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20/07/2007 ITALIA - FILIPPINE
P. Bossi: su di lui si è taciuta una grande verità, è
un missionario che testimonia Gesù
di Piero Gheddo |
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Si parla dei missionari solo quando c’è un martire, o un
sequestrato, o un fatto grave e negativo di cui i missionari sono vittime.
Ogni anno vengono uccisi dai 30 ai 35 missionari, in media. Eccetto alcuni
casi, come quello di padre Santoro in Turchia, di loro si parla poco e solo per i fatti di
sequestri o martirio.
Perché non si parla dei moltissimi padri Bossi che sono pronti a dare la
vita per gli altri in ogni situazione del mondo non cristiano, anche in quelle molto
difficili e pericolose? Perché i 13.000 missionari italiani nel mondo non sono quasi più
ricordati, se non in fatti straordinari e negativi?
Io credo che bisognerebbe prestare più attenzione a questi italiani che
dimostrano di amare il loro popolo, a volte fino a rischiare la vita. Lo stesso padre
Giancarlo Bossi, senza voler idealizzare l’uomo, credo che sia un esempio per tutti. Vi
spiego perché…
1) Giancarlo è stato un giovane come gli altri, aveva la vita da spendere,
sentiva anche lui le passioni e le aspirazioni dei giovani, poteva fidanzarsi, sposarsi. L’educazione
cristiana ricevuta in famiglia, in parrocchia, in oratorio, l’ha reso disponibile ad
ascoltare e rispondere positivamente alla chiamata del Signore. È diventato missionario
nel Pime, ha consacrato la sua vita a Cristo e alla missione della Chiesa nel mondo. Il
Signore chiama molti giovani e ragazze a seguirlo: troppo pochi rispondono di sì. In
Italia e nel mondo la Chiesa manca drammaticamente di preti e di suore. Giancarlo è un
esempio di come un giovane consacra la vita a Dio e al prossimo.
2) Si parla spesso dell’abisso fra Nord e Sud del mondo. E la soluzione
che si propone è sempre e quasi solo quella di mandare soldi e macchine. Non si ricorda
quasi mai l’opera dei missionari e dei volontari laici che vanno ad educare e realizzano
lo sviluppo trasformando l‘uomo, la famiglia, i costumi.
Lo sviluppo di un popolo viene soprattutto dall’educazione e l’educazione
è opera di lungo respiro. Ecco perché chi dona qualche anno o tutta la vita ai più
poveri andrebbe proposto a modello per i giovani che vogliono aiutare chi ha fame o è
vittima di dittature e di guerre. Mandare molti soldi ad un popolo analfabeta, a meno si
tratti di emergenze come una carestia o profughi di una guerra, non crea sviluppo, ma
corruzione! La molla per lo sviluppo viene dall’educazione, nella formazione dell’uomo.
Padre Giancarlo Bossi, nelle parrocchie in cui ha lavorato, ha creato scuole
e cooperative di lavoro, ottenendo due scopi: aprire le menti al mondo moderno e formare
la sua gente a superare le divisioni ed a collaborare, condividere, essere attenti al bene
pubblico. Un grande missionario della Birmania padre Gaziano Calogero, diceva: "Prima
facciamo la scuola e poi la chiesa. Perché la chiesa senza la scuola non serve": poi
ha fatto anche molte chiese: ma capiva che senza dare a popoli arretrati un’educazione
adeguata, non si può creare sviluppo e nemmeno formare dei veri cristiani.
In sintesi, i missionari come padre Bossi andrebbero fatti conoscere nelle
scuole, nelle parrocchie, nei associazioni e gruppi giovanili, nei "mass media",
per dare degli esempi positivi di come il mondo ricco può collaborare con i popoli
poveri.
Noi stiamo soffocando nella nostra abbondanza, altri muoiono perché non
hanno nulla o ben poco. I cinesi hanno questo proverbio spesso citato: "Se vedi un
uomo che ha fame non dargli un pesce, ma insegnagli a pescare". Ma chi, dal mondo
ricco, va in quello povero per insegnare ed educare? Ecco l’esempio dei missionari! L’Italia
manda soldi, macchine, commerci, ma sempre meno uomini e donne che sappiano affrontare
sacrifici e pericoli per amore all’uomo!..
Una grande verità si è taciuta parlando di padre Bossi: è un
missionario che testimonia e annunzia Gesù Cristo.
Diceva Paolo VI: "Senza Cristo, non esiste un vero umanesimo".
Nella nostra Italia ci lamentiamo tutti che non c’è più fede, non c’è
più religione, non c’è più cordialità, c’è troppo egoismo, immoralità, le
famiglie si dividono, i giovani, si dice, sono fiacchi e senza ideali.
Ma a che serve lamentarsi? Questa è la società che abbiamo creato noi
anziani e adulti. Com’è possibile che un giovane cresca con ottimismo e speranza, abbia
grandi ideali, se ogni giorno riceve solo informazioni e modelli di eroi negativi dal
cinema, dai fumetti, dalle televisioni, dalla scuola, dai discorsi comuni che si fanno?
Ecco perché l’esempio dei missionari è importante anche per noi: la
società italiana ha bisogno di testimoni e di annunciatori di Cristo per migliorare la
nostra condizione umana. La società italiana ha in parte abbandonato Dio e ci ritroviamo
ad avere famiglie sempre meno capaci di educare i giovani.
I missionari come padre Giancarlo Bossi, rischiano la vita per Cristo. Padre
Igino Mattarucco, missionario per più di quarant’anni in Birmania scriveva: "Da
sempre i missionari hanno svolto opera sociale di aiuto agli affamati e ai poveri, hanno
condiviso la loro povera vita, hanno difeso gli oppressi, le minoranze, i perseguitati per
qualsiasi motivo. Ma io ho toccato con mano che il contributo essenziale, fondamentale che
il missionario e la Chiesa danno alla crescita di un popolo e alla liberazione da ogni
oppressione non è tanto l’aiuto economico o tecnico, quando l’annunzio di Cristo, la
fede in Cristo. Perché è Gesù Cristo che libera, che salva, che trasforma dal profondo
la persona, la famiglia, il villaggio; è Gesù Cristo che "cambia il cuore" nel
senso di una maggiore umanità, di un minore egoismo personale".
Nel "Libretto Rosso" di Mao Tze Tung si legge: "La vera
rivoluzione è cambiare il cuore dell’uomo"; Mao si illudeva di aver cambiato, con
la polizia e i campi di lavoro forzato, il cuore dei cinesi, rendendoli da egoisti ad
altruisti. Ma la sua impresa è fallita, dopo aver causato alla Cina decine di milioni di
vittime. Morto Mao il 9 settembre 1976, i cinesi sono tornati ad essere uomini col
"peccato originale", cioè egoisti e oggi non esiste capitalismo più selvaggio
di quello che c’è in Cina! Lo dicono i nostri missionari del Pime che vivono e lavorano
in Cina.
Gesù Cristo cambia il cuore dell’uomo col suo esempio e la sua parola:
"Non c’è amore più grande di questo, dare la vita per il proprio amico".
Gesù scende nel profondo dei cuori e opera con la sua grazia quella trasformazione senza
la quale non si può parlare di vero umanesimo, di vera liberazione e di vero sviluppo.
Anche il nostro non è vero sviluppo perché manchiamo di Cristo!
Le vocazioni missionarie diminuiscono. Vent’anni fa i missionari italiani
erano 15.000. Adesso pare che, secondo una statistica della fondazione "Missio",
cioè le Pontificie opere missionarie, siano solo 13.000. Sono certamente diminuiti e gli
istituti missionari maschili e femminili sopravvivono solo perchè hanno vocazioni dalle
giovani Chiese da loro fondate: se fosse solo per i missionari e le suore italiani
dovrebbero dichiarare fallimento.
Eppure le richieste dalle giovani Chiese sono in aumento. Ogni istituto
missionario ne riceve tante da ogni parte del mondo. Il Pime ha iniziato una nuova
missione nel deserto dell’Algeria, fra popoli musulmani: non per convertire a Cristo, ma
solo per dare testimonianza di amore all’uomo, di dialogo e di aiuto ai più poveri e
abbandonati, di vita spesa per gli altri secondo il Vangelo.
Vorrei dire ai giovani: voi avete tutta la vita da spendere e state pensando
a cosa potrete fare da adulti. Pregate il Signore che vi illumini e se vi chiama a
seguirlo, anche attraverso la testimonianza di padre Giancarlo Bossi, non ditegli di no:
la vostra vita sarà piena, realizzata, felice.
Non pensate che se Gesù vi chiama, vi chiede un sacrificio. No, vi fa un
grande dono di cui capirete l’importanza a poco a poco, se con l’aiuto di Dio rimanete
fedeli alla sua chiamata. E capirete anche che donarsi totalmente a Dio e alla missione
della Chiesa è il modo migliore di spendere la propria vita per i popoli più bisognosi.
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