Bisogna considerare lo storico odio dei generali verso l’occidente, gli
stranieri sono visti come nemici portatori di idee devianti. Nelle zone colpite da Nargis
sono presenti gruppi di separatisti - come il Karen National Union - che non hanno ancora
firmato il cessate-il-fuoco con il regime. Molti sono cristiani, una minoranza già
vessata dal governo. In più la metà della popolazione qui sostiene Aung San Suu Kyi (la
leader democratica agli arresti domiciliari, ndr) e la maggiore preoccupazione della
giunta è non perdere un centimetro del proprio potere.
http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=12200
08/05/2008 11:32
MYANMAR
La Chiesa birmana organizza gli aiuti nel post-Nargis
L’arcivescovo di Yangon, devastata dal ciclone, riferisce che
utilizzerà i fondi diocesani per comprare e distribuire cibo, medicine e tende tra i
superstiti. Istituito un comitato speciale che si occuperà del primo soccorso a 60mila
famiglie. Aiuti anche dalle Chiese di India e Thailandia.
Yangon (AsiaNews/Ucan) – La Chiesa cattolica in Myanmar sta preparando i suoi
interventi in soccorso alla vittime del ciclone Nargis, che ha ucciso oltre 100mila
persone nel sud del Paese. A riferirlo è l’arcivescovo di Yangon,
mons. Charles Bo: “Per quanto possiamo cercheremo di aiutare tutti; i bisogni più
urgenti ora sono cibo, acqua e tende; in migliaia, inoltre, hanno bisogno di assistenza
medica”. Il presule spiega che la Chiesa ha intenzione di comprare e distribuire il
materiale di prima necessità, utilizzando i fondi diocesani.
P. Francis Than Htun, direttore di Karuna, l’organizzazione per il lavoro sociale
dell’arcidiocesi di Yangon, spiega che da giorni è in corso la raccolta di informazioni
dalle varie parrocchie sulla portata dei danni causati da Nargis. “Abbiamo deciso di
aiutare le vittime distribuendo acqua, medicine e riso” e riferisce della formazione di
gruppi di volontari tra cui anche sacerdoti e seminaristi.
L’arcidiocesi di Yangon ha istituto un comitato speciale per l’emergenza, il Myanmar
Disaster Relief Committe, che comprende rappresentanti delle vittime, delle
parrocchie e dei partner donatori. Diversi gruppi sono ora al lavoro nelle tre diocesi di
Yangon, Mawlamyine e Pathein per valutare la portata del disastro e le necessità
primarie. Secondo p. Than Htun, il primo intervento sarà diretto a 60mila famiglie di
diverse religioni, a cui verranno consegnate razioni di cibo per una settimana, acqua,
utensili da cucina, candele e tende. La Chiesa si impegna anche a fornire tavolette di
cloro per la purificazione dell’acqua. Penelope Khin Khin, una volontaria della
cattedrale St. Mary nella ex capitale, racconta che i prezzi dei generi alimentari sono
così aumentati che per comprarsi da mangiare la gente non può permettersi di acquistare
il materiale per ricostruire i tetti delle abitazioni.
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http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=12198
08/05/2008 10:32
MYANMAR
Nargis: oltre 100mila morti, il Pime in campo per gli aiuti
Il Pontificio istituto missioni estere lancia una campagna di
raccolta fondi per l’emergenza nel sud del Paese. Continua a salire il bilancio delle
vittime e l’allarme sanitario, ma per la giunta la situazione “va normalizzandosi”.
Tonnellate di aiuti alimentari dell’Onu aspettano ai confini il permesso di ingresso dal
regime militare. La gente comincia a vendere i gioielli di famiglia al mercato nero per
riuscire a mangiare.
Yangon (AsiaNews) – Anche il Pontificio istituto missioni estere (Pime), da 150 anni
presente in Myanmar, si unisce alle realtà umanitarie di tutto il mondo e corre in aiuto
della popolazione colpita dalla furia del ciclone Nargis. Il Pime di Milano lancia una campagna di raccolta fondi per “portare
soccorso immediato con beni di prima necessità”.
A sei giorni dal disastro intanto non smette di salire il bilancio dei morti. Oggi
la cifra confermata è di 110mila, stando all’agenzia Mizzima News. Un’ecatombe che si
avvicina a quella provocata da un altro ciclone nel 1991 in Bangladesh (143mila morti).
Nella sola area di Labutta, nel sud-ovest del Paese, le vittime sono arrivate a 80mila,
secondo fonti militari.
Richard Horsey, portavoce dell'Ocha, l'Agenzia delle Nazioni Unite per il coordinamento
degli affari umanitari con sede a Bangkok, parla di circa 5mila km quadrati di terre
sommerse dall’acqua e più di un milione di persone in urgente bisogno di aiuto. Secondo
l'Onu, è il delta dell'Irrawaddy "il punto nevralgico" per gli aiuti, perché
"occorrono battelli, elicotteri e camion".
Le operazioni di soccorso stanno combattendo una corsa contro il tempo per contenere il
rischio epidemie. I cadaveri in decomposizione e la mancanza di acqua potabile fanno
temere contagi da tifo, dissenteria e malaria.
Nonostante l’allarme sanitario, la giunta birmana continua a ritardare i permessi d’ingresso
a personale e carichi delle agenzie umanitarie internazionali, tutte già mobilitate per l’emergenza.
Lo staff Onu in Thailandia aspetta ancora i visti, mentre gli aerei del World Food
Programme con 40 tonnellate di biscotti energetici sono fermi a Dhaka e Dubai in attesa
del via libero da Naypytaw.
Hanno, invece, ricevuto oggi l’autorizzazione a volare su territorio birmano gli
Stati Uniti. Aerei militari con aiuti arriveranno tra massimo due giorni, riferiscono da
Bangkok, che ha mediato tra i due Paesi, da tempo ai ferri corti. Dopo la repressione
delle proteste dei monaci di settembre Washington ha imposto sanzioni economiche al regime
e continua a fare pressioni per il rispetto dei diritti umani.
Il disastro ha provocato un forte rincaro dei prezzi dei generi alimentari e del
carburante. Manca cibo e la gente inizia a vendere gioielli o cambiare denaro al mercato
nero. I più ricchi chiedono baht thailandesi al posto di kyat, perché
vogliono lasciare il Paese, racconta un operatore di cambio. A Yangon manca ancora l’elettricità
e tra la gente cova un sentimento di rabbia e frustrazione. Il dito è puntato contro la
malagestione della crisi da parte dei generali: pur a conoscenza da una settimana dell’arrivo
di Nargis, non hanno diramato tempestivi avvisi ai cittadini delle zone a rischio e anche
ora sono pochi – dicono testimoni – i militari impegnati nei soccorsi.
Anzi, la macchina di propaganda del regime è impegnata a diffondete sui media di Stato
immagini di ordine ed efficienza. Il generale Tha Aye parla alla tv di una situazione “in
fase di normalizzazione".