11 July, 2007
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Manifestazione a Roma per salvare i cristiani in terra di martirio

ROMA, giovedì, 5 luglio 2007 (ZENIT.org).- Alcune migliaia di persone hanno partecipato giovedì 4 luglio alla manifestazione "Salviamo i cristiani", promossa con un appello pubblicato il 15 giugno dal Vicedirettore del Corriere della Sera, il musulmano Magdi Allam

A favore della manifestazione si erano pronunciati il Cardinale Camillo Ruini, Vicario di Roma, il Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e monsignor Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali.

Obiettivo dichiarato della manifestazione era quello di chiedere la tutela e la difesa della libertà religiosa, soprattutto verso quei cristiani che vengono perseguitati in molte parti del mondo. E un appello corale: fare tutto il possibile per il rilascio di padre Giancarlo Bossi, missionario italiano rapito nelle Filippine il 10 giugno scorso.

Sul palco delle autorità in Piazza SS. Apostoli, campeggiava una foto gigante del missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) rapito nelle Filippine e la scritta “Contro l'esodo e le persecuzioni dei cristiani”.

Tra i partecipanti significative le presenze religiose: insieme a cattolici e missionari, figuravano Riccardo Di Segni e Riccardo Pacifici, rispettivamente Rabbino capo della comunità ebraica di Roma e portavoce della stessa comunità, esponenti qualificati del mondo musulmano tra cui Souad Sbai, Presidente Acmid Donne marocchine e il Presidente dell’Alleanza Evangelica Italiana, Roberto Mazzeschi.

Anche Savino Pezzotta, portavoce del Family Day, era alla manifestazione insieme ad una foltissima delegazione di politici di entrambi gli schieramenti.

Padre Bernardo Cervellera, missionario del Pime e Direttore dell'agenzia AsiaNews, ha ricordato il suo amico Padre Ragheed Ganni, 34 anni, di Mosul, che è stato ucciso un mese fa in Iraq insieme a tre suddiaconi, solo perchè ha risposto “no” ad un gruppo di uomini che gli imponevano di convertirsi all’Islam.

Il Direttore di AsiaNews ha affermato che oggi in Iraq c’è una vera e propria “caccia ai cristiani”.

Magdi Allam ha ripreso il manifesto con cui aveva convocato la manifestazione ed ha ribadito che bisogna dire “basta ai profanatori della libertà religiosa e ai dissacratori di un Dio trasformato in un’ideologia dell’odio”.

Il Vicedirettore del Corriere della Sera ha sottolineato il senso della manifestazione: “Siamo qui per sostenere il diritto alla libertà religiosa ovunque nel mondo, sulla base del principio del rispetto della fede altrui e della reciprocità del riconoscimento di tale diritto”.

“Rispetto e reciprocità – ha continuato Allam - più volte invocati da Sua Santità Benedetto XVI nel dialogo con le altre fedi, che dovrebbe essere il fondamento delle relazioni bilaterali e comunitarie della nostra Europa con il resto del mondo, così come si dovrebbe esigerne l’applicazione all’interno stesso dell’Europa”.

Il coraggioso giornalista ha criticato l’Europa “ammalata di relativismo e accecata dall’ideologismo del multiculturalismo”, che “rinnega i propri valori e tradisce la propria identità che affondano le proprie radici nella fede e nella cultura giudaico-cristiana”.

“E’ un’Europa lassista nei confronti della violazione della libertà religiosa – ha continuato Allam – sia al di fuori dei propri confini sia all’interno del proprio territorio. L’Europa nel momento in cui viola i propri valori e rinnega la propria identità, cessa di essere un modello credibile di civiltà non solo per gli altri ma soprattutto per se stessa”.

Secondo Allam bisogna smetterla di “andare a braccetto con chi predica e pratica il terrorismo in Libano, Territori palestinesi, Afghanistan, Iraq” così come bisogna smetterla di “anteporre il denaro ai valori pur di realizzare profitto materiale” con in regimi che finanziano il terrorismo, e con i gruppi che sostengono l’estremismo islamico.

Allam si è rivolto alla platea affermando che “è giunta l’ora della chiarezza della realtà, del coraggio della verità, della scelta del bene e della determinazione a realizzare l’interesse comune tra tutti coloro che condividono una civiltà umana dove non venga messa in alcun modo in discussione la libertà religiosa”.

Il giornalista ha quindi attaccato il “vergognoso, ignobile e inaccettabile silenzio sulla sorte di padre Bossi” e ha scandito: “padre Bossi è diventato il parametro della nostra eticità”

Il Vicedirettore del Corriere della Sera ha poi denunciato la posizione dei cosiddetti “laicisti” che hanno condannato il discorso del Pontefice Benedetto XVI a Ratisbona, “ma al tempo stesso sono in prima linea nel sostenere gli integralisti e gli estremisti islamici”.

Nel suo discorso ha successivamente accennato all’orrore della persecuzione antisemita e alla barbarie del terrorismo islamico che ha massacrato centinaia di migliaia di persone, sostenendo che “la battaglia per la libertà dei cristiani in Medio Oriente e per la libertà religiosa ovunque nel mondo coincide con la battaglia per riconquistare la nostra dignità e la nostra libertà che sono venuti meno con il dilagare del relativismo cognitivo, valoriale, culturale, religioso e politico”.

Per questo ha concluso,“di fronte alla persecuzione sistematica e all’esodo di massa indotto o imposto dei cristiani dal Medio Oriente, noi non possiamo non dire: 'Siamo tutti cristiani'”.

Attilio Tamburrini, Direttore della sezione italiana dell'Associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”, e Roberto Mazzeschi, Presidente dell’Alleanza Evangelica Italiana, hanno spiegato che “ai vari gridi di libertà che risuonano nel mondo si aggiunge quello di Gesù che nel Vangelo ha detto di non fare agli altri quello che non vuoi che sia fatto a te, precetto valido indipendentemente dal credo religioso”.

Souad Sbai, Presidente della Confederazione delle comunità marocchine italiane, ha sottolineato che “non c’è religione degna di questo nome se nega la libertà di coscienza, o cancella la sacralità della vita, o uccide, abusa e mortifica la dignità delle persone nel nome di Dio. Certo quella non è la mia religione”.

La Sbai ha ricondotto la manifestazione per la libertà dei cristiani alla difesa delle donne perché “è la stessa grande battaglia per la libertà e la dignità dell’individuo, qualunque sia la preghiera che egli rivolge ogni sera al suo Creatore”.

Riccardo Pacifici, Vicepresidente e portavoce della Comunità ebraica di Roma, ha voluto precisare che la manifestazione “non è anti-islamica” al contrario, “nasce dalla volontà di porgere la mano ai paesi che vivono nell’assenza di uno Stato di diritto”.

Ha poi preso la parola Jesus Carrascosa, responsabile del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione, il quale ha ribadito che “bisogna difendere chi è perseguitato per la fede anche quando non sembra che il problema ci 'riguardi'. Un giorno potrebbe essere troppo tardi”.