| http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=11776 La rabbia e la disperazione dei cristiani di Mosul
AsiaNews raccoglie testimonianze tra i fedeli dell’arcivescovo
trovato morto ieri. Il timore che la comunità ora possa estinguersi. La polizia irachena
punta il dito contro al Qaeda. I progetti del terrorismo islamico per cacciare i cristiani
dall’Iraq.
Mosul (AsiaNews) - E' morto l'arcivescovo caldeo di Mosul, mons. Faraj Rahho,
rapito il 29 febbraio scorso dopo la Via Crucis celebrata nella chiesa del Santo Spirito.
Lo hanno comunicato i rapitori che hanno indicato ai mediatori il luogo dove recuperare il
corpo del presule, 67 anni. “Una grande Croce per la nostra Chiesa prima della Pasqua”
ha detto mons. Rabban al Qas, vescovo di Arbil, commentando la notizia ad AsiaNews.
Personalità della Chiesa caldea, tra cui mons. Shlemon Warduni, hanno portato il cadavere
all’ospedale di Mosul per accertare le cause, ancora ignote, del decesso. I funerali si
svolgeranno domani nella vicina cittadina di Karamles. Mons. Rahho sarà sepolto vicino a
p. Ragheed, il suo sacerdote e segretario ucciso il 3 giugno 2007 all’uscita dalla messa
da un commando terrorista.
La notizia della morte di mons. Rahho “colpisce e addolora profondamente”
il Papa, come ha riferito il direttore della sala stampa vaticana, p. Federico
Lombardi. Benedetto XVI auspica che “questo tragico evento richiami ancora una volta e
con più forza l'impegno di tutti e in particolare della comunità internazionale per la
pacificazione di un Paese così travagliato”. Per tre volte in questi giorni il Papa
aveva lanciato un appello per la liberazione del vescovo. Per il rilascio del presule si
erano espressi numerosi leader musulmani, sunniti e sciiti, in Iraq, Libano e Giordania,
che hanno anche condannato il gesto come “contrario all’islam”.
Mons. Rahho, arcivescovo di Mosul da 7 anni, non era solo il punto di riferimento
della ormai esigua comunità caldea, ma anche un simbolo del dialogo con i musulmani. “Aveva
molti amici tra i leader musulmani ed era una figura impegnato in prima persona nella
promozione della convivenza pacifica”, aggiunge un uomo da Mosul. Aveva avviato anche
iniziative importanti che con il tempo hanno assunto carattere ecumenico, come la “Fraternità
della carità e gioia” per l’assistenza ai disabili. Nata nel 1986 nella parrocchia di
San Paolo in breve si era diffusa in tutto il Paese, nelle chiese cattoliche e non.
- Come è successo già per alcuni casi di sequestri di sacerdoti – che l’industria
dei rapimenti di cristiani in Iraq non è mossa solo dal denaro, ma nasconde un movente
confessionale. Lo stesso mons. Rahho aveva denunciato l’esistenza in Iraq di un progetto
per eliminare i cristiani, e che a Mosul trova la sua applicazione più evidente, essendo
una città divisa nettamente su linee confessionali.
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