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27/08/2009 Libertà religiosa, strumento di progresso e stabilità di Bernardo Cervellera http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=16159&size=A Roma (AsiaNews) - A fine agosto è passato un anno dai pogrom anti-cristiani dei fondamentalisti indù dell’Orissa che hanno causato decine di migliaia di profughi e centinaia di morti. Nell’anniversario di queste violenze la Chiesa in India ha lanciato momenti di preghiera, veglie e incontri culturali per difendere la libertà dei cristiani e per spingere l’India a tornare al Paese multi-religioso e multi-culturale che è sempre stata. La violenza non è però finita: tempo fa abbiamo dato la triste notizia di p. James Mukalel, sacerdote del Karnataka, ucciso e denudato mentre ritornava dall’aver celebrato una messa. E abbiamo documentato il sanguinoso incidente avvenuto a Gojra (Punjiab, Pakistan), dove una folla inferocita di oltre 3 mila musulmani hanno assaltato la zona cristiana del villaggio. Almeno 8 persone - fra cui 4 donne e un bambino di 7 anni – sono state bruciate vive e 20 altre sono rimaste ferite. Più di 50 case di cristiani sono state bruciate e distrutte e migliaia di fedeli son fuggiti per scampare alle esecuzioni sommarie da parte di giovani estremisti aizzati da partiti politici e mullah. Intanto, sempre in Pakistan, nei distretti della North-West Frontier Province (vicino all’Afghanistan) le violenze dei talebani e l’imposizione della Sharia costringono alla fuga le minoranze non musulmane, fra cui i cristiani. Se guardiamo a tutta l’Asia vediamo che questo sterminato continente è fra i più colpiti dalla mancanza di libertà religiosa e le prime vittime sono spesso i cristiani. Attualmente, su 52 Paesi asiatici, almeno 32 limitano in qualche modo la missione dei cristiani: i paesi dell'Islam (dal Medio oriente al Pakistan, all'Indonesia, alla Malaysia) mettono difficoltà a chi vuole convertirsi; India e Sri Lanka spingono sempre di più per leggi anti-conversione; i Paesi dell'Asia centrale - escluso forse il Kazakistan - limitano la libertà religiosa; i Paesi comunisti (Cina, Laos, Vietnam, Nord Corea) soffocano o addirittura perseguitano la Chiesa. Molte volte la discriminazione religiosa non si tramuta in aperto conflitto contro la religione, ma rimane un fenomeno che permea la società ed emerge di tanto in tanto anche in modo cruento. Uno dei casi più recenti è quello del Vietnam dove nelle scorse settimane sacerdoti e fedeli della diocesi di Vinh (Vietnam centrale) hanno subito violenze e arresti. Un sacerdote è stato perfino gettato giù dal secondo piano di un edificio solo perché lui e i fedeli si oppongono al sequestro di una chiesa, il cui terreno il governo vuole usare per fare un villaggio turistico di proprietà (privata) dei membri del Partito comunista. Con molta puntualità, nel mese di agosto, papa Benedetto XVI ha scelto come intenzione missionaria dell’Apostolato della preghiera, proprio una sulla libertà religiosa: “Perché a quei cristiani che sono discriminati e perseguitati in non pochi Paesi a causa del nome di Cristo siano riconosciuti i diritti umani, l'uguaglianza e la libertà religiosa, sì che possano vivere e professare liberamente la propria fede”. Fra i cristiani questo appello del papa spinge alla preghiera e alla solidarietà. Non altrettanto si può dire della società e dei governi occidentali. Si ha l’impressione che la libertà religiosa è un tema da dibattere solo se si può utilizzarlo per “fini interni”. Ad esempio, si enfatizza molto la persecuzione islamica contro i cristiani (forse per utilizzarla in una politica anti-immigrati), ma si tace del tutto quella che i cristiani soffrono a causa delle egemonie economiche e politiche del partito comunista in Vietnam o in Cina. In pratica, i partner economici da cui speriamo di avere di più, li guardiamo con molta più “pelosa” clemenza. Non ci si accorge che la libertà religiosa – e in particolare quella per i cristiani – serve allo sviluppo economico delle nazioni in cui essi sono inseriti. Essi sono insieme riconciliatori dei conflitti sociali e catalizzatori di trasformazioni umane benefiche all’economia, molto di più dei compromessi con qualche dittatura o oligarchia. La stabilità di una società viene dal rispetto della libertà religiosa, più che dagli eserciti e dai controlli polizieschi. Il papa lo ha affermato a piene lettere nella sua ultima enciclica Caritas in veritate che tanti politici dicono di aver letto, ma solo per gettarsela alle spalle.
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I cristiani nella morsa
del disegno egemonico fondamentalista
Si moltiplicano i massacri e le persecuzioni contro le comunità cristiane in varie parti del mondo: nelle Filippine, in Iraq, in Pakistan, in India, in Vietnam... In queste ultime settimane, e in particolare nei giorni scorsi,
si è avuta notizia di massacri perpetrati contro le comunità
cristiane in varie parti del mondo: nelle Filippine dove è stata
fatta esplodere una bomba davanti ad una chiesa, in Iraq dove i
cristiani continuano ad essere nel mirino, in Pakistan dove sono
stati bruciati vivi diversi cristiani con le loro case, in India da
parte degli indù fondamentalisti, in Vietnam dove il governo ha
fatto arrestare dei cristiani che protestavano per avere una nuova
chiesa. Nonostante la diversità delle cause e delle condizioni
locali, si nota un particolare problema legato al fondamentalismo
islamico che si ispira ad Al Qaeda che in Pakistan, Afghanistan,
Nigeria, Somalia ecc. cerca di imporre la sharia e di reclutare
giovani per le proprie azioni militari (si veda la storia degli 11
bambini destinati a diventare kamikaze in Pakistan, o il rapimento
di ragazzi nei paesi africani per insegnargli la jihad), si prefigge
di farli crescere in un brodo culturale che li sacrifica per fini di
potere ed economici. Dove arrivano, vedi valli afgane o dello Swat o
in Nigeria, la prima cosa che fanno è distruggere le scuole, in
particolare quelle femminili, e imporre la sharia e le scuole
coraniche che spesso altro non sono che mezzi per ideologizzare i
bambini. Tutto questo si accompagna poi al diffuso odio contro i
cristiani che spesso vengono identificati come “amici degli
occidentali” e vengono visti come un fattore di sviluppo (vedi il
ruolo predominante nell’educazione e scolarizzazione) e di
riscatto per i più deboli opponendosi così alla loro
strumentalizzazione da parte del fanatismo. I cristiani quasi mai
reagiscono alla violenza con la violenza, e grave sarebbe se
cedessero alla tentazione della vendetta, come aveva ricordato
Benedetto XVI ai cristiani del Medio Oriente nella lettera a loro
indirizzata nel Dicembre 2006: “Nelle presenti circostanze,
segnate da poche luci e da troppe ombre, è per me motivo di
consolazione e di speranza sapere che le comunità cristiane del
Medio Oriente, le cui intense sofferenze mi sono ben presenti,
continuano ad essere comunità viventi e attive, decise a
testimoniare la loro fede con la loro specifica identità nelle
società che le circondano”. Certamente però vanno
moltiplicati gli sforzi diplomatici per fare pressioni sui governi
locali, in un modo che metta in campo quelle risorse e forze di
contrasto (legislative ma non solo) per provvedere alla loro difesa,
come ha chiesto il ministro Frattini in più occasioni. Ma
servirebbe un’azione forte e soprattutto comune da parte
dell’Europa a tale riguardo.
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