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31/05/2008 12:17
IRAQ - ITALIA
Mons. Louis Sako: Non abbandonate i cristiani irakeni
L’arcivescovo caldeo di Kirkuk, a Milano per ricevere il Premio Defensor Fidei, domanda un impegno maggiore per aiutare le comunità cristiane a non fuggire dall’Iraq. Occorrono pressioni politiche e diplomatiche verso Stati Uniti e Paesi che favoriscono l’islamizzazione. Ma sono necessari anche “segni di speranza”: scuole, progetti agricoli e commerciali per aumentare l’occupazione.

Milano (AsiaNews) - “Non lasciateci soli. Non lasciateci isolati e abbandonati”: è l’appello a tutti i cristiani del mondo lanciato da mons. Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk, che stamane a Oreno di Vimercate (Milano), ha ricevuto il premio “Defensor Fidei” dalla Fondazione “Fides et Ratio” e dalla rivista “Il Timone”. Il premio consiste nel dono di 10 mila euro.

Nel suo appassionato discorso egli ha ricordato “il mortale esodo” dei cristiani irakeni, che fuggono il Paese, costretti da insicurezza, miseria e “pulizia etnico-religiosa” svolta da gruppi fondamentalisti.

“Ci sono 100mila rifugiati in Siria – ha detto l’arcivescovo  -  30mila in Giordania, molte migliaia in Libano, Egitto e Turchia. Sanno che il loro soggiorno non può essere che provvisorio e la prospettiva del ritorno a casa sembra un sogno. Sono disperati. Molti altri, soprattutto i più poveri, si rifugiano nella regione curda, a nord, che erano stati costretti ad abbandonare dal regime di Saddam. Il governo curdo, grazie alla preoccupazione del ministro delle Finanza, che è un cristiano, ha ricostruito le loro case nei loro villaggi, ma mancano di strutture sanitarie, scuole e lavoro. Nei villaggi della piana di Ninive vivono 7mila famiglie emigrate da Mosul, Baghdad, Bassora. L’affitto è caro, molti giovani non possono frequentare le scuole o l’università”.

Ha ricordato il sacrificio di mons. Paul Faraj Rahho, morto dopo essere stato rapito lo scorso febbraio, e di tanti sacerdoti e fedeli irakeni.

L’arcivescovo ha ribadito che i cristiani irakeni “sono una delle componenti più antiche della popolazione irachena. Fin dall’inizio si sono fusi con altre realtà come gli arabi, i curdi, i turcomanni e gli yezidi; hanno fatto da pionieri nella civilizzazione dell’Iraq. Inoltre hanno sempre difeso l’integrità del Paese in modo coraggioso insieme ai loro fratelli musulmani”.