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21/05/2008 13:06
LIBANO
Alla fine raggiunto un accordo tra le fazioni libanesi
di Paul Dakiki
Suleiman sarà eletto presidente, l’opposizione avrà il “terzo di blocco” che le permetterà di impedire qualsiasi decisione del governo, sarà varata una nuova legge elettorale. Soddisfazione viene espressa sia all’interno che all’estero.

Beirut (AsiaNews) – Domenica il generale Michel Suleiman sarà eletto presidente del Libano: è il primo punto dell’accordo annunciato a Doha dai gruppi politici libanesi, al sesto giorno della loro riunione nella capitale del Qatar per trovare un’uscita alla crisi politica. Alla elezione di Suleiman seguiranno la formazione di un nuovo governo, nel quale la minoranza avrà 11 ministri, e quindi il “terzo di blocco” - ossia la possibilità di impedire qualsiasi decisione del governo - e l’emanazione di una nuova legge elettorale.

Dopo sei mesi di mancanza di un capo dello Stato e 18 mesi di una crisi senza precedenti, che ha sfinito i nervi del Paese, l’ha impoverito e l’ha portato sulla soglia di una nuova guerra civile

L’annuncio dell’accordo è stato dato questa mattina e la sua formalizzazione è avvenuta durante la cerimonia di chiusura della mediazione. La gente a Beirut è scesa in strada a festeggiare.

 

Da un punto di vista politico, se l’immediata elezione del capo dello Stato è quello che voleva la maggioranza parlamentare, la minoranza guidata da Hezbollah ha raggiunto il suo obiettivo principale, quello di poter impedire qualsiasi decisione del governo che le sia sgradita. Difficile in questa prospettiva prevedere vita facile per il tribunale internazionale voluto dall’Onu per giudicare i responsabili degli omicidi politici commessi in Libano negli ultimi anni, a partire da quello dell’ex capo del governo, Rafic Hariri.

 

Altro punto controverso, la legge elettorale, che sarà modificata, sulle linee di quella del 1960, che sarà applicata per una volta. Ciò porterà, in particolare, alla divisione di Beirut, la nuova legge dovrebbe permettere una maggiore rappresentatività delle varie realtà confessionali (sunniti, sciiti, cristiani e armeni), ma il modo è oggetto di reciproche accuse e polemiche.

 

Naturalmente positivi i primi commenti. Il primo ministro Fouad Siniora sottolinea che “non potremo avere futuro senza unità interna”, il leader della maggioranza, Saad Hariri ha affermato di essere “sempre pronti a concessioni per la coesistenza e per aprire una nuova pagina di riconciliazione”. Per il capo delle Forze libanesi, Samir Geagea: “l’accordo è il migliore che potessimo raggiungere”, mentre il deputato di Hezbollah, Mohammed Raad parla di “grande speranza che l’intesa ci salvi dalla crisi. Nessuno al mondo può curare i nostri interessi, se noi non cooperiamo tra noi”. Dallo stesso fronte dell’opposizione, Michel Aoun sostiene che “l’accordo non è ideale per nessuno partito, spero che avvii una protezione per decenti rapporti fra maggioranza e opposizione”.

 

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12/05/2008 14:37
LIBANO
Vinto lo scontro armato, Hezbollah si prepara a presentare il conto politico
di Paul Dakiki
Le milizie del Partito di Dio hanno attaccato anche la roccaforte di Joumblat sullo Chouf. La Lega Araba annuncia un “commissione di alto livello” che si recherà a Beirut e dovrebbe parlare con i capi della maggioranza e dell’opposizione.

Beirut (AsiaNews) – A Beirut era cominciato con l’attacco ai quartieri sunniti, legati al leader della maggioranza, Saad Hariri, ieri e stanotte c’è stato quello allo Chouf, roccaforte del druso Walid Joumblat, esponente di punta della stessa maggioranza. L’azione di Hezbollah ha facilmente raggiunto i suoi obiettivi militari, che ora cercherà di trasformare in conquista politica. Ha già imposto al governo di “sospendere” i provvedimenti che hanno scatenato l’attacco armato, ossia lo smantellamento della centrale telefonica del Partito e l’allontanamento del capo della sicurezza dell’aeroporto di Beirut. E sono esponenti della maggioranza, come l’ex presidente Amin Gemayel a lanciare appelli per la ripresa del dialogo.

Il bilancio di cinque giorni di battaglia sarebbe di 59 morti, secondo fonti della sicurezza. Una radio parla di tiri di razzi e colpi di mitra provenienti dalla Siria contro un posto di frontiera a Masnada.

 

I militari, peraltro, continuano a dover restare spettatori imparziali del conflitto, sia perché le milizie di Hezbollah sono più forti e meglio armate di loro, sia perché è sciita il 35% dei soldati ed un loro coinvolgimento nel conflitto rischierebbe di spaccare l’esercito.

 

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09/05/2008 14:54
LIBANO
La battaglia si placa, Hezbollah controlla Beirut ovest
di Paul Dakiki
Scatenati da un proclama del loro leader, gli uomini del Partito di Dio, militarmente organizzati, hanno avuto la meglio dei partigiani di Hariri, del quale hanno chiuso radio, televisione e giornale. Il Consiglio di sicurezza esprime appoggio al governo legittimo. L’Arabia Saudita vuole una riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi arabi.

Beirut (AsiaNews) – La battaglia sembra essersi placato a Beirut; i miliziani di Hezbollah – armati ed inquadrati come un esercito – hanno guadagnato terreno davanti ai sostenitori sunniti della maggioranza parlamentare guidata da Rafic Hariri: ormai controllano la gran parte di Beirut ovest e, con bombe o solo minacce, hanno bloccando radio, televisioni e giornali legati al figlio del premier ucciso. Voci incontrollate parlano di 11 morti e decine di feriti, mentre non sembra aprirsi alcuno spiraglio positivo.

L’attacco contro Beirut ovest, zona a maggioranza sunnita, era cominciato ieri sera e stamattina la televisione di Hezbollah, Al-Manar già annunciava che “l'opposizione libanese ha purificato Beirut ovest dai collaborazionisti sionisti”. Questa mattina gli uomini di Hezbollah  hanno attaccato ed incendiato sedi dei partiti di governo ed anche quella di una emittente del movimento di Hariri, Ash Sharq radio. Verso le 11 l’esercito ha fatto allontanare dalla sua casa Walid Jumblat, uno dei leader della maggioranza, definito ieri da Nasrallah “il vero capo del governo”. Un razzo ha centrato il muro di cinta della casa di Hariri. Sempre l’esercito a fine mattinata ha riaperto la zona intorno al Phoenicia Hotel, che ospita numerosi deputati della maggioranza. A tarda mattinata uomini armati del Partito socialista siriano sono stati visti prendere posizione. A Tiro uomini armati hanno attaccato la casa del muftì (sunnita) Jabal Amel Sayyed Ali al-Amin.

A Beirut, a far precipitare la situazione è stato, ieri sera, il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah che, in un messaggio televisivo ha sostenuto che la rete telefonica del Partito – della quale il governo voleva lo smantellamento - è “un’arma” nella guerra contro Israele e ha invitato a far ricorso alle armi per difenderla. Perfettamente allineato con Hezbollah, Michel Aoun, capo del Free Patriotic Movement, ha detto in televisione che smantellare la rete telefonica del Partito di Dio potrebbe compromettere la resistenza verso Israele. Egli ha anche sostenuto che il governo ha “tutte le responsabilità” di quanto sta accadendo.

Nasrallah ha poi accusato il governo di voler mettere l’aeroporto internazionale di Beirut a disposizione della Cia, dell’Fbi e del Mossad israeliano, avendo rimosso Wafiq Shqeir, il responsabile della sicurezza dello scalo, in quanto accusato di aver permesso a Hezbollah di istallare delle telecamere per controllare partenze e arrivi nella capitale. Nasrallah, secondo il quale è il governo ad aver dichiarato guerra a Hezbollah, ha affermato: “siamo in guerra e loro non sono capaci di prevedere le nostre reazioni”. “Questa è una nuova epoca”.