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05/11/2008 15:45
USA - ITALIA
P. Gheddo: Sono contento della vittoria di Barack Obama

Il nuovo volto della presidenza può aiutare gli Stati Uniti ad essere più apprezzati nel mondo. Un riscatto per tutti i neri del mondo. La religione è ancora una forza di riferimento.

Milano (AsiaNews) - La vittoria elettorale di Barack Obama mi rende felice. Dico la verità sono contento che abbia vinto lui. Vedremo cosa saprà e potrà fare, ma per il momento sono contento, per tre motivi precisi: 

1) Penso che il nero Obama sia adatto a dare un’immagine diversa e positiva dell’America all’opinione pubblica mondiale. Ne sono contento perchè oggi l’America è spesso malvista e anche odiata in tutto il mondo, sia in Europa che negli altri continenti. Le vicende dell’ultimo secolo l’hanno dimostrato che gli Stati Uniti d’America rivestono un ruolo fondamentale per la difesa della democrazia e dei diritti dell’uomo e della donna. Nel mondo, su circa 180 paesi, solo 67 sono riconosciuti come “democratici”. Mi auguro un futuro migliore per l’umanità e credo che gli Stati Uniti siano positivi in questo senso, come tutto l’Occidente cristiano del resto. 

2) Obama è il primo Presidente nero degli Stati Uniti. Il popolo della massima potenzia mondiale supera di slancio il pregiudizio razziale, dando a Obama sul suo avversario una schiacciante vittoria. Un fatto che penso avrà un forte impatto positivo contro qualsiasi forma di discriminazione razziale, ancora ben presente, specialmente nei confronti dei neri, nei nostri paesi europei e in altre parti del mondo. Un Presidente nero a capo degli Stati Uniti d’America, come stimolo e segno di riscatto per i neri di tutto il mondo è un avvenimento straordinario.

3) L’America, come paese e come popolo, ha conservato un’alta immagine della religione, secondo l’impostazione data dalla Carta Costituzionale firmata dai Padri fondatori nel 1788, che vige tuttora con alcuni emendamenti.  Gli Stati Uniti, con tutti i loro difetti e peccati personali e comunitari, sono sostanzialmente un paese cristiano, in cui la religione è alla base della sensibilità popolare, la cultura nazionale è rispettosa delle religioni, la presenza delle religioni è diffusa e condivisa molto più che in Europa. Non c’è in America, se non in frange intellettuali, il diffuso ateismo militante presente nell’Europa comunitaria. Le radici nazionali americane non sono illuministiche né anti-clericali e la cultura americana non è stata influenzata dalle ideologie marxista e nazista che hanno sconvolto e devastato il nostro continente.

 
http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=13667
 
05/11/2008 11:22
INDIA - USA
Chiesa Indiana: Obama, speranza per la democrazia. Ma preghiamo per difendere la vita

"La vittoria di Obama ha un grande valore perché giunge 45 anni dopo il movimento per i diritti civili guidato da Martin Luther King. È un enorme risultato che la società americana ha conquistato in pochissimo tempo. Solo 40 anni fa la gente sofriva di discriminazione e pregiudizio, e oggi quella stessa gente ha eletto un presidente afro-americano. Questa apertura è una opportunità per tutte le società e rafforza la società indiana e le sue speranze”.
 
In questo periodo la Chiesa indiana è provata da una serie di attacchi ad opera di gruppi radicali indù che vogliono attuare un nazionalismo monolitico eliminando tutte le minoranze non indù. “Questa vittoria – dice il card. Gracias – spingerà la gente ad accettarsi gli uni gli altri, ad essere aperti gli uni gli altri e a vivere in pace ed armonia, lavorando insieme per il bene comune”. 
 
Unico punto dolente, le posizioni di Barack Obama sull’aborto. 
 

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=13703&size=  08/11/2008 13:48
USA - ASIA
Obama: il presidente abortista che farà male ai neri d’America
di Mark Tardiff

La gioia per il primo capo di stato nero non deve far dimenticare che Obama è fautore di leggi sull’aborto molto permissive e contrario ai diritti del non-nato. L’aborto sta riducendo le comunità nere americane. Il programma della Planned Parenthood, per il controllo della popolazione, è sempre stato quello di usare leader neri per aiutare i neri all’auto-distruzione. Mark Tardiff, americano, appartiene al Pontificio Istituto Missioni Estere ed è stato missionario in Giappone
 

Posso capire la gioia di p. Gheddo per l’elezione di un afro-americano a presidente, data la vergognosa storia di razzismo che ha contraddistinto gli Stati Uniti in passato. Ho ancora un nitido ricordo del dolore che provavo, da patriota americano, durante gli anni di liceo, nel conoscere le storie di schiavitù e razzismo.

Tragicamente, allo stesso modo, la posizione di Barack Obama sull’aborto contraddice la portata storica della sua elezione. Nei casi Roe v. Wade, 410 U.S. 113 (1973),e in quello vicino Doe v. Bolton, 410 U.S. 179 (1973)[2], la Corte suprema ha dichiarato che fare l’aborto lungo tutti i nove mesi di gravidanza, fino al momento della nascita, era legale.
 
Il neo-eletto presidente Obama è da tempo impegnato con forza non solo a preservare, ma anche estendere l’attuale regime in tema di aborto che domina negli Stati Uniti. Quando era senatore dell’Illinois, egli si è opposto a misure che avrebbero reso obbligatorie cure mediche per bambini sopravvissuti all’aborto e riusciti a nascere vivi.
 
La sua netta posizione nel considerare il non nato come una “non persona legale” è tragicamente ironica, per il fatto che egli appartiene ad una razza che in passato è stata trattata allo stesso modo dei non nati.
 
Gli Afro-americani sono l’unica minoranza che negli Usa sta diminuendo di numero. Planned Parenthood, la più grande organizzazione abortista degli Usa ha il 78% delle loro cliniche nei quartieri delle minoranze. Ciò corrisponde al pensiero di una delle sue fondatrici, Margaret Sanger, una entusiasta eugenista, che ha scritto: “le persone di colore sono come dell’erbaccia umana, che va sterminata”.
 
 
 
 
 

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=13672

05/11/2008  IRAQ – USA
Mons. Warduni, vescovo a Baghdad: “Obama, la vera conquista è la pace in Iraq”

Bagdad (AsiaNews) Auguriamo al presidente Barack Obama di governare guardando al bene dei popoli di tutta la terra. Un invito che rivolgiamo a lui e a tutti i leader politici mondiali, perché si adoperino per la pace, la prosperità e l’amore fra i popoli, mettendo da parte divisioni ed egoismi personali”. È l’auspicio che mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad, rivolge ad AsiaNews commentando la vittoria alle urne di Obama. Riferendosi al futuro dell’Iraq, il prelato chiede al neo Capo di Stato Usa di “guardare agli interessi del popolo”, lavorando non solo “per vincere una guerra” ma per “portare una pace stabile e duratura”, perché essa sola rappresenta “un vera conquista” non solo in Iraq, ma in tutte “le aree in cui è in atto un conflitto”.