Tristezza e perdono per
“l’omicidio” di Eluana
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Personalità vaticane chiedono la preghiera per la donna e per
gli esecutori del protocollo che l’ha portata alla morte. P.
Lombardi afferma che occorre una “riflessione pacata” sull’accompagnamento
delle persone più deboli. Dubbi sull’accelerazione del
protocollo. Tra le altre reazioni, molto forti le parole del Cardinale
José Saraiva Martins, C.F.M., Prefetto emerito della
Congregazione delle Cause dei Santi, che sulle pagine del
quotidiano “Avvenire” ha detto: “E' stato un omicidio, provo
un immenso dolore davanti alla violenza con cui è stata soppressa
questa vita umana”.
Città del Vaticano (AsiaNews/Agenzie) – ''La morte di Eluana
non può non lasciarci un'ombra di tristezza per le circostanze in
cui è avvenuta. Ma la morte fisica non è mai per il cristiano
l'ultima parola. Anche in nome di Eluana continueremo dunque a
cercare le vie più efficaci per servire la vita''. È quanto ha
detto il p. Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della
Santa Sede alla notizia della morte di Eluana Englaro, la donna
che da 17 anni viveva in coma vegetativo. La Englaro è morta ieri
sera alle 20.10, al quarto giorno dell’interruzione di alimenti
e idratazione decisa da un decreto della Corte d'appello e
fortemente voluta dal padre della donna. Il decreto e la sua
applicazione ha diviso il Paese, fra i fautori del rispetto della
legge e della volontà di eutanasia e i difensori del diritto alla
vita.
Anche il card. Lozano Barragan, del Pontificio consiglio per la
salute, ha sottolineato che l’importante adesso “è
raccomandare al Signore Eluana, affinché le apra le porte del
cielo, a lei che ha sofferto tanto in terra". E riferendosi
al padre e ai dottori che hanno attuato il protocollo che ha
portato alla morte la donna, ha aggiunto: ''Pregherò affinché il
Signore … perdoni chi l'ha portata a questo punto. Ed invito
tutti a pregare, nello spirito del perdono''.
L’attuazione del protocollo che prevedeva l’interruzione di
alimentazione e idratazione alla donna, l’amministrazione di
sedativi fino ad “accompagnarla alla morte” aveva spinto nei
giorni scorsi il governo italiano a varare un decreto legge dove
si vieta per malati terminali e disabili l’interruzione di cibo
e acqua, considerati non un “accanimento terapeutico”, ma un’esigenza
legata al diritto alla vita.
Il presidente italiano Giorgio Napolitano si è rifiutato di
firmarlo adducendo motivi legati all’iter costituzionale. Il
governo ha poi tentato di votare in tempi rapidissimi un disegno
di legge sullo stesso tema. Nel pieno della discussione in senato,
è giunta la notizia della morte della Englaro. La rapidità della
sua morte ha fatto nascere dei dubbi sull’accelerazione con cui
il protocollo è stato applicato.
Il card. Barragan ha detto che ''occorre vedere in che
circostanze e' avvenuto il decesso'', se per colpa della
sospensione ''o per cause diverse''. Il card. Josè Saraiva
Martins ha invece affermato: ''E' stato un omicidio….hanno
ucciso una persona innocente e incapace di difendersi''.
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Lettera pubblicata su Avvenire e su Il Giornale il
10/2/2009
di Paolo e Luca Tanduo
Eluana è morta, una tragedia, un lutto per tutti noi.
Affidiamo Eluana al PADRE che è nei cieli, preghiamo per lei e
perché Dio converta i cuori di chi è colpevole di questa morte.
Perché tutto si può dire tranne che è stata una morte naturale,
tutto si svolto di fretta e nell’ombra e questo dovrebbe far
pensare. NOI CONTINUEREMO A DIRE NO ALLA CULTURA DELLA MORTE E SI
ALLA VITA. La gravita' della morte per eutanasia di Eluana
riguarda tutta la società italiana, perché è un'azione che va
contro la nostra cultura e la nostra civiltà e ne mina alla base
il fondamento della pari dignità di ogni persona umana.
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da Il Foglio
Isacco, Eluana e la mano che non è
stata fermata
Una cittadina in età adulta, resa
disabile 17 anni fa da un incidente, è stata eliminata in
esecuzione di una sentenza. Contro l’ideologia mortifera la
battaglia di credenti e “atei imprudenti” non poteva che
essere persa
La mano di Abramo sul collo di Isacco, che
testimoniava la fede, qualcuno l’ha fermata. La mano dei
volenterosi guerrieri culturali che hanno costituito
l’associazione “per Eluana”, e le hanno tolto clinicamente
la vita per celebrare l’ideologia della libertà di coscienza,
anche presunta, non l’ha fermata nessuno. Una cittadina italiana
in età adulta, resa disabile diciassette anni fa da un incidente
stradale che le aveva tolto la capacità percettiva, senza
staccare la spina della sua attività cerebrale e lasciandola per
tutto questo tempo in uno stato abulico di sonno e di veglia, è
stata fisicamente eliminata in esecuzione di una sentenza
giudiziaria. Niente moratoria per la signora Englaro.
Dopo il caso di Terri Schiavo, per la seconda
volta in occidente una disabilità grave è curata con la morte su
richiesta di una autorità tutoria (ieri un marito, oggi un
padre). La Schiavo era reclamata dai suoi genitori, ma il marito
la pensava diversamente, e nonostante la rivolta dell’esecutivo
e del Congresso, anche lì l’ultima parola spettò a una corte
giudiziaria. Anche lì la cerimonia dell’addio fu celebrata in
pubblico, per affermare un modello morale moderno, che ha le sue
radici nel disprezzo verso la vita umana mostrato dalle
socialdemocrazie e dai totalitarismi convergenti, nella prima metà
del Novecento, intorno alla maledizione dell’eugenetica. In
Italia c’è stato un clamoroso e benedetto sussulto della classe
dirigente, contraddetto e reso vano con disprezzo da una casta di
funzionari dell’ideologia secolarista che odiano ogni possibile
lezione di umanità laica e di carità cristiana. Qui a reclamare
Eluana, che è morta presto fuori di quel suo ambiente, sottoposta
a una forma molto asettica e moderna di tortura, c’erano le
suorine misericordine della clinica Beato Talamoni di Lecco. A
loro vanno le nostre condoglianze.
Questo è un mondo in cui, da oriente a occidente, la vita è
trattata in relazione all’onnipotenza dei desideri personali.
Non voglio un figlio, lo abortisco perché me
lo consente la mia libera coscienza. Lo stato non lo vuole
femmina, e impone di abortirlo per ragioni utilitaristiche. Non lo
voglio potenzialmente malato, ed è la deriva eugenetica in atto
con il contributo ideologico della tecnoscienza. Anche piccoli
difetti possono determinare una condanna a morte. I vecchi sono in
cura, ancora per qualche tempo, ma la cura delle loro disabilità,
e domani l’assunziuone responsabile della loro dipendenza totale
dalla attenzione e dall’amore degli altri, viene messa in
discussione da campagne pubbliche oblique, fondate su casi solo
apparentemente privati, il cui scopo è l’introduzione anche in
Italia di protocolli eutanasici. L’azione di carità che pervade
la santità moderna, dalle suorine di Lecco tutrici di Eluana
Englaro a Madre Teresa, è svillaneggiata e disprezzata sempre più
apertamente come versione oscurantista e premoderna di una fede
cristiana che logora la potenza semidivina dell’uomo
tecnologico.
Perfino grandi preti operosi, che fondano
ospedali e scuole di filosofia, pensano che la cura non abbia
senso senza la possibilità ravvicinata di guarigione, e che il
conforto, la consolazione, l’attesa e la carezza siano
paccottiglia residua di un passato che anche la chiesa deve
imparare a dimenticare in nome degli idoli della scienza e della
ricerca. La battaglia dei credenti e degli “atei
imprudenti” contro la barbarica esecuzione di una disabile non
poteva che essere perduta. E non poteva che essere data. Grazie a
tutti coloro che questa battaglia hanno accostato e guardato con
lo stesso sentimento di laica e razionale pietà di chi l’ha
animata.
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