L’errore dell’aborto
selettivo fa riemergere l’orrore eugenetico
E' giunta l'ora di ripensare la legge 194,
afferma Carlo Casini
- Intervistati da ZENIT i due gemelli Luca e
Paolo Tanduo
Sulla scia delle
reazioni all’aborto delle gemelline avvenuto
all’Ospedale San Paolo del capoluogo lombardo,
l'onorevole Carlo Casini, Presidente del Movimento
per la Vita (MpV), ha dichiarato a ZENIT che
“l'episodio di Milano prova, ancora una volta, un
effetto negativo della legge n. 194/1978”.
A questo proposito, Casini parla di una certa
“equivocità dell'art. 6” della legge
sull'interruzione volontaria di gravidanza e
sostiene che “nonostante, apparentemente, non sia
consentito l'aborto eugenetico, è oramai accettata
l'idea che si possa discriminare tra esseri
umani”.
“L'aborto è sempre un male – ha sottolineato
Casini –, ma la selezione embrionale aggiunge
ingiustizia ad ingiustizia, tanto più se ricordiamo
che ci sono famiglie disposte ad adottare un bambino
down e che il mongolismo consente oggi di condurre
una vita felice”.
Il noto giurista ha rilevato che “l'errore di
Milano è venuto alla luce per l'eccezionalità del
caso. Sarebbe rimasto nascosto se la gravidanza non
fosse stata gemellare”.
E “purtroppo – ha aggiunto – l'errore
diagnostico e l'errore tecnico nell'aborto sono
frequenti. Essi sono stati evidenziati nei casi
eccezionali di bimbi sopravvissuti per qualche tempo
all'I.V.G. (a Milano, a Firenze, a Sassari ecc.
ecc.), ma nulla sappiamo negli altri casi ben più
numerosi di aborti cosiddetti 'terapeutici'”.
Il Presidente del MpV ha precisato che
“l'esperienza dei Centri di Aiuto alla Vita e del
servizio telefonico 'Telefono Rosso' (06/3050077)
prova l'errore diagnostico in molti casi in cui la
gravidanza, nonostante la previsione di
malformazioni, e l'autorizzazione all'I.V.G., è
proseguita a causa dell'aiuto offerto alla donna”.
Anche per questo motivo, da tempo, il MpV sostiene
la necessità di “rendere obbligatorio il
riscontro diagnostico su ogni feto vittima del cosìddetto
aborto 'terapeutico'”.
Secondo l’onorevole Casini, “i risultati
dovrebbero essere comunicati al Ministro della
Salute perché ne possa riferire ogni anno al
Parlamento”.
“E' giunta l'ora di un ripensamento complessivo
sulla legge 194/1978 – ha sottolineato il
Presidente del MpV – ma intanto il riscontro
diagnostico potrebbe essere preteso come una
semplice circolare ministeriale. La legge 194/1978
resta ingiusta nel suo nucleo essenziale ma, almeno,
modifichiamone la sua applicazione eliminando
l'equivocità delle sue parole”.
Intervistati da ZENIT i due gemelli Luca e Paolo
Tanduo, del Gruppo Giovani del Movimento per la Vita
Ambrosiano, attivi in molte opere di volontariato
nel campo culturale e biomedico, hanno detto
di aver appreso “con stupore ed anche un po’
di orrore” quanto accaduto all'Ospedale S. Paolo
di Milano.
Secondo i due fratelli, “questo caso 'grida' a
tutti ancora una volta come col cosiddetto aborto
terapeutico si violi il diritto fondamentale
dell’uguaglianza di ogni vita umana”, perché
“viene detto che l’errore è stato 'eliminare'
il gemello sbagliato, quello sano, ma noi ci
permettiamo di dire che l’errore è che qualcuno
si senta autorizzato a selezionare chi deve vivere e
chi no”.
“Purtroppo – hanno concluso – anche il secondo
gemellino è stato abortito, ma anche nel caso
avessero fatto vivere solo il gemello sano, da
gemelli, diciamo che gli avrebbero tolto un
fortissimo legame di fratellanza”.
Interpellata da ZENIT, la dr.ssa Clementina
Isimbaldi che cura la Rassegna Stampa di Medicina e
Persona, ha sottolineato che “non si è trattato
di una fatalità”, come hanno scritto in tanti.
“In realtà – ha detto – non si tratta solo di
responsabilità medica; è l’uomo che manca, non
c’è più l’uomo: è smarrita la ragione, la
dote umana inconfondibile che fa la diversità
dell’uomo rispetto agli altri esseri viventi. E’
smarrita la ragione e ridotto l’uomo”.
Secondo l’esponente di Medicina e Persona quanto
accaduto è “un segnale del decadimento umano, è
la mancanza di percezione della gravità di ciò che
è accaduto e quindi della colpa, della propria
colpevolezza, dell’essere stati all’origine
della morte di due bambini, perché così è stato.
Ammettere l’errore è l’inizio della possibilità
di cambiare, di tornare cioè ad essere uomini”.
“Preoccupante – secondo la Isimbaldi – anche
l’aspetto professionale dei medici”. In questo
caso infatti “il 'fare medico' diviene mediocre,
viene a patti con l’empirismo più grossolano,
accettando una scommessa simile al gioco della
roulette russa: premere il grilletto su uno dei due
gemelli, rischiando di perdere anche il bambino
sano, pur di far fuori il malato”.
“Qui l’errore – sostiene – è colpevole. Se
si perde la ragione che dice: 'Fermati, non hai in
mano tutti gli elementi per poter decidere, sii
uomo, rispetta l’altro uomo, volere non è potere',
anche l’aspetto professionale, scade in mediocrità
ed empirismo senza rimedio”.
La Isimbaldi ha quindi sottolineato che
“nell’epoca post-illuminista e tecnologica in
cui viviamo, persa la ragione, la medicina torna ad
essere magia. Come disse profeticamente Lejeune nel
1976: 'Il vero pericolo è nell’uomo; nello
squilibrio sempre più inquietante tra la sua
potenza che aumenta e la sua saggezza che regredisce
[...] E’ saggio essere un buon apprendista, è il
dovere di ogni scienziato, ma è folle giocare allo
stregone; nessuno può mai diventarlo'”.
“Chi persegue il mito di una società senza
handicap – ha commentato poi –, diviene egli
stesso vittima di questa utopia, da una parte
scadendo in capacità tecnica e dall’altra
perseguendo la selezione eugenetica al prezzo più
alto: la morte di altri uomini”.
“E’ guerra dichiarata al bambino diverso – ha
osservato l’esponete di Medicina e Persona –,
fino a far morire un altro, sano, pur di raggiungere
l’obiettivo. Per salvare il gemello sano si è
arrivati a uccidere a caso, a procedere
ugualmente”.
“Inaccuratezza che è segno di disprezzo per la
vita, per qualunque vita, sana o malata che sia. La
selezione eugenetica non è per l’uomo, ma contro
l’uomo, contro ogni uomo”, ha poi concluso.
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