Benedetto XVI, un
Papa in missione per conto di Dio
di Andrea Tornielli 19-04-2011
http://www.labussolaquotidiana.it/benedetto-xvi-un-papain-missione-per-conto-di-dio.htm
Oggi Benedetto XVI, che sabato scorso ha compiuto 84 anni, entra
nel settimo anno del suo pontificato. Quando quel 19 aprile 2005 il
cardinale Joseph Ratzinger, pronunciando la parola «accepto»
divenne il nuovo Papa, accompagnò la sua accettazione con
poche parole, per spiegare il perché del nome Benedetto. Parlò del
legame che lo univa al santo patrono d’Europa, ma anche della
figura dell’ultimo suo predecessore che si era chiamato così,
Benedetto XV (1914-1922), facendo un’allusione sia all’impegno
di quel Pontefice per la pace, sia alla durata non lunga del suo
pontificato.
Quello di Papa Ratzinger, eletto quando aveva appena
compiuto 78 anni, è stato presentato nel 2005 come un
pontificato di transizione. Ma ciò che ha compiuto fino ad ora, più
e prima ancora della durata cronologica, ci dicono che quella
interpretazione non fosse vera.
Benedetto XVI, iniziando il suo pontificato, chiese preghiere per
avere la forza di non fuggire «davanti ai lupi». Disse che voleva
far risplendere la luce di Cristo, non la propria luce.
In questi primi sei anni di pontificato ha pubblicato tre
encicliche, ha annunciato il cristianesimo come incontro
con la bellezza che salva, ha invitato a non contrapporre fede e
ragione, ha richiamato l’uomo a non credersi Dio, a non manipolare
la vita. Ha invitato la Chiesa, ferita da scandali e sporcizie, a
fare penitenza e alla purificazione. Si è presentato al mondo per
ciò che è, senza tacere le proprie fragilità, ma dimostrando una
grande forza e decisione nell’affrontare gli abusi sessuali che
vedono coinvolti esponenti del clero. Ha avuto il coraggio di
affermare che la più grande persecuzione per la Chiesa non arriva
dall’esterno, ma dal peccato dentro la Chiesa. Ha seguito, da «umile
lavoratore della vigna del Signore» le orme del suo predecessore,
girando anche lui (che si ipotizzava non volesse viaggiare) in lungo
e in largo per il mondo. Si è fatto conoscere, facendo cadere il
cliché negativo e le caricature che gli erano state
interessatamente affibbiate addosso.
Ma soprattutto, con il suo esempio e con le sue omelie,
ha richiamato continuamente tutti noi a guardare alla Chiesa non
come il frutto di nostri progetti, proiezione di nostre strategie,
esito delle nostre azioni. Ci ha richiamato e ci richiama sempre a
considerare che la Chiesa è la «Sua» Chiesa (non del Papa, ma di
Gesù) e che è lui – non il Papa – a condurla. Per questo,
nonostante le fragilità umane dei suoi membri, così evidenti negli
ultimi tempi – possiamo ancora una volta far nostra la frase che
il cardinale Ercole Consalvi, Segretario di Stato di Pio VII, disse
rispondendo a un ambasciatore che gli aveva appena detto: «Eminenza,
Napoleone vuole distruggere la Chiesa!». «Non ci riuscirà. –
rispose Consalvi – Non ci siamo riusciti nemmeno noi…». Proprio
questa frase, così profondamente cristiana, citò l’allora
cardinale Ratzinger nel 2000, presentando la purificazione della
memoria voluta da Giovanni Paolo II per il Giubileo.
La consapevolezza che è il Signore della storia a condurre
la partita, che è Lui a guidare la Chiesa, nonostante (e
anche attraverso) la nostra piccolezza e miseria, rappresenta una
delle grandi testimonianze di questo Papa che non sta fuggendo
davanti ai lupi perché sa bene di non essere mai solo.
Auguri, Santità, da tutti noi de La Bussola quotidiana.