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I valori non negoziabili, base del discernimento politico
di Antonio Gaspari
ROMA, lunedì, 10 marzo 2008 (ZENIT.org).- Questo lunedì, nella prolusione per l’apertura
dei lavori del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), il
Cardinale Angelo Bagnasco ha indicato i valori non negoziabili come criterio per il
discernimento politico.
Il Presidente della CEI ha ribadito che le elezioni non sono un “un campo di
pertinenza della Chiesa come tale”, ma che è compito dei Vescovi contribuire “alla
serenità del clima, al discernimento meno distratto, alla concordia degli animi”.
Pur confermando “la linea di non coinvolgimento, come Chiesa, come clero e come
organismi ecclesiali, in alcuna scelta di schieramento politico o di partito”, l’Arcivescovo
di Genova ha fatto riferimento all’intervento del Pontefice Benedetto XVI al Convegno
ecclesiale di Verona per precisare che occorre fronteggiare con determinazione e chiarezza
di intenti “il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali
valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano”.
A questo proposito, il Presidente della CEI ha riportato l'appello del Pontefice “alla
tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla
promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento
pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo
carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale”.
“È alla luce di questi valori fondamentali che ognuno è chiamato a discernere,
poiché si tratta di valori che costituiscono da sempre l’essere stesso della persona
umana”, ha sottolineato il porporato .
Il Cardinale Bagnasco ha spiegato che “non deve destare meraviglia o scandalo se la
Chiesa ribadisce i valori morali che scaturiscono dalla fede cristiana, e che spesso sono
scoperta anche della ragione, la quale – secondo l’esperienza universale – non cessa
di indagare su ciò che l’uomo è”.
“Sono questi valori – ha aggiunto –, che hanno ispirato la storia del nostro
popolo, la sua civiltà umanistica, i suoi orizzonti di apertura e coesione; e che ad un
tempo ne hanno suggerito il comune sentire”.
L’Arcivescovo di Genova ha quindi ribadito che “la Chiesa apprezza il grande bene
della ragione” e la difende “sia da pretese razionalistiche, che vorrebbero
restringerne gli orizzonti, sia dalla presunzione di certi fideismi che facilmente evitano
la fatica del pensare”.
La difesa della persona, della famiglia, dell’educazione, della libertà e della
ragione, sono valori che secondo il Cardinale Bagnasco erano già ben chiari nel Concilio
Vaticano.
Citando la Gaudium et spes, il Presidente della CEI ha ricordato che “il Santo Sinodo
metteva l’attenzione su una serie di rischi – che diremmo oggi - non negoziabili, in
quanto minano il bene costitutivo della persona, ossia “tutto ciò che è contro la vita
stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso
suicidio volontario”.
“In questa medesima linea – ha continuato il porporato – il Concilio ha
diffusamente parlato del bene fondamentale e ineguagliabile della famiglia fondata sul
matrimonio tra un uomo e una donna”.
“Come ha parlato dell’educazione e della sua estrema importanza, e della libertà
che essa invoca, dedicando a questa un intero documento, la Dichiarazione Gravissimum
educationis”.
“Davvero non c’è nulla di improvvisato in quello che la Chiesa oggi ricorda agli
uomini e alle donne di buona volontà”, ha affermato il Cardinale Bagnasco.
Il Presidente della CEI ha quindi invitato quelli che saranno eletti a prendersi cura
“dell’impoverimento della popolazione, della necessità di aumento dei salari minimi,
della difesa del potere d’acquisto delle pensioni, dall’emergenza abitativa, delle
iniziative di sostegno della maternità, delle misure per una maggiore sicurezza nei posti
di lavoro, e del miglioramento di alcune fondamentali infrastrutture a servizio anche dei
pendolari”.
“Dobbiamo uscire dall’individualismo, dal pensare egoisticamente solo a se stessi e
alla propria categoria nella dimenticanza di tutti gli altri”, ha detto il porporato.
Per questo, ha concluso, “occorre che il personale politico questo lo tenga presente
sempre, abbandonando a sua volta una politica troppo politicizzata, per restituire alla
stessa uno spessore etico che solo può fare da collante”. |