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Sri Lanka, l'esercito: "Ucciso Prabhakaran, Controlliamo l'isola"

Colombo - Ucciso dall'esercito nell'enclave dei ribelli. Un alto responsabile militare, che ha chiesto l'anonimato, ha detto che Prabhakaran è stato ucciso mentre cercava di fuggire nascosto in un'ambulanza dalla minuscola enclave di meno di un chilometro quadrato dove sono confinate le Tigri Tamil. A bordo dell'ambulanza insieme al leader dei ribelli, ha aggiunto la fonte, c'erano anche due suoi luogotenenti. Prabhakaran, ha detto, è caduto in un'imboscata tesa dai militari ed è stato abbattuto. "E' stato ucciso in compagnia di altri due a bordo del veicolo. Seguirà un annuncio ufficiale" ha aggiunto il militare cingalese.

Nell'enclave Il leader supremo storico dei ribelli separatisti delle Tigri Tamil, Vellupillai Prabhakaran, era completamente circondato in una minuscola sacca nel nord-est dello Sri Lanka, secondo i militari cingalesi. Il fondatore e leader delle Tigri di liberazione dell'Eelam Tamil (Ltte), Prabhakaran, "é là, dove noi l'abbiamo circondato con un cordone di 360 gradi che non gli lascia alcuna via di scampo" ha dichiarato il generale Udaya Nanayakkara, portavoce delle forze armate cingalesi. Subito dopo un portavoce dei militari ne ha annunciato la morte.

Controllo dell'isola Per la prima volta dal 1983, dall’inizio della guerra civile, l’intera isola di Sri Lanka è sotto il controllo dell’esercito regolare, che hanno sconfitto i ribelli delle Tigri Tamil. Lo hanno annunciato i militari. Nella sanguinosa battaglia finale sono morti circa 250 separatisti, tra cui praticamente l’intera leadership dell’organizzazione. Il governo di Colombo ha assicurato che "tutti i leader della guerriglia Tamil sono morti", anche se ancora non è stato confermata ufficialmente il ritrovamento del cadavere del leader storico del gruppo, Prabhakaran. La televisione di Colombo ne ha confermato la morte, insieme a due stretti collaboratori.

Arresi Solo ieri, quando le Tigri Tamil hanno deciso di smettere di combattere per proteggere i civili, il ministero della difesa aveva assicurato che sulla sorte di Prabhakaran "non c'erano informazioni". Oggi nell'ultima enclave di meno di un chilometro quadrato dove sono asserragliati i ribelli è stato scoperto dai militari il cadavere di uno dei suoi figli, Charles Anthony, di 24 anni, ucciso ieri in combattimento.

18/05/2009 10:44
SRI LANKA
L’esercito annuncia la disfatta delle Tigri e la morte del capo ribelle Prabhakaran

di Melani Manel Perera
Cortei e fuochi d’artificio per le strade delle principali città. Il governo invita la popolazione di esporre la bandiera dello Sri Lanka per festeggiare la fine di 26 anni di conflitto. Il presidente Rajapaksa annuncia per domani un discorso alla nazione.

Colombo (AsiaNews) -  Jeyawewa: vittoria. È il grido che riecheggia nella capitale e in molte città del sud dello Sri Lanka. Fuochi d’artificio e cortei per le strade, invase dalla popolazione festante per la notizia della disfatta definitiva del Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte) e l’uccisione del leader supremo delle Tigri tamil. La notizia della morte di Vellupillai Prabhakaran è arrivata nella mattinata di oggi, dopo ore di incertezza. L’annuncio dato dalla televisione nazionale ha già ricevuto la conferma del governo.
 
Le autorità di Colombo hanno invitato tutta la popolazione dell’isola ad esporre la bandiera dello Sri Lanka su case, uffici ed edifici pubblici per celebrare la fine della guerra, durata 26 anni, e “gli eroici soldati che hanno sacrificato la loro vita”.
 
I festeggiamenti avevano preso il via già ieri, al ritorno in patria del presidente Mahinda Rajapksa, reduce dal G 11 dei Paesi a medio e basso reddito in Giordania. Accolto come un eroe dai suoi ministri, Rajapaksa ha annunciato che interverrà in parlamento domani mattina alle 9.30 ora locale. Il discorso sarà trasmesso in diretta dalla radio e dalla tv nazionale.
 
L’esercito di Colombo aveva proclamato ieri la vittoria sulle Tigri annunciando di aver assediato l’ultimo baluardo dei ribelli, costretti su una striscia di costa di 1 kmq a nord di Vellamullivaikkal. Selvarasa Pathmanathan, responsabile delle relazioni internazionali del Ltte, aveva dichiarato “il silenzio delle armi per togliere ai nostri nemici l’ultima fragile scusa per giustificare l’uccisione del nostro popolo”. Affermando che la guerra ha raggiunto “una fine amara”,  Pathmanathan ha chiesto alla comunità internazionale di “salvare la vita e la dignità della popolazione tamil”.
 
L’esercito dichiara di aver concluso con successo il recupero dei civili ostaggi del Ltte e respinge le accuse di Onu e Croce Rossa che nei giorni scorsi avevano parlato di “bagno si sangue” nella zona di guerra. Fonti militari affermano di aver portato in salvo circa 70mila persone nelle ultime 72 ore. Le Nazioni unite stimano che dall’inizio dell’anno ad oggi la guerra ha causato almeno 7mila morti tra i civili.
 
Grande incertezza sul futuro degli ex ribelli. Per i capi sopravvissuti al surge finale dell’esercito si prevede un tribunale interno, mentre per gli ex ribelli il governo aveva ipotizzato nelle ultime settimane un programma di riabilitazione e reinserimento nella società.
 
Terminato il conflitto tra esercito e Tigri tamil resta aperto il drammatico problema dell’emergenza umanitaria. Circa 190 mila profughi vivono nei centri di accoglienza gestiti dai militari nel nord del Paese. Il governo ha chiesto fondi alla comunità internazionale per rispondere alle necessità impellenti di cibo, medicine e vestiti.
 
Come ricordato ieri dal Papa al termine della recita del Regina caeli, a soffrire di più sono “migliaia di bambini, donne, anziani, a cui la guerra ha tolto anni di vita e di speranza”. Per loro Benedetto XVI ha rivolto un appello “alle istituzioni umanitarie, comprese quelle cattoliche, di non lasciare nulla d’intentato per venire incontro alle urgenti necessità alimentari e mediche dei profughi”.

Sri Lanka, si arrendono le Tigri Tamil Finisce una guerra costata 70mila morti

Le Tigri, i guerriglieri che da un quarto di secolo combattono per un impossibile stato tamil nello Sri Lanka, si sono arrese. Durante la giornata di ieri alcuni irriducibili ancora resistevano, ma senza speranza di fronte all’inesorabile offensiva dell’esercito governativo. Lo spietato e sanguinario capo delle Tigri, Velupillai Prabhakaran, sembra invece sparito nel nulla. Forse si è suicidato con le fiale di cianuro che gli ufficiali tamil tengono al collo in caso di cattura. Oppure è fuggito via mare verso l’India, la Malesia o la Thailandia per riorganizzare la lotta. «La battaglia è giunta al suo amaro finale», annunciava ieri un comunicato pubblicato dal sito Tamilnet. Lo ha firmato il «ministro degli Esteri» dei separatisti, Selvarasa Pathmanathan. Un moderato nella nomenklatura dei guerriglieri bollati come terroristi dagli Stati Uniti e dall’Unione europea. Il movimento delle Tigri per la liberazione dell'Eelam tamil, lo «stato» della minoranza, ha dichiarato di aver cessato le ostilità. «Non ci resta che una sola scelta di fronte a un nemico che ha ucciso il nostro popolo: abbiamo deciso di far tacere le armi» scrivono i tamil.
I guerriglieri superstiti sono asserragliati in una fetta di territorio nel nord est dello Sri Lanka, con le spalle al mare, di soli tre chilometri quadrati. All’apice della guerriglia controllavano un terzo del paese. Ieri mattina i governativi hanno annunciato di aver «liberato» 50mila civili intrappolati dai combattimenti. I tamil accusano l’esercito di bombardamenti indiscriminati, i militari replicano che i guerriglieri usano i civili come scudi umani. Ieri Benedetto XVI ha chiesto in piazza San Pietro «garanzie, incolumità e sicurezza per i civili».
Entrambi le parti si sono macchiate di crimini. Dal 20 gennaio al 7 maggio, secondo un rapporto dell’Onu, sono stati uccisi circa 7mila civili. «Nelle ultime 24 ore, più di 3.000 cadaveri sono abbandonati nelle strade, mentre altri 25.000 risultano feriti», denunciava il comunicato di resa delle Tigri. Il presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaksa, dovrebbe annunciare oggi il definitivo colpo di grazia ai ribelli separatisti. Invece è mistero sulla sorte di Prabhakaran, la «Tigre numero 1». Il fondatore del movimento separatista nei primi anni ’70. Un brutale assassino che ha imposto ai suoi il culto della personalità. Famoso per far fuori chiunque gli facesse ombra, è stato l’inventore dei terroristi kamikaze e ha spinto le Tigri ad arruolare i bambini. Mentre i suoi morivano in prima linea lui viveva in ville con piscina gonfiabile in mezzo alla foresta. Il suo irriducibile sogno separatista ha provocato 70mila morti. Ma dal 2007, quando l’esercito è passato all’offensiva, le sue roccaforti sono cadute una dietro l’altra.
 
 

 

leggi le notizie sulle ultime fasi del conflitto

 

Tigri Tamil, 60 anni di conflitto eredità del colonialismo

La resa delle Tigri Tamil è l'ultimo passaggio di un conflitto che tra attentati, combattimenti e tregue non rispettate ha ucciso più di 70mila persone, capi di stato e ministri compresi. Ecco una sintetica cronistoria dei passaggi più significativi dalle origini del conflitto a oggi.
1948: Indipendenza dell'isola di Ceylon dalla Gran Bretagna. I Tamil, induisti, sono il 18% della popolazione, portati per lo più dall'India dagli inglesi, che li usavano nelle piantagioni di the. Vivono nell'est e nord e si sentono emarginati in un Paese a maggioranza buddista e musulmana.
1976: Velupillai Prabhakaran fonda le Tigri di liberazione dell'Eelam Tamil (Ltte), che mira a creare uno Stato autonomo.
1983: L'Ltte uccide 13 poliziotti e dichiara la Prima guerra per l'Eelam: è guerra civile.
1987-90: Prima tregua. L'India invia e poi ritira una forza di pace ma perde mille uomini. L'Ltte non disarma.
1990: Seconda guerra per l'Eelam, l'Ltte occupa Jaffna.
1991: Un Kamikaze Tamil uccide il premier indiano, Rajiv Gandhi.
1993: Un presunto kamikaze Ltte uccide il presidente cingalese, Ranasinghe Premadasa.
2002: Una mediazione norvegese porta a un cessate il fuoco quadriennale. Iniziano i negoziati di pace.
2004: Nelle elezioni viene battuto il premier Ranl Wickremesinghe, fautore della riconciliazione. Nell'Ltte prevalgono i radicali: riprende l'offensiva.
2005: Viene assassinato il ministro degli esteri e dell'omicidio viene accusato l'Ltte. Diventa presidente il «falco» Mahinda Rajapaksa.
2006: L'Ltte dichiara che solo uno Stato indipendente Tamil può porre fine alla guerra.
2007: L'esercito riprende la roccaforte di Vakarai. In luglio il governo dichiara: i ribelli cacciati da tutto l'est.
2008: Il governo dichiara nullo il cessate il fuoco del 2002. Le truppe governative avanzano poco a poco verso nord.
2009: In febbraio cade Kilinochchi, roccaforte dei ribelli a nord; l'esercito lancia l'offensiva finale e riconquista la penisola di Jaffna. Marzo, appelli l'Unicef e Amnesty International per 150.000 civili intrappolati nella 'no fire zonè. Il 20 aprile, dopo aspri combattimenti, l'esercito riesce ad assicurare un'uscita sicura a 30-35 mila civili intrappolati.
Il 21 aprile l'esercito sferra l'attacco finale. L'Onu denuncia un «bagno di sangue» con almeno 378 civili morti, di cui 100 bambini: Tigri Tamil e esercito si accusano a vicenda. Il 16 aprile i ribelli, sconfitti, minacciano il «suicidio di massa» ma il giorno dopo, di fronte alle vittime civili, prevale la decisione di far cessare i combattimenti.