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TURCHIA - VATICANO
Mons. Luigi Padovese assassinato nel sud della Turchia
di Geries Othman

E' stato accoltellato da un suo collaboratore. Un pastore molto impegnato nell'ecumenismo e nel dialogo con l'islam. Si preparava ad andare a Cipro ad incontrare il papa. Il suo ricordo per don Andrea Santoro. Un commento da parte del direttore della Sala stampa vaticana.

Mons. Padovese, 63 anni, era dal 2004 vicario apostolico dell’Anatolia e attuale presidente della Conferenza episcopale turca.
 
Il vescovo era molto impegnato nell’ecumenismo e nel dialogo con l’Islam, come anche nel far rivivere le diverse comunità cristiane turche. Ieri aveva incontrato le autorità turche per affrontare i problemi legati alle minoranze cristiane. Domani sarebbe andato a Cipro, per incontrare Benedetto XVI, in viaggio sull’isola per pubblicare l’Instrumentum Laboris del Sinodo per le Chiese del Medio oriente.

http://www.asianews.it/notizie-it/mons.-Padovese.-I-dubbi-sulla-sua-“follia”-18589.html

Accusa di omicidio per l’autista di mons. Padovese. I dubbi sulla sua “follia” di Geries Othman
Osservatori e cristiani domandano che l’inchiesta non si fermi e scavi sui motivi più profondi dell’assassinio. Molti attentati contro cristiani in Turchia sono opera di “giovani squilibrati”. Le condoglianze della Conferenza episcopale italiana e nel PIME. I funerali di mons. Padovese la prossima settimana a Milano.
Iskanderun (AsiaNews) – L’autista di mons. Luigi Padovese, ucciso ieri davanti alla sua casa a Iskanderun è stato formalmente accusato di omicidio da un tribunale turco. La polizia conferma i disturbi psichici dell’uomo che per oltre quattro anni è stato vicino al vescovo ucciso. Ma diversi dubbi serpeggiano sulla sua malattia e da più parti si chiede alle autorità di approfondire l’inchiesta sui motivi dell’assassinio.
 
Murat Altun, 26 anni, è stato arrestato ieri, poche ore dopo l’uccisione del vescovo. Secondo alcuni, l’assassino aveva in mano ancora il coltello con cui ha letteralmente sgozzato mons. Padovese. Dopo averlo interrogato a lungo, le forze dell’ordine hanno confermato l’insanità di Murat. Fonti di AsiaNews avevano detto già ieri che Murat era “depresso, violento, pieno di minacce”.
 
Ma fra i fedeli e il mondo turco si fa fatica ad accettare la sola tesi della malattia psichica del giovane, divenuta evidente solo qualche mese fa. Diversi attentati negli anni scorsi sono stati compiuti da giovani definiti “instabili”, rivelatisi poi in legame con gruppi ultranazionalisti e anti-cristiani.
 
A diversi osservatori pare che governanti, politici, autorità civili turche evitino di riflettere con serietà su questi avvenimenti. E si rischia di liquidare tutta questa violenza dicendo solo che non si è d’accordo, che è il gesto di un pazzo isolato, un gesto occasionale di un giovane fanatico dell’Islam.
 
Fra i “gesti isolati” di persone squilibrate vi sono: il ferimento di p. Adriano Franchini, cappuccino italiano, a Smirne il 16 dicembre 2007; quello di p. Roberto Ferrari, minacciato con un coltello da kebab nella chiesa di Mersin l’11 marzo 2006;  p. Pierre Brunissen accoltellato in un fianco il 2 luglio 2006 fuori della sua parrocchia a Samsun. Questi tre attentati si sono conclusi senza conseguenze fatali.
 
Non così è stato per don Andrea Santoro, ucciso a colpi di pistola il 5 febbraio 2006 mentre pregava in chiesa a Trabzon; stessa sorte per il giornalista armeno Hrant Dink assassinato il 19 gennaio 2007 appena fuori dalla sua redazione in una via affollata di Istanbul. E ancora più tragica la morte il 18 aprile 2007 di tre cristiani protestanti, tra cui uno tedesco, torturati, incaprettati e uccisi a coltellate mentre lavoravano a Malatya nella casa editrice Zirve, che pubblica Bibbie e libri di matrice religiosa cristiana.
 
Fra i cristiani e alcune ong turche vi è la richiesta che le indagini non si fermino all’arresto dello squilibrato di turno, ma scavino più in profondo.


La biografia. Luigi Padovese era nato a Milano il 31 marzo del 1947. Il 4 ottobre del 1965 fa la prima professione nei frati cappuccini ed esattamente 3 anni dopo quella solenne. Il 16 giugno del 1973 viene ordinato sacerdote. Professore titolare della cattedra di Patristica alla Pontificia Università dell'Antonianum. Fino ad essere ordinato vescovo è stato per 16 anni direttore dell'Istituto di Spiritualità nella medesima università. Professore invitato alla Pontificia Università Gregoriana e alla Pontificia Accademia Alfonsiana. Per 10 anni è stato visitatore del Collegio Orientale di Roma per la Congregazione delle Chiese Orientali. Consulente della Congregazione per le Cause dei Santi. L'11 ottobre 2004 viene nominato Vicario Apostolico dell'Anatolia e vescovo titolare di Monteverde. Viene consacrato a Iskenderun il 7 novembre dello stesso anno. 

Il Papa: sconcerto e dolore

Un «fatto orribile», «incredibile», «siamo costernati»: è questa la prima reazione a caldo - appresa la notizia - di padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, alla notizia dell'uccisione in Turchia di mons. Padovese. Il viaggio che compirà domani a Cipro Benedetto XVI è stato confermato da padre Federico Lombardi che ha riferito che il Papa "è stato informato" dell'assassinio del Vicario apostolico in Anatolia, e ha espresso "grandissimo sconcerto e dolore". Il Pontefice, ha aggiunto, si è subito raccolto in preghiera. "Cio che è accaduto - sono ancora le parole di padre Lombardi - è terribile, pensando anche ad altri fatti di sangue in Turchia, come l'omicidio alcuni anni fa di don Santoro". Da parte nostra, ha concluso il gesuita a nome della Santa Sede, "preghiamo perchè il Signore lo ricompensi del suo grande servizio per la Chiesa e perchè i cristiani non si scoraggino e, seguendo la sua testimonianza così forte, continuino a professare la loro fede nella regione"

«Siamo distrutti, costernati perché è stato un fatto imprevedibile». E questo quanto riesce a dire dal canto suo mons. Antonio Lucibello, nunzio apostolico in Turchia, commentando l'uccisione oggi a Iskenderun di mons. Luigi Padovese. «Al momento attuale - ha detto ancora Lucibello - non ho notizie più dettagliate. Ma da quanto ho appreso, l'autista di mons. Padovese, Murat, avrebbe ammesso le proprie responsabilità. È strano perchè io sempre visto quest'uomo come una persona molto devota a Padovese e sempre servizievole».

TURCHIA: LA BATTAGLIA DI MONS. PADOVESE PER LA CHIESA SAN PAOLO A TARSO

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 3 giu - Una lunga battaglia combattuta con le armi della diplomazia, della pazienza e della determinazione: e' quella combattuta per anni da mons.

Luigi Padovese - il vicario apostolico in Turchia, ucciso oggi dal suo autista - perche' fosse restituita al culto cristiano la chiesa di San Paolo a Tarso, l'unica della citta' dove ebbe i natali l'Apostolo delle Genti. Trasformata in un museo dalle autorita' turche, dove i cristiani potevano entrare solo pagando il biglietto ed era loro permesso di celebrare la messa solo prenotando con giorni d'anticipo, grazie alla mediazione del presule la chiesa stava venendo lentamente restituita al culto dei pellegrini che negli ultimi anni sempre piu' numerosi arrivavano nella piccola cittadina turchi, soprattutto dopo l'Anno Paolino voluto da papa Benedetto XVI.

E' di poco piu' di una settimana fa la notizia che le autorita' turche avevano tolto l'obbligo di pagare il biglietto per i pellegrini che volevano pregare nella chiesa e rimosso l'obbligo di prenotazione per le messe all'interno della chiesa-museo. ''Ora - aveva detto mons. Padovese in un'intervista al Servizio di Informazione Religiosa della Cei - si puo' celebrare tranquillamente senza alcun preavviso, quando prima era richiesta una prenotazione previa di almeno tre giorni, portati poi addirittura a dieci con inevitabili problemi organizzativi. Il consiglio ai pellegrini, tuttavia, resta sempre quello di avvisare dell'arrivo per permettere alle suore di allestire la chiesa al meglio''. Le istituzioni turche avevano anche annunciato, seppure solo verbalmente , senza un formale impegno scritto, di volerla destinare a luogo permanente di culto. ''Siamo ancora a livello di trattativa - aveva spiegato mons. Padovese - la situazione non e' pienamente risolta. Cio' che di fatto ci interessa non e' tanto la proprieta' della chiesa o che questa venga data in gestione alla chiesa cattolica o alla comunita' ortodossa.

Ci interessa soprattutto la possibilita' di celebrare liberamente e con tranquillita' cosicche' tutti i pellegrini possano andare a Tarso sapendo che possono pregare senza essere disturbati e senza nessuna limitazione''. Questo fatto, aggiungeva, ''assume grande importanza per il fatto che con l'Anno Paolino, Tarso e' diventata una meta di pellegrinaggio continuo. Abbiamo gruppi che arrivano quasi quotidianamente e prevedo un sensibile aumento nei prossimi mesi. Tarso, con Antiochia e la Cappadocia, e' rientrata nei grandi percorsi di pellegrinaggio e questo e' un bene anche per la Chiesa che e' in Turchia''.

La piccola comunita' delle suore ''Figlie della Chiesa'' che vive e opera a Tarso, prestando servizio ai pellegrini che arrivano nella chiesa-museo di san Paolo, non a caso stenta a credere alla morte di mons. Padovese. ''Siamo sotto shock - dichiarano -. Non abbiamo perso solo un vescovo, ma un padre, un amico, un sostegno materiale e spirituale. Siamo addolorate non riusciamo ancora a credere che si successa una cosa simile. In questi posti si vive alla giornata, e' imprevedibile''.

''Viviamo una grande tristezza, siamo sotto shock - aggiungono, interpellate dal Servizio di Informazione Religiosa della Cei - e' un dolore per tutta la chiesa di Anatolia e turca. Si e' tanto prodigato perche' le autorita' turche concedessero la chiesa-museo di san Paolo di Tarso come luogo permanente di culto, ottenendo che i pellegrini potessero celebrare tranquillamente senza una lunga prassi di prenotazione. Lui stesso, poi, ci aiutava nell'accoglienza dei pellegrini che arrivavano e continuano ad arrivare da tutto il mondo. La nostra chiesa oggi piange un padre''