|
![]() |
|
|
15/07/2010
Beirut (AsiaNews) - Il parlamento francese ha votato una legge che
vieta l’uso di coprire il volto nei luoghi pubblici, rendendo
illegale indossare il burqa. Il fatto stupefacente è anche
l’omogeneità del voto (355 su 500, solo 1 contrario). Da oltre un
anno in Francia si parlava di mettere al bando il burqa.
All’inizio, un inventario della polizia diceva che il fenomeno
riguarda poche centinaia. Ma oggi – in modo simile
all’esperienza nei Paesi islamici – in Francia vi sono almeno 2
mila persone che indossano il velo integrale. Allo stesso modo, in
Egitto, da alcune centinaia nel 2001, si è giunti oggi fino a 16%
delle donne velate.
Ora in Francia si parla di 2 mila, ma se non si fa nulla, il
fenomeno cresce e si sviluppa. E si sviluppa perché nasce da una
posizione ideologica. Da dove viene infatti questa voglia delle
donne di coprirsi in modo integrale?
Il burqa non è islamico
Diciamo subito che su questo tema non vi è la minima traccia nel
Corano o nella tradizione islamica (Sunna): dunque non è un uso
islamico. Nessuno dei dotti coranici osa dirlo, ma sono in molti a
pretendere che si tratti di un uso religioso.
Tale uso è invece diffuso in alcuni Paesi di tradizione musulmana:
Arabia saudita, Penisola arabica, Afghanistan. Il chador non ha
niente a che vedere con il burqa o con il niqab (parola araba). Il
burqa è perciò un'eccezione e per nulla una regola. Ma purtroppo
questi Paesi – e in particolare l’Arabia saudita – stanno
dominando in modo ideologico il mondo musulmano, diffondendo sempre
di più i loro usi, grazie ai soldi dell’Arabia saudita.
Va detto che in molti Paesi musulmani il burqa è stato vietato
escludendolo perché (come avviene in Tunisia) “non fa parte della
nostra tradizione”; in Turchia esso è proibito in nome della
laicità. In Egitto, nel novembre 2009, il defunto Rettore
dell’Università islamica Al-Azhar, Mohammad Sayyed Tantawi, la più
alta autorità religiosa in Egitto, l’aveva vietato, dicendo alle
studentesse: “Il niqab non è che una tradizione; non ha nessun
legame con l’islam, né da vicino né da lontano”. Nel febbraio
2010, il primo ministro egiziano, Ahmad Nazif, l’ha chiamato
“una negazione della donna”!
Chi sono dunque coloro che vogliono indossarlo a tutti i costi in
Europa? E perché? Appartengono di solito alla tendenza “salafita”,
che predica il ritorno alla tradizione del primo secolo
dell’Islam. Questa è diffusa in molti gruppi di attivisti
islamici, e attirano parecchie donne europee spesso tramite
matrimoni. Anni fa sono stato chiamato a tenere una conferenza a
Gottinga (Germania) sulla donna nell’Islam. Chi mi ha attaccato
non sono stati i musulmani turchi presenti nella sala, ma solo tre
donne medico tedesche, convertite all’islam. Con indosso il velo,
continuavano a rivendicare che l’islam è la migliore religione
per la donna.
Di fatto in Francia il velo integrale è portato da donne che non
l’hanno mai portato prima, anche da convertite. Per questo
possiamo concludere che la scelta di indossarlo non nasce da
tradizioni o da valori religiosi, ma da uno spirito ideologico che
predica il ritorno alla tradizione culturale dell’Arabia del
settimo secolo, spesso in opposizione all’occidente.
La reazione europea al velo integrale
L’Europa sta reagendo al burqa in modo deciso: da ieri vi è una
legge contraria in Francia; in Belgio la legge che proibisce il velo
integrale data da alcuni mesi; il burqa è proibito a Barcellona e
se ne discute anche in altre parti del continente.
Gli europei sono contrari perché il burqa va contro la tradizione
europea: indossarlo è un modo di rigettare l’integrazione nella
cultura europea.
Il fenomeno è piccolo – per ora – e riguarda poche migliaia di
donne, ma crea un’immediata repulsione. Questo vestito tutto di un
pezzo, nero, una specie di “tomba della donna”, le rende come
dei “fantasmi che camminano”. Esso è divenuto un simbolo di
sottomissione della donna ed è contrario all’uguaglianza fra uomo
e donna.
Da tempo nel mondo occidentale si tenta di rigettare le distinzioni
visibili che creano separazioni fra uomo e donna. Ma anche nel mondo
arabo, fin dagli anni ’20 del XX secolo, vi è stato un massiccio
movimento, con dimostrazioni e sit-in, contro il velo. E vi è tutta
una letteratura di stile femminista in Egitto, Siria, Tunisia e
altrove, che ha fatto campagne fino al 1930 contro il velo avendo
anche successo. Anche alcuni imam hanno sostenuto la loro posizione.
A quel tempo non si parlava nemmeno del velo integrale, ma si
condannava il velo semplice.
Ma questa ondata di ritorno del burqa va proprio in senso contrario
al progresso ed è motivato da fini ideologici!
Che i francesi difendano la propria cultura mi sembra giusto. La
reazione dei parlamentari è stata così unanime (solo uno
contrario).. Perfino i socialisti francesi – che sono rimasti
astenuti – sono stati sempre contrari. Quando la legge è passata
in Belgio vi sono stati solo 2 contrari.
Tale unanimità mostra che stiamo toccando qualcosa di importante
della mentalità occidentale. Se poi pensiamo alla facilità con cui
in Francia si dà la cittadinanza agli emigrati, se ne conclude che
nel Paese vi è un forte desiderio di integrazione. Ma se le persone
interessate agiscono rifiutando la cultura francese o europea,
volendo nello stesso tempo vivere in Francia o in Europa, si crea
una contraddizione e un problema.
La reazione musulmana
Secondo le reazioni che ho letto e dopo aver partecipato a diversi
forum francesi sul tema, posso dire che la maggioranza dei musulmani
e delle musulmane sono contrari al velo integrale. Solo gli
integralisti (i salafiti) sono favorevoli. Eppure la maggioranza dei
musulmani in Europa e in Francia sembra essere contraria a
questa legge. Io penso solo per motivi psicologici. “Noi siamo –
dicono - la comunità che viene sempre additata come pericolosa;
siamo vittime di islamofobia; di un attacco contro l’islam; siamo
dipinti sempre come i cattivi…”.
In realtà il problema è rovesciato: è nel mondo islamico che
esiste - almeno da una parte di musulmani – un’aggressione nei
confronti della cultura occidentale. Chi è dunque l’aggressore e
chi l’aggredito? Ogni gruppo può certo esprimere giudizi sulla
bontà o meno di una o l’altra cultura. Ma se un occidentale viene
a vivere in Egitto e poi sputa sulla cultura egiziana, la cosa
migliore è che se ne vada. Se non c’è simpatia, un sentire
comune, perché restare? La mia cultura può avere dei difetti, ma
allora cambiamola insieme, non disprezzarla a priori.
Ebbene raramente ho visto dei musulmani che spingano gli altri loro
correligionari a entrare e integrarsi nel luogo dove vivono, nella
cultura del Paese dove si trovano. Eppure, questo è il primo
atteggiamento naturale: la riconoscenza per il Paese dove sono e la
fierezza d’appartenere a questo Paese.
Anziché criticare il governo francese o qualche altro europeo, fate
un’autocritica, condannate il terrorismo e l’anti-integrazione!
La legge, un invito ai musulmani d’Europa
La legge francese appena votata mi pare equilibrata. Essa prevede
sei mesi di tempo per far abituare alle nuove regole, per permettere
la riflessione e l’evoluzione. La dizione è molto cauta: non si
parla del velo integrale o altro, ma solo del coprire il volto in
modo integrale. Si spiega con precisione quando e come è proibito;
si definiscono anche le eccezioni (malattie, fasciature mediche,
carnevale, ecc…). Tale legge non vuol essere anti-musulmana -
anche se l’occasione è il velo integrale “islamico” - ma è
una regola più generale che vale per tutti, una norma del vivere
insieme.
Anche i castighi sono interessanti: una multa di 150 euro o una
educazione alla cittadinanza, una specie di training educativo alla
convivenza.
La legge presenta una disproporzione fra la multa per chi porta il
burqa (150 euro) e per chi costringe altri a portare il burqa: una
multa di 30 mila euro e un anno di prigione (il doppio se si tratta
di una minorenne). E si spiegano anche i casi come ciò possa
avvenire: uomo o donna (non solo i mariti o i padri) che per
minacce, per violenza, per costrizione, per abuso di potere, per
abuso di autorità costringono a coprire il volto. Questo mostra che
il senso della legge è giungere ai valori dell’uguaglianza e
della libertà.
Questa legge era proprio necessaria?
Era proprio necessario fare questo? Partendo dall’esperienza dei
Paesi musulmani, dove il velo integrale si diffonde sempre di più
malgrado il desiderio dei responsabili di fermarlo, penso che senza
una legge, il contesto ideologico attuale del mondo musulmano,
spingerebbe sempre più musulmane a portarlo.
Questa legge è dunque importante e benefica, non perché tratta di
un pezzo di stoffa, ma perché affronta una mentalità ideologica di
opposizione e di rigetto, che in fine dei conti porta più danni
alla comunità musulmana che alla società globale. Il velo
integrale è un simbolo, che dice chiaramente “No alla vostra
civiltà!”. E questo simbolo è contestato nella maggioranza
dei Paesi musulmani del mondo!
L’islam sta crescendo in Europa per emigrazione e demografia. I
musulmani sono pronti ad accettare questa società in cui sono
minoranza (anche se si ripete sempre che “sono la seconda
religione d’Europa”)? Sarebbe importante aiutare la comunità
musulmana ad integrarsi nella cultura europea, pur con delle
correzioni necessarie. Non saranno i musulmani dell’Arabia che
faranno l’integrazione, ma i musulmani che vivono già in Europa.
La legge è dunque più un invito alla comunità musulmana che
qualcosa contro l’islam. E’ un modo di conciliare
l’appartenenza alla civiltà francese con una fede islamica
profondamente vissuta e ripensata.
|
||