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La rabbia e la disperazione dei cristiani di Mosul
AsiaNews raccoglie testimonianze tra i fedeli dell’arcivescovo trovato morto ieri. Il timore che la comunità ora possa estinguersi. La polizia irachena punta il dito contro al Qaeda. I progetti del terrorismo islamico per cacciare i cristiani dall’Iraq.

Mosul (AsiaNews) - E' morto l'arcivescovo caldeo di Mosul, mons. Faraj Rahho, rapito il 29 febbraio scorso dopo la Via Crucis celebrata nella chiesa del Santo Spirito. Lo hanno comunicato i rapitori che hanno indicato ai mediatori il luogo dove recuperare il corpo del presule, 67 anni. “Una grande Croce per la nostra Chiesa prima della Pasqua” ha detto mons. Rabban al Qas, vescovo di Arbil, commentando la notizia ad AsiaNews. Personalità della Chiesa caldea, tra cui mons. Shlemon Warduni, hanno portato il cadavere all’ospedale di Mosul per accertare le cause, ancora ignote, del decesso. I funerali si svolgeranno domani nella vicina cittadina di Karamles. Mons. Rahho sarà sepolto vicino a p. Ragheed, il suo sacerdote e segretario ucciso il 3 giugno 2007 all’uscita dalla messa da un commando terrorista.

 

La notizia della morte di mons. Rahho “colpisce e addolora profondamente” il Papa, come ha riferito il direttore della sala stampa vaticana, p. Federico Lombardi. Benedetto XVI auspica che “questo tragico evento richiami ancora una volta e con più forza l'impegno di tutti e in particolare della comunità internazionale per la pacificazione di un Paese così travagliato”. Per tre volte in questi giorni il Papa aveva lanciato un appello per la liberazione del vescovo. Per il rilascio del presule si erano espressi numerosi leader musulmani, sunniti e sciiti, in Iraq, Libano e Giordania, che hanno anche condannato il gesto come “contrario all’islam”.

 

Mons. Rahho, arcivescovo di Mosul da 7 anni, non era solo il punto di riferimento della ormai esigua comunità caldea, ma anche un simbolo del dialogo con i musulmani. “Aveva molti amici tra i leader musulmani ed era una figura impegnato in prima persona nella promozione della convivenza pacifica”, aggiunge un uomo da Mosul. Aveva avviato anche iniziative importanti che con il tempo hanno assunto carattere ecumenico, come la “Fraternità della carità e gioia” per l’assistenza ai disabili. Nata nel 1986 nella parrocchia di San Paolo in breve si era diffusa in tutto il Paese, nelle chiese cattoliche e non.

Come è successo già per alcuni casi di sequestri di sacerdoti – che l’industria dei rapimenti di cristiani in Iraq non è mossa solo dal denaro, ma nasconde un movente confessionale. Lo stesso mons. Rahho aveva denunciato l’esistenza in Iraq di un progetto per eliminare i cristiani, e che a Mosul trova la sua applicazione più evidente, essendo una città divisa nettamente su linee confessionali.