Salviamo i cristiani in Siria

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-salviamo-i-cristiani-in-siria-4432.htm
di Giorgio Bernardelli
07-02-2012
 

Presi tra due fuochi nelle violenze che insanguinano Homs, i cristiani siriani stanno scappando dalla città. A raccontarlo è l'Oeuvre d'Orient, storica associazione francese che da oltre 150 anni mantiene vivo il legame di solidarietà tra i cattolici transalpini e i cristiani del Medio Oriente. Secondo le fonti locali la recrudescenza di quella che è ormai una vera e propria guerra civile avrebbe portato anche l'ultimo 30 per cento di cristiani che ancora erano rimasti in città ad abbandonare il quartiere di Boustane al Diwane. Una scelta praticamente obbligata dopo che ormai da giorni le loro case (ma anche quelle di molti vicini musulmani) venivano assaltate, saccheggiate e distrutte dalle milizie. La stessa parrocchia greco-melchita di Nostra Signora della Pace è stata presa di mira, come pure le scuole dei greco ortodossi. Di qui la scelta di partire e cercare rifugio nei villaggi sulle montagne oppure a Damasco.
 
A confermare il quadro tragico della situazione offerto da l'Oeuvre d'Orient sono anche altre fonti. Da Gerusalemme il patriarca Fouad Twal ha chiesto ai fedeli di tutte le parrocchie del Patriarcato (che oltre a Israele e alla Palestina comprende anche la Giordania e Cipro) di pregare per la pace in Siria. E nella breve lettera con questo invito si fa riferimento ai «molti cristiani che in queste ore stanno lasciando le loro case». L'eco di questo dramma si intravede probabilmente anche nelle parole del portavoce vaticano padre Federico Lombardi che ieri ha dichiarato a un'agenzia di stampa italiana «che c'è preoccupazione e partecipazione per le vittime civili e per una situazione caratterizzata da una violenza crescente e dalla difficoltà di trovare soluzioni».
 
Ma da chi e da che cosa stanno scappando i cristiani a Homs? Rispondere a questa domanda significa riconoscere che in queste ore a martoriare la città non ci sono solo i bombardamenti dell'esercito di Assad. E a denunciarlo senza mezzi termini è stata già qualche giorno fa madre Agnès-Mariam de la Croix, una delle voci più significative oggi della comunità cristiana siriana. Libanese di origine palestinese, entrata in convento dopo la stagione dei figli dei fiori, igumena del monastero ecumenico di San Giacomo il Mutilato a Qâra, madre Agnès-Mariam è una delle voci che in questi mesi ha denunciato con più forza le violenze degli islamisti che operano tra le forze dell'opposizione. Ma nello stesso tempo è stata anche autrice di una lettera aperta a Bashar al-Assad - pubblicata a novembre sul quotidiano libanese L'Orient le Jour - in cui ha denunciato le violazioni dei diritti dei prigionieri detenuti senza processo. E poi ha aperto le porte del monastero alle famiglie senza tetto e bambini abbandonati, vittime degli scontri.  «Prendiamo posizione a favore dei poveri e dei maltrattati - spiega -. Soprattutto dei civili innocenti, sia che siano perseguitatui dal regime, sia che lo siano da parte delle bande armate dell'insurrezione».
 
È con queste credenziali, dunque, che madre Agnès-Mariam denuncia: «La realtà non è in bianco e nero come ce la raccontano. È complessa». Racconta di come il 20 gennaio scorso i comitati di coordinamento della rivoluzione «abbiano dichiarato il Jihad». E da allora le cose per i cristiani siano cambiate. «Fino a ieri - scrive - i cristiani non erano stati oggetto di una persecuzione “diretta”. I cristiani erano vittime delle violenze che colpivano tutta la popolazione. Ma oggi sembra che il dato stia cambiando. Come se la tendenza che covava stia diventando una consegna».
 

Cita una serie di fatti che descrive come «aggressioni dal carattere ormai francamente anticristiano»: l'uccisione il 25 gennaio di padre Basilios Nassar, il sacerdote greco ortodosso del villaggio di Kafarbohom colpito mentre prestava soccorso a un ferito. Ma racconta anche della vedova di un taxista del villaggio di Kusayr, ucciso dagli insorti, che a un religioso ha confidato: «Ci aspettiamo ogni sorta di violenza. Tutta la nostra famiglia è minacciata dalle bande armate. Se dovesse capitarmi qualcosa di brutto, le affido mio figlio, si prenda cura di lui». E poi nomi di altri cristiani già uccisi. E notizie di sequestri di persona con richieste di riscatto da 20 mila a 40 mila dollari a persona.
 

Racconta di aver cercato di capire di persona come stavano davvero le cose: nascota da un burqa la suora dice di aver visitato i quartieri dell'opposizione a Homs e nel villaggio di Kusayr. «Ho visto con i miei occhi le bande armate cambiare pelle - ricorda - e, scambiata per musulmana, ho raccolto le confidenze dei sunniti insorti. Mi sono rattristata nel constatare che il loro spirito è rivolto all'islamismo militante. Costituiscono un contesto propizio alle bande armate che infieriscono crudelmente contro la popolazione civile di ogni confessione, se anche solo cerca di mantenere una normalità di vita affidandosi alle istituzioni vigenti».

 
Violenze, rapimenti, cristiani in fuga: lo stesso scenario dell'Iraq si va materializzando in Siria in maniera sempre più chiara. Fermare la repressione dell'esercito a Homs oggi è certamente un imperativo. Ma anche fermare una deriva settaria che cancellerebbe una comunità cristiana dalla storia bimillenaria è altrettanto importante.

 


01/02/2012
SIRIA-ONU
Impasse all’Onu sulla Siria. Russia e Cina bloccano il piano della Lega araba
http://www.asianews.it/notizie-it/Impasse-all’Onu-sulla-Siria.-Russia-e-Cina-bloccano-il-piano-della-Lega-araba-23850.html

New York (AsiaNews/Agenzie) – Un giorno di dibattito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla crisi siriana si è concluso senza un nulla di fatto. La discussione si è centrata sulla proposta di adottare un piano della Lega araba per porre fine alla violanza e ottenere che il presidente Bashar al-Assad faccia un passo indietro. Il Primo ministro del Qatar, fra i più duri verso il regime siriano, ha chiesto che il Consiglio di sicurezza faccia passi per fermare la “machina assassina” di Damasco. La Russia e la Cina si sono opposte al piano della Lega araba. Anche l’India si è detta contraria a interventi dall’esterno., e in particolare all’uso della forza. Ma ha chiesto che si cooperi con la Lega araba. “Un processo politico deve cominciare senza ulteriori ritardi. Il processo deve essere condotto da siriani, e rispettare la sovranità, l’unità e l’integrità territoriale della Siria” ha dichiarato l’ambasciatore indiano all’Onu Jardeep Singh Puri.

Nettamente contrario al piano arabo il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. “Non penso che la politica russa consista nel chiedere alla gente di andarsene. Condanniamo con forza l’uso della forza contro i civili da parte del governo. Ma condanniamo con forza eguale le attività dei gruppi armati estremisti che attaccano le forze del governo”, ha dichiarato.

Pechino si è collocata sulla stessa linea. “La Cina si oppone risolutamente alle spinte per un cambio di regime forzato in Siria, dal momento che un passo del genere violerebbe la Carta delle Nazioni Unite e le norme fondamentali che guidano la prassi delle relazioni internazionali” ha dichiarato l’ambasciatore cinese all’Onu Li Baodong. L’ambasciatore russo Vitaly Churlin ha però aggiunto che il Consiglio di sicurezza può e deve raggiungere un consenso sulla Siria. Ma ha precisato che la bozza di risoluzione deve avere il consenso di tutte le parti interessate, compreso il governo di Damasco.
 

Continua la repressione

Damasco (AsiaNews/Agenzie) – Sono ripresi questa mattina i combattimenti a Homs fra l’esercito siriano e i ribelli del Free Syrian Army

L’esercito siriano ha ripreso controllo di un suburbio a est della capitale in mano ai ribelli del Free Syrian Army. Gli attivisti hanno dichiarato che l’esercito ha bombardato i quartieri occupati dai disertori, e che 26 persone dei due campi hanno perso la vita in quello che è probabilmente il combattimento più duro dall’inizio della rivolta nel marzo 2011. In tutta la Siria sarebbero circa 60 le persone morte fra sabato e domenica, dopo che la Lega araba ha deciso di ritirare gli osservatori. Il governo siriano ha annunciato che 16 soldati hanno perso la vita in due diversi attacchi dei ribelli.

L’escalation negli scontri ha spinto la Lega araba a sospendere il lavoro dei suoi osservatori il 29 gennaio. I ministri degli Esteri arabi, che hanno chiesto al regime siriano di creare un governo di unità nazionale, discuteranno degli sviluppi della crisi il 5 febbraio. Il segretario della Lega araba, Nabil al-Araby è partito per New York per informare i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu domani, e per cercare appoggio al piano di pace arabo. Al-Araby ha dichiarato di sperare di vincere la resistenza di Mosca e di Pechino e di ottnere il loro appoggio al piano della Lega.

Siria: ucciso il segretario della Mezzaluna rossa. In uno scontro ucciso un sacerdote ortodosso