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ZI10112004 - 20/11/2010
Permalink: http://www.zenit.org/article-24621?l=italian
Le parole del Papa sulla sessualità e il profilattico
Nel libro-intervista “Luce del mondo”
ROMA, sabato, 20 novembre 2010 (ZENIT.org).- Mezzi di
comunicazione dei cinque continenti pubblicano in questo momento
articoli e commenti in torno alle parole di Benedetto XVI sulla
sessualità e il profilattico presentante nel libro "Luce del
mondo", che sarà presentato il 23 novembre.
Passaggi di questa lunga intervista con il giornalista e
scrittore tedesco Peter Seewald, edita in italiano dalla Libreria
Editrice (pagine 284, euro 19,50), sono stati presentati in
anteprima nell'ultima edizione di L'Osservatore Romano.
Presentiamo le parole del Papa raccolte nel libro sulla
sessualità.
* * *
Concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la
sessualità, e questa banalizzazione rappresenta proprio la
pericolosa ragione per cui tante e tante persone nella sessualità
non vedono più l'espressione del loro amore, ma soltanto una sorta
di droga, che si somministrano da sé. Perciò anche la lotta contro
la banalizzazione della sessualità è parte del grande sforzo
affinché la sessualità venga valutata positivamente e possa
esercitare il suo effetto positivo sull'essere umano nella sua
totalità.
Vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando
una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il
primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità
per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è
permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole. Tuttavia,
questo non è il modo vero e proprio per vincere l'infezione dell'Hiv.
È veramente necessaria una umanizzazione della sessualità.
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21/11/2010
VATICANO-(©L'Osservatore
Romano - 21 novembre 2010)
Il Papa, la Chiesa e i
segni dei tempi
Esce
il 23 novembre il libro con l'intervista concessa da Benedetto XVI a
Peter Seewald
Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi
Luce del mondo è
il titolo con il quale sta per essere pubblicato il libro che
raccoglie la conversazione di Benedetto XVI con il giornalista e
scrittore tedesco Peter Seewald.
La nuova opera, edita in italiano dalla Libreria Editrice Vaticana,
uscirà in contemporanea in altre lingue il prossimo 23 novembre e ha
come sottotitolo Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi. Nei 18
capitoli che lo compongono, raggruppati in tre parti - "I segni
dei tempi", "Il pontificato", "Verso dove
andiamo" - Benedetto XVI risponde alle più scottanti questioni
del mondo di oggi. Del libro (pagine 284, euro 19,50) anticipiamo
alcuni stralci.
La gioia del
cristianesimo
Tutta la mia vita è sempre stata attraversata da un filo conduttore,
questo: il cristianesimo dà gioia, allarga gli orizzonti. In
definitiva un'esistenza vissuta sempre e soltanto "contro"
sarebbe insopportabile.
Un mendicante
Per quel che riguarda il Papa, anche lui è un povero mendicante
davanti a Dio, ancora più degli altri uomini. Naturalmente prego
innanzitutto sempre il Signore, al quale sono legato, per così dire,
da antica amicizia. Ma invoco anche i santi. Sono molto amico di
Agostino, di Bonaventura e di Tommaso d'Aquino. A loro quindi dico:
"Aiutatemi"! La Madre di Dio, poi, è sempre e comunque un
grande punto di riferimento. In questo senso, mi inserisco nella
Comunione dei Santi. Insieme a loro, rafforzato da loro, parlo poi
anche con il Dio buono, soprattutto mendicando, ma anche ringraziando;
o contento, semplicemente.
Le difficoltà
L'avevo messo nel conto. Ma innanzitutto bisognerebbe essere molto
cauti con la valutazione di un Papa, se sia significativo o meno,
quando è ancora in vita. Solo in un secondo momento si può
riconoscere quale posto, nella storia nel suo insieme, ha una
determinata cosa o persona. Ma che l'atmosfera non sarebbe stata
sempre gioiosa era evidente in considerazione dell'attuale
costellazione mondiale, con tutte le forze di distruzione che ci sono,
con tutte le contraddizioni che in essa vivono, con tutte le minacce e
gli errori. Se avessi continuato a ricevere soltanto consensi, avrei
dovuto chiedermi se stessi veramente annunciando tutto il Vangelo.
Lo shock degli abusi
I fatti non mi hanno colto di sorpresa del tutto. Alla Congregazione
per la Dottrina della Fede mi ero occupato dei casi americani; avevo
visto montare anche la situazione in Irlanda. Ma le dimensioni
comunque furono uno shock enorme. Sin dalla mia elezione al
Soglio di Pietro avevo ripetutamente incontrato vittime di abusi
sessuali. Tre anni e mezzo fa, nell'ottobre 2006, in un discorso ai
vescovi irlandesi avevo chiesto loro di "stabilire la verità di
ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad
evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di
giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le
vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini
abnormi".
Vedere il sacerdozio improvvisamente insudiciato in questo modo, e con
ciò la stessa Chiesa Cattolica, è stato difficile da sopportare. In
quel momento era importante però non distogliere lo sguardo dal fatto
che nella Chiesa il bene esiste, e non soltanto queste cose terribili.
I media e gli abusi
Era evidente che l'azione dei media non fosse guidata solamente dalla
pura ricerca della verità, ma che vi fosse anche un compiacimento a
mettere alla berlina la Chiesa e, se possibile, a screditarla. E
tuttavia era necessario che fosse chiaro questo: sin tanto che
si tratta di portare alla luce la verità, dobbiamo essere
riconoscenti. La verità, unita all'amore inteso correttamente, è il
valore numero uno. E poi i media non avrebbero potuto dare quei
resoconti se nella Chiesa stessa il male non ci fosse stato. Solo
perché il male era dentro la Chiesa, gli altri hanno potuto
rivolgerlo contro di lei.
Il progresso
Emerge la problematicità del termine "progresso". La
modernità ha cercato la propria strada guidata dall'idea di progresso
e da quella di libertà. Ma cos'è il progresso? Oggi vediamo che il
progresso può essere anche distruttivo. Per questo dobbiamo
riflettere sui criteri da adottare affinché il progresso sia
veramente progresso.
Un esame di coscienza
Al di là dei singoli piani finanziari, un esame di coscienza globale
è assolutamente inevitabile. E a questo la Chiesa ha cercato di
contribuire con l'enciclica Caritas in veritate. Non dà
risposte a tutti i problemi. Vuole essere un passo in avanti per
guardare le cose da un altro punto di vista, che non sia soltanto
quello della fattibilità e del successo, ma dal punto di vista
secondo cui esiste una normatività dell'amore per il prossimo che si
orienta alla volontà di Dio e non soltanto ai nostri desideri. In
questo senso dovrebbero essere dati degli impulsi perché realmente
avvenga una trasformazione delle coscienze.
La vera intolleranza
La vera minaccia di fronte alla quale ci troviamo è che la tolleranza
venga abolita in nome della tolleranza stessa. C'è il pericolo che la
ragione, la cosiddetta ragione occidentale, sostenga di avere
finalmente riconosciuto ciò che è giusto e avanzi così una pretesa
di totalità che è nemica della libertà. Credo necessario denunciare
con forza questa minaccia. Nessuno è costretto ad essere cristiano.
Ma nessuno deve essere costretto a vivere secondo la "nuova
religione", come fosse l'unica e vera, vincolante per tutta
l'umanità.
Moschee e burqa
I cristiani sono tolleranti ed in quanto tali permettono anche agli
altri la loro peculiare comprensione di sé. Ci rallegriamo del fatto
che nei Paesi del Golfo arabo (Qatar, Abu Dhabi, Dubai, Quwait) ci
siano chiese nelle quali i cristiani possono celebrare la Messa e
speriamo che così accada ovunque. Per questo è naturale che anche da
noi i musulmani possano riunirsi in preghiera nelle moschee.
Per quanto riguarda il burqa, non vedo ragione di una
proibizione generalizzata. Si dice che alcune donne non lo portino
volontariamente ma che in realtà sia una sorta di violenza imposta
loro. È chiaro che con questo non si può essere d'accordo. Se però
volessero indossarlo volontariamente, non vedo perché glielo si debba
impedire.
Cristianesimo e modernità
L'essere cristiano è esso stesso qualcosa di vivo, di moderno, che
attraversa, formandola e plasmandola, tutta la mia modernità, e che
quindi in un certo senso veramente la abbraccia.
Qui è necessaria una grande lotta spirituale, come ho voluto mostrare
con la recente istituzione di un "Pontificio Consiglio per la
nuova evangelizzazione". È importante che cerchiamo di vivere e
di pensare il Cristianesimo in modo tale che assuma la modernità
buona e giusta, e quindi al contempo si allontani e si distingua da
quella che sta diventando una contro-religione.
Ottimismo
Lo si potrebbe pensare guardando con superficialità e restringendo
l'orizzonte al solo mondo occidentale. Ma se si osserva con più
attenzione - ed è quello che mi è possibile fare grazie alle visite
dei vescovi di tutto il mondo e anche ai tanti
altri incontri - si vede che il cristianesimo
in questo momento sta sviluppando anche una creatività del tutto
nuova [...]
La burocrazia è consumata e stanca. Sono iniziative che nascono dal
di dentro, dalla gioia dei giovani. Il cristianesimo forse assumerà
un volto nuovo, forse anche un aspetto culturale diverso. Il
cristianesimo non determina l'opinione pubblica mondiale, altri ne
sono alla guida. E tuttavia il cristianesimo è la forza vitale senza
la quale anche le altre cose non potrebbero continuare ad esistere.
Perciò, sulla base di quello che vedo e di cui riesco a fare
personale esperienza, sono molto ottimista rispetto al fatto che il
cristianesimo si trovi di fronte ad una dinamica nuova.
La droga
Tanti vescovi, soprattutto quelli dell'America Latina, mi dicono che là
dove passa la strada della coltivazione e del commercio della droga -
e questo avviene in gran parte di quei paesi - è come se un animale
mostruoso e cattivo stendesse la sua mano su quel paese per rovinare
le persone. Credo che questo serpente del commercio e del consumo di
droga che avvolge il mondo sia un potere del quale non sempre
riusciamo a farci un'idea adeguata. Distrugge i giovani, distrugge le
famiglie, porta alla violenza e minaccia il futuro di intere nazioni.
Anche questa è una terribile responsabilità dell'Occidente: ha
bisogno di droghe e così crea paesi che gli forniscono quello che poi
finirà per consumarli e distruggerli. È sorta una fame di felicità
che non riesce a saziarsi con quello che c'è; e che poi si rifugia
per così dire nel paradiso del diavolo e distrugge completamente
l'uomo.
Nella vigna del Signore
In effetti avevo una funzione direttiva, però non avevo fatto nulla
da solo e ho lavorato sempre in squadra; proprio come uno dei tanti
operai nella vigna del Signore che probabilmente ha fatto del lavoro
preparatorio, ma allo stesso tempo è uno che non è fatto per essere
il primo e per assumersi la responsabilità di tutto. Ho capito che
accanto ai grandi Papi devono esserci anche Pontefici piccoli che
danno il proprio contributo. Così in quel momento ho detto quello che
sentivo veramente [...]
Il concilio Vaticano II ci ha insegnato, a ragione, che per la
struttura della Chiesa è costitutiva la collegialità; ovvero il
fatto che il Papa è il primo nella condivisione e non un monarca
assoluto che prende decisioni in solitudine e fa tutto da sé.
L'ebraismo
Senza dubbio. Devo dire che sin dal primo giorno dei miei studi
teologici mi è stata in qualche modo chiara la profonda unità fra
Antica e Nuova Alleanza, tra le due parti della nostra Sacra
Scrittura. Avevo compreso che avremmo potuto leggere il Nuovo
Testamento soltanto insieme con ciò che lo ha preceduto, altrimenti
non lo avremmo capito. Poi naturalmente quanto accaduto nel Terzo
Reich ci ha colpito come tedeschi e tanto più ci ha spinto a guardare
al popolo d'Israele con umiltà, vergogna e amore.
Nella mia formazione teologica queste cose si sono intrecciate ed
hanno segnato il percorso del mio pensiero teologico. Dunque era
chiaro per me - ed anche qui in assoluta continuità con Giovanni
Paolo II - che nel mio annuncio della fede cristiana doveva essere
centrale questo nuovo intrecciarsi, amorevole e comprensivo, di
Israele e Chiesa, basato sul rispetto del modo di essere di ognuno e
della rispettiva missione [...]
Comunque, a quel punto, anche nella antica liturgia mi è sembrato
necessario un cambiamento. Infatti, la formula era tale da ferire
veramente gli ebrei e di certo non esprimeva in modo positivo la
grande, profonda unità fra Vecchio e Nuovo Testamento.
Per questo motivo ho pensato che nella liturgia antica fosse
necessaria una modifica, in particolare, come ho detto, in riferimento
al nostro rapporto con gli amici ebrei. L'ho modificata in modo tale
che vi fosse contenuta la nostra fede, ovvero che Cristo è salvezza
per tutti. Che non esistono due vie di salvezza e che dunque
Cristo è anche il Salvatore degli ebrei, e non solo dei
pagani. Ma anche in modo tale che non si pregasse direttamente per la
conversione degli ebrei in senso missionario, ma perché il Signore
affretti l'ora storica in cui noi tutti saremo uniti. Per questo gli
argomenti utilizzati da una serie di teologi polemicamente contro di
me sono avventati e non rendono giustizia a quanto fatto.
Pio XII
Pio XII ha fatto tutto il possibile per salvare delle persone.
Naturalmente ci si può sempre chiedere: "Perché non ha
protestato in maniera più esplicita"? Credo che abbia capito
quali sarebbero state le conseguenze di una protesta pubblica.
Sappiamo che per questa situazione personalmente ha sofferto molto.
Sapeva che in sé avrebbe dovuto parlare, ma la situazione glielo
impediva.
Ora, persone più ragionevoli ammettono che Pio XII ha salvato molte
vite ma sostengono che aveva idee antiquate sugli ebrei e che non era
all'altezza del Concilio Vaticano II. Il problema tuttavia non è
questo. L'importante è ciò che ha fatto e ciò che ha cercato di
fare, e credo che bisogna veramente riconoscere che è stato uno dei
grandi giusti e che, come nessun altro, ha salvato tanti e tanti
ebrei.
La sessualità
Concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità,
e questa banalizzazione rappresenta proprio la pericolosa ragione per
cui tante e tante persone nella sessualità non vedono più
l'espressione del loro amore, ma soltanto una sorta di droga, che si
somministrano da sé. Perciò anche la lotta contro la banalizzazione
della sessualità è parte del grande sforzo affinché la sessualità
venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto
positivo sull'essere umano nella sua totalità.
Vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando una
prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo
passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per
sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è
permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole. Tuttavia,
questo non è il modo vero e proprio per vincere l'infezione dell'Hiv.
È veramente necessaria una umanizzazione della sessualità.
La Chiesa
Paolo dunque non intendeva la Chiesa come istituzione, come
organizzazione, ma come organismo vivente, nel quale tutti operano
l'uno per l'altro e l'uno con l'altro, essendo uniti a partire da
Cristo. È un'immagine, ma un'immagine che conduce in profondità e
che è molto realistica anche solo per il fatto che noi crediamo che
nell'Eucaristia veramente riceviamo Cristo, il Risorto. E se ognuno
riceve il medesimo Cristo, allora veramente noi tutti siamo riuniti in
questo nuovo corpo risorto come il grande spazio di una nuova umanità.
È importante capire questo, e dunque intendere la Chiesa non come un
apparato che deve fare di tutto - pure l'apparato le appartiene, ma
entro dei limiti - bensì come organismo vivente che proviene da
Cristo stesso.
L'Humanae vitae
Le prospettive della "Humanae vitae" restano valide, ma
altra cosa è trovare strade umanamente percorribili. Credo che ci
saranno sempre delle minoranze intimamente persuase della giustezza di
quelle prospettive e che, vivendole, ne rimarranno pienamente appagate
così da diventare per altri affascinante modello da seguire. Siamo
peccatori. Ma non dovremmo assumere questo fatto come istanza contro
la verità, quando cioè quella morale alta non viene vissuta.
Dovremmo cercare di fare tutto il bene possibile, e sorreggerci e
sopportarci a vicenda. Esprimere tutto questo anche dal punto di vista
pastorale, teologico e concettuale nel contesto dell'attuale
sessuologia e ricerca antropologica è un grande compito al quale
bisogna dedicarsi di più e meglio.
Le donne
La formulazione di Giovanni Paolo II è molto importante:
"La Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle
donne l'ordinazione sacerdotale". Non si tratta di non volere ma
di non potere. Il Signore ha dato una forma alla Chiesa con i
Dodici e poi con la loro successione, con i vescovi ed i presbiteri (i
sacerdoti). Non siamo stati noi a creare questa forma della Chiesa,
bensì è costitutiva a partire da Lui. Seguirla è un atto di
obbedienza, nella situazione odierna forse uno degli atti di
obbedienza più gravosi. Ma proprio questo è importante, che la
Chiesa mostri di non essere un regime dell'arbitrio. Non possiamo fare
quello che vogliamo. C'è invece una volontà del Signore per noi,
alla quale ci atteniamo, anche se questo è faticoso e difficile nella
cultura e nella civiltà di oggi.
Tra l'altro, le funzioni affidate alle donne nella Chiesa sono
talmente grandi e significative che non può parlarsi di
discriminazione. Sarebbe così se il sacerdozio fosse una specie di
dominio, mentre al contrario deve essere completamente servizio. Se si
dà uno sguardo alla storia della Chiesa, allora ci si accorge che il
significato delle donne - da Maria a Monica sino a Madre Teresa - è
talmente eminente che per molti versi le donne definiscono il volto
della Chiesa più degli uomini.
I novissimi
È una questione molto seria. La nostra predicazione, il nostro
annunzio effettivamente è ampiamente orientato, in modo unilaterale,
alla creazione di un mondo migliore, mentre il mondo realmente
migliore quasi non è più menzionato. Qui dobbiamo fare un esame di
coscienza. Certo, si cerca di venire incontro all'uditorio, di dire
loro quello che è nel loro orizzonte. Ma il nostro compito è allo
stesso tempo sfondare quest'orizzonte, ampliarlo, e di guardare alle
cose ultime.
I novissimi sono come pane duro per gli uomini di oggi. Gli appaiono
irreali. Vorrebbero al loro posto risposte concrete per l'oggi,
soluzioni per le tribolazioni quotidiane. Ma sono risposte che restano
a metà se non permettono anche di presentire e riconoscere che io mi
estendo oltre questa vita materiale, che c'è il giudizio, e che c'è
la grazia e l'eternità. In questo senso dobbiamo anche trovare parole
e modi nuovi, per permettere all'uomo di sfondare il muro del suono
del finito.
La venuta di Cristo
È importante che ogni epoca stia presso il Signore. Che anche noi
stessi, qui ed ora, siamo sotto il giudizio del Signore e ci lasciamo
giudicare dal suo tribunale. Si discuteva di una duplice venuta di
Cristo, una a Betlemme ed una alla fine dei tempi, sino a quando san
Bernardo di Chiaravalle parlò di un Adventus medius, di una
venuta intermedia, attraverso la quale sempre Egli periodicamente
entra nella storia.
Credo che abbia preso la tonalità giusta. Noi non possiamo stabilire
quando il mondo finirà. Cristo stesso dice che nessuno lo sa, nemmeno
il Figlio. Dobbiamo però rimanere per così dire sempre presso la sua
venuta, e soprattutto essere certi che, nelle pene, Egli è vicino.
Allo stesso tempo dovremmo sapere che per le nostre azioni siamo sotto
il suo giudizio.
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