Biswall . Un sacerdote che era presente nell'orfanotrofio
è rimasto gravemente ferito ed è ora all'ospedale con profonde
ustioni. Un'altra suora ,del Centro sociale di Bubaneshwar
è stata stuprata da gruppi di estremisti indù prima di dar
fuoco a tutto l'edificio. La lista delle violenze contro i
cristiani si allunga. Fonti di AsiaNews affermano che una
sacerdote è stato ferito; altri due sacerdoti sono stati
rapiti.
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18/08/2008 08:58
INDIA
Nuovi martiri: sacerdote
carmelitano massacrato in Andhra Pradesh
di Nirmala Carvalho
P. Thomas Pandippallyil, 38 anni, è
stato assassinato la notte del 16 agosto mentre si recava in un
villaggio per celebrare la messa domenicale. Il cadavere
presentava diverse ferite al volto, mani e gambe spezzate e gli
occhi strappati dalle orbite. L’arcivescovo di Hyderabad
denuncia un crescente clima di “violenze contro i cattolici nel
Paese”.
New Delhi (AsiaNews) – “Padre Thomas è un martire: ha
sacrificato la propria vita per i poveri e gli emarginati. Ma egli
non è morto invano, perché il suo corpo e il suo sangue
feconderanno la Chiesa indiana e, in particolare, quella dell’Andhra
Pradesh”. Così mons. Marampudi Joji, arcivescovo di Hyderabad e
segretario della conferenza episcopale dell’Andhra Pradesh
(Stato nel sud-est dell’India), commenta la barbara uccisione
del prete carmelitano Thomas Pandippallyil, 38 anni, assassinato
la notte del 16 agosto a Mosalikunta, sulla strada che collega
Lingampet a Yellareddy, a circa 90 km dal capoluogo del
distretto.La notte del 16 agosto scorso alcune persone hanno
rinvenuto un corpo al margine della strada, poco lontano dal
villaggio di Balampilly; il cadavere del carmelitano di Maria
Immacolata presentava diverse ferite al volto, mani e gambe
spezzate e gli occhi strappati dalle cavità. A un chilometro
circa di distanza è stato anche ritrovato il motorino che egli
usava per i suoi spostamenti. Secondo alcuni testimoni, sabato
pomeriggio p. Thomas ha celebrato messa a Burgida, prima di
mettersi in viaggio verso un altro villaggio del distretto dove
avrebbe dovuto presiedere la funzione domenicale. Le ultime
persone ad averlo visto sono i religiosi di un convento di
Lingapetta, dove il sacerdote ha cenato prima di rimettersi in
viaggio. “P. Thomas è un martire – ha affermato mons.
Marampudi, arcivescovo di Hyderabad, venuto a conoscenza del
brutale assassinio. La Chiesa indiana è sotto shock e
profondamente addolorata per il barbaro omicidio, conseguenza del
crescente clima di intolleranza e violenze verso i cristiani nel
Paese”.
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