|
![]() |
|
|
02/08/2009 PAKISTAN Otto cristiani arsi vivi nel Punjab di Fareed Khan Uno di loro è un bambino di 7 anni. Fra i morti vi sono 4 donne.
Personalità religiose islamiche e militanti fondamentalisti hanno
aizzato la folla. Il combustibile è lo stesso di quello usato nelle
distruzioni di Shanti Nagar (1997); Sangla Hill (2005) e Koriyan, un
giorno prima. La polizia accusata di negligenza.
Lahore (AsiaNews) – “Dobbiamo difenderci da soli” da attacchi “premeditati” che prendono di mira la minoranza cristiana del Pakistan. Per questo è necessario “tenere un basso profilo” ed evitare che i fondamentalisti trovino “ulteriori pretesti” per commettere violenze a sfondo confessionale. È quanto riferisce ad AsiaNews mons. John Lawrence Saldanha, arcivescovo di Lahore, commentando gli assalti contro i cristiani a Gojra e nel villaggio di Korian, nel distretto del Punjab. In un clima generale di “profonda tristezza”, mons. Saldanha lancia un appello attraverso AsiaNews: “[Noi cattolici del Pakistan] Chiediamo solidarietà e preghiere ai cristiani di tutto il mondo. Non lasciateci soli – conclude il prelato – ma restateci vicino con il cuore e con la mente. Non ci resta che restare uniti e sperare che la situazione migliori”. Profondo dolore "per l'insensato attacco alla comunità cristiana di Gojra", che ha portato alla "tragica uccisione di bambini, donne e uomini innocenti" è stato espresso da Benedetto xvi in un messaggio inviato al vescovo di Faisalabad, Joseph Coutts. Nel messaggio, a firma del segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, il Papa fa appello perché "nel nome di Dio si rinunci a seguire la strada della violenza che causa così tanta sofferenza e a intraprendere la strada della pace" e raccomanda con forza il vescovo di incoraggiare tutta la comunità diocesana e tutti i cristiani in Pakistan, perché continuino negli sforzi per contribuire a "costruire una società che, con un profondo senso di fiducia nei valori umani e religiosi, sia caratterizzata dal mutuo rispetto fra tutti i suoi membri".
|
03/08/2009 15:43 VIETNAM Nuove manifestazioni di massa a Vinh e in altre zone del Vietnam a sostegno dei cattolici
Vinh (AsiaNews) – Una nuova giornata di proteste è avvenuta ieri a Vinh e in altre diocesi del Vietnam per esigere la fine delle persecuzioni contro i cattolici di Dong Hoi e il ritorno della chiesa di Tam Toa all’uso dei fedeli. Almeno 500 mila persone delle 178 parrocchie della diocesi si sono radunate in diverse zone per denunciare la violenza del governo locale contro sacerdoti, religiose e fedeli laici. Portando striscioni e bandiere bianco-gialle (del Vaticano) essi hanno chiesto giustizia contro la requisizione delle terre e la fine della campagna stampa velenosa contro la Chiesa cattolica, che “diffama la religione e promuove l’odio fra cattolici e non”. È la seconda volta che avvengono manifestazioni così imponenti in tutto il Vietnam, dopo le violenze della polizia contro alcuni fedeli di Dong Hoi, colpevoli di aver issato una tenda provvisoria vicino alle rovine della chiesa di Tam Toa, che i fedeli vogliono ritorni all’uso per cui essa è stata costruita. Il governo invece vuole farne un monumento contro i crimini di guerra degli americani (che durante il conflitto del Vietnam la bombardarono) e costruire attorno un sito turistico giustificando la scelta con l’affermazione che “non vi sono cattolici a Tam Toa” Secondo una suora di Vinh, “la situazione è molto tesa e può precipitare. Il governo continua una campagna negativa contro i cattolici e assolda teppisti per picchiarci. In tal modo diversi giovani alla deriva sono spinti ad attaccarci. A migliaia i teppisti fanno manifestazioni gridando ‘Ammazzateli tutti!’, ‘Uccidete i loro preti’”. Il 31 luglio scorso, p. Anthony Pham Dinh Phung, segretario della diocesi, ha chiesto la liberazione di tutti i fedeli incarcerati. “La Chiesa fa del suo meglio per mantenere calmi i fedeli – ha detto – ma il governo si dovrà prendere le sue responsabilità se la persecuzione continua”. Il governo sembra però insensibile. Ieri sera i canali televisivi nazionali, in un servizio su Tam Toa hanno diffuso la voce che la Chiesa vuole impossessarsi delle case degli abitanti, vicini alla chiesa, spingendo così la gente a odiare i cattolici. Intanto, i fedeli di Tam Toa ricevono il sostegno di tutta la comunità cattolica del Vietnam. Ieri sera a Ho Chi Minh City si è tenuta una messa per i fedeli della diocesi di Vinh. Durante l’omelia, p. Joseph, redentorista, ha difeso i fedeli di Tam Toa: “Dopo 30 anni dalla guerra, essi vogliono vivere nell’amore e nel perdono e costruire la nazione. Per questo i fedeli non vogliono mantenere delle rovine rotte, che accrescono i sentimenti cattivi e l’odio fra le famiglie … Noi sosteniamo i cattolici di Tan Toa che vengono battuti con crudeltà e sono arrestati. Siamo perseguitati perché vogliamo ricostruire l’umanità, offrire il perdono e la speranza. Altri invece vogliono l’odio e la violenza”.
|
|