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02/08/2009
PAKISTAN
Otto cristiani arsi vivi nel Punjab
di Fareed Khan
http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=15943

Uno di loro è un bambino di 7 anni. Fra i morti vi sono 4 donne. Personalità religiose islamiche e militanti fondamentalisti hanno aizzato la folla. Il combustibile è lo stesso di quello usato nelle distruzioni di Shanti Nagar (1997); Sangla Hill (2005) e Koriyan, un giorno prima. La polizia accusata di negligenza.

Gojra (AsiaNews) – Truppe speciali pakistane hanno preso controllo della città di Gojra (Punjab) dopo il sanguinoso incidente avvenuto ieri in cui almeno 8 persone - fra cui 4 donne e un bambino di 7 anni – sono state bruciate vive e 20 altre sono rimaste ferite. Almeno 50 case di cristiani sono state bruciate e distrutte e migliaia di fedeli son fuggiti per scampare alle esecuzioni. Almeno 3 mila musulmani, dopo essere stati aizzati dalle autorità religiose del luogo, hanno marciato a Gojra al villaggio cristiano fondato almeno 50 anni fa. Gruppi di giovani islamici – forse del gruppo sunnita Sipah-e-Sahabaha - con il volto coperto hanno cominciato a sparare all’impazzata. Gli abitanti del villaggio sono fuggiti, ma alcuni sono stati intrappolati e hanno trovato la morte nell’incendio scatenato dalla folla inferocita.Per bruciare le case, i militanti hanno usato un particolare combustibile, difficile da spegnere. Secondo testimoni, lo stesso combustibile è stato usato nel villaggio di Shanti Nagar, bruciato nel febbraio 1997;  nella distruzione del villaggio di Sangla Hill (2005); nell’incendio delle 50 case dei cristiani e delle due chiese la sera del 30 luglio a Koriyan, vicino a Gojra.Il 30 luglio centinaia di militanti islamici hanno assaltato e dato alle fiamme le case dei cristiani di Koriyan e hanno bruciato due chiese protestanti, della Church of Pakistan e della Nuova Chiesa apostolica. Secondo la polizia alcuni cristiani hanno sparato colpi di armi da fuoco contro i militanti, ciò che ha accresciuto la risposta violenta.Ieri, mentre si diffondevano le notizie degli assalti contro i cristiani, a Lahore vi è stata una manifestazione per chiedere garanzie di libertà per i cristiani.

Arcivescovo di Lahore: contro i cristiani “attacchi premeditati”

Lahore (AsiaNews) – “Dobbiamo difenderci da soli” da attacchi “premeditati” che prendono di mira la minoranza cristiana del Pakistan. Per questo è necessario “tenere un basso profilo” ed evitare che i fondamentalisti trovino “ulteriori pretesti” per commettere violenze a sfondo confessionale. È quanto riferisce ad AsiaNews mons. John Lawrence Saldanha, arcivescovo di Lahore, commentando gli assalti contro i cristiani a Gojra e nel villaggio di Korian, nel distretto del Punjab.

In un clima generale di “profonda tristezza”, mons. Saldanha lancia un appello attraverso AsiaNews: “[Noi cattolici del Pakistan] Chiediamo solidarietà e preghiere ai cristiani di tutto il mondo. Non lasciateci soli – conclude il prelato – ma restateci vicino con il cuore e con la mente. Non ci resta che restare uniti e sperare che la situazione migliori”.

Profondo dolore "per l'insensato attacco alla comunità cristiana di Gojra", che ha portato alla "tragica uccisione di bambini, donne e uomini innocenti" è stato espresso da Benedetto xvi in un messaggio inviato al vescovo di Faisalabad, Joseph Coutts. Nel messaggio, a firma del segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, il Papa fa appello perché "nel nome di Dio si rinunci a seguire la strada della violenza che causa così tanta sofferenza e a intraprendere la strada della pace" e raccomanda con forza il vescovo di incoraggiare tutta la comunità diocesana e tutti i cristiani in Pakistan, perché continuino negli sforzi per contribuire a "costruire una società che, con un profondo senso di fiducia nei valori umani e religiosi, sia caratterizzata dal mutuo rispetto fra tutti i suoi membri".

 

 

03/08/2009 15:43
VIETNAM
Nuove manifestazioni di massa a Vinh e in altre zone del Vietnam a sostegno dei cattolici

Vinh (AsiaNews) – Una nuova giornata di proteste è avvenuta ieri a Vinh e in altre diocesi del Vietnam per esigere la fine delle persecuzioni contro i cattolici di Dong Hoi e il ritorno della chiesa di Tam Toa all’uso dei fedeli. Almeno 500 mila persone delle 178 parrocchie della diocesi si sono radunate in diverse zone per denunciare la violenza del governo locale contro sacerdoti, religiose e fedeli laici. Portando striscioni e bandiere bianco-gialle (del Vaticano) essi hanno chiesto giustizia contro la requisizione delle terre e la fine della campagna stampa velenosa contro la Chiesa cattolica, che “diffama la religione e promuove l’odio fra cattolici e non”.

È la seconda volta che avvengono manifestazioni così imponenti in tutto il Vietnam, dopo le violenze della polizia contro alcuni fedeli di Dong Hoi, colpevoli di aver issato una tenda provvisoria vicino alle rovine della chiesa di Tam Toa, che i fedeli vogliono ritorni all’uso per cui essa è stata costruita. Il governo invece vuole farne un monumento contro i crimini di guerra degli americani (che durante il conflitto del Vietnam la bombardarono) e costruire attorno un sito turistico giustificando la scelta con l’affermazione che “non vi sono cattolici a Tam Toa”

Nei giorni scorsi AsiaNews ha diffuso la notizia di due sacerdoti, uno picchiato, l’altro gettato dal secondo piano di un edificio (v. 28/07/2009 Prete in coma perché picchiato dalla polizia. Proteste dei cattolici in tutto il Vietnam). P. Van Khai racconta di altre violenze, questa volta contro fedeli laici.

Secondo una suora di Vinh, “la situazione è molto tesa e può precipitare. Il governo continua una campagna negativa contro i cattolici e assolda teppisti per picchiarci. In tal modo diversi giovani alla deriva sono spinti ad attaccarci. A migliaia i teppisti fanno manifestazioni gridando ‘Ammazzateli tutti!’, ‘Uccidete i loro preti’”.

Il 31 luglio scorso, p. Anthony Pham Dinh Phung, segretario della diocesi, ha chiesto la liberazione di tutti i fedeli incarcerati. “La Chiesa fa del suo meglio per mantenere calmi i fedeli – ha detto – ma il governo si dovrà prendere le sue responsabilità se la persecuzione continua”.

Il governo sembra però insensibile. Ieri sera i canali televisivi nazionali, in un servizio su Tam Toa hanno diffuso la voce che la Chiesa vuole impossessarsi delle case degli abitanti, vicini alla chiesa, spingendo così la gente a odiare i cattolici.

Intanto, i fedeli di Tam Toa ricevono il sostegno di tutta la comunità cattolica del Vietnam. Ieri sera a Ho Chi Minh City si è tenuta una messa per i fedeli della diocesi di Vinh. Durante l’omelia, p. Joseph, redentorista, ha difeso i fedeli di Tam Toa: “Dopo 30 anni dalla guerra, essi vogliono vivere nell’amore e nel perdono e costruire la nazione. Per questo i fedeli non vogliono mantenere delle rovine rotte, che accrescono i sentimenti cattivi e l’odio fra le famiglie … Noi sosteniamo i cattolici di Tan Toa che vengono battuti con crudeltà e sono arrestati. Siamo perseguitati perché vogliamo ricostruire l’umanità, offrire il perdono e la speranza. Altri invece vogliono l’odio e la violenza”.