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ZI08010803 - 08/01/2008
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La moratoria sull’aborto è come la caduta del Muro di Berlino

Il presidente del Movimento per la Vita propone misure per fermare l’aborto


Di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 8 gennaio 2008 (ZENIT.org).- Il fondatore e presidente del Movimento per la Vita (MpV), Carlo Casini, ha commentato con entusiasmo in un'intervista concessa a ZENIT la proposta di una moratoria sull’aborto lanciata il 21 dicembre dal direttore de “Il Foglio”, Giuliano Ferrara, e ha indicato alcune misure urgenti per porre fine ai 130.000 aborti eseguiti ogni anno in Italia.

“L’iniziativa di chiedere una moratoria sull’aborto è come la caduta dal muro di Berlino”, ha spiegato Casini. “Ciò che sembrava impossibile di colpo è avvenuto, forse Ferrara e 'Il Foglio' possono far cadere il muro di incomprensione che ha separato fino ad ora gli ‘abortisti’ dagli ‘antiabortisti’. Una sola è la spallata che fa crollare il muro: riconoscere che il figlio è il figlio, che l’uomo è sempre l’uomo. Tutto il resto resta discutibile”.

Casini, che sul numero di “Sì alla Vita” in pubblicazione ha dedicato una lunga e precisa analisi alla legge 194, ha raccontato a ZENIT che nel maggio del 1979, a poco più di un anno dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza, incontrò Madre Teresa di Calcutta, che gli disse: “Non abbia paura, si faccia coraggio, pregherò per lei. Ma si ricordi di non cessare mai di combattere contro questa legge perché i cristiani in India sono tristi, perché hanno l’impressione che in Italia anche la Chiesa abbia ceduto”.

“Nessuno può e deve accusarci di compromesso o cedimento nei confronti della legge che ha legalizzato l’aborto in Italia – ha precisato il presidente del MpV –. Non diremo mai che è una legge giusta. Non perché facciamo un atto di fede in Madre Teresa, ma perché lo abbiamo dimostrato, scritto, sostenuto per trent'anni in mille e mille confronti, con argomenti di ragione”.

“A noi interessa la vita concreta. – ha affermato Casini –. Lo abbiamo dimostrato nei fatti. La vita conta più della legge. Per questo con i Centri di Aiuto alla Vita, il Progetto Gemma, con ‘SOS vita’ abbiamo salvato 80.000 bambini e le loro mamme dal dramma dell’aborto”.

Il presidente del MpV ha raccontato che nonostante il clima ostile “non ci siamo mai rassegnati; insieme all’opera concreta di salvare i concepiti, abbiamo condotto una battaglia culturale e legislativa per educare le coscienze a riconoscere la vita delle persone fin dal concepimento, abbiamo convinto coppie a non accettare l’aborto, abbiamo cercato di far applicare quelle parti della 194 che, se meglio interpretate, potrebbero ridurre il numero delle interruzioni di gravidanza”.

Per questo motivo, ha osservato, “la proposta di moratoria è una grande opportunità perché ci permette di tentare di cambiare la legge modificando le parti più ingiuste”.

Per quanto riguarda la responsabilità dell’Italia, il presidente del MpV ha voluto sottolineare che “non è in questione un primato culturale o religioso. E’ in gioco la salvezza di tante vite umane nel mondo”.

“C’è l’impegno affinché la Costituzione Europea richiami le radici cristiane”, ha continuato. “Ma sarebbe meno importante riconoscere formalmente il diritto alla vita fin dal concepimento? Se l’Europa non è capace, almeno ci provi l’Italia. ‘Forse la Chiesa sarà ricordata come il principale baluardo dei diritti umani nel mondo'”, ha detto Giovanni Paolo II’.

A questo proposito, il presidente del MpV – che oltre ad essere giurista è anche eurodeputato – ha voluto ricordare che nella settimana che ha preceduto il Natale si è svolto a Strasburgo un incontro con i rappresentanti dei movimenti per la vita europei in cui si è deciso di raccogliere dieci milioni di firme su una petizione in cui si chiede all’Unione Europea “il riconoscimento del diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale e della famiglia come nucleo fondamentale dello Stato, costituita mediante il matrimonio di una donna e di un uomo” (http://www.zenit.org/article-12884?l=italian).

“D’altro canto – ha fatto osservare Casini – che il concepito sia un essere umano è divenuto visibile anche attraverso il generalizzato uso dell’ecografia ed è dimostrato meglio da una più approfondita conoscenza dei processi della generazione e anche dallo stesso diffondersi della procreazione artificiale: se l’embrione può vivere e crescere in una provetta vuol dire che è un individuo autonomo, non una parte del corpo materno. Dunque l’affermazione della sua soggettività è meglio sostenuta dalla scienza”.

In conclusione, il Presidente del MpV, ha rilanciato alcune proposte su cui il movimento si batte da anni, e cioè:

1. Il diritto alla vita di ogni essere umano è riconosciuto fin dal concepimento (integrazione art. 1 L. 194 o, meglio ancora, riconoscimento della capacità giuridica del concepito e conseguente correzione dell’art 1 c.c.).

2. Il consultorio pubblico ha il solo compito di offrire alternative all’aborto. La donna che intende abortire si rivolge al medico del presidio sanitario che, svolto il colloquio già previsto e, nel caso di insistenza della donna, fissato l’intervento, la invita a recarsi presso il Consultorio informato, comunque, dal medico riservatamente della avvenuta richiesta. Il consultorio è dotato di poteri di iniziativa per offrire ogni opportuna alternativa. Il consultorio non rilascia alcuna autorizzazione o documento per l’I.V.G.. Documenta, invece, l’attività compiuta e il risultato raggiunto, se conosciuto, che riferisce alla Regione. Le cause indicate dalla donna vengono registrate sia dal medico dell’ospedale sia dal consultorio. L’assenza di consultazione del padre del concepito deve essere motivata.

3. E’ obbligatorio il riscontro diagnostico sul feto abortito quando l’I.V.G. è avvenuta per la previsione di anomalie o malformazioni. Un consulto specialistico accerta preventivamente le malformazioni del figlio e la malattia psichiatrica della madre. Il meccanismo dell’intervento consultoriale opera anche per l’aborto oltre il 3° mese.

4. Il Ministro della Salute riferisce ogni anno non solo sul numero degli aborti, ma anche sulle I.V.G. evitate attraverso l’intervento consultoriale e delle strutture di volontariato. Queste ultime sono ammesse a riferire sui risultati delle loro attività.

5. L’obiezione di coscienza è dichiarata caso per caso, e si estende anche ai farmacisti in relazione a prodotti che abbiano effetti abortivi.