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Tristezza e perdono per “l’omicidio” di Eluana
http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=14439&size=A

Personalità vaticane chiedono la preghiera per la donna e per gli esecutori del protocollo che l’ha portata alla morte. P. Lombardi afferma che occorre una “riflessione pacata” sull’accompagnamento delle persone più deboli. Dubbi sull’accelerazione del protocollo. Tra le altre reazioni, molto forti le parole del Cardinale José Saraiva Martins, C.F.M., Prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi, che sulle pagine del quotidiano “Avvenire” ha detto: “E' stato un omicidio, provo un immenso dolore davanti alla violenza con cui è stata soppressa questa vita umana”.

Città del Vaticano (AsiaNews/Agenzie) – ''La morte di Eluana non può non lasciarci un'ombra di tristezza per le circostanze in cui è avvenuta. Ma la morte fisica non è mai per il cristiano l'ultima parola. Anche in nome di Eluana continueremo dunque a cercare le vie più efficaci per servire la vita''. È quanto ha detto il p. Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede alla notizia della morte di Eluana Englaro, la donna che da 17 anni viveva in coma vegetativo. La Englaro è morta ieri sera alle 20.10, al quarto giorno dell’interruzione di alimenti e idratazione decisa da un decreto della Corte d'appello e fortemente voluta dal padre della donna. Il decreto e la sua applicazione ha diviso il Paese, fra i fautori del rispetto della legge e della volontà di eutanasia e i difensori del diritto alla vita.

Anche il card. Lozano Barragan, del Pontificio consiglio per la salute, ha sottolineato che l’importante adesso “è raccomandare al Signore Eluana, affinché le apra le porte del cielo, a lei che ha sofferto tanto in terra". E riferendosi al padre e ai dottori che hanno attuato il protocollo che ha portato alla morte la donna, ha aggiunto: ''Pregherò affinché il Signore … perdoni chi l'ha portata a questo punto. Ed invito tutti a pregare, nello spirito del perdono''. 

L’attuazione del protocollo che prevedeva l’interruzione di alimentazione e idratazione alla donna, l’amministrazione di sedativi fino ad “accompagnarla alla morte” aveva spinto nei giorni scorsi il governo italiano a varare un decreto legge dove si vieta per malati terminali e disabili l’interruzione di cibo e acqua, considerati non un “accanimento terapeutico”, ma un’esigenza legata al diritto alla vita. 

Il presidente italiano Giorgio Napolitano si è rifiutato di firmarlo adducendo motivi legati all’iter costituzionale. Il governo ha poi tentato di votare in tempi rapidissimi un disegno di legge sullo stesso tema. Nel pieno della discussione in senato, è giunta la notizia della morte della Englaro. La rapidità della sua morte ha fatto nascere dei dubbi sull’accelerazione con cui il protocollo è stato applicato. 

Il card. Barragan ha detto che ''occorre vedere in che circostanze e' avvenuto il decesso'', se per colpa della sospensione ''o per cause diverse''. Il card. Josè Saraiva Martins ha invece affermato: ''E' stato un omicidio….hanno ucciso una persona innocente e incapace di difendersi''.

 

Lettera pubblicata su Avvenire e su Il Giornale il 10/2/2009
di Paolo e Luca Tanduo

Eluana è morta, una tragedia, un lutto per tutti noi. Affidiamo Eluana al PADRE che è nei cieli, preghiamo per lei e perché Dio converta i cuori di chi è colpevole di questa morte. Perché tutto si può dire tranne che è stata una morte naturale, tutto si svolto di fretta e nell’ombra e questo dovrebbe far pensare. NOI CONTINUEREMO A DIRE NO ALLA CULTURA DELLA MORTE E SI ALLA VITA. La gravita' della morte per eutanasia di Eluana riguarda tutta la società italiana, perché è un'azione che va contro la nostra cultura e la nostra civiltà e ne mina alla base il fondamento della pari dignità di ogni persona umana.

 

da Il Foglio

Isacco, Eluana e la mano che non è stata fermata

Una cittadina in età adulta, resa disabile 17 anni fa da un incidente, è stata eliminata in esecuzione di una sentenza. Contro l’ideologia mortifera la battaglia di credenti e “atei imprudenti” non poteva che essere persa

La mano di Abramo sul collo di Isacco, che testimoniava la fede, qualcuno l’ha fermata. La mano dei volenterosi guerrieri culturali che hanno costituito l’associazione “per Eluana”, e le hanno tolto clinicamente la vita per celebrare l’ideologia della libertà di coscienza, anche presunta, non l’ha fermata nessuno. Una cittadina italiana in età adulta, resa disabile diciassette anni fa da un incidente stradale che le aveva tolto la capacità percettiva, senza staccare la spina della sua attività cerebrale e lasciandola per tutto questo tempo in uno stato abulico di sonno e di veglia, è stata fisicamente eliminata in esecuzione di una sentenza giudiziaria. Niente moratoria per la signora Englaro.

Dopo il caso di Terri Schiavo, per la seconda volta in occidente una disabilità grave è curata con la morte su richiesta di una autorità tutoria (ieri un marito, oggi un padre). La Schiavo era reclamata dai suoi genitori, ma il marito la pensava diversamente, e nonostante la rivolta dell’esecutivo e del Congresso, anche lì l’ultima parola spettò a una corte giudiziaria. Anche lì la cerimonia dell’addio fu celebrata in pubblico, per affermare un modello morale moderno, che ha le sue radici nel disprezzo verso la vita umana mostrato dalle socialdemocrazie e dai totalitarismi convergenti, nella prima metà del Novecento, intorno alla maledizione dell’eugenetica. In Italia c’è stato un clamoroso e benedetto sussulto della classe dirigente, contraddetto e reso vano con disprezzo da una casta di funzionari dell’ideologia secolarista che odiano ogni possibile lezione di umanità laica e di carità cristiana. Qui a reclamare Eluana, che è morta presto fuori di quel suo ambiente, sottoposta a una forma molto asettica e moderna di tortura, c’erano le suorine misericordine della clinica Beato Talamoni di Lecco. A loro vanno le nostre condoglianze.
Questo è un mondo in cui, da oriente a occidente, la vita è trattata in relazione all’onnipotenza dei desideri personali.

Non voglio un figlio, lo abortisco perché me lo consente la mia libera coscienza. Lo stato non lo vuole femmina, e impone di abortirlo per ragioni utilitaristiche. Non lo voglio potenzialmente malato, ed è la deriva eugenetica in atto con il contributo ideologico della tecnoscienza. Anche piccoli difetti possono determinare una condanna a morte. I vecchi sono in cura, ancora per qualche tempo, ma la cura delle loro disabilità, e domani l’assunziuone responsabile della loro dipendenza totale dalla attenzione e dall’amore degli altri, viene messa in discussione da campagne pubbliche oblique, fondate su casi solo apparentemente privati, il cui scopo è l’introduzione anche in Italia di protocolli eutanasici. L’azione di carità che pervade la santità moderna, dalle suorine di Lecco tutrici di Eluana Englaro a Madre Teresa, è svillaneggiata e disprezzata sempre più apertamente come versione oscurantista e premoderna di una fede cristiana che logora la potenza semidivina dell’uomo tecnologico.

Perfino grandi preti operosi, che fondano ospedali e scuole di filosofia, pensano che la cura non abbia senso senza la possibilità ravvicinata di guarigione, e che il conforto, la consolazione, l’attesa e la carezza siano paccottiglia residua di un passato che anche la chiesa deve imparare a dimenticare in nome degli idoli della scienza e della ricerca. La battaglia dei credenti e degli “atei imprudenti” contro la barbarica esecuzione di una disabile non poteva che essere perduta. E non poteva che essere data. Grazie a tutti coloro che questa battaglia hanno accostato e guardato con lo stesso sentimento di laica e razionale pietà di chi l’ha animata.