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IL COMUNICATO CEI

«Con Benedetto XVI e con ogni vittima di abusi»
 Lunedì 19 aprile ricorre il quinto anniversario dell’elezione di Benedetto XVI al pontificato.
  La Presidenza della Cei invita tutte le comunità ecclesiali a stringersi in quel giorno nella preghiera intorno a lui, centro di unità e segno visibile di comunione. In tale occasione, si individueranno a livello locale le forme più adatte (quali, per esempio, l’Eucaristia, la liturgia della Parola, veglie di preghiera, l’adorazione eucaristica e la recita del rosario) per rendere grazie a Dio per il magistero illuminato e la cristallina testimonianza del Papa.
  Nello stesso tempo, in quest’ora di prova, la Chiesa in Italia non viene meno al dovere della purificazione, pregando in particolare per le vittime di abusi sessuali e per quanti, in ogni parte del mondo, si sono macchiati di tali odiosi crimini. Confidando nella Sua parola, implora dal Signore energie nuove, perché ne rafforzi la passione educativa, sorretta dalla dedizione e dal generoso impegno di tanti sacerdoti che, insieme ai religiosi, alle religiose e ai laici, ogni giorno si spendono soprattutto nelle situazioni più difficili.
La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana

 

MENTRE L’ATTACCO CONTINUA ANCORA VERITÀ E PREGHIERA NON CHIACCHIERE
FRANCESCO OGNIBENE

Trasparenza e preghiera. L’intreccio tra il do­vere della verità e il bisogno del gesto più au­tentico del credente s’è materializzato ieri, quan­do la Santa Sede ha diffuso una «guida» per ca­pire le regole e le procedure nei casi di abuso, e la presidenza della Cei, appena dopo, ha chia­mato la Chiesa italiana (noi tutti, uno per uno) a pregare per il Papa. Due volti della stessa preoc­cupazione, in un’ora aspra di prova che è riser­vata a Benedetto XVI ma che non possiamo non sentire anche nostra, perché nessuno di noi è u­na semplice comparsa nella storia cristiana.
  E dunque non si può chiedere verità senza sen­tirsene chiamati in causa, testimoni di questa ve­rità necessaria e doverosa insieme a tutta la Chiesa, noi stessi parte di un corpo che è misti­co ma fatto di uomini, santo per natura ma fra­gile per costituzione. Noi allo specchio, ognuno con le proprie magagne – certo non abomìni, ma le piccole e grandi cadute della lotta di ogni gior­no –, cristiani perché uomini. Vederla altrimen­ti equivale a parlare di una giustizia tutta for­male, che non è quella evangelica radicata nel­la misericordia: una giustizia senza speranza, senza redenzione.
  E dunque, è indispensabile legare verità e pre­ghiera: non si può esigere la prima senza sen­tirsi esposti in prima persona nella seconda, nel colloquio con Dio, nell’invocazione di grazie, di forza, di perdono, per noi, per tutti. Che Chiesa sarebbe quella dove ci sono gli imputati e gli spettatori, il palco e la platea, la gogna media­tica e i curiosi? Abbiamo, per di più, davanti a­gli occhi l’esempio infinitamente coraggioso di un Papa che conduce per mano la Chiesa a non aver paura di fare i conti con lo 'sporco' al suo interno – in quei pochi angoli dove s’è insedia­to e nascosto –proprio perché ora c’è più luce per vederlo. La stessa nota vaticana diffusa ieri a uso dei non specialisti in diritto canonico so­stanzialmente richiama – e non allestisce a uso dei media, avidi d’insabbiamenti presunti e di ammissioni vergognose – le norme di un motu proprio di nove anni fa e del Codice di diritto ca­nonico che di anni ne ha ben 27. Norme piut­tosto note, ma che oggi si avverte opportuno il­lustrare, ribadire, dettagliare, senza alcun timo­re, inclusa quella che prevede sia dato «sempre seguito alle disposizioni della legge civile». Tra­sparenza, appunto, per una verità che non sia generico giustizialismo ma sostanziale risana­mento. In quelle regole si dicono cose severe e impegnative, norme che le istituzioni civili e pri­vate dovrebbero prendere a modello per con­trastare un fenomeno purtroppo dilagato in molti ambienti (il turismo come la pubblicità, per dirne due che non sembrano suscitare al­cuno scandalo) e che invece, giornali alla ma­no, pare riguardare solo la Chiesa. Ancora ieri, la stampa liberal americana – della quale tanta parte della nostra s’è acconciata a porsi come di­scepola zelante e copiona – attaccava a testa bassa con l’intento sempre più scoperto di scre­ditare a tutto campo Chiesa e Papa, e non solo in quell’America nella quale il cattolicesimo è se­gno pubblico ancora fortemente identitario. Con un pastore come Benedetto, però, capace di operazioni di verità come quella cui stiamo assistendo in questi mesi, il popolo di Dio non può lasciarsi impaurire. Ecco perché pregare per lui è oggi indispensabile, un’esigenza del cuo­re, ma anche la garanzia che l’esperienza cri­stiana non si lascia sgretolare da nessuna chiac­chiera.
  In un mondo che del verosimile e del posticcio ha fatto il suo idolo culturale, la verità della Chie­sa è destinata a far sempre più 'scandalo'. So­stenerne l’incedere contro tutte le correnti, con una preghiera semplice e tenace: ecco l’impe­gno all’altezza di un cristiano.

 

 

ZI10050610 - 06/05/2010
Permalink: http://www.zenit.org/article-22364?l=italian

Il Papa accetta la rinuncia di due Vescovi irlandesi


Il Cardinale Seán Brady ringrazia per il loro lavoro per la pace in Irlanda del Nord

CITTA' DEL VATICANO/ARMAGH, giovedì, 6 maggio 2010 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI ha accettato questo giovedì la rinuncia, per motivi di età, dell'attuale Vescovo di Clogher (Irlanda), monsignor Joseph Duffy, e l'immediata nomina del suo successore, Liam MacDaid, finora vicario diocesano.

Monsignor Duffy è stato uno dei Vescovi irlandesi che il Papa ha ricevuto nel febbraio scorso, dopo la crisi aperta dalla constatazione dell'insabbiamento da parte delle autorità ecclesiastiche dei casi di abusi sessuali commessi dal clero.

Monsignor Duffy aveva ammesso di essere al corrente di accuse di abuso ad opera di un sacerdote pedofilo della sua Diocesi, ma che non aveva comunicato la cosa alla polizia, presumibilmente su richiesta dei genitori della vittima.

Il Papa ha anche accettato le dimissioni, sempre per motivi di età, del Vescovo ausiliare di Derry, monsignor Francis Lagan.

In un comunicato diffuso questo giovedì dal Cardinale Seán Brady, Arcivescovo di Armagh, Diocesi metropolitana delle quali sono suffraganee sia Clogher che Derry, il porporato ha voluto riconoscere il lavoro pastorale svolto da entrambi i Vescovi, soprattutto nell'opera di pacificazione dell'Irlanda del Nord.

"Voglio rendere loro omaggio per il lavoro nella predicazione e nella lotta per la pace e l'armonia qui in Irlanda del Nord - afferma il Cardinale Brady -. Offro loro le mie preghiere e le mie benedizioni, e auguro molti anni di buona salute e felicità".

"Durante il periodo in cui sono stati Vescovi sono stati testimoni della terribile violenza e delle tragedie che facevano parte dei problemi. Per fortuna, negli ultimi anni sono stati testimoni della pace giunta in questa parte dell'Irlanda".

Anche monsignor Séamus Hegarty, Vescovo di Derry, ha emesso un breve comunicato in cui loda il lavoro svolto dal suo ausiliare, monsignor Lagan.

Monsignor Hegarty ha espresso il suo "profondo apprezzamento per gli anni in cui abbiamo servito insieme come Vescovi di questa Diocesi", e ha affermato che gli mancheranno "la sua saggezza, la sua conoscenza della Diocesi e soprattutto la sua amicizia personale, l'impegno e la generosità".

ZI10050101 - 01/05/2010
Permalink: http://www.zenit.org/article-22292?l=italian

Comunicato della Santa Sede sulla Visita Apostolica ai Legionari di Cristo

CITTA' DEL VATICANO, sabato, 1° maggio 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito un comunicato diffuso questo sabato dalla Santa Sede sulla Visita Apostolica alla Congregazione dei Legionari di Cristo.

* * *

1. Nei giorni 30 aprile e 1° maggio il Cardinale Segretario di Stato ha presieduto in Vaticano una riunione con i cinque Vescovi incaricati della Visita Apostolica alla Congregazione dei Legionari di Cristo (mons. Ricardo Blázquez Pérez, Arcivescovo di Valladolid; mons. Charles Joseph Chaput, OFMCap., Arcivescovo di Denver; mons. Ricardo Ezzati Andrello SDB, Arcivescovo di Concepción; mons. Giuseppe Versaldi, Vescovo di Alessandria; mons. Ricardo Watty Urquidi, M.Sp.S., Vescovo di Tepic). Ad essa hanno preso parte i Prefetti della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e il Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.

Una delle sessioni si è svolta alla presenza del Santo Padre, al quale i Visitatori hanno presentato una sintesi delle loro Relazioni, già anteriormente inviate.

Nel corso della Visita sono stati incontrati personalmente più di 1.000 Legionari e sono state vagliate diverse centinaia di testimonianze scritte. I Visitatori si sono recati in quasi tutte le case religiose e in molte delle opere di apostolato dirette dalla Congregazione. Hanno ascoltato, a voce o per iscritto, il giudizio di molti Vescovi Diocesani dei Paesi in cui la Congregazione opera. I Visitatori hanno anche incontrato numerosi membri del Movimento "Regnum Christi", benché esso non fosse oggetto della Visita, in particolare uomini e donne consacrate. Hanno ricevuto anche notevole corrispondenza da parte di laici impegnati e di familiari di aderenti al Movimento.

I cinque Visitatori hanno testimoniato l’accoglienza sincera loro riservata e lo spirito di fattiva collaborazione mostrato dalla Congregazione e dai singoli religiosi. Pur avendo agito indipendentemente, sono giunti ad una valutazione ampiamente convergente e ad un giudizio condiviso. Essi hanno attestato di avere incontrato un gran numero di religiosi esemplari, onesti, pieni di talento, molti dei quali giovani, che cercano Cristo con zelo autentico e che offrono l’intera loro esistenza per la diffusione del Regno di Dio.

2. La Visita Apostolica ha potuto appurare che la condotta di P. Marcial Maciel Degollado ha causato serie conseguenze nella vita e nella struttura della Legione, tali da richiedere un cammino di profonda revisione.

I gravissimi e obiettivamente immorali comportamenti di P. Maciel, confermati da testimonianze incontrovertibili, si configurano, talora, in veri delitti e manifestano una vita priva di scrupoli e di autentico sentimento religioso. Di tale vita era all’oscuro gran parte dei Legionari, soprattutto a motivo del sistema di relazioni costruito da P. Maciel, che abilmente aveva saputo crearsi alibi, ottenere fiducia, confidenza e silenzio dai circostanti e rafforzare il proprio ruolo di fondatore carismatico.

Non di rado un lamentevole discredito e allontanamento di quanti dubitavano del suo retto comportamento, nonché l’errata convinzione di non voler nuocere al bene che la Legione stava compiendo, avevano creato attorno a lui un meccanismo di difesa che lo ha reso per molto tempo inattaccabile, rendendo di conseguenza assai difficile la conoscenza della sua vera vita.

3. Lo zelo sincero della maggioranza dei Legionari, emerso anche nelle visite alle case della Congregazione e a molte loro opere, non da pochi assai apprezzate, ha portato molti in passato a ritenere che le accuse, via via divenute più insistenti e lanciate qua e là, non potessero essere che calunnie.

Perciò la scoperta e la conoscenza della verità circa il fondatore ha provocato, nei membri della Legione, sorpresa, sconcerto e profondo dolore, distintamente evidenziati dai Visitatori.

4. Dai risultati della Visita Apostolica sono emerse con chiarezza, tra gli altri elementi:

a) la necessità di ridefinire il carisma della Congregazione dei Legionari di Cristo, preservando il nucleo vero, quello della "militia Christi", che contraddistingue l’azione apostolica e missionaria della Chiesa e che non si identifica con l’efficientismo a qualsiasi costo;

b) la necessità di rivedere l’esercizio dell’autorità, che deve essere congiunta alla verità, per rispettare la coscienza e svilupparsi alla luce del Vangelo come autentico servizio ecclesiale;

c) la necessità di preservare l’entusiasmo della fede dei giovani, lo zelo missionario, il dinamismo apostolico, per mezzo di un’adeguata formazione. Infatti, la delusione circa il fondatore potrebbe mettere in questione la vocazione e quel nucleo di carisma che appartiene ai Legionari di Cristo ed è loro proprio.

5. Il Santo Padre intende rassicurare tutti i Legionari e i membri del Movimento "Regnum Christi" che non saranno lasciati soli: la Chiesa ha la ferma volontà di accompagnarli e di aiutarli nel cammino di purificazione che li attende. Esso comporterà anche un confronto sincero con quanti, dentro e fuori la Legione, sono stati vittime degli abusi sessuali e del sistema di potere messo in atto dal fondatore: ad essi va in questo momento il pensiero e la preghiera del Santo Padre, insieme alla gratitudine per quanti di loro, pur in mezzo a grandi difficoltà, hanno avuto il coraggio e la costanza di esigere la verità.

6. Il Santo Padre, nel ringraziare i Visitatori per il delicato lavoro da essi svolto con competenza, generosità e profonda sensibilità pastorale, si è riservato di indicare prossimamente le modalità di questo accompagnamento, a cominciare dalla nomina di un suo Delegato e di una Commissione di studio sulle Costituzioni.

Ai membri consacrati del Movimento "Regnum Christi", che lo hanno richiesto con insistenza, il Santo Padre invierà un Visitatore.

7. Infine, il Papa rinnova a tutti i Legionari di Cristo, alle loro famiglie, ai laici impegnati nel movimento "Regnum Christi", il suo incoraggiamento, in questo momento difficile per la Congregazione e per ciascuno di loro. Li esorta a non perdere di vista che la loro vocazione, scaturita dalla chiamata di Cristo e animata dall’ideale di testimoniare al mondo il suo amore, è un autentico dono di Dio, una ricchezza per la Chiesa, il fondamento indistruttibile su cui costruire il futuro personale e quello della Legione.