ASIA – USA
I governi dell’Asia applaudono a Barack Obama, primo presidente nero degli Stati Uniti
Negli Usa si sottolinea “il cambiamento” avvenuto con questo primo presidente afro-americano. Ma nei messaggi dal mondo e dall’Asia si chiede anche continuità.
Roma (AsiaNews) - Barack Obama è ormai eletto primo presidente afro-americano e già cominciano a piovere le congratulazioni da tutto il mondo. E mentre negli Usa si sottolinea il “cambiamento”, nel mondo si cerca continuità.
La vittoria di Obama, 47 anni, figlio di un keniota e di una madre bianca del Kansas, segna un primo cambiamento nella storia degli Usa, 45 anni dopo le lotte per i diritti civili guidate da Martin Luther King. “Il cambiamento è arrivato in America” ha detto Obama alla folla di oltre 125 mila persone radunate a Chicago nel Grant Park per celebrare la sua vittoria. Nel suo discorso egli ha però sottolineato la necessità per gli americani di rimanere uniti di fronte alle sfide che aspettano la nazione. Egli ha anche reso gli onori al suo concorrente il senatore McCain e questi, a Phoenix, riconoscendo la sconfitta, ha chiesto ai suoi sostenitori di lavorare in “buona volontà” con il nuovo presidente.
Ringraziando la sua base elettorale, Obama ha ringraziato il suo staff, la sua famiglia, la comunità gay. Molti vescovi americani avevano messo in guardia contro le posizioni “liberal” del nuovo vincitore su temi quali matrimoni gay e permissivismo sull’aborto.
Obama e il futuro vice-presidente, John Biden entreranno alla Casa Bianca il 20 gennaio prossimo. E dovranno affrontare una situazione nazionale e internazionale segnata da una delle più gravi crisi economiche e da una guerra contro il terrore che vede gli Usa al primo posto, ma che finora è costata centinaia di miliardi di dollari e la vita di più di 4 mila soldati Usa. Secondo analisti, il volto giovane, nero, pieno di speranza di Barack Obama aiuterà a migliorare la stima per gli Stati Uniti nel mondo, che attualmente è a un livello molto basso. Ma essi dubitano che su questioni di politica estera la nuova gestione potrà avere molto gioco. È improbabile che il nuovo presidente si distacchi dall’appoggio a Israele in Medio oriente, che ritiri subito le truppe dall’Iraq, o che divenga troppo largo con Iran, Pakistan e i problemi dell’Afghanistan.
E in effetti, tutte le congratulazioni che giungono per la sua vittoria, in fondo sperano su una continuità.

