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ZI08082709 - 27/08/2008
Permalink: http://www.zenit.org/article-15251?l=italian

La condanna del Papa: basta violenza anticristiana in India

CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 27 agosto 2008 (ZENIT.org).- Questo mercoledì il Papa Benedetto XVI ha levato con fermezza la propria voce di condanna dell'ondata di violenze anticristiane che sta sconvolgendo l'India.

Dopo due giorni di scontri tra estremisti hindù, il Papa, al termine della catechesi per l'Udienza generale del mercoledì cui hanno preso parte circa 8mila fedeli, ha detto: "Mentre condanno con fermezza ogni attacco alla vita umana, la cui sacralità esige il rispetto di tutti esprimo spirituale vicinanza e solidarietà ai fratelli e alle sorelle nella fede così duramente provati”.

“Imploro il Signore – ha proseguito – che li accompagni e sostenga in questo tempo di sofferenza e dia loro la forza di continuare nel servizio d'amore in favore di tutti”.

Successivamente, il Pontefice ha invitato “i leaders religiosi e le autorità civili a lavorare insieme per ristabilire tra i membri delle varie comunità la convivenza pacifica e l'armonia che sono sempre state segno distintivo della società indiana”.

Infine, dopo aver espresso “profonda tristezza” per le “violenze contro le comunità cristiane nello Stato indiano dell'Orissa” ha condannato anche il “deplorevole assassinio del leader indù Swami Lakshmananda Saraswati”.

Saraswati, guida degli estremisti del Visha Hindu Parishad, gruppo legato al  Bharatiya Janata Party, il più grande partito politico indiano, di impronta nazionalista-induista, da tempo conduceva una violenta campagna contro le conversioni al cristianesimo e di “rinascita dell’orgoglio nazionalista”

L'ondata di violenza è stata innescata proprio da questo omicidio, la cui responsabilità è stata attribuita ai cristiani.

 
http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=13093&size=A

29-30/08/2008 10:38
INDIA
Orissa: migliaia di sfollati e nuove vittime, continua la strage dei cristiani

India, chiuse 25mila scuole cattoliche per protesta contro i massacri in Orissa
di Nirmala Carvalho 

Almeno 10mila persone chiedono assistenza nei centri di accoglienza, altrettante cercano rifugio nelle foreste per sfuggire alla violenza dei fondamentalisti indù. Secondo “fonti attendibili” presentate da un attivista cristiano, vi sarebbero “almeno 100 morti”.

Continua ad aumentare il numero delle vittime delle violenze: “Abbiamo ricevuto informazioni attendibili – denuncia Sajan George, presidente del GCIC – in base alle quali le vittime sarebbero almeno 100, nelle zone segnate dalla violenza continuano a spuntare cadaveri mutilati o corpi bruciati”.

Il governo dell’Orissa è incapace di fermare i massacri contro la comunità cristiana e ne riporta un esempio: “A Bakingia – denuncia Sajan  – le famiglie di Daniel e Michael Naik, di fede cristiana e composte da sette individui, sono state torturate e uccise dai fondamentalisti; i cadaveri sono stati identificati grazie ai vestiti indossati, e il luogo dove sono stati uccisi dista solo 8o km dalla stazione di polizia”.

La decisione di chiudere ieri tutte le scuole cattoliche e di indire manifestazioni – seppur pacifiche – di piazza ha acuito lo tensione, con nuove e pesanti accuse lanciate dal versante induista. Il Bharatiya Janata Party (BJP), il maggiore partito di opposizione in India, molto vicino alle posizioni dei fondamentalisti.

Intanto continuano i raid anche fuori dell'Orissa. Ieri nel Madhya Pradesh i fanatici hanno assaltato cinque scuole e una chiesa per rappresaglia contro la chiusura degli edifici. Gli assalti hanno avuto luogo nel distretto di Gwaliar (tre scuole e una chiesa) e Barwani (due scuole), e solo per il tempestivo intervento della polizia non si sono registrati gravi danni agli edifici o nuove vittime. Le forze dell’ordine hanno invece bloccato una pacifica dimostrazione degli studenti della scuola di San Francesco, sebbene avvisati per tempo dai vertici dell’istituto, per non meglio precisate questioni di “pubblica sicurezza”.

29/08/2008 11:41
INDIA
India, chiuse 25mila scuole cattoliche per protesta contro i massacri in Orissa

La Conferenza episcopale indiana ha sospeso tutte le attività degli istituti cattolici del Paese. Il card Gracias sottolinea il tentativo di “risvegliare le coscienze” in India e in tutto il mondo per il “dramma dei cristiani” indiani. Alla protesta pacifica si sono unite anche scuole non-cattoliche.

Su invito della Conferenza episcopale indiana, almeno 25mila fra asili, scuole, istituti superiori e università, avviati dalla Chiesa cattolica nel corso della sua pluricentenaria storia in India, hanno interrotto le normali attività; i cattolici hanno dato vita a manifestazioni pacifiche, alle quali si sono unite anche diverse scuole e organizzazioni non cristiane del Paese che oggi, in segno di solidarietà, hanno sospeso le lezioni.

“La protesta intende ricordare la carneficina dei cristiani nell’Orissa – sottolinea il card Osvaldo Gracias, presidente della Conferenza episcopale indiana – acuita dall’incapacità del governo centrale di fermare le violenze, mentre nel Paese monta un sentimento anti-cristiano e i fedeli sono torturati e uccisi”. Il prelato afferma di voler mandare “un segnale chiaro” non solo all’India, ma in tutto il mondo sull’importanza della presenza della comunità cristiana, da sempre in prima fila “nel sociale, nell’educazione e nell’opera di assistenza verso i bisognosi”. Un’opera ancora più significativa in India perché “non tiene conto della differenza di casta” e abbraccia “tutta la popolazione”. Chiudere oltre 25mila scuole è un gesto “simbolico” dal forte impatto, che intende “risvegliare le coscienze degli indiani e dei cittadini di tutto il mondo”.  

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=13089