ZI09102316 - 23/10/2009
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Messaggio finale del Sinodo: “Africa, alzati e
cammina!”
Approvato questo venerdì in Aula alla vigilia della
chiusura
ROMA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Un Continente
in movimento, con la Chiesa al suo fianco. Il “Messaggio
al Popolo di Dio” della II Assemblea Speciale per
l’Africa del Sinodo dei Vescovi è un invito al coraggio e
alla forza nella fede, perché “l’Africa si è già
messa in moto e la Chiesa si muove con lei”.
E allo stesso tempo una denuncia degli squilibri e degli
egoismi che assediano l'Africa. Un richiamo alle
responsabilità dei gruppi di potere locali e della comunità
internazionale. Un appello al continente perché si rialzi e
intraprenda decisamente la via della giustizia, della
riconciliazione, della pace.
Il destino del continente - assicurano i Padri sinodali -
è ancora nelle sue mani. Tutto ciò che esso domanda è
avere spazio per respirare, crescere, prosperare. E perciò
chiede soprattutto di essere trattato con rispetto e dignità
dai potenti del mondo.
Anche perché - ribadiscono - povertà e conflitti che
colpiscono gli africani non derivano tanto da fatalità
naturali quanto piuttosto da decisioni e azioni di persone
che non hanno alcuna considerazione per il bene comune: e
questo - denunciano - a causa della criminosa complicità
tra responsabili locali e interessi di entità straniere.
Il Nuntius (Messaggio) sinodale, presentato venerdì
mattina in Aula, si compone di sette parti, più
un’introduzione e una conclusione.
Si rivolge ai sacerdoti, perché siano fedeli nel
celibato, nella castità e nel distacco dai beni materiali;
ai fedeli laici, chiedono di essere il volto visibile della
Chiesa nell'ambito pubblico. Mentre invocano politici santi
che combattano la corruzione e lavorino al bene comune.
È forte l’appello alle famiglie cattoliche, chiamate
ad un nuovo impegno nella società. Per rendere possibile ciò,
spetta ai Governi garantire il giusto sostegno nella lotta
alla povertà. In quest’ambito, è necessario un nuovo
impegno nella promozione della donna, “spina dorsale”
delle Chiese locali.
Non solo nell’ambito sociale, ma soprattutto nel
rapporto con le ideologie “tossiche” sul genere e sulla
sessualità. Il Messaggio si rivolge anche agli uomini,
chiamati ad essere mariti e padri responsabili, che
difendono la vita sin dal concepimento. Nell’ambito della
famiglia, un’attenzione specifica è riservata ai giovani
e ai bambini, presente e futuro dell’Africa.
Il Messaggio si sofferma anche sui tanti problemi del
Continente. Circa la piaga dell’Aids, viene ribadito che
la Chiesa è in prima linea nella lotta al virus e nella
cura dei malati e che la questione non sarà risolta con la
distribuzione di profilattici. Viene sottolineato invece il
successo ottenuto dalla castità e dalla fedeltà.
Non manca un appello alla comunità internazionale perché
tratti l’Africa con rispetto e dignità, cambi le regole
del gioco economico e del debito estero africano, fermi lo
sfruttamento delle multinazionali.
Il documento ribadisce l’importanza del dialogo con le
religioni tradizionali, in ambito ecumenico ed
interreligioso. Con i musulmani in particolare, il dialogo
è possibile, si legge nel Messaggio, ma è importante dire
no al fanatismo, assicurare il rispetto reciproco e
sottolineare che la libertà religiosa è un diritto umano
fondamentale e include la libertà di condividere e
proporre, non di imporre, la propria fede.
Tra gli altri temi trattati dal Messaggio, l’importanza
del Sacramento della Riconciliazione e di programmi
diocesani sulla pace, lo stop alla pratica della vendetta,
il rafforzamento dei legami con le antiche Chiese di Etiopia
e di Egitto e tra l’Africa e gli altri continenti, il
ringraziamento ai missionari, la necessità di sostenere i
migranti e i rifugiati nel mondo perché l’accoglienza è
un dovere.
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Messaggio a conclusione del Sinodo speciale per l'Africa
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 23 ottobre 2009
(ZENIT.org).- Nella diciottesima Congregazione generale di
venerdì mattina, i Padri sinodali hanno approvato il Nuntius
(Messaggio) a conclusione della II Assemblea Speciale per
l’Africa del Sinodo dei Vescovi.
Pubblichiamo qui di seguito la versione in italiano del testo
integrale (redatto in italiano, inglese, francese e
portoghese). Il testo non è definitivo.
* * *
INTRODUZIONE
1. È stato un dono speciale della grazia, e come ultima
volontà e testamento per l’Africa, quando il Servo di Dio,
Papa Giovanni Paolo II, verso la fine della sua vita, il 13
Novembre 2004, annunciò la sua intenzione di convocare una
Seconda Assemblea Speciale per l’ Africa del Sinodo dei
Vescovi. Questa stessa intenzione fu confermata dal suo
successore, il nostro Santo Padre, Papa Benedetto XVI, il 22
giugno 2005, in una delle prime grandi decisioni del suo
pontificato. Mentre siamo riuniti qui per questo Sinodo, da
tutti i paesi dell’Africa del Madagascar e delle isole
adiacenti, coi fratelli vescovi e colleghi di tutti i
continenti, insieme e sotto il Capo del Collegio Episcopale,
con la partecipazione di alcuni delegati fraterni di altre
tradizioni cristiane, noi ringraziamo Dio per questa
possibilità provvidenziale di celebrare le benedizioni del
Signore sul nostro continente, per riflettere sul nostro
ufficio di Pastori del gregge di Dio e cercare nuova
ispirazione e incoraggiamento per i compiti e le sfide che ci
stanno davanti. Sono già passati quindici anni dalla prima
Assemblea nel 1994. Gli insegnamenti e le direttive
dell’Esortazione post-sinodale Ecclesia in Africa non hanno
cessato di rappresentare una valida guida per la nostra
attività pastorale. In questa seconda Assemblea, comunque, il
Sinodo ha potuto concentrarsi su un tema di massima urgenza
per l’Africa: il nostro servizio per la riconciliazione, la
giustizia e la pace in un continente che ha davvero un
pressante profondo bisogno di queste grazie e virtù.
2. Abbiamo iniziato il nostro lavoro qui a Roma con una
celebrazione inaugurale della Santa Eucaristia, presieduta da
Sua Santità il Papa Benedetto XVI, invocando lo Spirito Santo
di “condurci verso la verità tutta intera” (Gv 16,13). In
quella occasione, il Papa ci ha ricordato che il Sinodo non è’
in primo luogo una sessione di studio. Piuttosto, è
l’iniziativa di Dio, che ci chiama ad ascoltare: ascoltare
Dio, ascoltarci a vicenda e ascoltare il mondo che ci sta
attorno, in un’atmosfera di preghiera e di riflessione.
3. Mentre siamo in procinto di disperderci verso i vari luoghi
della nostra missione, con rinnovato impegno e coraggio,
indirizziamo questo messaggio alla Chiesa tutta intera,
Famiglia di Dio, e in special modo alla Chiesa in Africa: ai
nostri fratelli vescovi in nome dei quali siamo qui; ai
sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e a tutti i fedeli laici e
a chiunque Dio apra il cuore per ascoltare le nostre parole.
PARTE I
UNO SGUARDO ALL’AFRICA D’OGGI
4. Viviamo in un mondo pieno di contraddizioni e in piena
crisi. La scienza e la tecnologia fanno passi da gigante in
tutti gli aspetti della vita, fornendo all’umanità tutto ciò
che occorre per fare del nostro pianeta un luogo meraviglioso
per tutti noi. Tuttavia situazioni tragiche di rifugiati,
povertà estrema, malattie e fame uccidono tuttora migliaia di
persone ogni giorno.
5. In tutto questo, l’ Africa è la più colpita. Essa è
ricca di risorse umane e naturali, ma molti del nostro popolo
sono lasciati a dibattersi nella povertà e nella miseria, in
guerre e conflitti, fra crisi e caos. Molto raramente tutto ciò
è causato da disastri naturali. Piuttosto è dovuto in larga
misura a decisioni e azioni umane di persone che non hanno
nessuna considerazione per il bene comune e ciò spesso per
tragica complicità e cospirazione criminale tra responsabili
locali e interessi stranieri.
6. Ma l’Africa non deve disperare. Le benedizioni di Dio
sono ancora abbondanti e aspettano di essere sfruttate con
prudenza e giustizia a favore dei suoi figli. Dove le
condizioni sono giuste, i suoi figli hanno dimostrato che
possono raggiungere, e in effetti hanno raggiunto, il più
alto grado di impegno umano e competenza. Ci sono molte buone
notizie in diverse parti dell’Africa. Ma i mezzi di
comunicazione moderna spesso prediligono le cattive notizie e
sembrano concentrarsi sulle nostre disgrazie e difetti,
piuttosto che sugli sforzi positivi che stiamo compiendo.
Nazioni sono uscite da lunghi anni di guerra e si muovono
gradualmente sui sentieri della pace e della prosperità. Il
buon governo sta avendo un notevole impatto positivo in alcuni
paesi africani, stimolando così altri paesi a riconsiderare
le cattive abitudini del passato e del presente. Abbondano
segnali di molte iniziative che cercano di dare un’effettiva
soluzione ai nostri problemi. Questo Sinodo, proprio per la
scelta del suo tema, spera di essere una di queste iniziative
positive. Invitiamo tutti indistintamente a collaborare per
raccogliere le sfide della Riconciliazione, della Giustizia e
della Pace in Africa. Molti stanno soffrendo e morendo: non
c’è tempo da perdere.
PARTE II
ALLA LUCE DELLA FEDE
7. Il nostro ufficio di vescovi ci obbliga a considerare ogni
cosa alla luce della fede. Poco tempo dopo la pubblicazione di
Ecclesia in Africa (EIA), i vescovi d’Africa, tramite il
Simposio delle Conferenze Episcopali d’Africa e Madagascar
(SECAM), pubblicarono una lettera pastorale intitolata:
“Cristo nostra pace” (cfr. Documento Finale dell’
Assemblea Plenaria del SECAM a Rocca di Papa, 1-8 Ottobre
2000, pubblicato ad Accra nel 2001). Durante questa assemblea
abbiamo spesso ricordato che l’iniziativa per ogni
riconciliazion e pace viene da Dio. Come dice l’Apostolo
Paolo: “In Cristo, Dio ha riconciliato a sé il mondo”.
Questo avviene per un suo dono gratuito di perdono senza
condizioni, “senza imputare loro i peccati”, per
introdurci nella sua pace(cfr. 2 Cor 5, 17-20). Per quanto
riguarda la giustizia, anch’essa è azione di Dio,
attraverso la grazia giustificante, in Cristo.
8. Nello stesso testo San Paolo continua dicendo che Dio
“affida a noi la parola della riconciliazione”, e in
effetti ci ha nominati “ambasciatori per Cristo, come se Dio
esortasse per mezzo nostro”. Questo è l’altissimo mandato
che abbiamo ricevuto dal nostro Dio, misericordioso e
compassionevole. La Chiesa in Africa, sia come famiglia di Dio
sia come singoli fedeli, ha il dovere di essere strumento di
pace e riconciliazione, secondo il cuore di Cristo, che è la
nostra pace e riconciliazione. E sarà capace di far questo
nella misura in cui essa stessa è riconciliata con Dio. Le
sue strategie per la riconciliazione, la giustizia e la pace
nella società devono andare oltre e più in profondità di
quanto il mondo tratti queste questioni. Con San Paolo, il
Sinodo invita tutti i popoli d’Africa: “ Vi supplichiamo
in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio” ( 2 Cor
5,20). In altre parole, invitiamo tutti a lasciarsi
riconciliare con Dio. È questo che apre la via alla
riconciliazione vera fra persone. È questo che può spezzare
il circolo vizioso dell’offesa, della vendetta e del
contrattacco. In tutto questo, la virtù del perdono è
cruciale, anche prima di qualsiasi ammissione di colpa. Quelli
che dicono che il perdono non funziona, dovrebbero provare a
vendicarsi e vedere cosa succede. Il vero perdono promuove la
giustizia del pentimento e della riparazione, che conducono a
una pace che va alle radici del conflitto e che fanno di
quanti erano vittime e nemici, degli amici, fratelli e
sorelle. Poiché è Dio che rende possibile questo tipo di
riconciliazione, in questo ministero dobbiamo dare uno spazio
adeguato alla preghiera e ai sacramenti, specialmente il
Sacramento della Penitenza.
PARTE III
ALLA CHIESA UNIVERSALE
9. Questo proietta la sua luce di attenzione e solidarietà
sul continente africano. Ringraziamo il Santo Padre per la sua
vicinanza all’Africa nelle sue lotte e per la difesa che ne
fa con tutto il peso della sua enorme autorità morale. Come i
suoi predecessori, è sempre stato un vero amico dell’Africa
e degli Africani. Confrontandoci con le nostre sfide, siamo
stati arricchiti e guidati dai tesori e dalla saggezza del
magistero dei Papi sugli aspetti socio-politici. A questo
proposito, il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa è
un vademecum e una risorsa che vivamente raccomandiamo in
questo messaggio a tutti i fedeli laici, specialmente a quelli
che hanno grandi responsabilità nelle nostre comunità.
10. La Santa Sede ha promosso molte iniziative mirate allo
sviluppo e al benessere dell’Africa. Un caso specifico è la
Fondazione per il Sahel per combattere la desertificazione
nelle regioni del Sahel. Non possiamo neanche sminuire i
grandi servigi che rendono i rappresentanti pontifici nelle
nostre chiese locali. Oggi la Santa Sede ha Nunzi in 50 paesi
africani, su 53. Questa è una forte indicazione
dell’impegno della Santa Sede a servizio del continente, per
il quale il Sinodo esprime un profondo apprezzamento.
11. Salutiamo con affetto fraterno la Chiesa tutt’intera,
oltre le coste dell’Africa, noi tutti membri della stessa
Famiglia di Dio sparsa in tutto il mondo. La presenza e la
partecipazione attiva di delegati da altri continenti in
questa assemblea, conferma il nostro legame di collegialità
effettiva ed affettiva. Ringraziamo tutte quelle Chiese locali
che si sono impegnate per offrire servizi in Africa e per
l’Africa, sia nell’ambito spirituale che materiale.
Nell’area della riconciliazione, della giustizia e della
pace, la Chiesa in Africa continuerà a contare
sull’effettivo patrocinio dei responsabili della Chiesa in
quei paesi ricchi e potenti le cui politiche, azioni e
omissioni contribuiscono a causare o aggravare la difficile
situazione dell’Africa. C’e uno speciale legame storico
fra l’Europa e l’Africa. A questo proposito, dunque, la
relazione che oggi esiste fra i due organismi episcopali a
livello continentale, il Consiglio delle Conferenze Episcopali
d’ Europa (CCEE) e SECAM, deve essere rafforzata e
approfondita. Accogliamo pure con gioia i nascenti rapporti
fraterni tra la Chiesa in Africa e la Chiesa nelle Americhe.
12. Molti figli e figlie d’Africa hanno lasciato la loro
casa per cercar dimora in altri continenti. Molti di loro
stanno bene e contribuiscono validamente alla vita del loro
nuovo paese di residenza. Altri lottano per sopravvivere. Li
raccomandiamo tutti all’adeguata attenzione pastorale della
Chiesa, Famiglia di Dio, dovunque siano. “Ero straniero e mi
avete accolto” (Mt 25,35) non è solo una parabola circa la
fine del mondo, ma è anche un dovere da soddisfare oggi. La
Chiesa in Africa ringrazia Dio per i suoi numerosi figli e
figlie che sono missionari in altri continenti. In questo
santo scambio di doni, è importante che tutte le parti
coinvolte continuino a lavorare per costruire una relazione
cristiana trasparente, corretta, dignitosa. Durante i lavori
del Sinodo, la Chiesa in Africa ha accettato la sfida di
interessarsi delle persone di discendenza africana in altri
continenti, specialmente d’America.
13. A questo punto, questo Sinodo sente il dovere
d’esprimere profondo apprezzamento per i molti missionari,
sacerdoti, religiosi e fedeli laici che da altri continenti
hanno portato la fede alla maggior parte dei paesi in Africa,
molti dei quali vi stanno ancora lavorando con zelo e
dedizione eroica. Grazie in special modo a quelli che sono
rimasti con la loro gente anche in tempo di guerra e di gravi
crisi. Alcuni hanno anche pagato con la propria vita la loro
fedeltà.
PARTE IV
LA CHIESA IN AFRICA
14. Ricordiamo, con giusto orgoglio, che il Cristianesimo è
presente in Africa fin dai sui primi inizi, in Egitto ed
Etiopia e subito dopo in altre parti del Nord Africa. Questa
antica Chiesa ha arricchito la Chiesa universale con
prestigiose tradizioni, teologiche e spirituali, con famosi
santi e martiri, come Papa Giovanni Paolo II ha messo in
evidenza così eloquentemente (EIA, n. 31). Le Chiese
dell’Egitto e dell’Etiopia, che sono sopravvissute a
numerose prove e persecuzioni, meritano un’alta
considerazione e una collaborazione più stretta con le
Chiese, molto più giovani, nel resto del continente. Tale
collaborazione è particolarmente importante se consideriamo
le migliaia di migranti e di giovani studenti dal sud del
Sahara che fanno i loro studi superiori nel Maghreb. Molti di
loro sono cattolici e portano con sé il loro attaccamento
alla fede, cosa che rianima grandemente la Chiesa locale di
residenza. La Chiesa, formata in questi luoghi e in altri
soprattutto da stranieri, conta sulla solidarietà delle
Chiese sorelle d’Africa perché mandino sacerdoti Fidei
Donum ed altri missionari.
15. In tutto il continente, la Chiesa continuerà a camminare
in solidarietà con il suo popolo. Le gioie e i dolori, le
speranze e le aspirazioni del nostro popolo sono anche le
nostre (cfr. Vat. II, Gaudium et spes, 1). Siamo convinti che
il primo e specifico contributo della Chiesa ai popoli d’
Africa è la proclamazione del Vangelo di Cristo. Siamo perciò
impegnati a continuare vigorosamente la proclamazione del
Vangelo ai popoli d’ Africa, perché “la vita in Cristo è
il primo e principale fattore di sviluppo”, come Papa
Benedetto XVI dice in Caritas in veritate (CV, 8). Infatti
l’impegno a favore dello sviluppo proviene da quel
cambiamento del cuore che deriva dalla conversione al Vangelo.
In questa luce, accettiamo la nostra responsabilità
d’essere strumenti di riconciliazione, di giustizia e di
pace nelle nostre comunità, “ambasciatori per Cristo” (2
Cor 5,20) che è la nostra pace e riconciliazione. A questo
proposito, tutti i membri della Chiesa, clero, religiosi e
fedeli laici, devono essere mobilizzati a lavorare insieme
nell’unità che fa la forza. Siamo provocati e incoraggiati
dal proverbio africano che dice che “un esercito di formiche
ben organizzate può abbattere un elefante”. Non dovremmo
aver paura e ancor meno essere scoraggiati, dall’enormità
dei problemi del nostro continente.
16. La Chiesa in Africa accoglie con gioia l’invito fatto
nella sala del Sinodo per una collaborazione ‘Sud-Sud’ nei
nostri sforzi. Molti dei problemi dell’Africa, e molte delle
pressioni sull’Africa, si trovano anche in Asia e
nell’America Latina. Noi crediamo che abbiamo molto da
guadagnare non solo scambiandoci informazioni ma anche
collaborando. Che il Signore ci mostri la via per continuare
in questa direzione.
17. Il SECAM è l’istituzione della solidarietà pastorale
organica della gerarchia della Chiesa in Africa (EIA, n. 16).
Sfortunatamente, questo organismo insostituibile non ha
ricevuto il sostegno che dovrebbe ricevere, neanche dai
vescovi in Africa. Ringraziamo Dio che questo Sinodo ha
rappresentato un opportunità benedetta di mettere in luce
l’importanza del SECAM. Abbiamo molte ragioni di credere che
gli inviti fatti da molti Padri sinodali per un maggior
impegno verso il SECAM non sono caduti nel vuoto. Mentre ci
prepariamo a ritornare a casa, ci siamo impegnati a dare al
SECAM quel poco di cui ha bisogno per svolgere la sua
missione. Creata per iniziativa del SECAM e operante in
comunione leale con esso, la Confederazione delle Conferenze
dei Superiori Maggiori d’ Africa e di Madagascar (COSMAM),
sta crescendo gradualmente per diventare uno strumento
effettivo per promuovere nel continente una solidarietà
pastorale organica nella vita e nell’apostolato dei
religiosi in Africa. Il Sinodo accoglie con gioia il loro
valido contributo alla vita e missione della Chiesa in Africa.
18. Come vescovi accettiamo la sfida di lavorare in unità
nelle nostre varie Conferenze Episcopali, dando ai nostri
paesi un modello di istituzione nazionale riconciliata e
giusta, pronti ad offrirci come artigiani di pace e di
riconciliazione, ogni volta e in ogni luogo ne siamo
richiesti. Lodiamo quei vescovi che hanno avuto tali ruoli,
specialmente in ambito ecumenico e/o insieme a religioni
differenti, come abbiamo visto avvenire in luoghi come il
Mali, la Repubblica Democratica del Congo, il Burkina Faso, il
Senegal, il Niger e altri. L’unità dell’episcopato è
fonte di grande forza, mentre la sua assenza spreca le
energie, rende vani gli sforzi e apre uno spazio ai nemici
della Chiesa per neutralizzare la nostra testimonianza.
Un’area importante dove una tale cooperazione nazionale e
coesione sono molto utili è nei mezzi di comunicazione. Da
quando EIA è stata pubblicata, è avvenuta una vera
esplosione di stazioni radio cattoliche in Africa, da soltanto
15 circa nel 1994 a più di 163 oggi, in 32 paesi. Lodiamo
quei paesi che hanno incoraggiato questo sviluppo. Invitiamo
quei paesi che hanno ancora delle riserve a questo proposito,
a riconsiderare le loro politiche, per il bene dei loro paesi
e della loro gente.
19. Ogni vescovo deve porre le questioni della
riconciliazione, della giustizia e della pace come un’alta
priorità nell’agenda pastorale della sua diocesi. Dovrebbe
assicurare la creazione di Commissioni di Giustizia e Pace a
tutti i livelli. Dovremmo continuare a lavorare sodo nel
formare le coscienze e nel cambiare i cuori, tramite una
catechesi efficace a tutti i livelli. Questo deve andare oltre
il “semplice catechismo” per bambini e catecumeni che si
preparano ai sacramenti. Abbiamo bisogno di organizzare un
programma di formazione continua per tutti i nostri fedeli,
specialmente per quelli che sono in alte posizioni di autorità.
Le nostre diocesi devono essere modelli di buon governo, di
trasparenza e di buona gestione finanziaria. Dobbiamo
continuare a fare del nostro meglio per combattere la povertà,
grande ostacolo alla pace e alla riconciliazione. Qui i
suggerimenti per creare programmi di micro-finanza meritano
un’attenzione particolare. Come ultimo punto, il vescovo, in
quanto capo della sua Chiesa locale, ha il dovere di
mobilizzare tutti i suoi fedeli e coinvolgerli nei ruoli loro
propri nel pianificare, formulare, attuare e valutare
politiche e programmi diocesani per la riconciliazione, la
giustizia e la pace.
20. Il sacerdote è “il collaboratore necessario e più
stretto del vescovo”. In questo Anno Sacerdotale, cari
fratelli nel sacerdozio, ci indirizziamo a voi in modo
speciale: voi occupate una posizione chiave nell’apostolato
della diocesi. Voi rappresentate per la gente la faccia più
visibile del clero, sia all’interno della Chiesa, che
all’esterno. Il vostro esempio di vita insieme e in pace,
superando le barriere tribali e razziali, può essere una
potente testimonianza per gli altri. Questo viene dimostrato
per esempio quando accogliete con gioia chiunque la Santa Sede
nomina come vostri vescovi, senza distinzioni di luogo di
nascita. Molto della realizzazione dei piani pastorali
diocesani per la riconciliazione, la giustizia e la pace
dipenderà da voi. La catechesi, la formazione del laicato, la
cura pastorale delle persone di alta responsabilità: niente
di tutto questo andrà lontano senza il vostro pieno impegno
nelle parrocchie e nei vari luoghi di vostra competenza. Il
Sinodo vi esorta a non trascurare il vostro dovere in questo
ambito. Raggiungerete un successo più grande se sarete capaci
di lavorare in un ministero basato sulla cooperazione,
coinvolgendo tutti gli altri agenti della comunità pastorale;
diaconi, religiosi, catechisti, laici, uomini e donne e i
giovani. In molti casi, il prete è fra quelli meglio formati
nella comunità locale e talvolta ci si aspetta che svolga un
ruolo di leader negli affari della comunità. Dovreste sapere
qual è il modo migliore di offrire il vostro servizio
pastorale ed evangelico, senza schieramenti di parte. La
vostra fedeltà agli impegni sacerdotali, in particolare a una
vita di celibato nella castità, come pure a un distacco dalle
cose materiali, è una testimonianza eloquente al Popolo di
Dio. Molti di voi hanno lasciato l’Africa per la missione in
altri continenti. Quando lavorate con rispetto e ordine, voi
date una buona immagine dell’Africa. Il Sinodo loda il
vostro impegno nell’opera missionaria della Chiesa. Possiate
ricevere tutti la ricompensa promessa a coloro “che hanno
lasciato la loro casa ..... per causa del Regno” (Lc 18,28).
21. L’Africa in questi ultimi anni è divenuta pure un
terreno fertile per numerose vocazioni: sacerdoti, fratelli e
suore. Ringraziamo Dio per questa grande benedizione. Cari
uomini e donne di vita consacrata, vi siamo grati per la
testimonianza della vostra vita religiosa nei consigli
evangelici di castità, povertà e obbedienza, che spesso vi
rendono profeti e modelli di riconciliazione, giustizia e pace
in circostanze di estrema pressione. Il Sinodo vi esorta a
dare la massima efficacia al vostro apostolato attraverso la
comunione leale e impegnata con la gerarchia locale. Il Sinodo
si congratula specialmente con voi, religiose, per la
dedizione e lo zelo nel vostro apostolato nel campo della
sanità, dell’educazione e di altri aspetti dello sviluppo
umano.
22.Questo Sinodo si rivolge con profondo affetto ai fedeli
laici d’Africa. Voi siete la Chiesa di Dio nei luoghi
pubblici della società. È in voi ed attraverso di voi che la
vita e la testimonianza della Chiesa sono visibili al mondo.
Voi quindi condividete il mandato della Chiesa di essere
“ambasciatori per Cristo” impegnati per la riconciliazione
del popolo con Dio e tra di loro. Ciò esige che lasciate che
la vostra fede permei ogni aspetto ed angolo della vostra
vita; in famiglia, al lavoro, nella professione, in politica e
nella vita pubblica. Non è un impegno facile. Per questo
dovete accostarvi assiduamente alle sorgenti della grazia,
tramite la preghiera ed i sacramenti. Il testo scritturistico
del tema del Sinodo, indirizzato a tutti I seguaci di Cristo,
si riferisce in modo particolare a voi: “Voi siete il sale
della terra…Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,13-14). A
questo punto vogliamo reiterare la raccomandazione di Ecclesia
in Africa a proposito delle Piccole Comunità Cristiane (EIA,
93).Oltre alla preghiera, vi dovete armare con una sufficiente
conoscenza della fede cristiana per essere capaci di “dare
prova della speranza che portate” (1 Pt 3,15) nei luoghi
pubblici dove si formano le idee. Coloro tra voi che sono più
in alto hanno il dovere di acquisire un livello proporzionale
di cultura religiosa. In particolare raccomandiamo caldamente
le fonti basilari della fede cattolica: la Santa Bibbia, il
Catechismo della Chiesa Cattolica, e ciò che è più
rilevante per il tema del sinodo, il Compendio della Dottrina
sociale della Chiesa. Tutti questi sono disponibili a prezzi
accessibili. Non ci sono scuse per restare ignoranti della
propria fede. Al riguardo Ecclesia in Africa raccomandava
ardentemente la fondazione di università cattoliche.
Ringraziamo Dio che negli ultimi 15 anni sono emerse molte di
tali istituzioni, e molte altre sono in arrivo. Questo
progetto ha una importanza capitale. Ma è necessario, se
dobbiamo investire su un futuro di un laicato cattolico ben
formato, specialmente di intellettuali, pronti e capaci di
ergersi a testimoniare la propria fede nel mondo
contemporaneo. Questo è certamente un campo dove la
solidarietà universale della Chiesa Famiglia di Dio è
imprescindibile.
23. Il Sinodo ha un messaggio molto importante e speciale per
voi, cari cattolici africani impegnati nella vita pubblica.
Lodiamo i tanti tra voi che si sono offerti per il servizio
pubblico nel vostro popolo, senza preoccuparsi di tutti i
pericoli e delle incertezze della politica in Africa,
prendendolo come un apostolato per promuovere il bene comune
ed il regno di Dio, che è regno di giustizia, di amore e di
pace, secondo l’insegnamento della Chiesa (cfr. Vat. II
Gaudium et spes, 75). Potete sempre contare
sull’incoraggiamento e sull’appoggio della Chiesa.
Ecclesia in Africa esprimeva la speranza che emergano in
Africa politici e capi di stato santi. Questo non è
certamente un desiderio vuoto. È incoraggiante che la causa
di canonizzazione di Julius Nyerere della Tanzania sia già in
corso. L’Africa ha bisogno di santi in rilevanti uffici
politici: politici santi che sgombreranno il continente dalla
corruzione, che lavoreranno per il bene della gente e che
sapranno come galvanizzare altri uomini e donne di buona
volontà al di fuori della Chiesa ad unirsi contro i mali
comuni che assillano le nostre nazioni. Il Sinodo ha
raccomandato fortemente che le Chiese locali intensifichino il
loro apostolato per la cura spirituale di quanti sono in
cariche pubbliche, designino zelanti cappellani per loro ed
organizzino uffici di collegamento ad alto livello per
evangelizzare i parlamenti. Vi esortiamo, tutti voi fedeli
laici in politica, di approfittare pienamente di tali
programmi là dove esistono. Molti cattolici in posizioni di
prestigio deplorevolmente non hanno corrisposto adeguatamente
all’esercizio delle loro cariche. Il Sinodo invita tali
persone a pentirsi o a lasciare la pubblica arena e così
cessare di causare rovina al popolo dare cattiva fama alla
Chiesa Cattolica.
24. Rivolgiamo ora l’ attenzione alle nostre care famiglie
cattoliche in Africa. Ci congratuliamo con voi per essere
rimaste tenacemente fedeli agli ideali della famiglia
cristiana e per aver conservato i valori migliori della nostra
famiglia africana. Vi mettiamo in guardia contro gli attacchi
di velenose ideologie provenienti dall’estero, che
pretendono di essere cultura “moderna”. Continuate ad
accogliere i bambini come dono di Dio ed allevateli nella
conoscenza e nel timore di Dio, per essere persone di
riconciliazione, di giustizia e di pace nel futuro. Siamo
coscienti che molte delle nostre famiglie sono oggetto di
grande pressione. La povertà spesso rende i genitori incapaci
di prendersi buona cura dei propri figli, con conseguenze
disastrose. Invitiamo i governi e le autorità civili a
ricordare che il paese la cui legislazione distrugge le
famiglie, lo fa a scapito proprio. La maggior parte delle
famiglie chiedono solo quanto è sufficiente per sopravvivere.
Esse hanno il diritto a vivere.
25. Il Sinodo ha una parola speciale per voi, care donne
cattoliche. Voi siete spesso la spina dorsale della nostra
Chiesa locale. In molti paesi le Organizzazioni delle Donne
Cattoliche sono una grande forza per l’apostolato della
Chiesa. Ecclesia in Africa raccomandava che nella Chiesa “le
donne, adeguatamente formate, vengano rese partecipi, ai
livelli appropriati, dell’attività apostolica della
Chiesa” (n. 121). In molti luoghi si registra un progresso
in questa direzione. Ma ancora molto resta da fare. Il
contributo specifico delle donne dovrebbe essere riconosciuto
e promosso, non solo in casa come mogli e madri, ma più
generalmente anche nella sfera sociale. Il Sinodo raccomanda
alle nostre Chiese locali di spingersi al di là
dell’affermazione generale di Ecclesia in Africa e di creare
strutture cpncrete per assicurare la reale partecipazione
delle donne “a livelli appropriati”. La Santa Sede ci ha
dato il buon esempio a questo riguardo nominando donne a
cariche dei più alti livelli. Ovunque in Africa si parla
molto dei diritti delle donne, specialmente attraverso i piani
d’azione preparati da alcune agenzie dell’ONU. Molto di ciò
che dicono è giusto e corrisponde a quanto la Chiesa va
dicendo. Ma c’è bisogno di grande cautela nei progetti
concreti da loro proposti, spesso per secondi fini. Noi
incarichiamo voi, donne cattoliche, ad essere pienamente
coinvolte nei programmi per le donne dei vostri paesi, con gli
occhi della fede ben aperti. Munite di una buona informazione
e della dottrina sociale della Chiesa, dovreste fare in modo
che le buone idee non vengano distorte dagli spacciatori di
ideologie straniere e moralmente velenose che riguardano il
genere e la sessualità umana. Nel far questo vi guidi Maria
nostra Madre, sede della Sapienza.
26. Il Sinodo chiede ugualmente a voi, cari uomini cattolici,
di svolgere i vostri importanti ruoli di padri responsabili e
di mariti retti e fedeli. Seguite l’esempio di S. Giuseppe (cfr.Mt
2,13-23) nella cura della famiglia, nella protezione della
vita dal momento del concepimento e nell’educazione dei
figli. Fate in modo di organizzarvi in associazioni ed in
gruppi di Azione Cattolica che vi rendano capaci di migliorare
la qualità della vita cristiana e l’impegno per la Chiesa.
Ciò vi metterebbe anche in una posizione migliore per
interpretare ruoli di guida nella società e per diventare
testimoni più efficaci e promotori di riconciliazione,
giustizia e pace, come sale della terra e luce del mondo.
27. Infine ci rivolgiamo a voi, nostri figli e figlie, giovani
delle nostre comunità. Voi non siete solo il futuro della
Chiesa: voi siete già il presente in grande numero. In molti
paesi d’Africa più del 60% della popolazione è sotto i 25
anni. La percentuale nella Chiesa non dovrebbe essere molto
differente. Voi dovete essere strumenti di pace e
all’avanguardia di un cambiamento sociale positivo. Sentiamo
di dover dare un’attenzione particolare a voi, giovani
adulti. Voi siete spesso trascurati, lasciati alla deriva come
bersagli per ideologie e sette di ogni tipo. Voi siete molto
spesso reclutati ed assunti per pratiche violente. Esortiamo
tutte le Chiese locali a considerare l’apostolato verso i
giovani come un’alta priorità.
28. Gesù ha detto: “Lasciate che i bambini vengano a me; a
chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli”(Mt
19,14). Il Sinodo non ha dimenticato voi, cari bambini. Voi
siete sempre oggetto di della nostra tenera attenzione. Ma noi
riconosciamo e desideriamo valorizzare il vostro entusiasmo ed
impegno come forze attive di evangelizzazione, specialmente
tra i vostri coetanei. A voi pure deve essere assicurato uno
spazio adeguato, mezzi e direzione per abilitarvi
all’apostolato. Vi raccomandiamo specialmente
l’organizzazione per i bambini delle Pontificie Opere
Missionarie: l’ Opera della Santa Infanzia.
PARTE V
UN APPELLO ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE
29. La famiglia di Dio si estende al di là dei confini
visibili della Chiesa, essa include l’umanità intera.
Quando pensiamo ad argomenti come riconciliazione, giustizia e
pace, tutti ci incontriamo al livello più profondo della
nostra comune umanità. Questo progetto riguarda tutti e
richiede un’azione comune. Noi allora alziamo la nostra voce
per un appello a tutti gli uomini e donne di buona volontà.
In modo particolare ci rivolgiamo a coloro con i quali
professiamo la stessa fede in Gesù Cristo, e anche a uomini e
donne di altre fedi.
30. In genere le agenzie dell’ONU svolgono un buon lavoro in
Africa, per lo sviluppo, il mantenimento della pace, la difesa
dei giusti diritti delle donne e dei bambini, la lotta alla
povertà, alle malattie,al HIV/AIDS, alla malaria, alla
tubercolosi ed altri problemi. Il Sinodo loda il lavoro
positivo che stanno svolgendo. Tuttavia chiediamo loro di
essere più coerenti e trasparenti nel realizzare i loro
programmi. Raccomandiamo vivamente i paesi di Africa a
valutare con attenzione i servizi che sono offerti alla nostra
gente, di assicurarsi che essi sia buoni per noi. In
particolare il Sinodo denuncia tutti i tentativi furtivi di
distruggere e scalzare i preziosi valori Africani della
famiglia e della vita umana (per esempio: il detestabile art.
14 del Protocollo di Maputo ed altre proposte simili).
31. La Chiesa non è seconda a nessuno nella lotta contro
l’HIV/AIDS e nella cura delle persone infette e contagiate
da esso. Il Sinodo ringrazia tutti quelli che sono
generosamente coinvolti in questo difficile apostolato di
amore e di attenzione. Invochiamo un appoggio prolungato perché
possiamo coprire i bisogni dei molti che chiedono assistenza (EIA,
31). Con il Santo Padre Benedetto XVI, questo Sinodo avverte
che il problema non può essere superato con la distribuzione
di profilattici. Chiediamo a tutti coloro che sono
genuinamente interessati ad arrestare la trasmissione sessuale
dell’ HIV/AIDS di riconoscere il successo già ottenuto dai
programmi che consigliano l’astinenza tra i non sposati e la
fedeltà tra gli sposati. Questo modo di procedere non solo
offre la miglior protezione contro la diffusione di questa
malattia ma è pure in armonia con la morale cristiana. Ci
rivolgiamo particolarmente a voi, giovani. Non permettete che
nessuno vi inganni nel pensare che non potete autocontrollarvi:
sì, con la grazie di Dio, lo potete.
32. Ai grandi poteri di questo mondo rivolgiamo una supplica:
trattate l’Africa con rispetto e dignità. L’Africa da
tempo reclama un cambiamento nell’ordine economico mondiale
a riguardo delle strutture ingiuste accumulatesi pesantemente
su di essa. La recente turbolenza nel mondo finanziario mostra
il bisogno di un radicale cambiamento di regole. Ma sarebbe
una tragedia se le modifiche fossero fatte solo negli
interessi dei ricchi ed ancora a discapito dei poveri. Molti
dei conflitti, guerre e povertà dell’Africa derivano
principalmente da queste strutture ingiuste.
33. L’umanità ha molto da guadagnare se ascolta le parole
sapienti del Santo Padre Benedetto XVI nell’enciclica
Caritas in veritate. Un ordine mondiale nuovo e giusto non è
soltanto possibile, ma necessario per il bene di tutta
l’umanità. Un cambiamento è richiesto circa il debito che
pesa sui paesi poveri, uccidendo letteralmente i bambini. Le
società multinazionali devono cessare la devastazione
criminale dell’ambiente per il loro ingordo sfruttamento
delle risorse naturali. È una politica miope quella di
fomentare guerre per ottenere profitti rapidi dal caos, al
prezzo di vite umane e di sangue. E’ possibile che nessuno
sia capace e voglia interrompere questi crimini contro
l’umanità?
PARTE VI
“AFRICA, ALZATI!”
34. Si dice che la culla del genere umano si trovi in Africa.
Il nostro continente ha una lunga storia di grandi imperi e di
civiltà illustri. La storia futura del continente deve essere
ancora scritta. Dio ci ha benedetto con ampie risorse naturali
ed umane. Nella quotazione internazionale dello sviluppo
materiale, i paesi dell’Africa sono spesso agli ultimi
posti. Non è questa una ragione per disperare.. Ci sono stati
gravi atti di ingiustizia storica, come la tratta degli
schiavi ed il colonialismo, le cui conseguenze negative ancora
persistono. Ma queste non sono più scuse per non muoverci in
avanti. Di fatto molte cose stanno accadendo. Lodiamo gli
sforzi per liberare l’Africa dall’alienazione culturale e
dalla schiavitù politica. Ora l’Africa deve affrontare la
sfida di dare ai propri figli un degno livello di condizioni
di vita. A livello politico, c’è un progresso verso
l’integrazione continentale: l’Organizzazione per l’Unità
Africana (OAU) è diventata l’Unione Africana (AU).
L’Unione Africana ed altri raggruppamenti regionali, a volte
in collaborazione con le Nazioni Unite, hanno intrapreso
iniziative per risolvere conflitti e per mantenere la pace in
molte situazioni di crisi. A livello economico, l’Africa ha
cercato di tagliarsi su misura una struttura strategica per lo
sviluppo chiamata NEPAD (Nuovo Partenariato Economico per lo
Sviluppo Africano). Ha previsto anche un APRM (African Peer
Review Mechanism) per il monitoraggio e la misura
dell’attuazione di ciò da parte dei vari paesi. Il Sinodo
loda questi sforzi poiché questi programmi collegano
chiaramente l’emancipazione economica dell’Africa con
l’insediamento di un buon governo. Purtroppo qui sta il
punto di stallo. Per la gran parte dei paesi africani i bei
documenti del NEPAD restano ancora lettera morta. Ci
attendiamo perciò un miglioramento generale del buon governo
in Africa.
35. Il Sinodo felicemente si congratula con i pochi paesi in
Africa che hanno intrapreso la strada di una genuina
democrazia. Essi stanno già mostrando i buoni risultati del
metodo di fare le cose bene. Alcuni di essi sono usciti da
molti anni di guerre e conflitto e stanno gradualmente
ricostruendo la loro nazione disastrate. Noi speriamo che il
loro buon esempio solleciti altri a cambiare le cattive
abitudini.
36. Il Sinodo nota con tristezza che la situazione in parecchi
paesi resta molto vergognosa. Pensiamo in particolare alla
triste situazione della Somalia, immersa in un conflitto
virulento da quasi due decenni che coinvolge già i paesi
vicini. Non dimentichiamo la tragica condizione di milioni di
persone nella regione dei Grandi Laghi e la crisi che ancora
perdura nell'Uganda settentrionale, nel Sudan meridionale, nel
Darfur, in Guinea Conakry ed in altri luoghi. Coloro che
controllano le sorti di queste nazioni devono assumersi piena
responsabilità per il loro deplorevole comportamento. Nella
maggior parte dei casi, abbiamo a che fare con avidità di
poter e di ricchezza a spese della popolazione e della
nazione. Qualunque sia l’incidenza di interessi stranieri,
c'è sempre la vergognosa e tragica collusione dei leader
locali: politici che tradiscono e svendono le loro nazioni,
uomini d’affari corrotti che sono in collusione con
multinazionali rapaci, commercianti e trafficanti di armi
africani, che fanno fortuna con il commercio di piccole armi
che causano grande distruzione di vite umane, e agenti locali
di alcune organizzazioni internazionali che vengono pagati per
diffondere letali ideologie in cui essi stessi non credono.
37. La conseguenza negativa di tutto ciò sta davanti al mondo
intero: povertà, miseria e malattie; rifugiati dentro e fuori
del paese e oltremare, la ricerca di più verdi pascoli che
porta alla fuga dei cervelli, emigrazione clandestina e
traffico di persone umane, guerre e spargimento di sangue,
spesso su commissione, l'atrocità dei bambini soldato e
indicibile violenza contro le donne. Come si può essere
orgogliosi di “presiedere” su un tale caos? Che ne è del
nostro tradizionale senso africano di vergogna? Questo Sinodo
lo proclama forte e chiaro: è tempo di cambiare abitudini,
per amore delle generazioni presenti e future.
PARTE VII
UNIONE DELLE FORZE SPIRITUALI
38. Noi desideriamo richiamare nuovamente ciò che il Papa
Benedetto XVI ha detto nella sua omelia durante la messa di
inaugurazione del Sinodo: l'Africa è il “polmone
spirituale” dell'umanità di oggi. Questa è una preziosa
risorsa, più preziosa dei nostri minerali e del petrolio. Ma
egli ci ha messi in guardia che questo polmone corre il
rischio di essere infettato dal duplice virus del materialismo
e del fanatismo religioso. Nella sua determinazione a
preservare il nostro patrimonio spirituale, contro tutti gli
attacchi e le infezioni il Sinodo invita a una sempre più
grande collaborazione ecumenica con i nostri fratelli e
sorelle di altre tradizioni cristiane. Desideriamo anche che
ci sia più dialogo e cooperazione con i mussulmani e gli
aderenti alla Religione Tradizionale Africana (RTA) e persone
di altre fedi.
39. Il fanatismo religioso si sta diffondendo in tutto il
mondo. Esso è causa di rovina in molte parti dell'Africa.
Dalla cultura religiosa tradizionale gli Africani hanno
assorbito un profondo senso di Dio Creatore. Hanno portato
questo nella loro conversione al Cristianesimo e all'Islam.
Quando questo fervore religioso è male indirizzato dai
fanatici o manipolato dai politici, si creano conflitti che
tendono a sommergere ognuno. Ma, dirette e guidate in modo
appropriato, le religioni sono una grande forza di bene,
specialmente per la pace e per la riconciliazione.
40. Il Sinodo ha ascoltato la testimonianza di molti padri
sinodali che hanno percorso con successo la strada del dialogo
con i musulmani. Hanno dato testimonianza del fatto che il
dialogo è efficace e la collaborazione è possibile e spesso
efficace. I temi della riconciliazione, della giustizia e
della pace generalmente interessano in intere comunità a
prescindere dal loro credo. Lavorando sui molti valori
condivisi tra le due fedi, musulmani e cristiani possono dare
un grande contributo a ristabilire la pace e la
riconciliazione nelle nostre nazioni. Questo si è già
verificato in molti casi. Il Sinodo loda questi sforzi e li
raccomanda per altri.
41. Il dialogo e la collaborazione prospereranno quando c’è
rispetto reciproco. Come vescovi cattolici, abbiamo chiare
direttive per il dialogo per restare saldi nella nostra fede,
ma lasciando agli altri la libertà di scelta. Il Sinodo ha
avuto buone notizie a riguardo di comunità islamiche che
concedono alla Chiesa libertà di culto. Esse anche accolgono
lietamente e traggono benefici dalle opere sociali della
Chiesa. Nel lodare tutto ciò, noi insistiamo nel dire che
questo non è sufficiente. La libertà di religione comprende
anche la libertà di condividere la propria fede, di proporla,
non di imporla, di accettare e accogliere coloro che si
convertono. Quelle nazioni che per legge proibiscono ai loro
cittadini di abbracciare la fede cristiana privano i loro
cittadini del diritto umano fondamentale di decidere
liberamente sul credo da abbracciare. Sebbene questo continui
da molto tempo, è ora di rivedere la situazione alla luce del
rispetto dei diritti umani fondamentali. Questo Sinodo
denuncia tale restrizione di libertà perché sovverte un
dialogo sincero e frustra un’autentica collaborazione. Poiché
i cristiani che decidono di cambiare la loro religione sono
ben accolti tra le fila mussulmane, ci deve essere reciprocità
in questo campo. Il rispetto reciproco è la strada da
percorrere. Nel nuovo mondo che sta nascendo, abbiamo bisogno
di dare spazio ad ogni fede perché contribuisca pienamente al
bene dell'umanità.
CONCLUSIONE
42. Cari fratelli nell'episcopato, cari figli e figlie della
Chiesa, Famiglia di Dio in Africa, tutti voi uomini e donne di
buona volontà in Africa e altrove, condividiamo con voi la
forte convinzione di questo Sinodo: l'Africa non è impotente.
Il nostro destino è ancora nelle nostre mani. Tutto ciò che
essa chiede è lo spazio per respirare e per prosperare.
L'Africa si è già messa in moto e la Chiesa si muove con
lei, offrendole la luce del Vangelo. Le acque possono essere
burrascose, ma con lo sguardo puntato su Cristo Signore (cfr.
Mt 14,28-32) arriveremo sicuri al porto della riconciliazione,
della giustizia e della pace.
Africa, alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina! (Gv 5,8)
“Per il resto, fratelli, siate gioiosi,
tendete alla perfezione,
fatevi coraggio a vicenda,
abbiate gli stessi sentimenti,
vivete in pace
e il Dio dell'amore e della pace
sarà con voi” (2 Cor 13,11).
Amen.
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